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1. INTRO
Non è per un cazzo vero, Eugenio, che in Itaglia la gente è più sincera e la vita più vera.
L'itagliano è un meschino, un voltafaccia, un infame. Uno che non ha mai iniziato una guerra finendola con lo stesso alleato di partenza. Uno che ha osannato i duci e poi nel declino li ha vilipendiati. Uno che negli anni '70 ha preso al capolinea di partenza il 109 per la Rivoluzione, ma al capolinea di arrivo c'era Rino Gaetano che s'accorgeva di esser rimasto solo.
Per anni di intraviste ho avuto stuoli di supporter a profittare del mio arditismo apripista per conoscere i vips dello spettacolo. Ma questa volta che ho dichiarato che andrò da Eugenio Finardi "a far brutto" preferiscono accampar scuse per recarsi a un limitrofo festival finto-alternativo, gozzovogliando pecorinamente tra masse di emuli leoncavallini.
Anfami, tutti. Io amici non ne ho, diceva la Berté. Ber te è non avere amici, ber me è non avere cumpari. Solo me ne vò per la cittadina maledicendo costoro traditori, mentre che vado a dire al cantautore di "Musica Ribelle" che poi passano gli anni, e di ribelle resta sempre niente, meno me.
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