5.
IL LUOGO DEL DELITTO
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Ma come si fa a non correre - schifati, angosciati, sdegnati, incazzatissimi - sul luogo in cui al posto del presunto
“monumento primario per la Genova capitale della cultura” adesso sta il “monumento mortuario alla maceria della cultura europea”?
Apolide ci è corso dal ponente, Gianco dalla sua redazione, e a questo giro smuovono i culi pure i culipiatti degli universitari, e pure qualche vecchio zeneise, o muratori in pensione… Però, cazzo, siamo in quattro gatti e otto carabinieri, alla mattina del lunedì post-crollo… Quattro gatti itagliani, e tre decine di manovali albanesi… Gli albanesi ci sono, gli itagliani e i genovesi invece se ne fottono… Desolazione sociale, umana, critica…
E ancora peggio sarà alla sera, quando ciascuno per conto proprio ci troviamo di nuovo ad una punta-senza-dirselo di sotto alla sopraelevata, a controllare come procede la zona… E la zona è buia, come se volessero metterla già in sordina… Se fosse morto un operaio “nostro” invece di uno “albanese” ci sarebbero le troupes televisive ed i farazzi e le interviste rai per brunovespa… Invece non ci son manco gli albanesi, ci siamo solo tre scemi di italiani, una guardia giurata, e una barcata di bandiere rosse dei Cobas e Cub, i cavoli a merenda, ma la merenda è cannibale…
Torniamo però alla mattina: ecco la scena.
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