21:02:40
8.
FIGURE A MARGINE DELLE MACERIE
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Il danno è fatto, i cocci sono rovinosamente al suolo, il morto attenderà che il Comune gli compri almeno una bara, chi muore giace e chi vive se ne fotte…
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IL SINDACO PERICU con la faccia da eterno dispiaciuto (e la faccia di merda, aggiungerei) dichiara beato e in patetica torsione dei sopracciglioni tipo finto-triste che “anche io mi sento parte lesa”. Ma dico io ma come cazzo si fa davanti a un morto per un cantiere indetto dal Sindaco stesso ad averci il coraggio di pensare (non dico dire) di esser “parte lesa”? Ma cazzo, Pericu, tu sei il mandante! Altro che parte lesa. Le parti lese te le farei io schiacciandoti sotto 120.000 metri cubici di cemento (cemento di sinistra diessina, almeno ti trovi a tuo agio). Ma come cazzo si fa.
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Assessori e scagnozzi del sistema esprimono sentite condoglianze (le senti? sono sentite, allora) ma evitano le lacrimone alla cipolla del berlusconi di quando gli albanesi anziché andare sotto del cemento andavano sott’acqua… Ma se una mano porge condoglianze, l’altra bossa le prove… Insabbiano già (qualora non ci fosse già abbastanza sabbia nella zona del crollo)… e lo dimostra il fatto che - appena noto che il cartello di fine lavori ha un rivelatorio “NOVEMBRE 200…”, con il “3” caduto, e segnalo la cosa ai pochi astanti - tempo che giro l’occhio e sul cartello si pone, coprendo col cranio lo smarrone del numero cancellato, un grosso carabiniere imborghesito che per quanto mimetico lo svelo nell’attimo che lo guardo: “Guardate: ho notato un dettaglio tragicomico, e subito lo sbirro ci si mette davanti con la testa: gente che si nasconde dietro al dito!”. Il capo-carabbiniere prende a male il mio doppio smascheramento delle pecche fin troppo evidenti della situazione, e da qual momento in poi l’intera truppa prende a tenermi d’occhio. Mi va solo bene che lo smarrone è tale che non possono legnarmi. Allora io pure, scrivendo, ribadisco che quel “3” caduto è il segno netto di responsabilità nascoste pure male.
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La guardia giurata solinga nella notte a controllare il cantiere ormai deserto mi narra che un tempo venne inquisita - quand’era in altri lavori - per un “disastro”, in quanto egli era tra i soccorrittori di una tragedia, e per non far fuori i veri responsabili, ed avendo i nomi di quelli che passarono sul luogo del delitto, e infine dovendo qulacuno denunciare, ebbero il genio di denunciare proprio chi era lì per salvare alcune vittime. Poi, dice, anche lo assolsero. Però inquisito lo fu, e per più anni dovette patire avvocati e processini.
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In almeno 5 persone, guardando il lastrone di cemento armato caduto a mo’ di colossale lapide sopra i corpi degli operai, han commentato (Apolide compreso): “Se non crollava adesso, crollava fra 3-4 mesi durante una visita di scolaresche, e si piangevano qualche decina di bambini splatter in fila mentre entrano nel museo, tutti bravini, tutti figli nostri, manina nella manina”. Invece, appunto, è morto un albanese, e non gliene fotte già un cazzo più a nessuno…
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Proclamato lo sciopero, sindacati e lavoratori edili si recano invece concordi e bastardi e crumiri e senzacuore ai reciproci lavori. Faccio notare ad uno dei cantieri che è vergognoso che siano sul lavoro (e a guardare le cosce delle zoccole, per di più) mentre un loro collega è morto, e altri si sono spiaccicati. Mi dicono che devo farmi i cazzi miei, che loro han telefonato al sindacato, e il sindacato ha detto “vai a lavoro”. Che uomini di merda, i sindacati e chi li sta a sentire.
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Nel buio della tetra e fredda sera, due ragazzi albanesi si avvicinano, attratti dalla bandiera della patria. Chiedono: come mai c’è la bandiera albanese su quel cancello? Nemmeno loro sapevano del crollo, tantomeno del morto.
FIGURE A MARGINE DELLE MACERIE
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Il danno è fatto, i cocci sono rovinosamente al suolo, il morto attenderà che il Comune gli compri almeno una bara, chi muore giace e chi vive se ne fotte…
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IL SINDACO PERICU con la faccia da eterno dispiaciuto (e la faccia di merda, aggiungerei) dichiara beato e in patetica torsione dei sopracciglioni tipo finto-triste che “anche io mi sento parte lesa”. Ma dico io ma come cazzo si fa davanti a un morto per un cantiere indetto dal Sindaco stesso ad averci il coraggio di pensare (non dico dire) di esser “parte lesa”? Ma cazzo, Pericu, tu sei il mandante! Altro che parte lesa. Le parti lese te le farei io schiacciandoti sotto 120.000 metri cubici di cemento (cemento di sinistra diessina, almeno ti trovi a tuo agio). Ma come cazzo si fa.
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Assessori e scagnozzi del sistema esprimono sentite condoglianze (le senti? sono sentite, allora) ma evitano le lacrimone alla cipolla del berlusconi di quando gli albanesi anziché andare sotto del cemento andavano sott’acqua… Ma se una mano porge condoglianze, l’altra bossa le prove… Insabbiano già (qualora non ci fosse già abbastanza sabbia nella zona del crollo)… e lo dimostra il fatto che - appena noto che il cartello di fine lavori ha un rivelatorio “NOVEMBRE 200…”, con il “3” caduto, e segnalo la cosa ai pochi astanti - tempo che giro l’occhio e sul cartello si pone, coprendo col cranio lo smarrone del numero cancellato, un grosso carabiniere imborghesito che per quanto mimetico lo svelo nell’attimo che lo guardo: “Guardate: ho notato un dettaglio tragicomico, e subito lo sbirro ci si mette davanti con la testa: gente che si nasconde dietro al dito!”. Il capo-carabbiniere prende a male il mio doppio smascheramento delle pecche fin troppo evidenti della situazione, e da qual momento in poi l’intera truppa prende a tenermi d’occhio. Mi va solo bene che lo smarrone è tale che non possono legnarmi. Allora io pure, scrivendo, ribadisco che quel “3” caduto è il segno netto di responsabilità nascoste pure male.
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La guardia giurata solinga nella notte a controllare il cantiere ormai deserto mi narra che un tempo venne inquisita - quand’era in altri lavori - per un “disastro”, in quanto egli era tra i soccorrittori di una tragedia, e per non far fuori i veri responsabili, ed avendo i nomi di quelli che passarono sul luogo del delitto, e infine dovendo qulacuno denunciare, ebbero il genio di denunciare proprio chi era lì per salvare alcune vittime. Poi, dice, anche lo assolsero. Però inquisito lo fu, e per più anni dovette patire avvocati e processini.
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In almeno 5 persone, guardando il lastrone di cemento armato caduto a mo’ di colossale lapide sopra i corpi degli operai, han commentato (Apolide compreso): “Se non crollava adesso, crollava fra 3-4 mesi durante una visita di scolaresche, e si piangevano qualche decina di bambini splatter in fila mentre entrano nel museo, tutti bravini, tutti figli nostri, manina nella manina”. Invece, appunto, è morto un albanese, e non gliene fotte già un cazzo più a nessuno…
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Proclamato lo sciopero, sindacati e lavoratori edili si recano invece concordi e bastardi e crumiri e senzacuore ai reciproci lavori. Faccio notare ad uno dei cantieri che è vergognoso che siano sul lavoro (e a guardare le cosce delle zoccole, per di più) mentre un loro collega è morto, e altri si sono spiaccicati. Mi dicono che devo farmi i cazzi miei, che loro han telefonato al sindacato, e il sindacato ha detto “vai a lavoro”. Che uomini di merda, i sindacati e chi li sta a sentire.
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Nel buio della tetra e fredda sera, due ragazzi albanesi si avvicinano, attratti dalla bandiera della patria. Chiedono: come mai c’è la bandiera albanese su quel cancello? Nemmeno loro sapevano del crollo, tantomeno del morto.



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