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| Author | Topic: nuvole in viaggio e viaggio tra le nuvole.. |
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ahahah ++ Posts: 100 |
Gommorra: «I boss volevano mettere le mani sul film» Rivolgendosi a Roberto Saviano, lo scrittore di Gomorra minacciato dalla camorra, Annalena (Benini) ha ironizzato sulla prima pagina del Foglio: «Sei uno scrittore (con la scorta, ma non è una tragedia)». Quello che segue è il diario di un’intervista a Saviano e dimostra l’esatto contrario di quanto sostenuto da Annalena del Foglio: vivere alla Saviano, scrittore con scorta, non è allegro. Mercoledì 23 aprile scorso. Giovedì 24 aprile. Lunedì 28 aprile. Martedì 29 aprile Mercoledì 30 aprile. Week end del Primo Maggio. Martedì 6 maggio. Mercoledì 7 maggio. Giovedì 8 maggio Dimmi di Servillo. «Servillo e io, anche se di generazioni diverse, ci siamo formati nella provincia del Sud e lo abbiamo considerato non uno svantaggio ma un privilegio. Siamo ossessionati entrambi dall’idea che il nostro mestiere possa essere necessario. E non semplicemente bello. Fare arte in certi territori non è una scelta di gusto, un modo per distrarsi o campare, ma è l'unico modo per vivere. Non rinnegare, non andarsene, non sottrarsi, non accecarsi. Servillo mi ha insegnato questo. E ad avere sempre uno sguardo alto. Quando abbiamo scritto la sceneggiatura, avevamo lui in mente per la parte di Franco, trafficante di rifiuti. A me non interessa raccontare le colpe, non solo almeno. Mi interessa molto motivare le ragioni che ognuno si dà. Servillo dice chiaramente nel film: “Non sono io che ho inventato l’amianto, io risolvo problemi creati da altri”. E non li risolve minacciando. Sono i contadini che gli vendono la possibilità di sversare i rifiuti tossici nelle loro terre». Che differenze ci sono tra romanzo e film? «Rispetto al romanzo il film racconta l’aspetto antropologico, le stanze, gli odori, i massacri. È una apocalisse. Nella Gomorra di Garrone non c’è l’ossessione del business come nel libro. C’è il vivere in guerra, una guerra a qualche kilometro da Roma. Non dimentichiamo che la camorra ha ucciso 4mila persone da quando sono nato. Il terrorismo in tutti gli anni di piombo ne ha ammazzate 600... Le mafie in Italia hanno ucciso, negli ultimi trent’anni, circa 10mila persone. Più morti che nella striscia di Gaza. Ma è una guerra ormai considerata fisiologica che non genera scandalo. Credo che Gomorra sia un film che riscrive completamente l’immaginario criminale. A sparare sono attori che spesso hanno sparato nella vita reale. Si spara di fretta e senza alcuna belluria estetica. Le armi sono brutte, hanno rumori secchi senza eco, si conservano addosso senza fondine tra le mutande, tirate su con l’elastico degli slip. Spesso gli attori, mi hanno raccontato, facevano fatica a distinguere la loro vita reale da quello che Matteo gli chiedeva di recitare. C’è una scena del backstage molto bella, gli attori iniziano a litigare su chi deve ammazzare in una scena. Un attore blocca tutto “li devo uccidere io”, e l’altro “mannò, Matteo avevi deciso che li dovevo ammazzare io”. A un certo punto un attore, guardando in telecamera un po’ triste, chiede “ma perchè tutti ci vogliono ammazzare?”. Il film è riuscito a riprodurre, anche nella realizzazione, una certa follia estetica violenta della mia terra». Conoscevi già Rushdie? Cosa hai letto di lui? «È stato di una cordialità disarmante. In genere, è molto severo. Ho amato molto I figli della mezzanotte, che è un capolavoro, la storia dei 1001 bambini che nascono in India allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, data dell’indipendenza indiana. Mi ricordo sempre la sua frase “se vuoi descrivere una persona devi inghiottire il mondo”. Salman mi è venuto incontro mi ha abbracciato forte e abbiamo iniziato a parlare. Non mi aspettavo che avesse letto il mio libro. Quando gli ho chiesto come fare per conservarmi come scrittore, non fissarmi in una sorta di immagine antimafiosa, quando gli ho mostrato la rabbia di voler continuare a scrivere come unica forma della mia possibilità di libertà, lui mi ha detto “it’s my life”. Erano problemi che lui stesso aveva affrontato». Rushdie ti ha detto che il potere teme la letteratura, gli scrittori. Alessandro Piperno, invece, dice, a proposito del tuo caso, che non è la letteratura che fa paura al crimine ma la risonanza sui media. «Nella società mediatica l’indifferenza e il silenzio sono i migliori modi per far morire una notizia, essiccare un pensiero, marginalizzare un individuo. Se tu arresti, se sequestri le copie, generi attenzione. Se generi attenzione generi mercato e se generi mercato permetti conoscenza. Questo è il meccanismo. Le mafie questa cosa l’hanno capita e non si comportano come nella Russia sovietica dove il libro dissidente, per il solo fatto di esser scritto, doveva essere bruciato e l’autore arrestato. I clan sanno benissimo che in una società democratica non si può negare il diritto di parola. Le strade allora sono due: diffamarti e poi spaventarti. Non c’è mai pallottola senza che prima ti abbiano distrutto come immagine, abbiano minato la tua credibilità. I boss hanno rivolto, a chi mi odia, una specie di appello a unirsi per smontarmi, fregarmi, sbugiardarmi. Del resto così si fa anche con i magistrati, si cerca di lasciarli emergere così, una volta emersi, mettono in ombra i colleghi. E questi ultimi spesso li isolano. Falcone una volta disse una cosa terribile “la mafia uccidendomi mi darà ragione”. Le mafie vogliono rimanere nei confini degli addetti ai lavori, della cronaca locale. Loro adorano la cronaca locale perchè li tiene informati e spesso li rafforza nel simbolo del loro potere. Il Sud Italia è pieno di giornali “monografici” sulla mala. Giornali stracquistati dagli affiliati... Gomorra è andato ben oltre quel circuito. Io voglio credere in una parola che sappia mutare le cose, in un ruolo dello scrittore non marginale, rinchiuso negli elzeviri. Non ho una visione accademica o elitaria. Non credo che utilizzare, seppur centellinandola, la tv sia sconveniente, o il web o spazi come myspace e facebook, gli spazi delle nuove generazioni che non servono solo a cazzeggiare. Non vengo da una generazione per cui il margine è garanzia di qualità, e se c’è il rischio che a volte i media stravolgano è un rischio che si corre. Molte volte non mi rivedo in come mi descrivono ma fa parte della sfida e del prezzo di voler parlare ed esporsi. Solo tenendo le mani in tasca non ci si sporca. Uno dei miei maestri, Fofi, me lo diceva sin da ragazzino, senza condividere non ha senso leggere e scrivere». In questa storia, meno male, c’è anche qualcosa di divertente. Come l’editing che i camorristi facevano delle copie taroccate di Gomorra. Raccontami. «Beh, hanno fatto copie false di Gomorra, vendute a 5 euro alla stazione di Napoli, distribuite nel periodo natalizio quando sapevano che sarebbero finite presto nelle librerie. Un giorno mi hanno portato una copia con un intero capitolo riscritto dal boss (credo che sia stato lui) cui era dedicato il capitolo. Fatto sta che c’erano copie di Gomorra false con un capitolo mutato. Poi c’è qualche boss che chiede i diritti d’autore, perchè racconto storie della sua vita». Hai fatto notare che nell’ultima campagna elettorale sia a destra che a sinistra hanno evitato di parlare di mafia e appalti. Gomorra non è servito a niente? «I lettori sono spesso più avanti, e molto, rispetto alla politica». Che ne pensi dell’Italia uscita dalle elezioni? «Che molti intellettuali di questo Paese non riescono più a capirlo. E raccontarlo». Ci sono state accoglienze diverse nei tanti Paesi dove Gomorra è stato tradotto? «Andare all’estero e vedere come il pubblico reagisce è esperienza quasi mistica. In Scandinavia avevo librerie stracolme, con la fila fuori e non capivo. Capii quando mi presentarono come Roberto Soprano. Come Tony Soprano! Gomorra veniva letta come la versione reale della fiction da loro adorata. In Canada hanno preso Gomorra come un libro che poteva essere utile a comprendere gli enormi flussi finanziari criminali che arrivavano lì senza che governi e polizie locali dicessero nulla. In Francia come il libro sull’Italia terribile e desolata. A Parigi un famoso intellettuale mi ha detto «io amo voi, amo i libici, i turchi, i tunisini, i napoletani, tutti voi senza una società democratica”. Non mi sono offeso, mi riconosco in questa appartenenza mediterranea ma il suo tono, in merito alla democraticità, non mi è piaciuto. In Giappone è stato uno scandalo...». Sai che è difficilissimo avere un successo mondiale come il tuo che, per giunta, è un successo calvinisticamente corretto, come direbbe Piperno, cioè un successo meritatissimo? «È per me incredibile che Gomorra sia piaciuto a Joe Pistone, che l’abbiano letto Gandolfini, Scorsese, il mitico Nick Mancuso (attore di western e film di mafia) e Ian McEwan. Io mi sento quello di sempre. Che va in palestra per sentirsi meno solo, con il mio braccio tatuato maori, e con l’ossessione di raccontare letterariamente il budello del mondo». Fine intervista. Venerdì 9 maggio Il Corriere |
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gus...van sant + Posts: |
e bbasta con stò faranai !che una volta si misurava la temperatura della figa.
Spero che nessuno rida guardando Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, nonostante il susseguirsi di gag, di battute, di trovate apparentemente comiche in questo film che non lascia neppure un fotogramma senza una netta intenzione politica. L’intenzione è una implacabile accusa contro il presidente americano George Bush, una arringa senza pause e senza tregua. Ma né la frequente scossa di comicità né la forza dell’accusa sono il vero filo conduttore del film. Contro le apparenze, contro le involontarie risate che farete guardandolo, Fahrenheit è un film tragico, percorso da una profonda tristezza e da un filo, appena un filo di speranza. Quello che vedete vi sembrerà una presa in giro di George Bush, un uomo disorientato e incapace - ma sostenuto da amici potenti - che vince le elezioni col trucco e dichiara con l’inganno una guerra pericolosa, dall’esito paurosamente incerto («10 anni per uscirne», ha annunciato nei giorni scorsi il quotidiano americano «Usa Today»). L’uomo che vedete, vero protagonista del film, vi apparirà qualcuno che non è intelligente, non è spiritoso, non ha alcun carisma, non è in grado di richiamare attenzione, raramente completa (se non legge) una frase, raramente pronuncia giusto un nome o una parola che non gli siano consueti, e spesso appare incerto in attesa di un copione. D’accordo, con i montaggi si fanno miracoli e questo film di Michael Moore è un capolavoro di montaggio. Ma non c’è montaggio in un punto chiave della storia. Il giorno è l’11 settembre, il luogo è una scuola elementare della Florida, l’ora, sovraimpressa alla scena fin dal momento in cui quella sequenza è stata ripresa, indica che sono le 9 del mattino. Attenzione, le 9 del mattino dell’11 settembre. Sono passati 15 minuti dal momento in cui il primo aereo dirottato è andato a esplodere contro la prima delle due torri gemelle, quella più a nord-est. Nell’inquadratura si vede che qualcuno comunica qualcosa al presidente, che guarda nel vuoto e poi comincia a leggere per i bambini da un libro di fiabe. Sono passati 11 minuti dall’impatto mortale di un altro aereo dirottato contro la seconda torre, quella di sud-ovest. Infatti vediamo che il presidente degli Stati Uniti viene avvertito con la frase «signor presidente, il Paese è sotto attacco». Sono le 9,06, le 9,07, le 9,10 (leggiamo lo scandire dei minuti in basso a sinistra) e Bush - che ha smesso di leggere la fiaba - non si muove e guarda in modo interrogativo verso la camera. Quel viaggio per visitare bambini e scuole in uno Stato governato dal fratello Jeb evidentemente non prevedeva la presenza di un consigliere capace di intervenire e decidere. C’è scritto 9,15 sullo schermo, quando si vede qualcuno che viene a prendere Bush. «Non mi convince, nessuno è così stupido», ha detto Norman Mailer, lo scrittore americano, intervistato dal figlio sul «New York Magazine» del 9 agosto. Nessuno ha smentito Moore Rock nei carri armati
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gus...van sant + Posts: |
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chacka ++ Posts: 717 |
La catena di fast food McDonald's inizialmente aveva deciso di non dare grande importanza al film di Morgan Spurlock Super size me, che racconta gli effetti devastanti di un mese di dieta ad hamburger e patatine fritte. Ma dopo che il film, nei primi giorni di programmazione in Australia ha battuto ogni record d'incasso per un documentario, il gigante dei fast food ha deciso di passare al contrattacco con una campagna pubblicitaria per rispondere al film di Spurlock: secondo alcuni nutrizionisti, Spurlock avrebbe mangiato in un mese quello che una persona normale mangia in otto anni [15]. |
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chacka ++ Posts: 717 |
quote: ---------- Originally posted by gus...van sant: La scelta di Quentin: 'La politica non c'entra' Quantin Tarantino, presidente della giuria di Cannes 2004 ... La prima cosa che 'the president' vuole puntualizzare era già emersa ieri sera, sussurrata in un orecchio al vincitore Michael Moore sul palco del Lumière: "Quello che mi interessa - precisa il presidente - sono i film e non la politica: se poi queste due cose si incontrano tanto meglio". ... Non abbiamo considerato tanto le cose che vengono dette da Michael Moore, anche perché queste sono già venute alla luce nei media americani, ma piuttosto l'aspetto satirico, ironico del film e anche la sua scelta dei tempi giusti". .l'unità. La libertà secondo Bush: vietato ai minori di 17 anni il film di Michael Moore La censura «cacciata dalla porta» è rientrata dalla finestra: «Fahrenheit 9/11» negli Usa è stato vietato ai minori di 17 anni non accompagnati, bollato cioè con la classificazione «R». Dopo il tentativo di non farlo uscire nelle sale americane, «sventato» grazie all’intervento di una distribuzione indipendente nata ad hoc e alla spinta propulsiva innescata dalla vittoria della Palma d’oro, il documentario di Michael Moore si trova nuovamente di fronte a un tentativo di «censura». Contro il quale i suoi distributori annunciano battaglia, o meglio «un ricorso d’urgenza» poiché il film anti-Bush è atteso nei cinema Usa il 25 giugno. Per il presidente della distribuzione Lions Gate Films, Tom Ortenberg, la classificazione «R» imposta dalla Motion Picture Association of America (MPAA), il grande sindacato americano degli industriali del cinema, è «completamente ingiustificata» e per questo avvierà una procedura di «appello urgente». Del resto basta leggere la motivazione del divieto per capire che dietro alla «R» c’è altro. Si parla di «immagini violente e disturbanti» e che la sua diffusione deve essere limitata «per il suo linguaggio». Come se di violenza e di «linguaggio poco adatto ai ragazzi» non fossero pieni i soliti blockbuster hollywoodiani abitualmente esenti da certi divieti. La preoccupazione evidentemente è un’altra. E la rivela lo stesso Michael Moore commetando il divieto al suo film: «Sfortunatamente è probabile che molti adolescenti che hanno 15 e 16 anni siano chiamati e arruolati per servire in Iraq il loro Paese nei prossimi due anni - ha dichiarato il regista -. Se hanno l'età per essere arruolati e se sono giudicati capaci di combattere e rischiare la loro vita, meritano certamente di essere autorizzati a vedere ciò che accade in quella terra». «Fahrenheit 9/11», infatti, oltre a puntare il dito sui rapporti d’affari tra i petrolieri Bush e i Bin Laden è, a partire da questo «dettaglio», un potente atto d’accusa contro la guerra in Iraq scatenata ad uso privato dalla famiglia del presidente americano. Lo racconta in modo così chiaro Michael Moore che anche un ragazzino può capirlo. E può capire anche che per quella «guerra privata» ha bisogno di soldati, gli stessi che vengono arruolati tra quei ragazzi il cui futuro altro non può riservare che disoccupazione, violenza ed emarginazione. Lo mostra chiaramente «Fahrenheit 9/11» quando ci porta al seguito dei «reclutatori» dell’esercito nelle periferie degradate delle province più sperdute, nei paesini delle aree più depresse dove la disoccupazione tocca cifre record. Come si può far vedere tutto questo ai giovani americani? In attesa del buon esito del ricorso presentato contro il divieto dal combattivo distributore del film, Moore, invece, smentisce la notizia dell’altro giorno che annunciava una sua nuova pellicola su Tony Blair: «Un film su Blair? Era tutto uno scherzo», spiega il regista dal suo sito web. «Mi spiace averti spaventato Tony - conclude -. Stavo solo scherzando». |
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gus...van sant + Posts: |
by kataweb cinema La scelta di Quentin: 'La politica non c'entra'
T-shirt nera e il suo modo bizzarro di parlare gesticolando, il regista di 'Pulp fiction' difende più volte la sua scelta: "Fahrenheit 9/11 è il miglior film in competizione. Non abbiamo considerato tanto le cose che vengono dette da Michael Moore, anche perché queste sono già venute alla luce nei media americani, ma piuttosto l'aspetto satirico, ironico del film e anche la sua scelta dei tempi giusti". "Un film non deve necessariamente avere delle buone immagini - spiega Tarantino - , può essere profondo, far ridere; non contano le immagini. Vedere le foto dei prigionieri torturati con un sacco di plastica in testa mi ha costretto a girare la testa, ma mi hanno anche molto commosso". Ma in una giuria che, come ha detto sempre il suo presidente, "ha bevuto molto, mangiato e discusso tantissimo su ogni singolo film e in modo democratico" c'è chi sembra aver preso le parti di Moore da un altro punto di vista: "In Fahrenheit si ride e si piange - dice Emmanuelle Beart - ma non si può considerare un film anti-americano, è un lavoro che parla in un altro modo dell'America". Per il regista cinese Tsui Hark, è semplicemente un film "choccante che parla di drammi reali ed umani". Mentre per l'attrice americana Kathleen Turner, il lavoro di Moore "inaugura un nuovo genere di film". Insomma, tutti d'accordo. Almeno in giuria. A margine della conferenza stampa, viene chiesto a Tarantino un parere sul film italiano 'Le conseguenze dell'amore' di Paolo Sorrentino, unico in concorso per il nostro paese. Caustica la risposta: "Qualcuno in giuria lo ha difeso". |
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franko ++ Posts: 130 |
[QUOTE]Originally posted by chacka: non sapevo ndo cazzo metterlo.. Disney ha bloccato la Distribuzione del Mio Nuovo Film... di Michael Moore 5 Maggio, 2004 Michael Moore |
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chacka ++ Posts: 717 |
non sapevo ndo cazzo metterlo.. Wednesday, May 5th, 2004
I would have hoped by now that I would be able to put my work out to the public without having to experience the profound censorship obstacles I often seem to encounter. Yesterday I was told that Disney, the studio that owns Miramax, has officially decided to prohibit our producer, Miramax, from distributing my new film, "Fahrenheit 9/11." The reason? According to today's (May 5) New York Times, it might "endanger" millions of dollars of tax breaks Disney receives from the state of Florida because the film will "anger" the Governor of Florida, Jeb Bush. The story is on page one of the Times and you can read it here (Disney Forbidding Distribution of Film That Criticizes Bush). The whole story behind this (and other attempts) to kill our movie will be told in more detail as the days and weeks go on. For nearly a year, this struggle has been a lesson in just how difficult it is in this country to create a piece of art that might upset those in charge (well, OK, sorry -- it WILL upset them...big time. Did I mention it's a comedy?). All I can say is, thank God for Harvey Weinstein and Miramax who have stood by me during the entire production of this movie. There is much more to tell, but right now I am in the lab working on the print to take to the Cannes Film Festival next week (we have been chosen as one of the 18 films in competition). I will tell you this: Some people may be afraid of this movie because of what it will show. But there's nothing they can do about it now because it's done, it's awesome, and if I have anything to say about it, you'll see it this summer -- because, after all, it is a free country. Yours, Michael Moore |
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BailaGuapa ++ Posts: 106 |
In queste notti di ritorno alle origini mi sono guardata su Italia 1 tutta la saga (e direi anche sega) di DJANGO con Franco Nero e poi uno che fà il figlio belloccio tristissimo personaggio.... Ora, sinceramente non ho mai avuto una gran passione per lo spaghettiwestern, a parte quelli con Tomas Milian, ma questo veniva citato come un capolavoro del genere per la creazione di questo strano personaggio (Django) che girava trascinandosi una bara e proteggendo gli sfigati repressi messicani... Il film viene spesso citato come fonte di ispirazione (ricordate Beck in "Loser" o i Guns'n'Roses in "Don't cry"?? e chissà quanti altri ancora...)...però io non l'ho mica capito il perché...ok, bella la metafora della bara come morte interiore (dopo la morte di moglie e figlia e quindi della vita stessa)...ma per il resto? Dovrò rileggermi qualche testo specifico...magari tra qualche anno lo capirò, sono un pò tanto tarda! Baila....Guapa...Vamosamatarcompagneros....Baila.... |
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l'archivista ++ Posts: 977 |
Non male l’opera di Bellocchio “Buongiorno, notte”, film diligente impertinente, excursus storico manco troppo lontano, dove però sembrano già distanti anni luce i basettoni, i capelloni e lo sposo con la zampa. Piuttosto lento nello svolgimento si carica di un’emotività tutta propria, fatta di sentimentalismi + comuni che brigatisti, fatta di quotidianità che chissà mai se poi…in certi momenti. Moro, grazie alla sceneggiatura che supera la reale sceneggiatura, sembra il buon padre cattolico, pronto a sacrificare la propria vita se non fosse per quel bravo nipotino…, invece il commando è una banda sbandata imbevuta di ideali già esauriti in partenza e strani rituali religio-bellici. Dimensione onirica che prepotentemente entra nel cinema sovietico postzarista, così come i sonni, i sogni e le speranze hanno la colonna sonora di regime. Bello, però, Bellocchio che appare alla Hithcock e che si permette un fittizio anacronismo sotto forma di bandiera arcobaleno, trovate neanche troppo geniali ma azzeccate, tanto forse da meritare qualcosina in più nella parca manifestazione veneziana dove il top del fico è Stallone in aiuto di un povero vecchio malmenato. |
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chacka ++ Posts: 717 |
In Linea con l'assassino di Joel Schumacher con Colin Farrell, Forest Whitaker, Kiefer Sutherland, Katie Holmes [Usa 2002 '81] ---
Voto :oh, ma la tettona là davanti è Alice? <= chacka => |
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pestopio ++ Posts: 86 |
quote: ---------- Originally posted by mestopio: Francesco Nuti, il “malincomico”, annuncia a sorpresa la propria morte. Non per cause naturali, come ipotizzò Paolo Villaggio (benissimo sopravvissuto al fatidico 14 dicembre), ma per suicidio. “Il termine è il 15 febbraio. Poi, se non ci sono novità, me ne volo via. Forse non sarà quello il giorno esatto, sceglierò tempi e modi, ma la farò finita”, ha promesso all’AdnKronos. L’attore-regista dall’inconfondibile fossetta sul mento dice di trovarsi in una “profonda crisi personale e finanziaria”. E aggiunge: “Non riesco più a lottare. Dai produttori, gente che ho fatto arricchire per tanti anni, ricevo solo rifiuti. Io so fare solo il mio mestiere, non mi va di fare fiction o pubblicità per mantenermi. Ma farò in tempo a terminare la mio biografia, che sarà pubblicata postuma”. ----------
Anche qui un sacco di palle,c'è chi dice che s'era fatto,chi che s'è ingoiato due scatole di Tavor,chi dice che stava quasi morto,chiuso nella sua stanza da oltre una settimana, e c'è chi come Costanzo,merda umana come non mai, fa queste cose :
Inizia così la lunga e accorata lettera scritta dall’onnipresente Costanzo, da qualche tempo star anche della carta stampata oltre che del video, al suo caro amico Francesco Nuti, ultimamente non proprio in buone acque. Una lettera che il quotidiano Il Messaggero ha pubblicato oggi in prima pagina, visto il probabile interesse dei lettori, e che continua a pagina 21, in taglio basso, spalmata su ben tre colonne. Non un semplice messaggio che tenta di fare breccia nel cuore del disperato attore , ma una missiva dal sapore un po’ furbetto che, ci perdonino i benpensanti, nasconde il sapore di una trovata pubblicitaria. Perché Costanzo, dichiaratosi fedele amico di Nuti, invece di dare alle stampe le sue preoccupazioni, non ha personalmente telefonato all’amico comunicandogli le sue altissime elucubrazioni? La risposta non ci è data di sapere. Anzi. Costanzo, giustificatosi con banali questioni di tempo (certo non poca cosa per uno che minaccia di togliersi la vita) poi si contraddice: “Ho saputo che mi avevi cercato non molti giorni fa ed ho rimandato il momento di chiamarti”. Già, meglio scrivere un bell’articolo. Probabilmente farà più effetto sull’audience. “Ho parlato col tuo amico il sindaco Walter Veltroni, il quale stava cercando anche lui il modo di convincerti ad affrontare un percorso sanitario immediato... Ma se ci fossimo chiamati, ti avrei aggiunto: caro Francesco, c’è un momento nel quale bisogna crescere, diventare adulti. La verità è che difendere il successo è impresa assai più ardua che il raggiungerlo... la forza per riprendere il bandolo di una carriera la dobbiamo trovare in noi stessi”. Ottima consolazione. Francesco da oggi, potrà prendere coscienza del suo terribile stato e magari, perché no, iscriversi a un bel corso in palestra. Anche il fisico, si sa, in questi casi aiuta.
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chacka ++ Posts: 717 |
Solaris
di Steven Soderbergh con George Clooney, Natascha McElhone, Jeremy Davies, Viola Davis, Ulrich Tukur A.a.aaaaaattteggiamento psicotico/ attitudine mentale che ti BRRRRRRRR!/che ti entra nel cervello/ sei anormale/ mentre gli altri salgono scale/ ///La Wedra///Funkadelico1996///Spirale/// Non esiste una risposta, solo scelte
finiti gli slogan Cameroon non è un cazzone e non produce minchiate, Sodenbergh non è un cretino, è solo pazzo, quindi è un genio.
<= chacka =>
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l'archivista ++ Posts: 977 |
E va beh, oh belin, andiamo al cinema, benchè non ci sia un cazzo da vedere...cmq, Sala Sivori, "Secretary". Salutato dalla stampa specializzata internazionale come cult del proibito, pubblicità del sadomaso, cuginetto delle imprese del marchese de sade, si presenta in realtà come un soft da prima serata o quasi. Come sempre, peraltro, i trailers, specchietti per le allodole, mostravano le scene + "hard", mentre nei racconti di coloro che già lo avevano visto, spuntavano episodi di persone che davanti a certe scene si sarebbero allontanati dal cinema indignati. Quindi inizio e preamboli che potrebbero dare, dopo trama che, dalla immaginifica masturbazione dell'avvocato in poi, trascende in saga amorosa con risvolti umoristici,per non parlare del lato sessuale che non viene praticamente mai mostrato. Voto: 5, tavanata semigalattica. |
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gus...van sant + Posts: |
Aki a Hollywood Mentre il remake della Lina,in salsa english red,di quella gran faccia di cazzo di Guy Ritchie,classico inglese di merda alla David Beckam,finisce giustamente alla gogna,facendo il botto ai Razzie,un'impeto di sdegno mi porta a scrivere di quella marronata degl'Oscar 2003. Premesso che leggenda vuole che lo spettacolo abbia 1 miliardo di telespettatori, Una delusione fortissima,rabbiosa subdolamente da DAP,lenita solo dal fatto che il mitico AKI,non era presente a Hollywood,alla cerimonia. La retorica mediatica dice che Aki non c'era,come altre personalità di cui ignoro il nome, per protesta anti war,in realtà Aki se ne stava beatamente a fare i cazzi suoi nel nord della finlandia in totale disaccordo sulla sua nomination..e cmq come già postato,mesi fa, a Cannes beccammo Aki inseguito dagl'Holly Man, quindi ,colgo l'occasione per ribadirlo: Aki ,stai all'occhio !!Resistenza!!! |
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