MOVIE nuvole in viaggio e viaggio tra le nuvole.. (Page 1)

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ahahah
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posted 14 May 2008 12:40     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


Gommorra: «I boss volevano mettere le mani sul film»


Intervista con lo scrittore più protetto d’Europa, mentre a Cannes va la sua storia di camorra. «Il cast è stato preso quasi tutto sul luogo, ragazzi di Scampia e rom». «Gli attori litigavano tra loro per poter ammazzare qualcuno sul set»

Rivolgendosi a Roberto Saviano, lo scrittore di Gomorra minacciato dalla camorra, Annalena (Benini) ha ironizzato sulla prima pagina del Foglio: «Sei uno scrittore (con la scorta, ma non è una tragedia)». Quello che segue è il diario di un’intervista a Saviano e dimostra l’esatto contrario di quanto sostenuto da Annalena del Foglio: vivere alla Saviano, scrittore con scorta, non è allegro.

Mercoledì 23 aprile scorso.
La casa produttrice Fandango propone una copertina sul film Gomorra che andrà al Festival di Cannes: «Si potrebbe fare anche un’intervista a Saviano». Per vecchi trascorsi savianeschi, vengo incaricato io. Faccenda complicata vista la sua condizione di scrittore sotto protezione. Mando una mail esplorativa: «Roberto, mi dicono che ci vediamo lunedì a Roma. Confermi? Ciao Antonio».

Giovedì 24 aprile.
Ore 11,32, Saviano risponde: «Io sarei domattina a Milano. Poi parto per gli USA. Sono sovraesposto e sono stanchissimo. Fammi sapere. Abbraccio». La sera Saviano è ospite da Santoro in tv.
Venerdì 25 aprile.
Attacco a Saviano sul Foglio, prima pagina. Scrive Annalena (Benini): «Roberto Saviano, giovane scrittore di mondiale successo, dovrebbe avere una cosa solo in testa: le ragazze». Annalena consiglia a Saviano di smetterla di dire cose «da vecchio martire inascoltato e abbandonato, mentre lui è il supereroe dei giorni nostri, la grande rivelazione editoriale, il ragazzo che racconta le sue verità sul mondo, mentre il mondo ringrazia e Mondadori corre a tirare un’altra ristampa». Annalena definisce Saviano una icona pop alla Andy Warhol e lo invita a comportarsi di conseguenza. Infine, Annalena se la prende con «tutti i viscidi che stanno trasformando Roberto Saviano in un’effigie eroica, infelice e malvestita con un sito Internet di maniacale accuratezza tradotto in cinque lingue». L’unica cosa che condivido è il fatto che Saviano veste maluccio. Ricordo che in una bellissima intervista a Joe Pistone, il famoso Donnie Brasco dell’omonimo film, l’agente Fbi che si infiltrò per anni nella potente famiglia mafiosa dei Bonanno, Saviano stesso raccontava di essere stato accolto dall’elegantissimo Pistone con questa frase: «Difficile che un italiano vesta male come te».

Lunedì 28 aprile.
Ore 21,48, sms a Saviano: «Fatti vivo a questo numero, è sempre acceso. Perché se l’intervista è da fare domani, non abbiamo molto tempo. Ciao».

Martedì 29 aprile
Ore 2,24, Saviano risponde: «Ti chiamo domattina. Sarò in viaggio per Milano...». Ore 10, leggo sul Foglio la lettera al direttore di Sara Spreafico: «Voialtri Foglianti non potete fare a meno di una buona dose di cinismo - io stessa spesso ne godo, e con soddisfazione, ma questa volta ho faticato a sorridere dell’ironia su Saviano». Giuliano Ferrara conviene con la lettrice (siamo stati, scrive, «troppo cinici, scioccamente snob. Veniamo da anni di retoriche antimafiose di tipo professionale...»). Intanto io di Saviano non ho più notizie. Ore 22,23, pervengono notizie di Saviano. Il suo viaggio è stato molto complicato (come immagino tutti i suoi spostamenti). Domani sarà a New York con Salman Rushdie, lo scrittore che fu condannato a morte da Khomeini. L’intervista è rimandata.

Mercoledì 30 aprile.
Ore 22,03 (ora italiana), sms di Saviano: «Arrivato a New York. Sono scortato dall’Fbi. Uno degli agenti somiglia a uno degli attori di Soprano’s». Su Soprano’s, la famosa serie tv su Cosa Nostra oggi, Saviano scrisse un bel saggio pubblicato dall’Espresso.

Week end del Primo Maggio.
Leggo sui giornali che Saviano e Rushdie si sono incontrati e hanno parlato delle loro vite di scrittori colpiti da fatwa (fondamentalistica o camorristica).

Martedì 6 maggio.
Ore 12,58, mio sms: «Caro Roberto, scusa l’insistenza, quando possiamo sentirci per l’intervista?». Otto minuti dopo, la risposta: «Scusami tu. Ma sono giornate strapiene. Siccome il film nn è cosa mia, ma di Garrone (regista, ndr), nn voglio sovrappormi a lui. Ho pensato che forse era meglio per me avere un profilo più basso. Ti abbraccio da Toronto».

Mercoledì 7 maggio.
Sette di sera, mi sta venendo l’ansia. Mail: «Caro Roberto, spero che tu stia bene e che il tuo tour sia divertente. Sta per scoccare l’ora di scrivere il pezzo. Ho pensato, in attesa di sentirti e magari di vederti, di mandarti qualche domanda, qualche mia curiosità, così magari trovi il tempo di rispondermi qualcosa. Io devo fare tutto entro domani sera, giovedì, ore 20 italiane». Segue una lista di quesiti. Intanto al tg raccontano che al paese dello scrittore hanno scritto «Saviano merda e verme» perché pensavano tornasse in paese in occasione della festa della polizia cui era stato invitato. 22,29, Saviano risponde: «Ma nn puoi sentire Matteo Garrone e co.? Io nn vorrei sovrappormi al loro lavoro. Venerdì fa la copertina sul Divo di Sorrentino. Film per niente debole cn un immenso Servillo. Qui a Toronto ho visto il più bel gorilla di montagna silverblack (studio le scimmie da un po’). La sua tristezza l’ho compresa tutta. Mai come oggi»

Giovedì 8 maggio
Ore 1,19: «Caro Roberto, scusami ma a questo punto l’intervista è prevista, come faccio? Non preoccuparti, anche se è preoccupazione nobile, del regista e degli altri, non farai ombra a loro perché dedichiamo spazio al film. Ma ci vuole una cosa tua. Sentiamoci e troveremo la soluzione». Ore 21,28, eccola finalmente l’intervista. Che hai fatto nel film: hai collaborato alla sceneggiatura? Sei stato sul set? Hai parlato con gli attori? «Ho scritto la sceneggiatura insieme a maestri come Massimo Gaudioso, Ugo Chiti, Gianni di Gregorio e Maurizio Braucci. Maurizio, che per me è come un fratello, è stato preziosissimo. Lui ausculta come nessuno il ventre e il cuore di Napoli. All’inizio quando sono iniziate le riprese, oscurando il vero nome del film, ha avuto problemi con i clan e gli ambienti camorristici che volevano leggere la sceneggiatura, porre veti. È stata la festa a risolvere tutto. La festa, mi dirai? Sì, il piacere di girare un film sulla loro realtà. Le persone hanno deciso di farlo, hanno deciso che volevano recitare e così tutti, dai ragazzi di Scampia ai ragazzini Rom, hanno preso parte al film. I boss non hanno potuto che lasciare fare. Nelle Vele, a Scampia, c’era voglia di partecipare al film. Ognuno nella parte di se stesso, o quasi».

Dimmi di Servillo. «Servillo e io, anche se di generazioni diverse, ci siamo formati nella provincia del Sud e lo abbiamo considerato non uno svantaggio ma un privilegio. Siamo ossessionati entrambi dall’idea che il nostro mestiere possa essere necessario. E non semplicemente bello. Fare arte in certi territori non è una scelta di gusto, un modo per distrarsi o campare, ma è l'unico modo per vivere. Non rinnegare, non andarsene, non sottrarsi, non accecarsi. Servillo mi ha insegnato questo. E ad avere sempre uno sguardo alto. Quando abbiamo scritto la sceneggiatura, avevamo lui in mente per la parte di Franco, trafficante di rifiuti. A me non interessa raccontare le colpe, non solo almeno. Mi interessa molto motivare le ragioni che ognuno si dà. Servillo dice chiaramente nel film: “Non sono io che ho inventato l’amianto, io risolvo problemi creati da altri”. E non li risolve minacciando. Sono i contadini che gli vendono la possibilità di sversare i rifiuti tossici nelle loro terre».

Che differenze ci sono tra romanzo e film? «Rispetto al romanzo il film racconta l’aspetto antropologico, le stanze, gli odori, i massacri. È una apocalisse. Nella Gomorra di Garrone non c’è l’ossessione del business come nel libro. C’è il vivere in guerra, una guerra a qualche kilometro da Roma. Non dimentichiamo che la camorra ha ucciso 4mila persone da quando sono nato. Il terrorismo in tutti gli anni di piombo ne ha ammazzate 600... Le mafie in Italia hanno ucciso, negli ultimi trent’anni, circa 10mila persone. Più morti che nella striscia di Gaza. Ma è una guerra ormai considerata fisiologica che non genera scandalo. Credo che Gomorra sia un film che riscrive completamente l’immaginario criminale. A sparare sono attori che spesso hanno sparato nella vita reale. Si spara di fretta e senza alcuna belluria estetica. Le armi sono brutte, hanno rumori secchi senza eco, si conservano addosso senza fondine tra le mutande, tirate su con l’elastico degli slip. Spesso gli attori, mi hanno raccontato, facevano fatica a distinguere la loro vita reale da quello che Matteo gli chiedeva di recitare. C’è una scena del backstage molto bella, gli attori iniziano a litigare su chi deve ammazzare in una scena. Un attore blocca tutto “li devo uccidere io”, e l’altro “mannò, Matteo avevi deciso che li dovevo ammazzare io”. A un certo punto un attore, guardando in telecamera un po’ triste, chiede “ma perchè tutti ci vogliono ammazzare?”. Il film è riuscito a riprodurre, anche nella realizzazione, una certa follia estetica violenta della mia terra».

Conoscevi già Rushdie? Cosa hai letto di lui? «È stato di una cordialità disarmante. In genere, è molto severo. Ho amato molto I figli della mezzanotte, che è un capolavoro, la storia dei 1001 bambini che nascono in India allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, data dell’indipendenza indiana. Mi ricordo sempre la sua frase “se vuoi descrivere una persona devi inghiottire il mondo”. Salman mi è venuto incontro mi ha abbracciato forte e abbiamo iniziato a parlare. Non mi aspettavo che avesse letto il mio libro. Quando gli ho chiesto come fare per conservarmi come scrittore, non fissarmi in una sorta di immagine antimafiosa, quando gli ho mostrato la rabbia di voler continuare a scrivere come unica forma della mia possibilità di libertà, lui mi ha detto “it’s my life”. Erano problemi che lui stesso aveva affrontato».

Rushdie ti ha detto che il potere teme la letteratura, gli scrittori. Alessandro Piperno, invece, dice, a proposito del tuo caso, che non è la letteratura che fa paura al crimine ma la risonanza sui media. «Nella società mediatica l’indifferenza e il silenzio sono i migliori modi per far morire una notizia, essiccare un pensiero, marginalizzare un individuo. Se tu arresti, se sequestri le copie, generi attenzione. Se generi attenzione generi mercato e se generi mercato permetti conoscenza. Questo è il meccanismo. Le mafie questa cosa l’hanno capita e non si comportano come nella Russia sovietica dove il libro dissidente, per il solo fatto di esser scritto, doveva essere bruciato e l’autore arrestato. I clan sanno benissimo che in una società democratica non si può negare il diritto di parola. Le strade allora sono due: diffamarti e poi spaventarti. Non c’è mai pallottola senza che prima ti abbiano distrutto come immagine, abbiano minato la tua credibilità. I boss hanno rivolto, a chi mi odia, una specie di appello a unirsi per smontarmi, fregarmi, sbugiardarmi. Del resto così si fa anche con i magistrati, si cerca di lasciarli emergere così, una volta emersi, mettono in ombra i colleghi. E questi ultimi spesso li isolano. Falcone una volta disse una cosa terribile “la mafia uccidendomi mi darà ragione”. Le mafie vogliono rimanere nei confini degli addetti ai lavori, della cronaca locale. Loro adorano la cronaca locale perchè li tiene informati e spesso li rafforza nel simbolo del loro potere. Il Sud Italia è pieno di giornali “monografici” sulla mala. Giornali stracquistati dagli affiliati... Gomorra è andato ben oltre quel circuito. Io voglio credere in una parola che sappia mutare le cose, in un ruolo dello scrittore non marginale, rinchiuso negli elzeviri. Non ho una visione accademica o elitaria. Non credo che utilizzare, seppur centellinandola, la tv sia sconveniente, o il web o spazi come myspace e facebook, gli spazi delle nuove generazioni che non servono solo a cazzeggiare. Non vengo da una generazione per cui il margine è garanzia di qualità, e se c’è il rischio che a volte i media stravolgano è un rischio che si corre. Molte volte non mi rivedo in come mi descrivono ma fa parte della sfida e del prezzo di voler parlare ed esporsi. Solo tenendo le mani in tasca non ci si sporca. Uno dei miei maestri, Fofi, me lo diceva sin da ragazzino, senza condividere non ha senso leggere e scrivere».

In questa storia, meno male, c’è anche qualcosa di divertente. Come l’editing che i camorristi facevano delle copie taroccate di Gomorra. Raccontami. «Beh, hanno fatto copie false di Gomorra, vendute a 5 euro alla stazione di Napoli, distribuite nel periodo natalizio quando sapevano che sarebbero finite presto nelle librerie. Un giorno mi hanno portato una copia con un intero capitolo riscritto dal boss (credo che sia stato lui) cui era dedicato il capitolo. Fatto sta che c’erano copie di Gomorra false con un capitolo mutato. Poi c’è qualche boss che chiede i diritti d’autore, perchè racconto storie della sua vita». Hai fatto notare che nell’ultima campagna elettorale sia a destra che a sinistra hanno evitato di parlare di mafia e appalti. Gomorra non è servito a niente? «I lettori sono spesso più avanti, e molto, rispetto alla politica».

Che ne pensi dell’Italia uscita dalle elezioni? «Che molti intellettuali di questo Paese non riescono più a capirlo. E raccontarlo». Ci sono state accoglienze diverse nei tanti Paesi dove Gomorra è stato tradotto? «Andare all’estero e vedere come il pubblico reagisce è esperienza quasi mistica. In Scandinavia avevo librerie stracolme, con la fila fuori e non capivo. Capii quando mi presentarono come Roberto Soprano. Come Tony Soprano! Gomorra veniva letta come la versione reale della fiction da loro adorata. In Canada hanno preso Gomorra come un libro che poteva essere utile a comprendere gli enormi flussi finanziari criminali che arrivavano lì senza che governi e polizie locali dicessero nulla. In Francia come il libro sull’Italia terribile e desolata. A Parigi un famoso intellettuale mi ha detto «io amo voi, amo i libici, i turchi, i tunisini, i napoletani, tutti voi senza una società democratica”. Non mi sono offeso, mi riconosco in questa appartenenza mediterranea ma il suo tono, in merito alla democraticità, non mi è piaciuto. In Giappone è stato uno scandalo...». Sai che è difficilissimo avere un successo mondiale come il tuo che, per giunta, è un successo calvinisticamente corretto, come direbbe Piperno, cioè un successo meritatissimo? «È per me incredibile che Gomorra sia piaciuto a Joe Pistone, che l’abbiano letto Gandolfini, Scorsese, il mitico Nick Mancuso (attore di western e film di mafia) e Ian McEwan. Io mi sento quello di sempre. Che va in palestra per sentirsi meno solo, con il mio braccio tatuato maori, e con l’ossessione di raccontare letterariamente il budello del mondo». Fine intervista.

Venerdì 9 maggio
Ore 1,10. Mio sms: «Grazie Robè, un abbraccio a te e a Silverblack, il gorilla di Toronto». Ore 1,15. Risposta Saviano: «Abbraccio Antò. Fissare negli occhi Charlie, il silverblack, vale quanto un migliaio di versi».

Il Corriere

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gus...van sant
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posted 07 September 2004 00:31     Click Here to See the Profile for gus...van sant   Click Here to Email gus...van sant       Reply w/Quote


e bbasta con stò faranai !che una volta si misurava la temperatura della figa.


Fahrenheit. Ovvero la tragedia di un uomo ridicolo di Furio Colombo

Spero che nessuno rida guardando Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, nonostante il susseguirsi di gag, di battute, di trovate apparentemente comiche in questo film che non lascia neppure un fotogramma senza una netta intenzione politica. L’intenzione è una implacabile accusa contro il presidente americano George Bush, una arringa senza pause e senza tregua. Ma né la frequente scossa di comicità né la forza dell’accusa sono il vero filo conduttore del film. Contro le apparenze, contro le involontarie risate che farete guardandolo, Fahrenheit è un film tragico, percorso da una profonda tristezza e da un filo, appena un filo di speranza.

Quello che vedete vi sembrerà una presa in giro di George Bush, un uomo disorientato e incapace - ma sostenuto da amici potenti - che vince le elezioni col trucco e dichiara con l’inganno una guerra pericolosa, dall’esito paurosamente incerto («10 anni per uscirne», ha annunciato nei giorni scorsi il quotidiano americano «Usa Today»). L’uomo che vedete, vero protagonista del film, vi apparirà qualcuno che non è intelligente, non è spiritoso, non ha alcun carisma, non è in grado di richiamare attenzione, raramente completa (se non legge) una frase, raramente pronuncia giusto un nome o una parola che non gli siano consueti, e spesso appare incerto in attesa di un copione.

D’accordo, con i montaggi si fanno miracoli e questo film di Michael Moore è un capolavoro di montaggio. Ma non c’è montaggio in un punto chiave della storia. Il giorno è l’11 settembre, il luogo è una scuola elementare della Florida, l’ora, sovraimpressa alla scena fin dal momento in cui quella sequenza è stata ripresa, indica che sono le 9 del mattino. Attenzione, le 9 del mattino dell’11 settembre. Sono passati 15 minuti dal momento in cui il primo aereo dirottato è andato a esplodere contro la prima delle due torri gemelle, quella più a nord-est. Nell’inquadratura si vede che qualcuno comunica qualcosa al presidente, che guarda nel vuoto e poi comincia a leggere per i bambini da un libro di fiabe. Sono passati 11 minuti dall’impatto mortale di un altro aereo dirottato contro la seconda torre, quella di sud-ovest. Infatti vediamo che il presidente degli Stati Uniti viene avvertito con la frase «signor presidente, il Paese è sotto attacco». Sono le 9,06, le 9,07, le 9,10 (leggiamo lo scandire dei minuti in basso a sinistra) e Bush - che ha smesso di leggere la fiaba - non si muove e guarda in modo interrogativo verso la camera. Quel viaggio per visitare bambini e scuole in uno Stato governato dal fratello Jeb evidentemente non prevedeva la presenza di un consigliere capace di intervenire e decidere. C’è scritto 9,15 sullo schermo, quando si vede qualcuno che viene a prendere Bush. «Non mi convince, nessuno è così stupido», ha detto Norman Mailer, lo scrittore americano, intervistato dal figlio sul «New York Magazine» del 9 agosto.

Nessuno ha smentito Moore
Ma il film di Michael Moore non è stato investito o fermato in alcuna smentita. Non nella parte iniziale, in cui si racconta (e si vedono alcune scene esemplari) che il neo eletto George Bush ha speso il 42% del suo primo anno di presidenza in vacanze nel suo ranch. Non nei giorni che precedono l’eccidio di Manhattan, in cui sia Bush che Rumsfeld che Colin Powell che Condoleeza Rice negano recisamente che Saddam Hussein sia un pericolo. Non nella evidenza visiva dei riguardi usati verso la potente famiglia saudita Bin Laden (la famiglia a cui appartiene il terrorista Osama) a cui viene messo a disposizione l’unico aereo che decolla dagli Stati Uniti due giorni dopo l’attacco alle torri. Anche il montaggio della fase in cui scatta la decisione di fare di Saddam Hussein il nemico è esemplare: una frase dopo l’altra, tutte filmate, tutte in sequenza, tutte non smentibili, mostrano come si fa a far salire la febbre, a costruire, colpo su colpo, l’immagine del nemico, spingendo sempre più gente a credere nelle armi di distruzione di massa, nelle armi chimiche, nervine, infettive, atomiche. Mostrano una immensa e riuscita mobilitazione dei media, che stanno al gioco in perfetta sintonia. È il gioco sanguinoso del patriottismo cieco, uno slancio di fede che esime dal discutere e chiede di ubbidire.
Questa è la prima parte, logica e lucida, di un appassionato argomento di opposizione tanto più efficace quanto più implacabilmente provato. Ma qualcosa di cupo e di tragico avvolge all’improvviso gli spettatori nelle sequenze di guerra. Una ragione è che di questa guerra non si è visto quasi niente, quasi solo militari che si spostano ed esplosioni da lontano, e questa sorta di embargo ha funzionato sia per l’Europa che per l’America.
Ma l’altra ragione è che lo spettatore del film di Michael Moore è in grado di rendersi conto, mentre vede i corpi straziati, mentre la camera entra e sosta in retrovie colme di sangue, di donne e bambini che nessuno aveva mai mostrato prima, che il sangue vero è il frutto di una enorme messa in scena, di una folle rappresentazione artificiale e finta, per combattere niente, per infliggere colpi immensamente potenti nel vuoto. Abbiamo assistito a una vasta operazione pubblicitaria che ha piegato evidenza, consapevolezza, conoscenza, esperienza, buon senso. E dove di vero, spaventosamente vero, ci sono solo i cadaveri. Qui il montaggio è cambiato, è lento, con lunghe sequenze che non risparmiano nulla. Qui la voce si fa più rada e benché il commento (la voce di Michael Moore) continui a essere fattuale (luoghi, dati, cifre) nella tradizione americana, la voce ti guida dove l’opinione pubblica d’Europa e d’America non erano finora arrivate. Il punto in cui la falsa propaganda diventa morte.

Rock nei carri armati
Il disagio che provi è nella disturbante somiglianza di questo film-verità con la pura invenzione cinematografica. E, anzi, con richiami fortissimi a celebri denunce (fotografie, disegni, tavole illustrate, tremende caricature) della prima guerra mondiale. Il disagio che provi è nel sapere che è tutto vero, ai nostri giorni, in piena epoca di presunto progresso e civiltà. Ma il viaggio di Michael Moore continua con la sua desolata esplorazione nel territorio delle vittime e dei soldati, ovvero sul versante del terribile prezzo americano.
Siamo sui carri armati in cui i soldati si chiudono prima di correre lungo strade devastate e ostili riempiendosi le orecchie di musica rock che ricevono in cuffia, sotto l’elmetto, invece di ordini. Siamo nei quartieri desolati d’America, dove i marines vanno in cerca di reclute stanate dalla disoccupazione, dalla povertà, dalla noia, dal vuoto.
Siamo nei cimiteri americani dove arrivano i corpi dei soldati uccisi ogni giorno, con l’ordine che nessuno deve saperlo, nessuno deve filmarli. Dei morti in guerra non si deve parlare. E la camera di Moore può solo fermarsi sulla solitudine immensa di padri e di madri per la morte dei figli di cui nessuno deve sapere, in un isolamento da fantascienza in cui ogni morte è una sola morte, legata a nulla, seguita da nulla, dolore e silenzio. Siamo in un Paese che Bush ha isolato dal mondo, che porta il peso sanguinoso di una guerra che non finisce, un Paese che venera la verità ed è spinto a combattere da una catena di bugie, che ama se stesso e vede la sua immagine deformata dal mare di ostilità che lo circonda, che è orgoglioso della sua libertà e si trova di fronte l’incubo di Abu Grahib e di Guantanamo.
È l’America di Bush, che questo film racconta in un intervallo di profonda tristezza e di stordimento, come i soldati che corrono fra le strade distrutte da Kirkuk e Najaf con la musica rock che martella dentro il casco, e il rischio continuo dell’autobomba.
Il filo di speranza è che questo film sia stato fatto, che abbia riempito le sale di tutta l’America, che sia stato visto da milioni di persone nell’anno delle elezioni presidenziali.

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gus...van sant
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posted 06 July 2004 13:11     Click Here to See the Profile for gus...van sant   Click Here to Email gus...van sant       Reply w/Quote


"Fahrenheit 911" Available for Download [p2p]


"Fahrenheit 911" Now Available for Download!
[but not from us!]
Michael Moore's new film has been much anticipated in the file sharing world, and it became obvious that several different release groups would compete to see who could produce the most polished encode.
A first version is now available. The following is the link posted on suprnova.
http://66.90.75.92/suprnova//torrents/2031/Fahrenh eit.911.CAM-POT(1).torrent

Details on how to download it continue below.




Click on the link and save the torrent file to your desktop.
In order to download the movie, you will need Bit Torrent, which you can download for all platforms at: http://www.bitconjurer.org/BitTorrent/

It's very small and simple to install.

Launch the application once installed. Then open the torrent file. Download should start immediately. Seeing as there are 3,500 people downloading it at the moment, the transfer speeds should be extremely fast."


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chacka
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posted 18 June 2004 09:23     Click Here to See the Profile for chacka   Click Here to Email chacka       Reply w/Quote


La catena di fast food McDonald's inizialmente aveva deciso di non
dare grande importanza al film di Morgan Spurlock Super size me, che
racconta gli effetti devastanti di un mese di dieta ad hamburger e patatine
fritte. Ma dopo che il film, nei primi giorni di programmazione in Australia
ha battuto ogni record d'incasso per un documentario, il gigante dei fast
food ha deciso di passare al contrattacco con una campagna pubblicitaria per
rispondere al film di Spurlock: secondo alcuni nutrizionisti, Spurlock
avrebbe mangiato in un mese quello che una persona normale mangia in otto
anni [15].

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chacka
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posted 15 June 2004 13:18     Click Here to See the Profile for chacka   Click Here to Email chacka       Reply w/Quote


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Originally posted by gus...van sant:

La scelta di Quentin: 'La politica non c'entra'
La giuria presieduta da Tarantino ha spiegato i suoi premi

Quantin Tarantino, presidente della giuria di Cannes 2004
La grande novità di Cannes 57: il giorno dopo la premiazione, la giuria è chiamata a spiegare le sue scelte, a dire perché la Palma d'Oro è andata a Michael Moore e non a Emir Kusturica o al cartoon 'Shrek 2'.

... La prima cosa che 'the president' vuole puntualizzare era già emersa ieri sera, sussurrata in un orecchio al vincitore Michael Moore sul palco del Lumière: "Quello che mi interessa - precisa il presidente - sono i film e non la politica: se poi queste due cose si incontrano tanto meglio".

... Non abbiamo considerato tanto le cose che vengono dette da Michael Moore, anche perché queste sono già venute alla luce nei media americani, ma piuttosto l'aspetto satirico, ironico del film e anche la sua scelta dei tempi giusti".

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.l'unità.

La libertà secondo Bush: vietato ai minori di 17 anni il film di Michael Moore

La censura «cacciata dalla porta» è rientrata dalla finestra: «Fahrenheit 9/11» negli Usa è stato vietato ai minori di 17 anni non accompagnati, bollato cioè con la classificazione «R». Dopo il tentativo di non farlo uscire nelle sale americane, «sventato» grazie all’intervento di una distribuzione indipendente nata ad hoc e alla spinta propulsiva innescata dalla vittoria della Palma d’oro, il documentario di Michael Moore si trova nuovamente di fronte a un tentativo di «censura». Contro il quale i suoi distributori annunciano battaglia, o meglio «un ricorso d’urgenza» poiché il film anti-Bush è atteso nei cinema Usa il 25 giugno.

Per il presidente della distribuzione Lions Gate Films, Tom Ortenberg, la classificazione «R» imposta dalla Motion Picture Association of America (MPAA), il grande sindacato americano degli industriali del cinema, è «completamente ingiustificata» e per questo avvierà una procedura di «appello urgente».

Del resto basta leggere la motivazione del divieto per capire che dietro alla «R» c’è altro. Si parla di «immagini violente e disturbanti» e che la sua diffusione deve essere limitata «per il suo linguaggio». Come se di violenza e di «linguaggio poco adatto ai ragazzi» non fossero pieni i soliti blockbuster hollywoodiani abitualmente esenti da certi divieti. La preoccupazione evidentemente è un’altra. E la rivela lo stesso Michael Moore commetando il divieto al suo film: «Sfortunatamente è probabile che molti adolescenti che hanno 15 e 16 anni siano chiamati e arruolati per servire in Iraq il loro Paese nei prossimi due anni - ha dichiarato il regista -. Se hanno l'età per essere arruolati e se sono giudicati capaci di combattere e rischiare la loro vita, meritano certamente di essere autorizzati a vedere ciò che accade in quella terra».

«Fahrenheit 9/11», infatti, oltre a puntare il dito sui rapporti d’affari tra i petrolieri Bush e i Bin Laden è, a partire da questo «dettaglio», un potente atto d’accusa contro la guerra in Iraq scatenata ad uso privato dalla famiglia del presidente americano. Lo racconta in modo così chiaro Michael Moore che anche un ragazzino può capirlo. E può capire anche che per quella «guerra privata» ha bisogno di soldati, gli stessi che vengono arruolati tra quei ragazzi il cui futuro altro non può riservare che disoccupazione, violenza ed emarginazione. Lo mostra chiaramente «Fahrenheit 9/11» quando ci porta al seguito dei «reclutatori» dell’esercito nelle periferie degradate delle province più sperdute, nei paesini delle aree più depresse dove la disoccupazione tocca cifre record. Come si può far vedere tutto questo ai giovani americani?

In attesa del buon esito del ricorso presentato contro il divieto dal combattivo distributore del film, Moore, invece, smentisce la notizia dell’altro giorno che annunciava una sua nuova pellicola su Tony Blair: «Un film su Blair? Era tutto uno scherzo», spiega il regista dal suo sito web. «Mi spiace averti spaventato Tony - conclude -. Stavo solo scherzando».

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gus...van sant
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posted 01 June 2004 18:45     Click Here to See the Profile for gus...van sant   Click Here to Email gus...van sant       Reply w/Quote


by kataweb cinema

La scelta di Quentin: 'La politica non c'entra'
La giuria presieduta da Tarantino ha spiegato i suoi premi



Quantin Tarantino, presidente della giuria di Cannes 2004
La grande novità di Cannes 57: il giorno dopo la premiazione, la giuria è chiamata a spiegare le sue scelte, a dire perché la Palma d'Oro è andata a Michael Moore e non a Emir Kusturica o al cartoon 'Shrek 2'.
Ecco allora, per l'ultima conferenza stampa, il presidente Quentin Tarantino e i suoi otto colleghi: Benoit Poelvoorde, Edwidge Danticat, Emmanuelle Beart, Jerry Schatzberg, Kathleen Turner, Peter Von Bagh, Tilda Swinton e Tsui Hark. La prima cosa che 'the president' vuole puntualizzare era già emersa ieri sera, sussurrata in un orecchio al vincitore Michael Moore sul palco del Lumière: "Quello che mi interessa - precisa il presidente - sono i film e non la politica: se poi queste due cose si incontrano tanto meglio".

T-shirt nera e il suo modo bizzarro di parlare gesticolando, il regista di 'Pulp fiction' difende più volte la sua scelta: "Fahrenheit 9/11 è il miglior film in competizione. Non abbiamo considerato tanto le cose che vengono dette da Michael Moore, anche perché queste sono già venute alla luce nei media americani, ma piuttosto l'aspetto satirico, ironico del film e anche la sua scelta dei tempi giusti".

"Un film non deve necessariamente avere delle buone immagini - spiega Tarantino - , può essere profondo, far ridere; non contano le immagini. Vedere le foto dei prigionieri torturati con un sacco di plastica in testa mi ha costretto a girare la testa, ma mi hanno anche molto commosso".

Ma in una giuria che, come ha detto sempre il suo presidente, "ha bevuto molto, mangiato e discusso tantissimo su ogni singolo film e in modo democratico" c'è chi sembra aver preso le parti di Moore da un altro punto di vista: "In Fahrenheit si ride e si piange - dice Emmanuelle Beart - ma non si può considerare un film anti-americano, è un lavoro che parla in un altro modo dell'America".

Per il regista cinese Tsui Hark, è semplicemente un film "choccante che parla di drammi reali ed umani".

Mentre per l'attrice americana Kathleen Turner, il lavoro di Moore "inaugura un nuovo genere di film".

Insomma, tutti d'accordo. Almeno in giuria.

A margine della conferenza stampa, viene chiesto a Tarantino un parere sul film italiano 'Le conseguenze dell'amore' di Paolo Sorrentino, unico in concorso per il nostro paese. Caustica la risposta: "Qualcuno in giuria lo ha difeso".


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franko
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posted 06 May 2004 20:45     Click Here to See the Profile for franko       Reply w/Quote


[QUOTE]Originally posted by chacka:
non sapevo ndo cazzo metterlo..

Disney ha bloccato la Distribuzione del Mio Nuovo Film... di Michael Moore

5 Maggio, 2004
Amici,
Io avrei sperato, da ora, che sarei stato capace di proporre il mio lavoro al pubblico senza dover sperimentare i profondi ostacoli di censura che mi sembra di incontrare spesso.
Ieri mi è stato detto che Disney, l’etichetta che possiede Miramax ha deciso ufficialmente di proibire al nostro produttore, Miramax, di distribuire il mio nuovo film "Fahrenheit 911". La ragione? Secondo il New York Times di oggi (5 maggio), è probabile che “metta in pericolo” millioni di dollari di tagli alle tasse che Disney riceve dallo stato della Florida perché il film “irriterà” il governatore della Florida, Jeb Bush. La storia è a pagina uno del Times e potete leggerla qui: Disney Forbidding Distribution of Film That Criticizes Bush [Disney proibisce la Distribuzione del Film Che Critica Bush].
La storia intera dietro a questo (e agli altri tentativi) di uccidere il nostro film sarà descritta più in dettaglio nei giorni e nelle settimane successivi. Per quasi un anno, questa lotta è stata una lezione di come sia difficile in questo paese creare un pezzetto d’arte che sconvolgerebbe quelli in carica (bene, OK, spiacente -- li sconvolgerà... a lungo. Ho menzionato il fatto che è una commedia?). Tutti ciò che posso dire è, Grazie a Dio per Harvey Weinstein e Miramax che mi sono stati vicini durante la produzione intera di questo film.
C'è molto più da dire, ma adesso sto lavorando nel laboratorio di stampa per prendere parte al Festival cinematografico di Cannes la settimana prossima (siamo stati scelti come uno dei 18 film in competizione). Vi dirò questo: delle persone possono avere paura di questo film a causa di quello che mostrerà. Ma non c'è niente che possono fare ora al riguardo perché è fatto, è terrificante, e se ho qualsiasi cosa da dirvi, lo vedrete questa estate -- perché, dopo tutto, è un paese libero.
Vostro,

Michael Moore

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chacka
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posted 06 May 2004 11:27     Click Here to See the Profile for chacka   Click Here to Email chacka       Reply w/Quote


non sapevo ndo cazzo metterlo..

Wednesday, May 5th, 2004
Disney Has Blocked the Distribution of My New Film... by Michael Moore


Friends,

I would have hoped by now that I would be able to put my work out to the public without having to experience the profound censorship obstacles I often seem to encounter.

Yesterday I was told that Disney, the studio that owns Miramax, has officially decided to prohibit our producer, Miramax, from distributing my new film, "Fahrenheit 9/11." The reason? According to today's (May 5) New York Times, it might "endanger" millions of dollars of tax breaks Disney receives from the state of Florida because the film will "anger" the Governor of Florida, Jeb Bush. The story is on page one of the Times and you can read it here (Disney Forbidding Distribution of Film That Criticizes Bush).

The whole story behind this (and other attempts) to kill our movie will be told in more detail as the days and weeks go on. For nearly a year, this struggle has been a lesson in just how difficult it is in this country to create a piece of art that might upset those in charge (well, OK, sorry -- it WILL upset them...big time. Did I mention it's a comedy?). All I can say is, thank God for Harvey Weinstein and Miramax who have stood by me during the entire production of this movie.

There is much more to tell, but right now I am in the lab working on the print to take to the Cannes Film Festival next week (we have been chosen as one of the 18 films in competition). I will tell you this: Some people may be afraid of this movie because of what it will show. But there's nothing they can do about it now because it's done, it's awesome, and if I have anything to say about it, you'll see it this summer -- because, after all, it is a free country.

Yours,

Michael Moore
mmflint@aol.com www.michaelmoore.com

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BailaGuapa
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posted 19 September 2003 17:24     Click Here to See the Profile for BailaGuapa   Click Here to Email BailaGuapa       Reply w/Quote


In queste notti di ritorno alle origini mi sono guardata su Italia 1 tutta la saga (e direi anche sega) di DJANGO con Franco Nero e poi uno che fà il figlio belloccio tristissimo personaggio....
Ora, sinceramente non ho mai avuto una gran passione per lo spaghettiwestern, a parte quelli con Tomas Milian, ma questo veniva citato come un capolavoro del genere per la creazione di questo strano personaggio (Django) che girava trascinandosi una bara e proteggendo gli sfigati repressi messicani...
Il film viene spesso citato come fonte di ispirazione (ricordate Beck in "Loser" o i Guns'n'Roses in "Don't cry"?? e chissà quanti altri ancora...)...però io non l'ho mica capito il perché...ok, bella la metafora della bara come morte interiore (dopo la morte di moglie e figlia e quindi della vita stessa)...ma per il resto?
Dovrò rileggermi qualche testo specifico...magari tra qualche anno lo capirò, sono un pò tanto tarda!

Baila....Guapa...Vamosamatarcompagneros....Baila....

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l'archivista
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posted 18 September 2003 20:34     Click Here to See the Profile for l'archivista   Click Here to Email l'archivista       Reply w/Quote


Non male l’opera di Bellocchio “Buongiorno, notte”, film diligente impertinente, excursus storico manco troppo lontano, dove però sembrano già distanti anni luce i basettoni, i capelloni e lo sposo con la zampa. Piuttosto lento nello svolgimento si carica di un’emotività tutta propria, fatta di sentimentalismi + comuni che brigatisti, fatta di quotidianità che chissà mai se poi…in certi momenti. Moro, grazie alla sceneggiatura che supera la reale sceneggiatura, sembra il buon padre cattolico, pronto a sacrificare la propria vita se non fosse per quel bravo nipotino…, invece il commando è una banda sbandata imbevuta di ideali già esauriti in partenza e strani rituali religio-bellici. Dimensione onirica che prepotentemente entra nel cinema sovietico postzarista, così come i sonni, i sogni e le speranze hanno la colonna sonora di regime. Bello, però, Bellocchio che appare alla Hithcock e che si permette un fittizio anacronismo sotto forma di bandiera arcobaleno, trovate neanche troppo geniali ma azzeccate, tanto forse da meritare qualcosina in più nella parca manifestazione veneziana dove il top del fico è Stallone in aiuto di un povero vecchio malmenato.

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chacka
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posted 07 July 2003 12:09     Click Here to See the Profile for chacka   Click Here to Email chacka       Reply w/Quote


In Linea con l'assassino
di Joel Schumacher con Colin Farrell, Forest Whitaker, Kiefer Sutherland, Katie Holmes
[Usa 2002 '81]

---
Dai Ragazzi dove andiamo?
DAI ANDIAMO AL CINEMA?
SI PERO' CHE FILM GUARDIAMO?
Uno di quei porno assatanati con le fighe tutte nude
(oh yeah!)
VaccheZozzeLesbiche&Puttane
(oh yeah!)
---PaolinoPaperinoBand---PornoTu---Fetta


eeeeeeevabbene che costa 2 euro andiamo al cinema..
evvvvaaabbene non andiamo a vedere GuuuddbaI Lenin che non c'avete voglia.
Andiamo a vedere Maicol Sciumacher.
Vabbò. La premessa è carina, questo che entra nella cabina e non ci esce perchè un cecchino lo cecca e non lo lascia andare senno ci fa saltare il cuoio capelluto.
Vabbò. Regia un po' troppo minchia cisti oh, siamo americani, montiamo tutto veloce, siamo troppo per le inquadrature che non ce nè per nessuno.
Personaggi odiosi per essere odiosi, iperattivi ma iperfichi. Critica perchè se non si è critici non ci piace fare films, e vabbò.
Dura poco, almeno, sennò sai che palle 2 ore in una cabina del telefono?
Almeno Hitchcock (che era lui) Nodo alla Gola l'ha fatto per primo..
però insomma, st'assassino in linea c'ha na bella voce.
però insomma. banale ma almeno facciamo qualcosa no?

Voto :oh, ma la tettona là davanti è Alice?

<= chacka =>

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pestopio
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posted 04 May 2003 15:31     Click Here to See the Profile for pestopio       Reply w/Quote


quote:
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Originally posted by mestopio:


Francesco Nuti, il “malincomico”, annuncia a sorpresa la propria morte. Non per cause naturali, come ipotizzò Paolo Villaggio (benissimo sopravvissuto al fatidico 14 dicembre), ma per suicidio. “Il termine è il 15 febbraio. Poi, se non ci sono novità, me ne volo via. Forse non sarà quello il giorno esatto, sceglierò tempi e modi, ma la farò finita”, ha promesso all’AdnKronos. L’attore-regista dall’inconfondibile fossetta sul mento dice di trovarsi in una “profonda crisi personale e finanziaria”. E aggiunge: “Non riesco più a lottare. Dai produttori, gente che ho fatto arricchire per tanti anni, ricevo solo rifiuti. Io so fare solo il mio mestiere, non mi va di fare fiction o pubblicità per mantenermi. Ma farò in tempo a terminare la mio biografia, che sarà pubblicata postuma”.

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Nuti alla meta ?


Quella che sembrava una trovata s'è rivelata quasi vera.é ancora in ospedale,dal 23 aprile,Francesco Nuti,dopo che è stato soccorso,privo di sensi ,nella sua casa ai Parioli.

Anche qui un sacco di palle,c'è chi dice che s'era fatto,chi che s'è ingoiato due scatole di Tavor,chi dice che stava quasi morto,chiuso nella sua stanza da oltre una settimana, e c'è chi come Costanzo,merda umana come non mai, fa queste cose :


“Caro Francesco, ho appreso da amici comuni che da una settimana o poco più non esci di casa, non ti alzi dal letto e, a chiunque abbia cercato di trasferirti in un luogo dove poterti curare, hai risposto con un diniego...”.

Inizia così la lunga e accorata lettera scritta dall’onnipresente Costanzo, da qualche tempo star anche della carta stampata oltre che del video, al suo caro amico Francesco Nuti, ultimamente non proprio in buone acque. Una lettera che il quotidiano Il Messaggero ha pubblicato oggi in prima pagina, visto il probabile interesse dei lettori, e che continua a pagina 21, in taglio basso, spalmata su ben tre colonne.

Non un semplice messaggio che tenta di fare breccia nel cuore del disperato attore , ma una missiva dal sapore un po’ furbetto che, ci perdonino i benpensanti, nasconde il sapore di una trovata pubblicitaria. Perché Costanzo, dichiaratosi fedele amico di Nuti, invece di dare alle stampe le sue preoccupazioni, non ha personalmente telefonato all’amico comunicandogli le sue altissime elucubrazioni? La risposta non ci è data di sapere. Anzi. Costanzo, giustificatosi con banali questioni di tempo (certo non poca cosa per uno che minaccia di togliersi la vita) poi si contraddice: “Ho saputo che mi avevi cercato non molti giorni fa ed ho rimandato il momento di chiamarti”. Già, meglio scrivere un bell’articolo. Probabilmente farà più effetto sull’audience.

“Ho parlato col tuo amico il sindaco Walter Veltroni, il quale stava cercando anche lui il modo di convincerti ad affrontare un percorso sanitario immediato... Ma se ci fossimo chiamati, ti avrei aggiunto: caro Francesco, c’è un momento nel quale bisogna crescere, diventare adulti. La verità è che difendere il successo è impresa assai più ardua che il raggiungerlo... la forza per riprendere il bandolo di una carriera la dobbiamo trovare in noi stessi”. Ottima consolazione. Francesco da oggi, potrà prendere coscienza del suo terribile stato e magari, perché no, iscriversi a un bel corso in palestra. Anche il fisico, si sa, in questi casi aiuta.


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chacka
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posted 28 April 2003 14:29     Click Here to See the Profile for chacka   Click Here to Email chacka       Reply w/Quote


Solaris

di Steven Soderbergh con George Clooney, Natascha McElhone, Jeremy Davies, Viola Davis, Ulrich Tukur
Produzione: James Cameron, Jon Landau, Rae Sanchini [Usa 2002 '94]http://www.solaristhemovie.com

A.a.aaaaaattteggiamento psicotico/ attitudine mentale che ti BRRRRRRRR!/che ti entra nel cervello/ sei anormale/ mentre gli altri salgono scale/
tu le scale ce le hai in testa/ fatte da un martello che non cede non s'arresta!/
come una spirale/ chetiavvolge/ una coperta(aaaaAArggh!)
senza buchi fuori senza uscite all'aria aperta
senti un impulso che ti/ pum pum pum PUM!/che ti entra nel cervello
A D R E N A L I N A :
allora schizzi, ti alzi, non tieni gli occhi chiusi e ti ripigli, ti flashi, ti lasci /
in alto più in alto / ondeggi e cadi indietro
e un due trequattro gradini e vedi chiaro...

///La Wedra///Funkadelico1996///Spirale///

Non esiste una risposta, solo scelte


La sensazione di aver sbagliato tutto, di averla ricordata nel modo sbagliato


I fatti abitudini, i gesti solo riflessi

finiti gli slogan Cameroon non è un cazzone e non produce minchiate, Sodenbergh non è un cretino, è solo pazzo, quindi è un genio.
Un pianeta che incarna (fisicamente, realmente, entità materiali) le voglie, le perversioni, i desideri, le manie degli uomini.
Le storie personali sono pretesti, pretesti per una seconda possibilità, per un vortice che annulla ogni certezza materiale, dio, la vita, la morte, qualcosa...
Ne esce un guazzbuglio ordinato ed asettico, che sfinisce nella perfetta lucidità tecnica dei monitor al plasma, che ammalia nella dolorosa realtà, che provoca un buco all'altezza dell'ombelico che inzia a roteare, mulinello incotrollabile di sensazioni, pensieri, emozioni...


Voto:Trombiamo?
no, ho mal di testa.

<= chacka =>

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l'archivista
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posted 16 April 2003 11:55     Click Here to See the Profile for l'archivista   Click Here to Email l'archivista       Reply w/Quote


E va beh, oh belin, andiamo al cinema, benchè non ci sia un cazzo da vedere...cmq, Sala Sivori, "Secretary".
Salutato dalla stampa specializzata internazionale come cult del proibito, pubblicità del sadomaso, cuginetto delle imprese del marchese de sade, si presenta in realtà come un soft da prima serata o quasi.
Come sempre, peraltro, i trailers, specchietti per le allodole, mostravano le scene + "hard", mentre nei racconti di coloro che già lo avevano visto, spuntavano episodi di persone che davanti a certe scene si sarebbero allontanati dal cinema indignati.
Quindi inizio e preamboli che potrebbero dare, dopo trama che, dalla immaginifica masturbazione dell'avvocato in poi, trascende in saga amorosa con risvolti umoristici,per non parlare del lato sessuale che non viene praticamente mai mostrato.
Voto: 5, tavanata semigalattica.

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gus...van sant
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posted 26 March 2003 18:22     Click Here to See the Profile for gus...van sant   Click Here to Email gus...van sant       Reply w/Quote


Aki a Hollywood
Mentre il remake della Lina,in salsa english red,di quella gran faccia di cazzo di Guy Ritchie,classico inglese di merda alla David Beckam,finisce giustamente alla gogna,facendo il botto ai Razzie,un'impeto di sdegno mi porta a scrivere di quella marronata degl'Oscar 2003.

Premesso che leggenda vuole che lo spettacolo abbia 1 miliardo di telespettatori,
che questa edizione,causa War Gulf 2,è stata la meno vista della storia.
Che la retorica e la mafia degli studios ancora una volta han dominato,
dicevo dello sdegno per la mancata vittoria di AKI KARISMATIK e del suo "Uomo senza passato",quale miglior film noU.S.A.

Una delusione fortissima,rabbiosa subdolamente da DAP,lenita solo dal fatto che il mitico AKI,non era presente a Hollywood,alla cerimonia.

La retorica mediatica dice che Aki non c'era,come altre personalità di cui ignoro il nome, per protesta anti war,in realtà Aki se ne stava beatamente a fare i cazzi suoi nel nord della finlandia in totale disaccordo sulla sua nomination..e cmq come già postato,mesi fa, a Cannes beccammo Aki inseguito dagl'Holly Man, quindi ,colgo l'occasione per ribadirlo:

Aki ,stai all'occhio !!Resistenza!!!

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