FREEDOM IS...AN OPINION... the ultimate beach? (Page 1)

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Author Topic:   the ultimate beach?
ahahah
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posted 29 June 2008 04:38     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


VITTORIO CECCHI GORI AI CONFINI DELLA REALTÀ (OLTRE LA CELLA DI REGINA COELI)


Italo Carmignani per “Il Messaggero”


Se fosse un film si potrebbe far partire dall’episodio della borsa, la richiesta di chiudere la porta dell’ufficio a Luisanna Figliolia, giudice per le indagini preliminari di Roma accusata di avere seguito troppo da vicino le vicende di Vittorio Cecchi Gori, produttore cinematografico, già patron della Fiorentina. Ma non è fiction la richiesta del pubblico ministero perugino Sergio Sottani di sospendere dalle funzioni il giudice Figliolia e non è solo scena l’accusa di concussione e abuso d’ufficio.

L’episodio della borsa spiega bene il motivo per cui il giudice, famoso per avere inflitto l’ergastolo ai brigatisti dell’omicidio di Massimo D’Antona, compresa Cinzia Banelli, e di essere stato inflessibile con “lady Asl”, si trova nella posizione scomoda dell’indagata. In fondo, come spiega Sottani, è stata la stessa Figliolia ad essersi «vantata di aver interceduto in senso favorevole a Cecchi Gori sia presso la Corte di Cassazione, per l’accoglimento di un ricorso nei confronti della Telecom, che presso il Tribunale Civile, Sezione Fallimentare, di Roma, garantendo di aver ottenuto il mutamento di assegnazione del giudice delegato, cioè mediante la sostituzione del dottor Terranova, ritenuto ostile agli interessi di Cecchi Gori..».

Perciò in quel rapporto amicale con il produttore che le permetteva di usufruire dell’appartemento londinese di Cecchi Gori e di avere molti dei suoi servigi, c’erano anche i regali. Racconta un avvocato-teste: «...la Figliolia mi indusse a capire che a lei piaceva molto una borsa Chanel (del valore di circa 3.000 euro) e insistette fino al punto che io rappresentassi questa circostanza a Vittorio il quale mi disse di comprargliela.


Tornati a Roma, il giorno che mi recai a comprarle la borsa, trovai il negozio chiuso, determinandomi di andare a comprare un’altra borsa, sempre di valore, presso il negozio “Stwart Wait Zman”. Dopo pochi giorni seppi che la Figliolia non aveva gradito la borsa (del valore di 700 euro) e che Vittorio fu costretto a inscenare una telefonata, con la Figliolia in sua presenza, al suo segretario Lattari per manifestare il suo disappunto per l’affronto subito per il regalo...».


La borsa, ma non solo. Per avere aiutato Cecchi Gori, ora detenuto nel carcere romano di Regina Coeli insieme con il suo collaboratore Luigi Barone per il crac della Safin - il giudice otteneva soggiorni a Londra e Sabaudia, una collana, ma anche il pagamento di una festa di compleanno. E soprattutto avrebbe indotto il produttore a stipulare con il marito, un commercialista, un contratto con un compenso mensile di centomila euro. Secondo i magistrati perugini, il giudice avrebbe frequentato il produttore pur sapendo che era indagato, ottenendo da lui elargizioni.

L'indagine prende le mosse dalla denuncia presentata dal filippino di Cecchi Gori, Ibarrientos Alfelor Nathan contro Pino Lattari, già segretario dell'ex patron, che avrebbe – stando all'esposto - minacciato l'inserviente con un'arma «al fine di impedirgli di rivelare a Cecchi Gori l'esistenza di una relazione sentimentale tra lo stesso Lattari con l'attrice Mara Loreto De Gennaro, meglio conosciuta con il nome d'arte di Mara Meis, fidanzata e convivente di Vittorio Cecchi Gori.

Ovviamente la relazione tra Lattari e Meis, vera o finta che fosse (e negata da entrambi ndr) non era nota all'imprenditore». Ed è proprio sulle dichiarazioni di Lattari e Meis (ma anche l'ex moglie Rita Rusic ha confermato la frequentazione della Figliolia a Palazzo Borghese) che si fonda l'inchiesta contro il giudice romano che nei prossimi giorni verrà sentito a Perugia da un altro, suo collega, giudice per le indagini preliminari.

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mestopio
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posted 26 June 2008 20:00     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


Il tour operator di Dio

Da “Il Foglio”


All’interno di una serie intitolata “Quei farabutti che hanno ben meritato”, il 5 gennaio del 2000 pubblicammo questo articolo sull’ex presidente dell’Istituto opere religiose (Ior), l’arcivescovo americano Paul Marcinkus. Ancora attuale. Paul Casimir Marcinkus, detto “Chink”, l’arcivescovo che fu presidente dell’Istituto opere di religione e che la magistratura italiana tentò invano di rinchiudere dietro le sbarre per il crac del Banco Ambrosiano, non ha mai avuto “le phisique du rôle” del pio sacerdote.


La sua specialità sono sempre state le acrobazie finanziarie, meglio se oscure e condotte in compagnia di non limpidissimi personaggi; le malelingue l’hanno persino accusato di avere un’amante e di aver complottato per avvelenare papa Luciani. Accuse un po’ troppo grosse. Di certo, più che Madonna Povertà amava la bella vita; e ha lasciato un bel buco nelle casse del Vaticano. Oggi, a 77 anni, vive ritirato in Arizona, con funzioni di viceparroco. Anche se non è raro incontrarlo in quella Roma che lo vide potentissimo e accanito giocatore di golf, la Roma dove abitano ancora molti amici e a lui piace d’estate cenare, in maniche corte, alla “Campana”.

Nato nel 1922 a Cicero, il sobborgo di Chicago noto per aver dato i natali ad Al Capone, da una famiglia di immigrati lituani, Paul Casimir aveva cinque fratelli. Il padre si guadagnava da vivere pulendo i vetri degli uffici. La vocazione si manifesta abbastanza presto: a tredici anni si iscrive a una scuola della diocesi e a diciotto si trasferisce nel seminario maggiore di St. Mary of the Lake a Munderlein, in Illinois, dove studia filosofia e teologia.

Nel ’47 riceve l’ordinazione sacerdotale e viene inviato in una parrocchia di un quartiere nella parte sudoccidentale di Chicago, in missione fra le giovani famiglie. Appena un anno dopo, Marcinkus viene trasferito al Tribunale diocesano e due anni dopo lo troviamo già a Roma per studiare diritto canonico. Nel 1952, mentre si trovava a Londra per una ricerca, fu raggiunto da una lettera del Vaticano che lo invitava a trascorrere due mesi presso la sezione inglese della Segreteria di Stato.

I professori della Gregoriana avevano infatti segnalato il nome di don Paul al factotum di Pio XII, monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI. Quel periodo di prova divenne definitivo. E Marcinkus si trasformò a poco a poco nel punto di riferimento romano per tutti gli americani. Durante il Concilio Vaticano II lo troviamo al lavoro per garantire i prezzi migliori per i voli transoceanici dei vescovi e la loro sistemazione negli alberghi romani. Nel ’63 fa costruire Villa Stritch (dedicata a un cardinale di Chicago), un complesso da un milione di dollari progettato per ospitare i prelati statunitensi, e ne diviene il primo rettore.


Ma la sua vera carriera coincide con i primi viaggi apostolici del Papa. Nel 1964 Paolo VI, che Marcinkus aveva aiutato a studiare inglese, gli chiede di organizzare la trasferta in India per il Congresso eucaristico. Le sue capacità organizzative si rivelano formidabili, tanto che da allora dirigerà ogni viaggio del Pontefice, da New York a Fatima, dall’Uganda al Cile. Tutti cominciano a chiamarlo “l’uomo del Papa”, mentre la sua preoccupazione per l’incolumità fisica di Paolo VI gli fa guadagnare il soprannome di “gorilla”.

Un nomignolo azzeccato, date l’imponente stazza e la folta peluria del prelato americano. Nel 1969 il Papa lo consacra vescovo e lo trasferisce alla guida allo Ior, pur non avendo Marcinkus alcuna competenza in fatto di banche e finanza. Passano pochi anni, e nel 1972 il suo nome viene tirato in ballo nello scandalo dei titoli azionari falsificati che il Vaticano avrebbe acquistato dalla mafia. L’indagine sulla “Vatican connection” è affidata all’Fbi.

Gli agenti entrano nelle sacre stanze e interrogano i più stretti collaboratori dell’allora Sostituto alla Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Benelli. Che da allora diventerà avversario di Marcinkus. Il prelato di Cicero viene prosciolto dall’accusa, ma quella data segna l’inizio della sua cattiva fama.

Sono gli anni in cui, grazie a potenti appoggi, Michele Sindona ha facile accesso al Vaticano. Così come il suo “allievo” Roberto Calvi, discusso presidente del Banco Ambrosiano, con cui lo Ior di Marcinkus entra presto in affari. Con l’aumentare del suo potere, “Chink” vede crescere anche il numero dei suoi nemici.

Profondamente indignato per il modo d’agire un po’ troppo disinvolto del presidente dello Ior è ad esempio il Patriarca di Venezia Albino Luciani, che a metà degli anni Settanta ebbe dei contrasti con Marcinkus relativi al Banco San Marco e alla cessione della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano. Si dice che giunto a Roma per chiedere spiegazioni di un’operazione condotta senza che i vescovi veneti fossero stati avvisati, Luciani sia stato messo alla porta in modi piuttosto spicci.

Monsignor Marcinkus smentirà la circostanza. Sta di fatto che, secondo molte autorevoli fonti, subito dopo l’elezione, papa Luciani manifestò l’intenzione di rimuovere il prelato americano dal vertice dello Ior “perché un vescovo non deve dirigere una banca”.Certe operazioni spregiudicate dell’Ambrosiano erano ben note ancor prima dell’arrivo al Soglio di Karol Wojtyla.


Ma Giovanni Paolo II prende in simpatia Marcinkus, lo promuove arcivescovo (è il 1981) e lo nomina propresidente della Pontificia commissione per lo Stato della Città del Vaticano. Oltre che di finanze, il vescovo statunitense si occupa della vita spicciola dello Stato più piccolo del mondo. Operai e maestranze lo ricordano ancora con grande affetto: era capace di arrampicarsi sulle impalcature per portare qualcosa da bere ai muratori, sensibile alle loro esigenze, pronto ad aiutare chiunque fosse in difficoltà. Così dicono i pochi suoi agiografi.


FINANZA OFF-SHORE, FRATI NERI E MAGISTRATI
Lo stesso non si può dire per quanto riguarda le operazioni finanziarie. Le carte e i documenti spulciati dai liquidatori dell’Ambrosiano e dai magistrati descrivono transazioni per centinaia di milioni di dollari dalle società fantasma di Calvi allo Ior. Per 11 anni la banca vaticana, grazie al suo status “offshore” fece da intermediaria per le operazioni del “banchiere di Dio”, che nel 1982 morirà impiccato sotto il ponte dei Frati neri nel cuore di Londra.

A inguaiare l’intraprendente arcivescovo furono le famose lettere di patronage, concesse dallo Ior a Roberto Calvi nel momento in cui l’impero di scatole cinesi dell’Ambrosiano cominciava a sfaldarsi. Con quelle lettere, la banca vaticana confermava che “direttamente o indirettamente” esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panama), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panama), Erin S.A (Panama), Bellatrix S.A (Panama), Belrosa S.A (Panama), Starfield S.A (Panama).

Sono la “prova” delle colpe di Marcinkus, secondo gli inquirenti che chiederanno il suo arresto per concorso in bancarotta fraudolenta, mai concesso dal Vaticano. In realtà, esisteva anche un’altra lettera, a firma di Calvi, che sollevava la banca della Santa Sede da ogni responsabilità.

Ingenuo e desideroso di aiutare un compagno d’affari che gli offriva weekend di lavoro alle Bahamas o complice di operazioni sporche? Nessuno saprà mai fino in fondo la verità. E sebbene il Vaticano abbia continuato a negare qualsiasi malversazione, il cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato di Sua Santità, negoziò con il governo italiano un accordo in base al quale lo Ior avrebbe versato la bellezza di 244 milioni di dollari ai creditori dell’Ambrosiano, come risarcimento per ogni pretesa presente o futura.

E il pagamento, checchè ne dicano i vertici della Santa Sede, equivale a un’ammissione di colpa. La somma fu versata anche grazie all’aiuto dei banchieri dell’Opus Dei, la quale si vedrà riconoscere lo statuto di Prelatura personale del Papa nel nuovo codice di Diritto canonico, promulgato di lì a poco. L’Anno Santo straordinario del 1983, indetto da Papa Wojtyla, servirà anche a rimpinguare le casseforti vaticane dopo la bufera.

Non tutto è chiaro nei passaggi che portano alla liquidazione del Banco dopo il crac, così come molte zone d’ombra rimangono sulle circostanze della morte di Calvi. Giulio Andreotti, ad esempio, ha più volte manifestato la sua sorpresa per la rapidità con cui il più grande gruppo bancario cattolico venne distrutto.


DAL PRIMO GIOVANNI PAOLO AL SECONDO (VELENI)
Paul Casimir Marcinkus, nonostante le bufere, è rimasto alla guida dello Ior fino al 1989. Giovanni Paolo II lo ha protetto e difeso, anche se non l’ha premiato con la porpora. Oltre ai servigi resi nell’organizzazione dei viaggi, di cui Marcinkus è stato per anni indiscusso protagonista, un ruolo decisivo possono averlo giocato, secondo alcuni esegeti dell’Ottantanove, i finanziamenti a Solidarnosc. Senza i suoi denari, quale che ne fosse la provenienza, la Storia sarebbe forse andata diversamente.

Calvi aveva più volte sostenuto di aver avuto una parte nell’aiuto finanziario al sindacato polacco di Lech Walesa che con la sua attività segnò l’inizio della fine del comunismo. In una bobina registrata segretamente da Flavio Carboni si sente la voce di Calvi che dice: “Io gli ho detto sul muso a Marcinkus: guardi che se per caso risulta da qualche contabile che gira per New York che manda soldi a Solidarnosc, qui fra un po’ non c’è più pietra su pietra… Tanto per parlarci chiaro”. I finanziamenti sarebbero stati gestiti con operazioni estero su estero e incassati da un prete polacco residente a Roma, che li faceva pervenire al sindacato.

E traccia di una “operazione Polonia” è rimasta anche in un verbale del consiglio d’amministrazione del Banco Ambrosiano. Il presidente dello Ior smentirà di essere stato a conoscenza dell’operazione: “Calvi non mi ha mai parlato di Solidarnosc. Se ha dato qualcosa a Solidarnosc, va bene, ma non ne ho mai saputo niente”. Di certo, i soldi guadagnati da Marcinkus con gli investimenti e le compravendite di proprietà sono serviti a finanziare “opere di religione” e sono stati utilizzati per costruire chiese.

Nonostante le frequenti voci e i numerosi pettegolezzi messi in giro dai suoi tanti nemici all’interno della mura vaticane, nulla è mai stato accertato contro Marcinkus, escluse, ovviamente, le sue acrobazie finanziarie. Le dicerie su una sua presunta relazione con una bella donna sposata, ex miss Francia, si sono rivelate del tutto infondate e frutto della malevolenza di prelati invidiosi del “Chink”.

Così come si rivelerà del tutto priva di fondamento l’accusa rivoltagli nel 1984 dal giornalista inglese David Yallop, autore del bestseller “In God’s name”. Nel libro si sostiene la tesi dell’omicidio di Papa Luciani, che sarebbe stato assassinato anche da Marcinkus, in combutta con l’allora Segretario di Stato Jean Villot e con il discusso arcivescovo di Chicago John Patrick Cody. Un altro prelato americano caduto in disgrazia per la cattiva gestione delle finanze ecclesiastiche.

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mestopio
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posted 20 June 2008 18:10     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


Crisi mutui USA : decine d'arresti

NEW YORK - Sessanta persone arrestate e 406 incriminate: ha le proporzioni di una vera e propria retata a Wall Street l'operazione coordinata dal ministero della Giustizia degli Stati Uniti e dall'Fbi nell'ambito dell'indagine sul fallimento dei fondi speculativi che ha innescato la crisi dei subprime. L'Fbi ha annunciato di aver individuato 144 casi di frode legati ai mutui subprime, per un totale di 1,6 miliardi di dollari di perdite.

MANAGER BEAR STEARNS NEL MIRINO - Nel mirino delle autorità federali, fra gli altri, due ex manager di Bear Stearns, accusati di frode, complotto e insider trading. Ralph Cioffi e Matthew Tannin, rischiano ora decine di anni di carcere. Se le accuse verranno confermate Cioffi rischia fino a 40 anni di reclusione, mentre Tannin ne rischia 20 non pendendo su di lui l'accusa di insider trading. Secondo indiscrezioni i due sarebbero stati messi in libertà su cauzione. Dalle indagini sarebbe infatti emerso che i due ex manager erano perfettamente al corrente del cattivo stato di salute dei fondi, anche se pubblicamente affermavano il contrario rassicurando e allo stesso tempo ingannando gli investitori. A inchiodare Cioffi e Tannin sarebbe uno scambio di e-mail: Tannin dal suo indirizzo di posta elettronica privato proponeva a Ciotti di discutere della chiusura degli hedge fund. Proposta che Cioffi accettava invitandolo nella sua casa in New Jersey. Ambedue erano a conoscenza delle difficoltà dei fondi ma, nonostante questo, quattro giorni dopo, nel corso di una conference call, Cioffi, pur dichiarando che i risultati dei fondi speculativi erano in calo, constatava apertamente che non c'erano problemi di liquidità e che il portafoglio titoli era solido.

L'INDAGINE - Cioffi e Tannin a parte, la lista delle persone coinvolte è lunga: le autorità hanno incriminato 406 persone e arrestato altre 60. Il fallimento dei fondi è costato agli investitori 1,6 miliardi di dollari. Nell'illustrare i risultati preliminari dell'indagine e spiegare le motivazioni alla base dell'arresto di Cioffi e Tannin, le autorità hanno sottolineato che «gli arresti degli ex manager di Bear Stearns forniscono la magnitudine e la grossolanità della loro cattiva condotta. Hanno gravemente violato la fiducia pubblica», tradendo gli investitori che regolarmente non venivano messi al corrente dell'andamento reale dei propri investimenti.

INDAGINI SU 19 GRANDI SOCIETA' - L'Fbi starebbe inoltre indagando su 19 «grandi societa», incluse banche d'investimento, agenzie di rating e hedge fund. Robert Mueller, direttore del Federal Bureau of Investigation, senza identificare le aziende coinvolte nelle indagini, spiega che l'Fbi lavora a stretto conttato con la Sec, la Consob americana, e il dipartimento di giustizia, per «valutare l'intento criminale» delle presunte frodi. Nel mirino, infatti, non ci sono le frodi una tantum sui mutui, ma quelle studiate, basate su complotti a vario livello per far aumentare i profitti. Gli stati più «colpiti» da questo genere di attività illecita sono Florida, Texas, New York, Ohio e Illinois. In alcuni casi - spiega l'Fbi - le frodi sui mutui sono collegate a bande e a casi di droga, in quanto rapprentano un meccanismo per il riciclaggio di denaro. A Chicago le autorità hanno incriminato 67 persone per frode, fra agenti immobiliari, costruttori e avvocati. «Questo tipo di crimini ha fatto sì che le banche e le società finanziarie si adoperassero per stringere gli standard di credito», sottolinea Patrick Fitzgerald, procuratore di Chicago.

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ahahah
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posted 09 June 2008 22:41     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote



CECCHI GORI RULEZ

Ha risposto alle domande e ha spiegato che «tutte le operazioni relative alla Safin si sono svolte sotto le sue direttive». Si è assunto ogni responsabilità, l’ex tycoon televisivo, ex patron della Fiorentina, Vittorio Cecchi Gori, ma ha provato a convincere il giudice che voleva solo guadagnare denaro e pagare i creditori. Sulla sua vita privata, invece, Cecchi Gori dovrà parlare ancora, davanti al giudice monocratico di Roma, per difendersi dalle accuse di minacce e lesioni (lievi) che gli muove la donna che fino a ieri dimostrava una fiducia incrollabile in lui, Valeria Marini. Ma andiamo con ordine.


Il gip Guicla Mulliri lo ha interrogato in carcere e ha convalidato l’arresto per bancarotta fraudolenta e patrimoniale, e altrettanto ha fatto con l’altro arrestato, Luigi Barone, suo collaboratore e amministratore unico della Safin, la società fallita a febbraio scorso dopo un crac di 25 milioni di euro. Il produttore cinematografico fiorentino resterà a Regina Coeli, almeno per il momento, anche se i legali, Massimo Krogh e Antonio Fiorella, dicono che il suo stato di salute è incompatibile con il regime carcerario: tende alla depressione - spiegano - forse le vicende giudiziarie degli ultimi anni lo hanno provato. Per questa ragione hanno presentato un certificato medico e forse faranno ricorso al Tribunale del riesame.

Intanto anche la liason con Valeria Marini è finita al centro di un processo per minacce, ingiurie e lesioni lievi. La soubrette, sua ex compagna, nonostante lo difenda pubblicamente, dopo l’ennesima litigata ha presentato una denuncia nei suoi confronti, raccontando agli inquirenti i due anni d’inferno vissuti tra sfuriate e qualche schiaffo.

Era giugno del 2003 (gli episodi contestati sono durati fino a inizio ottobre del 2005) quando l'ultima violenta lite ha fatto scattare la reazione. Va bene la passione, la complicità, ma troppe incomprensioni. Valeria ha fatto le valigie ed è fuggita dal palazzone di piazza di Fontanella Borghese, per fermare la furia del suo compagno. Qualche giorno dopo ha presentato denuncia alla magistratura raccontando che, a volte, si è vista costretta a chiudersi in bagno per contrastare gli scatti d’ira del suo convivente.

Lui non vuole che torni tardi a casa, anche se le ragioni sono il lavoro. Le urla, la offende. Sono quattro gli episodi che vengono contestati dal Tribunale a Cecchi Gori. Coincidono con le varie fasi della loro relazione sentimentale. I due, infatti, si lasciano nel dicembre del 2003. Poi c’è il ritorno, fino all’ultima discussione nel 2005. Ora sarà un giudice monocratico, Maddalena Cipriani, a dover risolvere la questione, sulla base di quanto Valeria Marini le racconterà il prossimo primo ottobre durante la sua testimonianza.

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ahahah
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posted 13 May 2008 20:21     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote



LA HOPA HA “FUSO”, MILLE MIGLIA SENZA I “BRESCIANI”

Paolo Madron per “Il Sole 24 Ore”


Nuovi organizzatori, nuovi equipaggi, stessa città, Brescia, quella da cui giovedì prossimo partirà una Mille Miglia invero assai "sbrescianizzata". Perché a far passerella nella partenza di corso Venezia non ci saranno più gli Gnutti, i Lonati, i Lucchini e soci, nell'unica occasione mondana che gli scalatori di Telecom al culmine del loro fulgore si concedevano con malcelata vanità. Il loro salotto buono, la Hopa, sta in bilico tra una traumatica liquidazione e una gravosa ricapitalizzazione, e nessuno ha voglia di offrirsi come una volta agli occhi di fotografi e curiosi che circondavano le loro splendide auto d'epoca.


Segno dei tempi, i bresciani hanno perso anche l'organizzazione dell'evento a favore dell'Ati, sigla che riunisce Mac Events, Sanremo rally e Meet comunicazione, ovvero le società che per cinque anni organizzeranno la storica tre giorni. E che per l'edizione 2008 hanno fatto le cose in grande: un road show che ha toccato molte capitali del mondo (da Londra, a Mosca a New York), una serie di iniziative collaterali per globalizzare il lustro del marchio, ed equipaggi che raggruppano protagonisti internazionali dell'industria e della finanza in quella che lo slogan che campeggia sul sito internet (anche questo nuovo) della manifestazione definisce «la più bella corsa del mondo».


Nella categoria imprenditori, tra i piloti blasonati sfrecciano sul Brescia-Roma e ritorno l'amministratore delegato di Prada, Patrizio Bertelli, che da Luna Rossa passa al volante di una Porsche 550 del 1956, Alberto Bombassei su Mercedes-Benz 300 SL del 1955, la stessa su cui siederà il bresciano Ugo Gussalli Beretta. Walter Burani, presidente dell'omonima casa di moda, ha invece scelto di presentarsi con una Ferrari Monza del 1954. Mentre l'acciaiere Massimo Amenduni correrà su una sfavillante Aston Martin D82 Vantage del 1952. Per i manager da segnalare la presenza di un habitué, Gabriele Burgio, presidente della catena alberghiera spagnola NH, che corre in compagnia del produttore televisivo e compagno di scuola Paolo Signorini, e di Paolo Monferino, copilota su una Fiat 8V del 1954.


Discreta anche la presenza dei banchieri, dove è il numeroso clan dei Magnoni a farla da padrone. Ruggero, l'uomo che in Italia lega il suo nome al successo della Lehman Brothers, corre con una Fiat 8V, mentre suo fratello Giorgio, numero uno della Sopaf - guarda caso proprio in questi giorni in trattativa per rilevare la Hopa - ha optato per un'Alfa Romeo Giulietta Sprint Veloce. Banchieri italiani, ma non solo. Spicca infatti la partecipazione, anche lui come Amenduni con una Aston Martin del 1953, di Thierry Lombard, presidente di Lombard Odier Darrier & Cie, ovvero uno dei più noti gestori svizzeri di patrimoni.

E poi, naturalmente, non potevano mancare gli addetti ai lavori: il numero uno di Volkswagen, Ferdinand Piech, atteso con un maggiolino da museo, Mike O'Driscoll, l'amministratore delegato della Jaguar, alla guida di una D-Type del 1956, Andrea Castronovo presidente di Bmw Italia con Marco Saltalamacchia, responsabile europeo della casa automobilistica su una Bmw del 1938. Takao Ebi, Ceo della giapponese Fuji, e il sindaco di Mosca con signora, danno alla kermesse il giusto tocco esotico.

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posted 18 April 2008 19:30     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


CIO' CHE NON HO POTUTO DIRE PER 7 ANNI.
http://lombardia.indymedia.org/?q=node/5353

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Inserito da Anonimo il Ven, 18/04/2008 - 14:36

* Approfondimenti
* Economie/globalizzazione

autore:
anonimo

Vi spiego ciò che pensano di voi, ossia della gente comune, gli alti vertici di banche, assicurazioni, finanziarie, multinazionali. Quando qualcuno cerca di avvisare la gente che alcuni squali vogliono speculare sui loro risparmi e sulle loro vite, essendo a conoscenza di notizie che avverranno, nessuno vuole crederci. Le persone sono troppo ignoranti, non leggono, non sanno l'inglese, non sanno di cosa state parlando e non vogliono saperne di cattive notizie, non vogliono saperne di essere stati fregati un'altra volta.

Ho lavorato per anni presso una multinazionale di investimenti che al mio licenziamento mi ha fatto firmare 7 anni di silenzio. Io sapevo dal 1999 dei mutui che avrebbero schiavizzato chi li richiedeva e delle manovre per quotare in borsa "le previsioni di crescita di un bene" vedi caso enron, dove le borse usa permisero di quotare "le previsioni della crescita dei prezzi dell'elettricità": ossia quotarono in borsa qualcosa che non esiste. Da 5 anni dico ai miei amici e conoscenti di non indebitarsi, perché li mangeranno vivi.

Risultato: io porto sfiga.

Chi non legge, chi non si informa, chi vede solo il guadagno, verrà fregato senza speranza e perderà tutto. Ci sono persone che stanno perdendo la casa e fanno due lavori e non vedono i loro figli e dicono che io ho portato loro sfiga: nessuno dice che li avevo avvertiti di non comprarsi il Suv col finanziamento, di fare la vacanza in Egitto col finanziamento (sfruttando manodopera palestinese che per quel lavoro in alberghi, per gli italiani low cost, non vede i famigliari per almeno 1 mese: questa è schiavitù perché un italiano dopo possa vantarsi di aver fatto 8 giorni in Egitto spendendo meno che in Italia), di comprare casa a debito per 30 anni. Io porto sfiga, capite?

Non ho più amici, perché se dici la verità ti sputano in faccia.

Con la guerra in Iran il petrolio aumenterà del 400%, i prodotti, che sono trasportati su gommati a gasolio, aumenteranno di conseguenza. I cereali e la pasta e il pane sono aumentati del 150%, ANCHE IL RISO E IL GRANO STANNO AUMENTANDO. Presto non avrete i soldi per le vacanze, vi indebiterete di nuovo, indebiterete i vostri figli, perché ciò che le multinazionali vogliono, è indebitarvi in eterno. Quando lavoravo per questo gruppo finanziario creato da banche e assicurazioni, mi dissero che le telefonate dei potenziali clienti erano registrate. Dovevo chiedere ai clienti se avevano almeno 80mila euro da Investire. Se rispondevano "Negativo" non dovevo perdere tempo e dovevo far cadere la chiamata. Un'altra banca, che ora scopro correlata con gli investimenti di un candidato alla presidenza Usa, richiedeva un minimo di 120mila dollari per poter investire con essa. Per gli standard delle banche/assicurazioni/multinazionali le persone, gli umani, sono esseri inferiori se non hanno abbastanza denaro. Questo si rifà alle teorie dell'eugenetica.

Questa teoria è la base per definire le razze inferiori da depredare.

Ho assistito ad una conversazione tra un manager di questa multinazionale e il suo superiore. Essi pensavano che non fossi ancora a lavorare in quell'ufficio, ma io ero là. Quello che sto per spiegarvi è il resoconto di ciò che è accaduto alcuni secoli prima che noi nascessimo e vi farà capire che si tratta di un PIANO STRATEGICO che ha necessitato di migliaia di anni per realizzarsi, perciò poteva essere ideato soltanto da ENTITA' che sopravvivono al tempo ricordando ciò che è il loro compito: annientare il potere energetico vitale degli umani.

Potete gettare questo testo, e restare felici nella vostra assoluta ignoranza, pagare tasse su tasse e restare sudditi privilegiati; oppure potete capire come vi stanno fregando e come vi annienteranno.

Si parte dal concetto che madre natura può nutrire tutti: esistono libri di cucina che spiegano quali radici, e piante dei prati sono commestibili, si possono cucinare e si può sopravvivere con esse, senza spendere un centesimo. Inoltre esiste il pesce, che pochi pescano nei laghi e nei torrenti. Il pesce favorisce il colesterolo buono, fornisce molte più vitamine e sali minerali della carne. Le multinazionali ci vendono la carne, ci vendono i pesci dei laghi africani che esse pagano una miseria ai nativi, rendendoli schiavi, ci vendono yogurt per abbassarci il colesterolo: ci vendono tutto ciò che la natura ci potrebbe fornire, se ci svegliassimo ora. Un campo di mais può sfamare 10 persone per un anno, se le dieci persone cooperano per coltivare almeno un ettaro di terreno. 20 mucche o maiali o pecore brucano l'erba su quell'ettaro di terreno in tre giorni, e necessitano continuamente di acqua da bere. Con il latte e il formaggio e le carni di quegli animali non si possono sfamare 10 persone. Avete idea di quanta erba e acqua e cereali hanno bisogno gli animali per crescere? Allevare gli animali con sfama la popolazione. I cereali invece si. E' per questo che vi hanno spinti a cibarvi di carne e formaggi, che rendono acido il sangue e provocano colesterolo e cancro. Hamburger, salamelle, costine, wurstel, salami, mortadelle insaccati, cibi pieni di glutammato di sodio e pepe: veleni per le arterie. Ammalandovi continuerete a finanziare le multinazionali: cure mediche costose, pagate comunque per la paura di morire. Morendo presto di cancro, le assicurazioni non dovranno più pagarvi la pensione. I cibi killer sono stati studiati per eliminare gli umani. Se voi foste dei multimiliardari che posseggono delle assicurazioni che devono pagare le pensioni a vita ai loro assicurati, il vostro guadagno dipenderebbe da quante persone non riescono ad arrivare all'età pensionabile.

Il 2008 è l'anno delle patate. Chi controlla le multinazionali ha deciso che, dopo i cereali (che sono aumentati del 150 per cento, compresi i prezzi di farine, il pane, i biscotti) bisognerà rivalutare un cibo povero come la patata e perciò creare comitati che ne accertano la provenienza e la qualità. Tutto ciò farà aumentare il prezzo delle patate. Il Telegiornale di Raitre un mese fa ha annunciato che il riso prodotto nel vercellese sarà rivalutato: si passerà dai periodi in cui il riso veniva distrutto al macero per alzarne il prezzo, alla concreta valutazione del suo prezzo: aumenterà e voi lo pagherete di più e sarete più poveri.

Diventare più poveri significa NON AVERE IL DENARO PER:
SVAGHI
DIVERTIMENTI
VACANZE
LIBRI/CULTURA
SCUOLA/ISTRUZIONE

Le entità che controllano le multinazionali vogliono che VI INDEBITIATE per continuare a pagare i vostri svaghi e divertimenti. Farete il finanziamento per le vostre vacanze. Da chi farete il finanziamento? Dalle banche delle loro multinazionali. Vi indebiterete a vita con queste società Leviatane che vi succhieranno tutto e vi sputeranno. I libri costano: se non leggerete non potrete sapere quali cibi fanno male, quali nuove sigle vengono usate per mascherare ingredienti come l'aspartame, il glutammato, i grassi idrogenati.

La cultura salva la vita.

I vostri figli non potranno studiare se dovrete spendere il 200% in più nel cibo. Avranno un lavoro peggiore del vostro, mal pagato, non potranno acquistare libri: le entità hanno ideato un circolo vizioso.

Iniziate a capire?

Con la rivoluzione industriale chi controllava il denaro ha spostato le persone sotto forma di massa-lavoro dalle campagne, dove potevano vivere cibandosi del pesce e della cicoria dei prati, delle punte delle ortiche bollite, delle radici dei tupinambour, delle castagne, delle nocciole, delle ghiande tostate, alle città, RENDENDOLE COMPLETAMENTE DIPENDENTI DAL DENARO DEI LORO MISERI STIPENDI. I figli degli operai in breve tempo non sapevano quali erbe erano commestibili: PERDITA DELLA CULTURA CONTADINA. Queste generazioni si specializzarono nel lavoro, in un solo tipo di lavoro, incapaci di coltivare un campo o di raccogliere le erbe commestibili.

E' stata un'opera di indottrinamento al fine di ANNIENTARE LA CULTURA DELLA SOPRAVVIVENZA.

Dopo la guerra con il denaro del Piano Marshall, le fabbriche in Italia assunsero milioni di persone, gli stipendi aumentarono, sembrò che coltivare la terra faceva schifo e tutti dovevano diventare ricchi e signori. Quel danaro in realtà non venne creato dall'economia italiana: fu preso in prestito dalle tasse degli americani. Ci indebitammo COME GOVERNO NEI CONFRONTI DEGLI AMERICANI per alzare gli stipendi e ALLONTANARE LE PERSONE DALL'AUTOSUFFICIENZA DELLE CAMPAGNE.
CI HANNO FREGATI!

ORA GLI STIPENDI DIMINUiSCONO E I PRODOTTI DELLA TERRA AUMENTANO DEL 200 PER CENTO.

Tutto è stato trasformato in denaro. Gli agricoltori si aiutavano e si riunivano per i tagli del grano e del fieno, per la raccolta delle patate e per la vendemmia. Ora le persone si ammazzano per i soldi. Una pannocchia di mais può sfamarci. Con altre pannocchie possiamo fare un campo piantando i semi.

Il denaro lo potete mangiare?

Mi sono trovato in un crepaccio su un ghiacciaio e per scaldarmi ho bruciato un maglione. Se non fossero venuti a riprendermi in tempo avrei bruciato anche le banconote, per tenermi caldo e restare vivo. In America e Cina vi sono migliaia di capannoni pieni sino al soffitto di computer invenduti. Possiamo mangiarceli?

Le entità che controllano le multinazionali hanno studiato la mente umana ed hanno capito che trasformando tutto in denaro si può manipolare il modo di pensare degli umani. Si tratta di uno SHOCK indotto per farci dimenticare che viviamo grazie a madre natura. La mente umana ha la capacità di IMMAGINARE, ossia di creare situazioni irreali. Pensiamo che con il denaro possiamo comprare la cocaina, usarla fino a crepare, e immaginiamo che con il denaro possiamo ricomprare la nostra vita. Compriamo tutto, ci fottiamo l'esistenza coi debiti, ma la realtà è che il denaro non compra la vita. Per denaro uccidiamo le persone. La mente umana viene manipolata e indottrinata a creare mondi paralleli nei quali sogniamo ciò che il nostro subconscio vorrebbe, desideriamo cose che vorremmo per sentirci bene.

Così facendo perdiamo il contatto con la realtà, e la nostra vita si trasforma in un immenso video-game nel quale siamo immortali, la nostra capacità di avere credito è illimitata: banche , finanziarie, televisori pagati a rate nei supermercati: il debito eterno. I mutui vengono rinegoziati e sembra che le banche diano una mano, facciano un regalo a quei poveretti che non riescono più a pagare le rate visto che i tassi sono aumentati in modo osceno e senza motivo (infatti gli stipendi sono fermi da anni). Si concedono prestiti ai figli sulla base della pensione dei genitori: così si indebitano 2 o più persone: le banche vogliono indebitare chi non ha bisogno di farlo, per renderli tutti schiavi.

Quando tutto si può trasformare in denaro, una mela cessa di essere un frutto che può sfamarci, e diviene il suo pari in denaro. Se per sfamarci abbiamo bisogno di due pani, di 3 mele, di 2 noci, di un pesce e di un po' di insalata o di tarassaco dei prati, con il denaro dobbiamo pagare il pane a 4 Euro al chilo, le mele a 2 Euro al chilo, le noci a 5 Euro al chilo, il pesce a 12 Euro al chilo. Dobbiamo lavorare ogni giorno, fare straordinari, andare al lavoro a centinaia di km di distanza, avere un auto e pagare la benzina cifre impossibili, svegliarci presto e vedere sempre meno i nostri figli, per cosa?

PER ACQUISTARE CIBO a caro prezzo.

Avete idea di quanti terreni sono incolti, invasi dai rovi, abbandonati?

Le Entità che controllano le multinazionali hanno impiegato 300 anni a far abbandonare agli umani il ciclo di madre natura. Hanno una concezione del tempo che noi non abbiamo, è come se si reincarnassero. Chi vuole investire si rivolge alle banche o alle finanziarie e non ha idea del fatto che da ani i bilanci delle multinazionali sono in rosso: se rovesciate il contenuto dei bilanci di quelle società scoprirete che sono delle scatole vuote. Le multinazionali hanno delle leggi speciali che consentono di anticipare i ricavi nei bilanci (previsioni di ricavi) e posticipare i debiti e i costi, ossia relegarli a bilanci di anni successivi. Tutto questo è irreale. Inoltre, se voi avete un'attività commerciale, non potete farlo. Solo le multinazionali possono, e rastrellano i capitali delle persone ignoranti che non sanno che i bilanci sono LEGALMENTE FALSIFICATI. Perciò le azioni delle multinazionali, che nei listini valgono una cifra perché quotate in base ai bilanci, in realtà valgono ZERO, perché se si sommano i costi e i debiti reali e si inseriscono nel bilancio e si sottraggono i presunti ricavi e crediti, il valore di queste megagalattiche società è meno di zero. I soldi che vengono investiti da chi non conosce queste regole sono reali: le multinazionali li incamerano e dopo, vanno in perdita, ossia, fanno crollare il prezzo delle loro azioni, ed il gioco è fatto.

Le entità che controllano il mondo sanno in anticipo tali notizie di crolli delle borse: hanno informatori che sono nei consigli di amministrazione, sono capi militari, deputati di governo, spie, guardie del corpo e amanti di politici, banchieri e speculatori.
Queste entità sanno dove e come spostare il loro denaro, anche soltanto per 2 minuti, quando un titolo salirà o scenderà. Inoltre sono state inventate clausole di assicurazione dei titoli, secondo le quali un titolo così assicurato può non perdere valore, ossia pagando 50 centesimi di Euro o Dollaro, il titolo viene assicurato e verrà pagato non meno di una certa cifra pattuita. Chi è a conoscenza dei mutamenti del mercato (si chiama aggiotaggio ed è una frode) può così speculare rischiando ancora meno.

Qual'è il fine ultimo?

Impoverire gli umani è utile perché le persone quando hanno paura si raggelano, si bloccano, perdono la loro energia vitale e sono manipolabili all'infinito. Perfino Vanzetti, l'anarchico ingiustamente incolpato e giustiziato in America nel 1927, dal carcere parlava già del potere della paura. Diceva che le paure di perdere il lavoro, di non avere denaro, di perdere la casa, sono una violenza contro l'uomo. Le entità che controllano le multinazionali si servono di scienziati che studiano i fenomeni della mente umana da secoli (si! secoli, perché il controllo mentale viene esercitato da secoli, sin dall'Antico Egitto, dalle famiglie nobili dell'aristocrazia Veneziana, Tedesca, Inglese, Americana, per plagiare i loro stessi figli e trasformarli in robot umani privi di sentimenti, con il solo scopo di rastrellare denaro e impoverire chi vogliono controllare).

Questi scienziati sanno che il cervello umano può essere plagiato. Innanzitutto, l'uomo immagina, crea nella sua mente situazioni non reali, che creano aspettative. La televisione, i giornali, internet e i media creano con film, cinema, telefilm, serial, pubblicità, ASPETTATIVE IRREALI. Forniscono materiale per farsi le seghe mentali su crociere, vacanze, automobili, sesso, telefoni cellulari, piscine idromassaggio, gioielli, oro, denaro preso in prestito. Anche il denaro preso in prestito in realtà, se non è vostro, non esiste. Vi fottono il cervello con qualcosa di inesistente che vi indebita a vita.

Quando queste false aspettative (come le previsioni di guadagno di una società o di rialzo di un titolo che vengono quotate in borsa, e dopo non si manifestano perché sono manipolate dalle multinazionali, che non vogliono che esse avvengano, per rastrellare denaro e creare panico: paura) non si realizzano, le persone si sentono inadeguate. Bombardate da pubblicità che dicono: -L'uomo si misura in base al suo denaro o alla sua capacità di realizzarlo,- le persone che non sanno di questi meccanismi perversi creati per farle sentire delle merde, si sentono inadeguate, insignificanti, perdono la loro autostima, hanno paura. Paura di come li considererà il vicino di casa, che in realtà è più povero di loro, ma esse sono ormai fottute nel cervello ed hanno perso ogni capacità realistica di pensare con la propria testa. La paura uccide il pensiero creativo, annienta il pensiero autonomi e vi rende Robot umani manipolabili. Vi indebitate per avere la casa più grande del vicino, l'auto più veloce, cabriolet, station wagon, SUV. Entrate nel circolo vizioso del debito. Intanto qualcuno alza i tassi dei mutui e la vostra vita diviene un inferno. Se non perdete la casa, iniziate a fare straordinari, non vedete più i vostri figli o vi fate prestare il denaro dai genitori: tutto ciò vi fa sentire in colpa. Il senso di colpa, unito alla paura, vi irrigidisce ancora di più e vi chiudete su voi stessi, vi ingobbite, non avete più l'autostima e perdete la vostra energia vitale, non avete la forza di alzare la test.

Il fine reale di tutto ciò è questo: le assicurazioni delle multinazionali che a livello mondiale dovranno pagare le pensioni hanno svolto degli studi. Tali studi hanno fornito i seguenti dati:

I farmaci
i superalcolici,
i cibi killer,
le elettro-frequenze delle antenne,
l'inquinamento nelle fabbriche,
i pesticidi,
le sigarette,

hanno minato la salute degli umani, perciò in futuro essi si ammaleranno di più, e se non moriranno immediatamente con la malattia, saranno un costo assistenziale e pensionistico che farà DIMINUIRE DRASTICAMENTE I RICAVI DELLE MULTINAZIONALI.

L'unica risorsa per farci morire anziché mantenerci, è quella di annientarci prima che arriviamo alla pensione.

Gli scienziati pagati dalle multinazionali di proprietà di queste Entità (che per anni ci hanno depredato del nostro denaro con superalcolici, sigarette, farmaci sperimentali, automobili, telefoni cellulari e divertimenti stupidi, ora non vogliono pagare icosti dei risarcimenti e si sono accorti che in Inghilterra e Stati Uniti i costi dell'assistenzialismo ai malati sono insostenibili: per questo dobbiamo morire) hanno scoperto che gli umani che hanno paura e si sentono inadeguati e perdono l'autostima, si chiudono su se stessi e si irrigidiscono. Tale irrigidimento fisico provoca la compressione da parte dei muscoli delle spalle e della schiena (che sono tesi per la paura e l'ansia) sugli organi interni, che dopo anni di compressione, schiacciati dalla colonna vertebrale dietro e la parete addominale davanti, si ammalano. Ecco il proliferare di tumori, prostate, cancro all'utero (il coccige di una persona ansiosa e impaurita e sempre tesa e gobba schiaccia la vescica e l'utero) dovuti a compressioni meccaniche.

Anche il manager che ascoltava il suo collega non ci credeva, e questi gli disse: -Non credi che la compressione di un organo interno, che è molle possa provocare una reazione di difesa di tale organo, che muta e si ammala? Allora prova a prendere un elastico e attorcigliatelo alla mano e tienilo per due mesi, vedrai cosa succede alla mano, che è fatta di ossa. Immagina cosa può accadere agli organi molli. Inoltre disse che l'ansia e la costante paura stimolano le ghiandole surrenali a produrre corticoidi, ormoni simili al cortisone che vengono prodotti quando il cervello sente una situazione di pericolo (in questo caso la paura e l'ansia). Se il pericolo è reale: ad esempio se attraversiamo la strada di corsa e un'auto non riesce in tempo a frenare, allora acceleriamo la corsa grazie all'energia fornita dai corticoidi, e usiamo questo tipo di cortisone endogeno e lo scarichiamo, lo consumiamo. Ma se il pericolo che il cervello sente è di tipo ansioso, noi ci irrigidiamo e non correndo, non muovendoci, restiamo in stato di produzione di corticoidi continua. I corticoidi sono anche chiamati ormoni da stress. Questo stress continuo è una minaccia forte come quella della compressione degli organi interni. Lo stress continuo è causa di tumori e malattie psichiatriche. Tutto questo è per far morire gli umani prima che inizino a prendere la pensione, ossia prima che svuotino le casse delle assicurazioni delle multinazionali.

Tutto questo vi sembra impossibile?

Quel manager disse anche un'altra cosa.
Disse che Le entità che controllano il mondo riusciranno a dominare gli umani, perché nessuno si opporrà, nessuno avrà il coraggio di opporsi, perché in passato hanno fatto dei test, e questi test sono stati quando i nazisti hanno invaso la Polonia e nelle città hanno radunato gli ebrei in piazza ordinando di strappare con i denti l'erba dalle fessure dei marciapiedi, picchiando e uccidendo chi si rifiutava di farlo. Erano test per vedere chi avrebbe sacrificato la propria vita per aiutare un altro essere umano. I nazisti scoprirono ciò che già pensavano: che nessuno avrebbe rischiato la vita o i soldi per difendere un altro essere umano.

A prova di ciò, quel manager citò il brano del libro di primo Levi "se questo è un uomo", in cui si descrive lo svolgimento delle condanne a morte degli ebrei che tentarono di ribellarsi nel campo di sterminio di Treblinka

L'ultimo
"[…] L'uomo che morrà oggi davanti a noi ha preso parte in qualche modo alla rivolta.
[…] Quando finì il discorso del tedesco, che nessuno potè intendere, di nuovo si levò la prima voce rauca: - Habt ihr verstanden? - (Avete capito?)
[…] Chi rispose "Jawohl"? Tutti e nessuno: fu come se la nostra maledetta rassegnazione prendesse corpo di per sé, si facesse voce collettivamente al di sopra dei nostri capi. Ma tutti udirono il grido del morente, esso penetrò le grosse antiche barriere di inerzia e di remissione, percosse il centro vivo dell'uomo in ciascuno di noi: - Kameraden, ich bin der Letzte! - (Compagni, io sono l'ultimo!).
[…] Vorrei poter raccontare che fra di noi, gregge abietto, una voce si fosse levata, un mormorio, un segno di assenso. Ma nulla è avvenuto. Siamo rimasti in piedi, curvi e grigi, a capo chino, e non ci siamo scoperta la testa che quando il tedesco ce l'ha ordinato. La botola si è aperta, il corpo ha guizzato atroce; la banda ha ripreso a suonare, e noi, nuovamente ordinati in colonna, abbiamo sfilato davanti agli ultimi fremiti del morente.

Ai piedi della forca, le SS ci guardavano passare con occhi indifferenti: la loro opera è compiuta, e ben compiuta. I russi possono ormai venire: non vi sono più uomini forti fra noi, l'ultimo pende ora sopra i nostri capi, e per gli altri, pochi capestri sono bastati. Possono venire i russi: non troveranno che noi domati, noi spenti, degni ormai della morte inerme che ci attende. Distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi. Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice."

Le parole dell'uomo che disse di essere l'ultimo, significava che era l'ultimo che si opponeva al regime, l'ultimo che preferiva lottare e morire anziché essere un libero suddito schiavo.

Inoltre vi sono altre tecniche per immettere nei cervelli delle persone delle idee che il mondo debba per forza essere così, e che le loro vite devono essere così e nessuno si opporrà mai, perché sono stati programmati a credere che deve essere per forza così. e mentre gli umani credono di vivere le loro vite prive di cambiamenti, si illudono che…

Grazie per il tempo dedicato a leggere questo scritto.

Buona fortuna.

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mestopio
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posted 21 January 2008 15:28     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


detto che il pezzo del mese lo meriterebbe Naomi Pantera Campbell ,che s'è messa con Hugo Chavez definendolo un toro,ma la giornata di oggi è di quelle campali per tutti i broker diy.

BORSA; EUROPA CROLLA SENZA FINE, TRASCINANO FINANZIARI, DAX -7%
A Parigi perdite attorno al 10% per Bnp e Axa


Milano, 21 gen. (Apcom) - Crollano i mercati europei. Il Dax cade del 7%, il Cac 40 del 6,29%, l'Ftse 100 del 5,27%.

La giornata di super-panico, la peggiore dal crollo seguito all'attacco delle Torri Gemelle, è partita dall'Asia, con i crolli delle borse di Tokyo (-3,86%), Shanghai (-5,14%) e infine Bombay, che ha messo a segno il ribasso più forte mai visto in una singola seduta -7,41%. Dopo la delusione per il pacchetto anti-crisi da 140 miliardi di dollari annunciato venerdì dal presidente Bush, ai timori di un'estensione della crisi ad Asia ed Europa si sono aggiunte, questa mattina, nuovi annunnci e paure di svalutazioni da subprime per alcuni istituiti di credito europei. Oggi Wall Street è chiusa per il Martin Luther King Day.

L'indice Stoxx 600, l'indicatore principe dell'andamento del mercato europeo, cade del 5% ai livelli del settembre 2001.

In Germania è finita nello scandalo la banca WestLB, che ha annunciato un rosso da 1 miliardo di euro, il doppio del previsto, legate ai mutui immobiliari a rischio. Il timore che debbano emergere ulteriori perdite legate ai mutui immobiliari ad alto rischio ha così travolto Hypo Real Estate (-9,9%), specializzato in crediti immobiliari. In profondo rosso anche Allianz (-8%), Deutsche Bank (-7,5%) e la stessa Deutsche Boerse (-10%).

In Francia crolli attorno al 10% per Bpn Paribas, Axa, Credit Agricole. La banca Societé Generale, sospettata di perdite non ancora dichiarate da subprime, cade dell'8%, come venerdì scorso. L'istituto di credito franco-belga Dexia cede il 7,5% dopo aver dichiarato di essere esposta con l'americana Ambac, per cui si attendono forti perdite, indirettamente per circa 10 miliardi di euro.

A Londra controcorrente Norther Rock (+41%): il governo inglese garantirà i fondi per i rimborsi della banca già travoltadalla crisi subprime.

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posted 04 December 2007 13:03     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote



LA VITA DA FILM DI DONATELLA DINI (LA CONDANNA DI IERI OCCUPERÀ GIUSTO QUALCHE METRO DI PELLICOLA) – DA MODELLA A MILIARDARIA DEL COSTARICA, DA VEDOVA ZINGONE A MOGLIE-SPONSOR DI LAMBERTOW…


Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”


Donatella Zingone Dini - Foto U.Pizzi
Per quanto triste, per quanto scomoda, per quanto non solo prevista, ma anche ampiamente prevedibile, la condanna di ieri occuperà giusto qualche metro di pellicola nel film di Donatella Pasquali poi Zingone e quindi Dini: grande pattinatrice fra le nebbie della bassa padana, e velocissima spadaccina, e hostess olimpionica, e indossatrice sindacalizzata (Uil), come si scoprì un paio d´anni orsono riconoscendola, graziosa e paffuta come dettavano i canoni estetici d´allora, in una vecchia foto.

Giovane fidanzata di un uomo assai più anziano e facoltoso, il signor Zingone, che come imprenditore edilizio fonda una città per i suoi dipendenti dalle parti di Bergamo, Zingonia appunto; ma che preoccupato dall´avanzata del Pci lascia l´Italia e se la porta in Centroamerica, Costarica, e poi sposa Donatella contro tutto e contro tutti i figli di primo letto, che sono quattro e dopo trent´anni ancora le stanno addosso tipo Dallas o Dinasty.

Però poi lei è restata vedova, e «ci sono momenti duri nella vita che affilano l´immaginazione», al punto che Donatella, che è ancora una bella mora, ma anche una donna intraprendente e spericolata, resta laggiù e diventa una miliardaria, edilizia, supermercati, agricoltura, comunicazione, Grupo Zeta, un marchio scenografico e romanzesco, i personaggi più strani, divertenti e misteriosi, e anche le cattive compagnie, per forza.

Donatella e Lamberto Dini - Foto U.Pizzi
E qui ci si potrebbe fermare, perché ce n´è già abbastanza, e invece a un certo punto, bordeggiando l´universo della finanza, Donatella conosce quello che è allora un maturo leone del Fondo Monetario e poi una stella della Banca d´Italia, quindi il ministro dell´Economia di Berlusconi, insomma Lamberto Dini, e se lo sposa o si fa sposare. Condizione che di lì a poco, tra il 1994 e il 1995, fa di Donatella, nuestra senora del ribaltòn, la prima consapevole first lady della Seconda Repubblica.

First lady, beninteso, all´italiana, nell´accezione sbilenca che la anglicizzante definizione si tira appresso, dall´ornamentale all´invasivo, un modello adeguato al genius loci e ai tempi, questi ultimi anzi ben decisa a precorrerli a colpi di sgarciantissimi Versace e compassionevole Unicef, vistosissima gioielleria e vibrante intimità rivelatoria, in una funzionalità autopromozionale, ma estesa anche a reclamizzare l´immagine di Lui, «il meglio fico del bigoncio», ma quale rospo, «a me sembra un cocker spaniel, non bello ma tanto simpatico».

Dice Donatella: «Lavorerò per il paese». Fonda e finanzia Rinnovamento italiano, anch´esso profetico bagliore del partito famigliare alla Mastella; manda il figliolo, Cesare, sveglio, ma con camicie dagli enormi colletti, a trattare le candidature ai vertici del centrosinistra.

Comunque piace, ha successo, è ancora bella, è dinamica, è salottiera, Pecci Blunt e dintorni, ama i mercatini e l´antiquariato, a Roma lavora nello stesso palazzo di Andreotti, a Firenze abita in una villa medicea, si fa fotografare con un´enigmatica maschera carnevalesca in mano; o alla guida di un´auto d´epoca Excalibur; o intenta a palpeggiare alcune monete antiche nel salotto di casa, che è la foresteria di Paolina Bonaparte, come scrivono ammirati i rotocalchi; o mentre con sincera gioia esibisce un poster rinforzatamente sacrilego, a forma di dollaro e in mezzo il volto del futuro ministro degli Esteri, e la scritta «In Lamberto we trust».

Donatella Dini con l'amica Elsa Martinelli - Foto U.Pizzi
Domanda ad uso e consumo dell´ideale sceneggiatore del film su Donatella: ma come è possibile che tutto questo non abbia un prezzo? E infatti ce l´ha. Per introdurre il cambio di registro, la fine della spensieratezza, l´ombra nera che s´approssima, ecco, il copione prevede di mostrare questa prima donna che nei suoi giorni di sole, non senza una certa sportiva ritrosia, non sa resistere alla tentazione di recitare certe sue creazioni poetiche sul divano beneducato di Rispoli. E allora: «La vita è come il mio Tropico/ esuberante e attraente/ ma sotto ogni foglia/ ci può essere un serpente».

E già: uno o più serpenti, meglio un sacco di serpenti, senza per questo comprendere nella categoria i pubblici ministeri e le giurie che fanno il loro dovere. Più in generale - e con i criteri delle vecchie zie - l´impressione è che sotto le foglie di un´esistenza esuberante si sia mosso quel genere di rettilario che sempre reca in dote il culto sconsiderato dei quattrini, del potere, dell´apparenza, della furbizia, della bella figura.

Ma questo sfondo, più malinconico che moraleggiante, quest´ultimo spezzone che le ha scaricato addosso anche le cervellotiche invenzioni di un Igor Marini, ecco, tutto questo non toglie che Donatella, ormai impelagata in un certo numero di inchieste giudiziarie, cessi di essere un personaggio di inaudito temperamento. Tale da aver rotto l´assedio di “Striscia la notizia” (febbraio 1998) personalmente versando dalle finestre aziendali un barattolone di miele liquido sui portatori del Tapiro d´oro. Scena di evoluta risonanza primaria, si converrà, dolce e appiccicosa e di straniante rilievo spettacolare.

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ahahah
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Registered: Feb 2007

posted 19 November 2007 18:21     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


DANILO COPPOLA IN COMA…
(Agi) - L'imprenditore Danilo Coppola verserebbe in gravi condizioni e' attualmente e' stato "trasferito al reparto di terapia intensiva in coma al Policlinico Umberto I reparto cardiologia per arresto cardiaco, il terzo in poche settimane causato in modo inequivocabile dalle condizioni di stress in cui si trova da circa 9 mesi". E' quanto si legge in una nota dei famigliari dell'imprenditore. "A causa della gravita' delle sue condizioni di salute - prosegue - sara' predisposta quanto prima una tac cerebrale. La famiglia ribadisce quanto e' singolare che si continui a perseguitare un imprenditore, vietandogli di occuparsi delle sue aziende, che nulla centrano con i fatti contestati e che a causa della sua assenza forzata, rischiano il collasso, ribadiamo inoltre, che e' stata pagata una parte consistente di tasse che gli vengono contestate. Chiediamo che si ponga fine a questa esecuzione senza neppure aver fatto un processo e si faccia piena luce su questo caso anomalo di giustizia italiana".

(Adnkronos) - Il malore, sottolineano i familiari di Coppola, ’l’ha colto dopo aver appreso la notizia che ci sono delle societa’ in lizza per l’acquisto dell’Hotel Cicerone, nonche’ il pensiero che alcune delle sue Societa’ potrebbero collassare.

2 – CRISI MUTUI: SWISS RE SCIVOLA IN BORSA…
(Agi/Reuters) - Swiss re, colosso della riassicurazione, si aspetta uan svalutazione da 1,2 miliardi di franchi svizzeri per le perdita di valore dei 'credit default swap' dati in protezione ai clienti contro il deterioramento degli asset in portafoglio. Lo ha comunicato la stessa compagnia precisando che le perdite dopo le tasse ammontano a 981 milioni di franchi.Il titolo ha avviato gli scambi in calo del 4,25% a a 93,4 franchi a Zurigo. Il gruppo ha comunque assicurato di aver condotto un riesame in altri comparti del credito e di non aver rilevato esposizioni della stessa entita'.

Il declassamento senza precedenti da parte della agenzie di rating e la crisi di liquidita' del mercato, si legge in una nota, "hanno comportato una significativa e materiale riduzione del valore sottostante degli asset ". Il portafoglio protetto tramite i 'credit default swap' e' prevalentemente costituito da titoli legati ai mutui immobiliari ma l'esposizione riguarda, oltre ai subprime, anche le cdo. La compagnia ha svalutato le cdo a zero, mentre i subprime sono stati svalutati del 62% rispetto al valore originale. Swiss Re ha comunque confermato i target di crescita.

Roberto Cavalli - Foto U.Pizzi
3 - CAVALLI, MI ONORA ESSERE PRIMO ITALIANO A COLLABORARE CON H&M…
(Adnkronos) - "Le catene di abbigliamento low cost? Secondo me rappresentano la moda nella sua forma piu’ accessibile, con un occhio sempre attento al design". Lo dichiara il celebre stilista fiorentino Roberto Cavalli a "Tu", il settimanale diretto da Anna Bogoni,nel numero in edicola da mercoledi’, commentando la propria scelta di disegnare una collezione per la catena H&M. "La mia idea e’ che un creatore di moda non puo’ vivere in una torre d’avorio -aggiunge Roberto Cavalli- io mi confronto ogni giorno con la realta’ e da li’ propongo un sogno".

"Il progetto H&M e’ per me un modo nuovo di comunicare con il mondo intero- sottolinea Cavalli- inoltre mi onora il fatto di essere stato il primo italiano chiamato a collaborare. Percio’ ho accettato subito e con piacere la sfida. Sono molto curioso di vedere come le donne interpreteranno i capi da me disegnati secondo un loro stile". Infine, un consiglio a tutte le donne: "I colori trasmettono positivita’ ed energia, quindi consiglio a tutte le donne –conclude Cavalli- di mettere capi dalle tinte accese nel guardaroba, in ogni stagione".

4 - SALARI: DA 2002 A 2007 PERDITA POTERE D'ACQUISTO 1.900 EURO…
(Apcom) - Il potere d'acquisto dei salari, nel periodo 2002-2007 è in perdita di quasi 1.900 euro. Lo sostiene un'indagine dell'Ires-Cgil ("Aggiornamento dei dati su salari e produttività in Italia e in Europa"), secondo cui nel 2002-2007, per un lavoratore con una retribuzione annua lorda di 24.890 euro (media 2007), "si arriva a cumulare una perdita complessiva a prezzi correnti pari a 1.210 euro complessivi". Se a questa si aggiunge la perdita derivante dalla mancata restituzione del fiscal drag, la perdita ammonta a 1.896 euro.

La 'rincorsa salariale', spiega l'Ires-Cgil, è determinata da una crescita delle retribuzioni inferiore all'inflazione reale e nasconde un effetto di trascinamento della perdita di potere d'acquisto: un lavoratore dipendente oltre alla perdita dell'anno in corso non recupera la diminuzione del potere d'acquisto nemmeno dell'anno precedente.

5 - ENEL: DA FITCH RATING 'A' PER BOND DA 2 MLD…
(Agi) - Fitch ha assegnato il rating 'A' al bond da 2 miliardi di euro emesso da Enel e destinato al mercato retail. Lo comunica l'agenzia in una nota. L'obbligazione, che scade nel 2015 e prevede la possibilita' di salire fino all'importo di 3 miliardi, servira' all'utility italiana per coprire il finanziamento dell'acquisizione del 67% di Endesa.

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6 - CDA TISCALI DELIBERA AUMENTO CAPITALE IN OPZIONE FINO A 150 MLN…
(Apcom) - Il cda di Tiscali, nell'esercizio della delega conferita il 31 agosto scorso nell'assemblea straordinaria per un importo massimo di 220 milioni di euro, ha deliberato un aumento di capitale fino a un massimo di 150 milioni di euro da offrire in opzione agli azionisti di Tiscali. Ne dà notizia un comunicato della società. Si prevede che l'aumento di capitale sarà eseguito nei primi mesi del 2008, compatibilmente con le condizioni di mercato: sarà usato per il parziale rifinanziamento del debito contratto per l'acquisizione della divisione broadband e voce di Pipex nel Regno Unito.

Renato Soru - Foto La Presse
Le condizioni definitive di emissione - si legge nella nota - saranno fissate in prossimità dell'offerta. Banca Imi e JPMorgan agiranno come lead manager del consorzio previsto in garanzia dell'aumento di capitale in opzione.
Tiscali - dice ancora la nota - ha poi formalizzato un accordo con Management&Capitali per la sottoscrizione di obbligazioni subordinate convertibili in azioni Tiscali di nuova emissione per 60 milioni di euro nominali, con scadenza a 5 anni dalla data di emissione. Le obbligazioni saranno emesse da una società di diritto del Lussemburgo, controllata da Tiscali, e garantite dalla stessa società.

7 - RICUCCI, GERONZI E LE CAUSE DEL “SOLE”…
Marco Tedeschi per “l’Unità” – (…) L’ex scalatore Stefano Ricucci é in testa alla classifica delle cause intentate a Il Sole24 Ore: l’ammontare complessivo delle cause intentate al quotidiano su ipotesi di diffamazione a mezzo stampa ammonta 176 milioni di euro. Nel dettaglio, l’immobiliarista romano, insieme alla Magiste e alla Magiste Real Estate, ha richiesto 121 milioni di euro di risarcimento per tre articoli pubblicati nell’agosto del 2005 relativi alle vicende che avevano interessato il finanziere in quella che è passata alla cronaca come «l’estate dei furbetti». A questa cifra si aggiungono altri 2,5 milioni richiesti dallo stesso Ricucci per altri tre articoli di cronaca giudiziaria pubblicati tra giugno e luglio dello stesso anno.

Nella classifica seguono poi Ernesto e Gaudenzio Roveda che hanno fatto richiesta di 30 milioni per alcuni articoli di cronaca giudiziaria riguardanti Banca Antonveneta e la Banca Popolare di Lodi e, relativamente a quest’ultima, all’ex amministratore delegato Giampiero Fiorani. Tra gli altri appare l’attuale presidente di Mediobanca, Cesare Geronzi, per sette articoli apparsi su Il Sole 24 Ore nel primo semestre 2006, riguardanti le vicende che avevano interessato il mondo del calcio. La richiesta in questo caso è di 10 milioni di euro. Infine, l’ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, ha avanzato una richiesta di danni per lesione dell’onore di 5 milioni di euro. Il Sole 24 Ore, si legge nel prospetto, «non ritiene che le eventuali passività all’esito delle vertenze in corso possano avere un impatto sulla situazione economico-patrimoniale e finanziarie del gruppo».

8 - GOLDMAN ENTRA NEI CAMPI DI BASEBALL…
M. Val. per “Il Sole 24 Ore” - Banchieri di grido ma anche, a tempo perso, agenti sportivi. Gli executive di Goldman Sachs, più noti per exploit in fusioni e acquisizioni – e per le poltrone di prestigio cui possono aspirare nell'alta finanza come nelle istituzioni - non disdegnano di scendere in campo quando in gioco, invece di grandi merger, ci sono contratti per atleti. Almeno se questi contratti sono operazioni da centinaia di milioni di dollari tra campioni e squadre ricche, di leggenda come di risorse finanziarie. È stato il caso della stella del baseball Alex Rodriguez, che ha appena raggiunto un accordo decennale da oltre 300 milioni di dollari con gli Yankees di New York. E che nelle trattative si è fatto rappresentare da Gerry Cardinale, dirigente del principal investment group a Goldman. Il coinvolgimento di Goldman nella vicenda è ancora più profondo: la regina di Wall Street vanta un investimento nel canale televisivo degli Yankees, lo Yes network, ed era quindi ben posizionata per facilitare il completamento di preziosi negoziati.

Giovanni Consorte - Foto La Presse
9 - CORDATE NAZIONALI IN DIFESA DI IBERIA…
Mi C. per “Il Sole 24 Ore” - Riprendono a soffiare, anche in Spagna, i venti del nazionalismo. La cordata tutta spagnola guidata da Gala Capital che dice di essere pronta a fare una offerta per la compagnia aerea Iberia, è stata infatti salutata con favore da vari politici, tra cui il Ministro dell'Industria, Clos. L'aria che tira sembra essere quella di tenere in casa Iberia e, comunque, di rimandare la vendita della compagnia al dopo elezioni generali del 2009, in modo da non turbare la campagna elettorale. Del resto questa appare l'unica vera ragione per sostenere Gala se è vero che il consiglio di Iberia ha chiesto a suo tempo che l'eventuale cessione della società si basasse su due pilastri imprescindibili: che tra i nuovi azionisti ci fosse un socio industriale importante e che venisse presentato un piano di sviluppo pluriennale ambizioso. Cosa che Gala, per il momento, non sembra aver fatto. La parola passa comunque al consiglio di Iberia, previsto entro la fine di novembre, che ha comunque sul tavolo altre offerte tra cui quella Tpg-British Aiways molto avanzata.

10 - TASSI MAI VISTI SUI SITI SOCIAL LENDING…
R. Fi. per “Il Sole 24 Ore” - Finalmente è arrivato in Italia il «social lending» online, il prestito di denaro fra privati. Insomma, chi non ha fratelli, sorelle, genitori o figli smaniosi di fargli credito, invece di andare in banca da oggi può provare a dare un'occhiata su internet e vedere se c'è qualcuno disposto a concederti un "prestito sociale". Ma a quale tasso di interesse? E chi lo sa? Il primo sito sul mercato italiano è quello della Zopa, acronimo di Zone of possible agreement. Ma, a ieri sera, ottenere un preventivo, un prestito o qualsiasi cosa che assomigliasse a una promessa di denaro, era praticamente impossibile : si poteva chiedere su www. zopa.it qualsiasi importo, da 1.500 ai 15mila euro, per qualsiasi scadenza, dai 12 ai 36 mesi, per fare comparire l'avviso: «Zopaè un mercato dinamico e in questo momento non c'è abbastanza denaro nel sistema per poterti fornire un preventivo. Puoi tornare più tardi o chiedere un altro preventivo per un importo minore». In futuro forse sarà un concorrente temibile dagli istituti italiani, ma al momento le banche possono dormire sonni tranquilli.

Enrico Cuccia - Foto La Presse
11 - TELCO-FOSSATI, ERRORE DI CONNESSIONE…
A. Ol. per “Il Sole 24 Ore” - Dal dado al telefono il passo non è breve, ma la famiglia Fossati, ex proprietaria della Star, ha gli agganci giusti per connettersi a Telecom Italia, nel cui capitale è appena salita al 2%. Fino a pochi anni fa era nel patto di sindacato di Mediobanca, dal quale è poi uscita liquidando la partecipazione ma mantenendo buoni rapporti con Piazzetta Cuccia. Ha venduto la Star, con l'aiuto di Intesa. È rientrata dall'alto investendo nella holding spagnola di Galina Blanca che ha rilevato l'azienda alimentare di famiglia. E, avendo bene o male familiarità con tutti gli azionisti di Telco, ha dichiarato la disponibilità a entrare nella holding, nuovo socio di riferimento di Telecom, attraverso la prossima ricapitalizzazione. Possibile che, con tutte queste conoscenze, nessuno li abbia avvisati che per sottoscrivere l'aumento occorre pagare cash 2,53 euro per azione? Le azioni comprate sul mercato non servono allo scopo.


Dagospia 19 Novembre 2007

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LA BERTÈ MINACCIA DI BUTTARSI GIU’ DAL TERZO PIANO DELL’HOTEL, LA “SALVA” ZERO


Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”


Voleva buttarsi giù dal terzo piano, dalla finestra della sua stanza. Ha minacciato di farlo già sabato notte, dopo la fine della trasmissione, appena tornata in albergo, lo storico, lussuoso «Aldrovandi Palace» dei Parioli. Era agitata, stanca, sconvolta, depressa, non sopportava più neanche il suo cappello nero da strega con cui era andata in scena qualche ora prima. Voleva buttare tutto, compresa la sua vita. Così è cominciato l'incubo, per Loredana Bertè.

La trasmissione era quella di Antonella Clerici, su Raiuno. L'ennesima ospitata, un po' sbracata e oscena, dopo una carriera invece luminosissima, fatta di canzoni indimenticabili. «Perché non si ferma? Loredana ormai si dovrebbe solo fermare e farsi curare», le parole accorate di sua sorella Leda, la più grande. Il programma di Raiuno si chiama «Il treno dei desideri», ma stavolta stava per deragliare.

Il primo ad arrivare, sabato notte, quando è scattato l'allarme, è stato Renato Zero, il suo amico di sempre, l'amico di una vita, dai tempi del Piper, era il 1965. Il «re dei sorcini» l'ha prima bloccata, poi l'ha sgridata come si fa con una bambina capricciosa e allo sbando: «Basta, che fai, non puoi continuare così ad autodistruggerti...». L'ha salvata lui.

Zero ha passato la notte con lei, sembrava tutto finito e invece ieri mattina un nuovo attacco di nervi, la grande cantante si è barricata dentro, doveva lasciare la stanza alle 12 e invece è cominciato un altro giorno lunghissimo, coi pompieri, i medici, i poliziotti, il personale dell'albergo, tutti dietro alla sua porta a cercare di tranquillizzarla. Invano. Lei urlava e insultava tutti. È arrivata anche l'autoscala dei vigili del fuoco per forzare la finestra e raggiungere dall'alto l'artista in difficoltà.

«Loredana si sente sola e fa i capricci, ha bisogno di sentirsi sempre coccolata», dice ora Mario Limongelli, il suo fedele amico discografico. Già, magari fossero solo dei capricci... «Non è la prima volta, il pericolo ormai è sempre dietro l'angolo — sono le parole sfinite di Leda Bertè, accorsa anche lei ieri all'Aldrovandi —. È vero che Loredana è stata un mito per tutti, ma ha avuto anche tante delusioni in vita sua. Un'escalation di delusioni che l'hanno molto provata. Per esempio era innamoratissima di Borg (il campione di tennis che la lasciò bruscamente dopo averla sposata nell'89, ndr). E anche la morte di Mimì non l'ha mai superata».

Mimì è Mia Martini, sua sorella Domenica, morta all'improvviso nel '95 dopo aver penato tanto anche lei. Loredana le ha dedicato tantissimi brani: da Zona Venerdì a Luna a Mufida. Anche Renato Zero ha dedicato a Mimì una canzone, s'intitola La grande assente e forse è la più bella di tutte. Ma non basta la musica, purtroppo, a far passare il dolore, ad attutire la solitudine, i farmaci e la malinconia. «Loredana è mal consigliata, intorno a sé ha una corte dei miracoli che non ha a cuore la sua persona, questa situazione va avanti da almeno un anno e mezzo», si sfoga Leda Bertè, che con il progetto Minuetto porta avanti da anni la memoria di Mimì e ora è qui a difendere l'altra sua sorella famosa che annaspa. «Perché continuano a mandarla in televisione, allo sbaraglio, se non è più in grado?», accusa Leda.

All'Aldrovandi Palace in questi giorni è ospite anche il presidente della Bolivia, Evo Morales. Ieri sera doveva andare in visita ufficiale dal nostro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (oggi vedrà il sindaco Veltroni). Così, quando Morales è uscito, s'è trovato di fronte decine di fotografi e cameramen schierati all'ingresso. Deve aver pensato che fossero lì per lui. Ha sorriso e salutato e le telecamere l'hanno inquadrato. Ma aspettavano Loredana.

Poi è arrivata un'ambulanza, quando in cielo ormai era salita la luna. Un medico ha bussato alla sua stanza. L'ha visitata e ha concluso che era cessato il pericolo: Loredana ora, con Renato sempre vicino e tanta gente intorno, finalmente si sentiva bene. Passato anche il colpo di lombosciatalgia ufficialmente dato in pasto ai cronisti. L'ambulanza, così, è andata via e alle sette di sera è andata via anche Loredana, che ha lasciato l'albergo ed è salita sull'auto di Renato Zero per andare a dormire da lui. «Oggi torna a Milano», assicura Limongelli. La vita continua. La guerra non è finita.

AGITATA NELLO SHOW DELLA CLERICI: SFOGO SU SANREMO

Andrea Laffranchi per il “Corriere della Sera”

«Ma perché Pippo Baudo non mi vuole ricevere? Perché Dina, la sua segretaria, non mi concede un appuntamento?». Loredana Bertè lo ripeteva come una mantra sabato. La cantante era ospite del «Treno dei desideri», programma di Raiuno condotto da Antonella Clerici. Lei era la «sorpresa» per tre fan che si sono trovati a duettare con il loro mito su tre classici come «Il mare d'inverno», «Dedicato » e «Non sono una signora».
Che fosse agitata lo si era notato anche durante la diretta, quando Loredana, minigonna rossa in tulle, giubbino di pelle e cappello nero, si era messa a pestare i piedi a uno dei fan del duetto. Forse perché steccava. Ma lei è sempre un po' sopra le righe, fa parte del personaggio.

Chi l'ha incontrata dietro le quinte a Cinecittà, durante le prove del pomeriggio e anche dopo lo show quando si è fermata con lo staff del programma e i fan sino a tarda notte, racconta che Loredana aveva un chiodo fisso. «Perché Pippo non mi risponde?», diceva a tutti. Lo cercava perché voleva fargli assolutamente sentire una canzone nuova, un brano che lei vorrebbe portare a Sanremo. Per vincere, questo il sogno, il premio della critica intitolato a sua sorella Mimì.

Il brano che la Bertè vorrebbe far sentire a Baudo è un inedito degli anni Settanta che il chitarrista Alberto Radius (ex Formula 3) aveva scritto all'epoca per lei. La cantante raccontava di aver ritrovato il provino durante un recente trasloco ed è sicura che il pezzo, che potrebbe intitolarsi «Solo tu mi vuoi», piacerà al direttore artistico e conduttore del Festival. «Ma Pippo non mi riceve».

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posted 24 September 2007 11:30     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


LA PASSIONE DI DON GELMINI - IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59: TUTTI MITOMANI, RICATTATORI O IN CERCA DI VENDETTA? IN ALCUNI CASI È POSSIBILE, MA LA PROCURA DI TERNI STA SVOLGENDO ACCURATE INDAGINI SU ALMENO UNA VENTINA DI CASI…


Ignazio Ingrao per Panorama

Era il giorno di Natale del 1993. Avevamo festeggiato con le nostre famiglie a Molino Silla. La sera avevamo acceso il falò e don Pierino aveva fatto un bellissimo discorso. All’una e mezzo di notte viene a chiamarmi uno dei responsabili della comunità, Enrico, un giovane di colore che era arrivato da Firenze. Mi dice che don Pierino vuole vedermi e mi sta aspettando nella casetta nel bosco. Resto sorpreso per quella richiesta a un’ora così insolita. Enrico si offre di accompagnarmi. Gli rispondo che non c’è bisogno, posso andare da solo ma ho un po’ di paura. Raggiungo la casetta e trovo don Pierino che mi sta aspettando sorridente, con un grande vassoio di pasticcini sul tavolo.

Mi offre da bere e mi fa assaggiare i dolci. Sono felice perché in comunità i biscotti sono razionati. Penso: appena Pierino si distrae prendo i dolci e con una scusa scappo via. Ma lui comincia a parlare, mi chiede le impressioni sulla giornata, si informa sul mio stato d’animo, parla dei miei genitori. Poi mi invita a dormire con lui, nella casetta. Non posso rifiutare ma mi infilo nel letto tutto vestito. Sono un pezzo di ghiaccio. Dopo un po’ don Pierino esce dal bagno in boxer e canottiera: è rosso in viso, sembra stravolto, mi guarda fisso negli occhi e si infila nel letto con me.

Mi abbraccia, mi accarezza, mi tocca, cerca di slacciarmi i pantaloni. Anche la voce sembra trasformata: supplica, chiede, pretende. Resto immobile, gelato, come paralizzato. Pierino mi stringe sempre più forte, mima un amplesso. Non ce la faccio più. Cerco di divincolarmi. Finalmente riesco a liberarmi dal suo abbraccio. Salto giù dal letto e scappo via nel bosco».
Sono accuse pesanti. È il drammatico racconto di A.R., 35 anni di Roma. Oggi è un affermato professionista ma dietro le spalle ha una storia di droga: ecstasy, cocaina, eroina. Le cose che leggerete sono le stesse che alcuni testimoni hanno già detto ai giudici di Terni che indagano sulle presunte molestie e violenze sessuali fatte dal fondatore della Comunità Incontro. E di queste accuse, i magistrati stanno valutando la veridicità.
A.R. è stato ospite della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, prima a Capitone, poi a Molino Silla a cavallo tra il 1992 e il 1993. Dopo che lo scandalo è uscito sui giornali, il 9 agosto scorso si è presentato spontaneamente in procura a Terni, accompagnato dalla sua fidanzata, per raccontare le molestie e i tentativi di violenze che dice di aver subito da don Gelmini. Il pm titolare dell’inchiesta, Barbara Mazzullo, lo ha ascoltato per circa tre ore. Nelle settimane successive la procura di Terni ha cercato conferme e riscontri al racconto del giovane: la sua testimonianza è ritenuta fra le più significative e meritevoli di attenzione.

Il verbale della sua deposizione è ancora secretato ma A.R. ha accettato di incontrare “Panorama” e riferire in esclusiva quanto dice di aver detto al magistrato. Fisico atletico, oltre un metro e novanta di altezza, ex giocatore di pallacanestro in B1, capelli e occhi scuri, lineamenti regolari, A.R. racconta di essere stato notato da don Gelmini fin dal loro primo colloquio: «Mi abbracciò, stringendomi forte, come faceva con tutti i ragazzi appena arrivati in comunità, mi baciò e mi disse che lo avevo colpito perché ero un ragazzo ipersensibile. Don Pierino ha un modo straordinario di guardarti, fisso negli occhi. Ti fa sentire subito la persona più importante del mondo. Dopo tanta sofferenza era come se mi sentissi finalmente a casa, dal mio vero padre».

Presto però arriva la prima crisi, A.R. vuole lasciare la comunità, non sopporta più obblighi, orari e prescrizioni. Don Gelmini lo chiama a Molino Silla, lo invita a cena e poi si ferma a lungo a parlare con lui. «Quella sera ero pieno di angosce, mi mancava l’aria. Don Pierino però era stato gentile a volermi a tavola con lui e con i suoi collaboratori. Mi sentivo ancora una volta rinato. Dopo cena mi abbraccia, mi stringe e mi bacia sulla bocca. Lo faceva con tutti, anche apertamente. Ma questa volta mi bacia in un modo diverso. Resto turbato. Il giorno dopo mi invita a partire con lui per andare a Rimini e poi ad Assisi. Parto senza farmi troppe domande. Durante il viaggio non succede nulla, dormiamo in stanze separate».

Qualche settimana dopo A.R. e don Pierino ripartono insieme per la Thailandia, dove la Comunità Incontro ha un centro per il recupero di tossicodipendenti e ragazzi di strada: «Rimasi colpito nel vedere i bambini thailandesi fare la fila ogni pomeriggio davanti alla porta della stanza di don Pierino. Li riceveva da solo, uno a uno. Non so cosa accadesse lì dentro ma mi chiedevo se forse anche con loro avesse avuto le stesse attenzioni che aveva riservato a me» racconta il giovane ex tossicodipendente.

Nel frattempo A.R. viene trasferito da Capitone a Molino Silla, per stare più vicino al fondatore della Comunità Incontro. «Il tema dell’omosessualità di don Pierino non era mai trattato apertamente nei discorsi con gli altri ragazzi della Comunità. Qualcuno accennava qualcosa, ma poi si cambiava subito discorso. Ricordo che si era la sparsa la voce che un ragazzo era stato espulso dalla comunità perché non aveva accettato le avance di don Pierino. Ma per noi la comunità era l’ultima ancora di salvezza, denunciarlo significava perdere tutto».
Ora il numero degli accusatori di don Gelmini è salito a 59: da quando si è sparsa la voce, numerosi ex ospiti della comunità si sono rivolti all’autorità giudiziaria. Mitomani, ricattatori, giovani in cerca di vendetta? In alcuni casi è possibile, visto che dalle stanze della procura di Terni trapela il convincimento che, fino a questo momento, non più di una ventina sono le testimonianze meritevoli di approfondimento. Il 17 agosto il capo della squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli, ha raccolto la deposizione dell’attore Bruno Zanin, giovane protagonista di uno dei più famosi film di Federico Fellini, Amarcord. Anche Zanin ha accettato di riferire a Panorama cosa ha raccontato alla polizia.

«Ho conosciuto don Pierino alla fine degli anni Sessanta, prima della nascita della Comunità Incontro. Veniva al Settebello, un locale frequentato da noi “capelloni” e ci diceva che se Cristo fosse tornato sarebbe stato un capellone. Ci colpiva quel prete che viaggiava su auto fuoriserie e parlava in modo così diverso dagli altri sacerdoti. Un giorno ero in compagnia del mio amico Mario De Merolis: non ce la passavamo molto bene e vivevamo di espedienti. A Villa Borghese incontrammo don Gelmini che ci invitò al ristorante.

Accettammo volentieri. Dopo pranzo ci chiese se volevamo fare una doccia a casa sua. Era una villa vicino a Ostia, con un giardino e una piscina. Entrò in bagno con la scusa di portarci gli asciugamani e facendo il simpatico si propose di lavarci la schiena. Ci fece i complimenti, cominciò a scherzare toccandoci le parti intime e tentando di abbracciarci, baciarci. Noi ci difendevamo, lo respingevamo. Lui smetteva, poi ricominciava. Alla fine è riuscito a togliersi il capriccio. Dopo la doccia siamo fuggiti, rubandogli un crocifisso, pensando che fosse di valore».

Ma il racconto di Zanin – anche questo da verificare – non finisce qui: «Qualche anno dopo a Spello, nella comunità di Carlo Carretto, incontrai M., un giovane umbro che mi raccontò di essere fuggito dalla comunità Incontro per le molestie subite da don Gelmini. M. non se la sente di presentarsi in procura per deporre contro don Gelmini, ha una situazione familiare delicata e vive in un piccolo centro. Suo figlio di 17 anni non sa nulla del suo passato e vuole dunque proteggerlo.

Questo è il racconto che M. mi fece quel giorno: “Don Pierino mi invitava nel suo studio, mi offriva cose che venivano proibite in comunità, tipo alcol e sigarette, mi diceva che ero il suo prediletto, la luce dei suoi occhi, il suo cocco, e mi toccava e mi baciava. Io chiudevo gli occhi e pensavo alle sigarette che mi avrebbe dato dopo. Quando ne ho parlato con gli altri ragazzi qualcuno glielo è andato a riferire e lui mi ha punito trasferendomi in un’altra comunità, a Porchiano, da dove sono scappato”».
Zanin ha fatto anche altri nomi alla polizia di Terni di giovani che sono usciti da Molino Silla e dichiarano di essere stati molestati dal sacerdote. Inoltre, qualche anno fa, un avvocato della Comunità Incontro, Gianni Arca, ha contattato Zanin offrendogli del denaro in cambio del suo silenzio. Arca non può confermare né smentire: alcuni mesi dopo è stato trovato morto in circostanze misteriose, nella sua casa in Sardegna.

Gli inquirenti hanno messo sotto la lente anche il caso di un altro ex ospite della comunità, Fabrizio Franciosi, trovato morto nella sua auto il 23 novembre 1991 con ferite di arma da taglio. Il fratello gemello raccontò ai carabinieri che Fabrizio gli aveva detto di aver scoperto le violenze contro alcuni ragazzi e di essere stato minacciato e allontanato da Molino Silla. L’indagine è stata archiviata.
Nel frattempo si è aperto un altro filone di indagini che riguarda i viaggi di Gelmini in Thailandia dove la comunità Incontro ha diverse sedi. Fin qui le indagini della procura e della squadra mobile di Terni. Ma lo scandalo sulle presunte molestie sessuali ha fatto emergere gli attriti all’interno della comunità che hanno causato il 13 marzo scorso, nel pieno dell’inchiesta della procura di Terni, le dimissioni di due tra i più stretti collaboratori di don Pierino: la segretaria personale del sacerdote, Maretta D’Ippolito, e il capo ufficio stampa, Aldo Curiotto. «Era una decisione presa da tempo, non sapevamo nulla delle indagini della magistratura» afferma Curiotto. La decisione dell’ex braccio destro di Gelmini e della segretaria del sacerdote è scaturita dal progressivo deteriorarsi dei rapporti al vertice della comunità. «Ci siamo progressivamente sentiti emarginati dalla comunità» confida la D’Ippolito.
Dell’altra parte del gruppo ristretto che circonda il sacerdote (82 anni, ammalato di cuore e con problemi di vista) e gestisce tutti i suoi rapporti con l’esterno fa parte Antonio Chieppa, detto «il presidente», autista, bodyguard (armato e con regolare porto d’arma) e factotum di don Pierino, assai temuto dagli ospiti della comunità che non rispettano le regole. Accanto a lui ci sono Giampaolo Nicolasi e Marco Araclea (responsabile dei centri).

Quindi un sacerdote cingalese, padre Bernard, che don Gelmini avrebbe indicato come suo successore, e il nuovo portavoce, lo psichiatra Alessandro Meluzzi. Chieppa, Nicolasi e Araclea sono i principali collaboratori di don Gelmini: le indagini e le intercettazioni telefoniche li vedono chiamati in causa. Padre Bernard, invece, grazie alla conoscenza delle lingue, aveva il compito di intrattenere i «rapporti internazionali» della comunità, in particolare con Cesare Martellino, ex procuratore di Terni e grande amico di Gelmini, ora all’Aia come responsabile per l’Italia di Eurojust.
Anche un altro ex collaboratore di don Gelmini, Ugo Menichini, denuncia l’atmosfera pesante che si respirava ai vertici della Comunità Incontro. «Sono un ex sindacalista della Cgil, ho perso un figlio per la droga e sono venuto dalla Sicilia per aiutare don Pierino a fondare comunità di recupero in tutta Italia. Ma alla fine ho abbandonato tutto: non mi piaceva come alcuni responsabili trattavano i ragazzi. Un certo clima di intimidazione e violenza che vedevo intorno a me. Ma soprattutto non accettavo che don Gelmini utilizzasse il lavoro di tanti ex tossicodipendenti senza pagarli adeguatamente o pagandoli al nero».

Dopo le denunce di Menichini, infatti, sono state aperte diverse cause di lavoro da parte di volontari ed ex collaboratori che sono un’altra spina nel fianco della Comunità Incontro. Ma soprattutto diversi testimoni denunciano l’esistenza di un piano da parte dei più stretti collaboratori per prendere progressivamente il controllo della Comunità al posto di Gelmini. Un piano che lo scandalo scoppiato durante l’estate avrebbe fatto saltare.
Travolto da queste numerose accuse, il fondatore della Comunità Incontro, complice anche la bufera provocata dalle dichiarazioni sul complotto «ebraico-radical-chic» (che gli è costata la difesa dell’avvocato Franco Coppi), preferisce non parlare con Panorama e, attraverso il suo portavoce, Alessandro Meluzzi, fa sapere di «non voler fare eccezioni: parlerà solo nell’aula di tribunale, se sarà chiamato a farlo.

Don Pierino è esterrefatto dall’attacco che sta subendo attraverso la stampa. Non ha intenzione di avallare con le sue dichiarazioni, campagne che mirano unicamente a screditarlo e sporgerà querela, con richiesta di danni in sede civile, nei confronti di tutti gli organi di stampa che hanno inteso colpirlo». Dopo il forfait di Coppi, il collegio di difesa del prete antidroga è stato integrato con l’avvocato romano Filippo Dinacci, che affianca Lanfranco Frezza.
Ma il caso di don Pierino non riguarda solo la giustizia italiana. Il vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, sta valutando se esistano gli estremi per l’apertura di un processo canonico a carico di Gelmini. Il sacerdote in passato aveva un ottimo rapporto con il cardinale Vincenzo Fagiolo, scomparso nel 2000 e presidente della commissione disciplinare della Curia romana. Oggi conta sull’amicizia in Vaticano di alcuni prelati influenti: in particolare i cardinali Alfonso Lopez Trujillo, Jorge Maria Mejía e l’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, oltre a monsignor Carlo Liberati, prelato di Pompei. E, almeno per il momento, non sembra affatto intenzionato a porgere l’altra guancia ai suoi accusatori e per il 27 settembre prepara la consueta festa «Pane e mortadella».


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posted 12 September 2007 19:22     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote



L'affare s'ingrossa


Guido Ruotolo per “La Stampa”


Ancora sulla graticola, ancora nessuno scampato pericolo. Anzi, la posizione processuale di don Pietro Gelmini, il fondatore della comunità di recupero Molino Silla di Amelia (Terni), indagato per presunti abusi sessuali (compiuti nell’arco degli ultimi dieci anni) nei confronti di diversi giovani tossicodipendenti ospitati nella comunità, si starebbe aggravando al punto che la procura di Terni starebbe valutando di contestargli anche il ruolo avuto nell’inquinamento delle prove.

Non solo, nel registro degli indagati sarebbero finiti alcuni collaboratori di don Gelmini.
Gli inquirenti e gli investigatori umbri, che hanno ottenuto dal gip la proroga delle indagini, stanno coltivando nuovi spunti investigativi, verificando nuove accuse: altre decine di ex ospiti della comunità si sarebbero prenotate per raccontare gli abusi subiti.

I SOLDI
I filoni dell’inchiesta umbra sono due. Il primo, quello delle denunce degli abusi sessuali subiti dagli ex ospiti di Molino Silla. Si sarebbero consumati non solo nella famosa «stanza del silenzio» della comunità - dove avvenivano i primi colloqui (collegiali) dei ragazzi che volevano entrarvi - ma anche nell’abitazione di don Gelmini.
Agli inizi di agosto, dopo che La Stampa aveva rivelato l’esistenza dell’inchiesta a Terni, don Gelmini si era difeso sottolineando che cinque dei suoi «accusatori» erano stati cacciati dalla comunità perché scoperti (e poi denunciati) mentre rubavano.

Il fondatore della comunità di Amelia aveva raccontato che uno di essi, «uno che fa le rapine», uscito dal carcere con l’indulto, gli scrisse una lettera invocando il «perdono» e chiedendo aiuto («voleva che gli trovassi un lavoro»). E quel lavoro l’ottenne salvo poi finire di nuovo in carcere, dove ritrattò le sue accuse nei confronti di don Gelmini.
Ma la storia che ha raccontato il ragazzo «che fa rapine» agli inquirenti di Terni è diversa. La lettera del perdono sarebbe stata suggerita da don Gelmini in cambio non solo di un lavoro ma anche di 60 mila euro. Una promessa non mantenuta, il ragazzo avrebbe ricevuto 2000 euro. Nel suo interrogatorio don Gelmini avrebbe ammesso di avergli dato dei soldi.

L’INQUINAMENTO
Ora l’inchiesta si starebbe orientando - ed è il secondo filone - a trovare conferme ai sospetti di dichiarazioni concordate a suon di migliaia di euro, di pressioni e ricatti. Tutti elementi che portano indiscutibilmente al tentativo d’inquinare le indagini.
C’è un altro ex ospite della comunità di Amelia che aveva accusato il prete, con una lettera poi ritrattata, spiegando che quando attaccò don Gelmini era sotto gli effetti degli psicofarmaci. Sentito di nuovo dagli inquirenti, il giovane ha invece confermato le accuse, negando di aver ricevuto dal sacerdote un contributo di 200 euro, così come aveva dichiarato don Gelmini.

Gli investigatori umbri hanno più di un sospetto che in realtà il «ragazzo» prima dell’interrogatorio abbia parlato con don Gelmini per ottenere soldi: 4000 euro gli sarebbero stati regalati da un prete amico di Gelmini, uno della «squadra» di Amelia gli indicò addirittura quale psicofarmaco dichiarare di aver assunto nel momento in cui scri