Un cognome psicotropo. Un passato psicoticizzante. Un presente ansiolitico. Niccolò Ammaniti, ex-"cannibale", ex-"pulp", ma sempre paraculato. Uno scrittore bene recintato dagli strateghi dell'editoria commerciale globbale.

Dopo aver contribuito a procreare la generazione di idioti dei No-vanta, dopo aver tanto mangiato dentro il piatto del successo dei cessi, dopo non aver mai mangiato invece il fungo per diventare grande come Alice (pur "non avendo paura" dentro i fossi), adesso Ammaniti va in crisi esistenziale (per lanciare il nuovo romanzo?...):
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(da intervista Corsera)
"La spazzatura, l'orrore non mi divertono piu', non sono piu' quelli di una volta. Certo, non c'e' piu' niente da ridere: questa e' una realta' proprio brutta. A volte mi sento molto stanco. Credo che si dovrebbe scrivere di com'e' oggi questo paese. Al cinema siamo sempre al minimalismo, alle storie piccoloborghesi. Che noia. Ma che aspettano a cambiare?"
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Se aspettavamo te, Am-mannite-llo, avevam solo l'attesa di cagare...
E' proprio grazie a quelli come te che siamo andati a male, senza piu' una cultura popolare in senso di autoconsapevolezza collettiva nell'osservare i Volonte', i Tognazzi, i Manfredi od i Sordi sullo schermo, o leggere i Parise, i Manganelli, i Leonetti, gli Ottieri quando a sera ci si sdraiava col libro...
Apolide Sedentario son 6 anni che fa la voce sola senza orchestra in questo deserto di autori. Ed il suo alias muore da vent'anni, facendo letteratura superiore (mica pestsellers) con Stile da Scrittore (non stileliberoeinaudi)...

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(c) Apolide Sedentario 2006