FREEDOM IS...AN OPINION... the ultimate beach? (Page 3)

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Author Topic:   the ultimate beach?
kaos
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posted 25 January 2006 21:21     Click Here to See the Profile for kaos       Reply w/Quote


Truffe, Vanna Marchi chiede scusa

Imbonitrice in aula: nessun inganno


by tgcom

"Chiedo scusa a chi si sente truffato, ma non ho ingannato nessuno". Questo in sintesi, l'accorato intervento in aula di Vanna Marchi che, con la voce rotta dal pianto, si è difesa tentando di respingere, davanti alla corte d'assise di Milano che la giudicherà, l'accusa di aver ingannato, insieme alla figlia Stefania e al convivente Francesco Campana, decine di telespettatori ammaliati dai suoi prodotti dimagranti.

L'ex regina delle televendite è apparsa più dimessa e meno spavanda del solito, quando era solita commentare con i giornalisti le varie frasi del processo che la vede alla sbarra. "Chiedo perdono a tutti,i fa male essere ritenuta autrice di raggiri che non ci sono stati", ha detto. La Marchi ha ripercorso poi le sue "origini contadine", ricordando come da semplice estetista si sia ritrovata, ad un certo punto, a diventare un personaggio ospitato dai piu' importanti programmi del piccolo schermo.

"Non ho mai fatto la maga in vita mia - afferma - nessuno, neanche le persone che qui in aula hanno testimoniato contro di me, mi ha mai chiesto consulti di questo tipo, il mio compito per la ditta Asciè era quello di affiancare il mago Do Nacimiento. Alle persone che sostengono di avermi sentito rispondere al centralino - ha spiegato - vorrei dire che non ero sempre io, era la mia voce registrata".

Infine Vanna Marchi ha voluto sottolineare come la celebrità l'abbia abbandonata. "La gente pensa che io sia ricca - ha concluso - e mi chiede perché voglio lavorare. La verità è che non ho più soldi e devo lavorare assolutamente. Tutte le volte che delle persone, in questo processo, hanno detto di avermi dato dei soldi, mi sento morire perche' io non ho mai incassato una lira".

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posted 12 January 2006 18:03     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Altro che compagni di merende.

by kiriosomega Thursday, Jan. 12, 2006 at 5:21 PM mail:ruintellicardinale@katamail.com

Analisi socio politica.


ALTRO CHE COMAPAGNI DI MERENDE.
Destra (parlamentare geografica), Sinistra d'ogni dove, tutte chiacchiere.
Il neoliberismo le ha livellate, tutto riducendo al capitale.
Pecunia non olet già recitavano i latini, ma nella nostra epoca un regista cinematografico perfezionò il concetto narrandoci “Il profumo dei soldi”.
Insomma, che i soldi abbiano o no odore deve essere chiaro il mezzo con cui si costruiscono i capitali, perché è certo che con il lavoro nessuno mai è diventato miliardario se non entrando nei chiaroscuri delle leggi o insultandole, e senza che vi sia una collusione d’individui con medesimi interessi.
In politica, purtroppo, esistono autentici pezzenti della morale che del loro pubblico potere ne fanno un’arma di ricatto sugli imbecilli che li seguono sperando di piluccare almeno le briciole... Così assistiamo ad eventi che ci mostrano genti disoneste, che divenute assessori, consiglieri, sindaci, parlamentari… in una legislatura, dalle “pezze ar culo”passano alle barche da sogno ed alle ville con piscina. In più, in questo sinistrato e mio amato Paese, gli atti magistrali sono lenti, le leggi che puniscono i corrotti con pubblici poteri sono blande, farraginose e senza certezza che il premio alla pena sia applicato ai “grandi”, che tali sono perché gli altri vogliono stare in ginocchio. Proprio per queste incertezze legali, e per deviata mentalità, anche il macellaio ruba.
Ma i politici, gli uomini eletti alle pubbliche funzioni, che fanno per moralizzare il Paese?
Niente! Non fanno niente, perché severe leggi ricadrebbero sulle loro teste d’immorali forti del potere che eserciscono. Allora, per stordire il pubblico, questo tipo di politicanti s’inventarono, per esempio, “Striscia la Notizia” che distribuisce ogni tanto uno scoop che colpisce sempre e soltanto il disgraziato, e che fa esclamare alla massaia: “Hai visto la televisione del…” tu sai chi, il nome in apertura di scritto porta sfiga a scriverlo.
E gli stessi individui hanno inventato gli stadi sempre stracolmi di troppi deficienti, ma anche il Garante, per questo e quello, attribuendogli funzioni morigeratrici senza però offrigli, meno male, poteri legali perché altrimenti…? Così il Garante, amico degli amici, che non può essere lasciato in un cantuccio, anche se non eletto, ha le sue penne di pavone ed i suoi grassi appannaggi mentre svolge un ruolo di pubblica disfunzione. Per i soliti imbecilli, che sono sempre tanti, la funzione è significativa, ma in realtà la carica serve solo a non fare intervenire la magistratura, insomma, il Garante ammonisce il cattivo allorché non può farne a meno, e questo, avvertito, ha tutto il tempo di nascondere le prove del reato commesso e la faccenda è insabbiata salvando la faccia al Governo che si è così procurato un nuovo “dipendente”.
Ma allora che fare? Semplice, poiché il problema non è posto nell’essere mafiosi, bensì nell’atteggiamento mentale di tipo criminogeno, bisogna creare una seria scuola educativa che estirpi il modello comportamentale con atteggiamento delinquenziale. L’azione sarà lunga nel tempo, ma non c’è altra via per creare il cittadino, ed a questa principale azione deve essere associata l’evidenza della punizione, anche con il taglio della mano che ha rubato, con l’interdizione a vita dai pubblici uffici, e con la confisca dell’intero patrimonio di famiglia.
Ma il malcostume percorre vie ancora più sottili. Per esempio, nella provincia in cui vivo, dove il tasso di disoccupazione ha picchi elevatissimi mai dichiarati, la gran parte dei giovani in attività lavorativa è precaria, e lo è anche nel ricevere la paga che sovente ritarda di molti mesi dal convenuto. E non finisce qui, perché anche la remunerazione spesso subisce “riduzioni” per appropriazione indebita da parte delle stesse aziende che hanno assunto il lavoratore con leggi di favore, e che comunemente fanno firmare un foglio in bianco all’atto dell’assunzione. Foglio che sarà usato dal datore di lavoro per redigere una domanda di licenziamento spontaneo, come se fosse richiesto dal dipendente che non s’adegua alle condizioni del padrone. In quest’imperante malcostume i giovani devono destreggiarsi, ed in massa si sono presentati come candidati alle elezioni comunali, infatti, in quelle trascorse, abbiamo avuto in lizza circa sedicimila soggetti per un paio di migliaia di cariche pubbliche, inclusi i rappresentanti di quartiere, che sono pagati con un minimo di seicento euro mensili. Ed è avvenuto anche l’assurdo, in alcune famiglie gli eletti sono stati addirittura due, per esempio marito e moglie. E’ chiaro che la gran parte di questa gente non ha alcuna capacità come amministratore pubblico, ma starà nel palazzo a discutere di spostare il cassonetto dell’immondizia da tal punto, dove il muro su cui si addossa è dello zio, per trasportarlo dove lo zio è di un altro.
Eppure, in epoca tecnologica esistono presidi valutativi molto attendibili che indicano le capacità posicoattitudinali dei richiedenti, perché non utilizzarli per valutare le doti del candidato come amministratore pubblico? Perché non interdire la rielezione alle cariche pubbliche di qualsiasi livello dopo una legislatura? Perché non porre un limite d’età massima per la partecipazione alle cariche pubbliche?
Tante cose sono possibili, ma da noi il Gattopardo… o forse è solo una misera gatta che cova.
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Questa è la democrazia?
C’è chi attacca, chi si difende, poi il fronte si capovolge ed i ruoli mutano, ma lo spettacolo resta indecoroso perché tale da sempre è.
Alcuni sostengono, nel ruolo delle parti, che i temi della politica devono essere morali, altri, secondo le occasioni, vorrebbero tutto travolgere dell’avversario perché riconosciuto truffaldino, ma lo spettacolo resta indecoroso perché tale da sempre è.
Ma i politici, personaggi in cerca d’autore, anzi, no, perché l’autore di una nascosta regia esiste ed ha nome “potere bancario”, nelle loro apparenti grandi manovre scordano che con il giustificare le tangenti, ops, i guadagni multimilionari anche giornalieri di qualcuno, schiaffeggiano i lavoratori, i pensionati, le famiglie che non possono più sopravvivere al caro vita, e non ultimi i giovani che all’età di trenta e più anni non hanno ancora un lavoro certo, mentre si chiede loro di produrre per almeno quarant’anni per ottenere i diritti pensionistici.
Allora, homo homini lupus? Siamo ancora a questo punto? Sì, lo siamo, ed i pochi che si sono opposti allo schifo sono stati trucidati facendoli apparire dittatori sanguinari, immorali, pazzi criminali o
In generale l’umanità tutta ritiene che la gestione della cosa pubblica deve essere innanzi tutto morale, poi tecnica, ma le due arti hanno necessità d’essere tra loro bilanciate per non far avvenire che l’una prevalga sull’altra. Intanto, nel ribrezzo del proscenio della partitocrazia politica, in cui ognuno è contro tutti, sono sempre i cittadini che soccombono nei confronti del capitale che fa usare il “lei” solo verso chi è possidente. Insomma, nella sceneggiata del: “Tu sei più ladro di me”, in altre parole nell’arrangiarsi per galleggiare, i politici se ne fottono, magnifico questo latinismo, del popolo. Eppure sono stati eletti per essere i rappresentanti di tutti, ma anche apprendiamo che il pontifex minimus per altezza, e maxumus per ingordigia, il Cavaliere che straparla, quello che afferma che facendo politica ha trascurato i suoi affari, quello del conflitto d’interesse, quello delle leggi ad personam, quello, ahinoi, del contratto con gli italiani, quello che non voleva più che si elargissero condoni fiscali… … attraverso un’altra leggina ha risolto la sua situazione debitoria nei confronti del fisco con un pagamento di € 1800 addirittura divisi in due trance, risparmiando così milioni d’euro che sono degli italiani, ma che rimangono nelle sue tasche. Ma certo lui, nel suo delirio d’onnipotenza ha scoperto che: “U cumannari è megghiu do futtiri”, però non rinuncia nemmeno “o’ futtiri” tant’è che ci ha ridotto sul lastrico.
Per educazione d’origine familiare sono sempre stato un assertore dello Stato e della sua Legalità, ma purtroppo anch’io incomincio ad avere dei ripensamenti su questa repubblica che sempre più svela marciume accompagnato da nauseabondo odore di cloaca. Insomma, tra i De Lorenzo, i Poggiolini, i Pier De Maria, e gli “uomini nuovi” della cosiddetta seconda repubblica, solo aborto pilotato della prima, non ci sono differenze. Anzi, no, differenze esistono. Infatti, mentre nella prima repubblica i piduisti agivano “coperti”, in questa, invece, gli ex piduisti sono al governo dopo aver negato e sconfessato la massoneria che diede loro i natali sociali e politici, ed ora, dichiarandosi cattolici praticanti, hanno adottato la morale del “saltafossi”. Su quest’incontestabile verità, perché n’esistono le pubbliche documentazioni, si dimostra ancora una volta il camaleontismo, lo affermo con enorme dispiacere, della classe dirigente italiana, che, oltre che essere poco apprezzata all’estero anche per motti, frizzi, corna e lazzi vari, è assolutamente non apprezzata nemmeno dai cittadini di questa Nazione. Cittadini che, ahimè, anche questa volta devo affermarlo con dolore, in gran parte non sono migliori dei politici che li rappresentano, ciò per l’invalso nuovo sport nazionale che ha nome: “Disprezzo delle legge”. Così, da un debito pubblico nazionale che era irrisorio durante gli anni sessanta, con l’arrivo degli anni novanta, dopo che i governanti s’erano inventati i BOT ed i CCT che hanno reso cifre astronomiche agli speculatori, e che hanno dato ai “maggiorenti” d’allora la capacità di spendere a più non posso favorendo parenti, amici ed amici degli amici, pensando, quella gentaglia, di entrare nel paradiso del gotha economico, ci condussero al tracollo della moneta, ed il debito pubblico schizzò verso l’insostenibile. Ricordiamo che il “Dini”, ed il “dottor Sottile” portarono a compimento due gravose manovre finanziarie sulla nostra pelle che era stata martoriata. Quei soldi dovevano servire, nelle dichiarate intenzioni, a finanziare le esauste finanze statali, ma, com’è da noi comune prassi, sono stati nuovamente divorati e sperperati in opere incompiute o mai utilizzate. I governi, dal ’94 all’attuale, accusano delle disgrazie di questo Paese i democristiani d’allora, come se fossero scomparsi e non riciclati nei partiti d’oggi. Disgrazie che, comunque, sempre accollano ai cittadini. Però, le “nuove leve” dei politici, gente di serie B o forse C ed inferiori, non sono capaci quanto i precedenti che erano “menti”, anche se dedite all’interesse personale, e, “giocando” con i nostri portafogli, ci stanno immiserendo sempre più.
Il grande più recente “errore”, si fa per dire perché la manovra fu studiata nell’interesse dei trust economici internazionali, fu nel vendere i “gioielli di famiglia” appartenenti alla Nazione, e nel porre la parità euro/lira al fixing di 1936,27. Così la lira fu svenduta, ed il caos interno per prezzi sempre in rialzo è divenuto estremo. In tal modo, per colpe indiscutibili a carico di quel poco oculato capo di governo, retorica espressione dietro di cui nascondo ben più grave concetto, dei suoi ministri e del Parlamento, ci troviamo tutti nella me…lma mentre ci dicono, gli stessi malnati, che fanno di tutto per frenare l’inflazione che vogliono farci credere su basi bassissime, mentre ben sappiamo, valutandola nell’ultimo quinquennio sulla base del costo dell’oro, che ci troviamo su un tasso inflativo che supera il 20%. Dunque, siamo presi in giro nella realtà dei fatti, ma, cosa forse anche più grave, il latrocinio sistemico presente tra i nostri fetenti, scusate, maggiorenti, è più grave di quello del periodo democristiano/socialista, tenendo presente che anche il PC e tutti i Partiti s’impossessavano di beni d’ogni sorta con taciti accordi tra loro convenuti.
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Pirati.
Bastava odorare l’aria per avvertire il puzzo di corruzione presente nel Paese, tutti sapevamo che le bustarelle e le raccomandazioni non erano scomparse dopo tangentopoli, e che l’unica cosa mutata era l’aumento della prezzo richiesto per il favore mendicato.
Ciò che è avvenuto in questi ultimi tempi è di pubblico dominio, e dopo i gravissimi scandali economici in cui sempre sono interessate le banche, cercherò di tracciare un filo conduttore degli intricati avvenimenti attuali descrivendone fatti ritenuti certi, e sottacendo, in questo scritto, tutte le possibili ipotesi d’avvenuto contatto, nell’interesse personale, da parte di nostri parlamentari con faccendieri spalleggiati dal Potere politico che continua a promulgare leggi infami che malevolmente colpiscono l’italica popolazione.
Sono del parere che tutti noi, ad ogni costo tecnici del pallone ma anche autorevoli ammiratori di culetti televisivi, abbiamo finalmente compreso perché la quasi totalità degli infingardi politici non ha mai chiesto con veemenza la destituzione d’Antonio Fazio dal suo compito istituzionale. Già, perché alla luce dell’antico siculo detto: “Monaco picchi fuji- a cui è risposto- ognuno sapi i cazzi soji” ora siamo a conoscenza che tutte le “maestà partitiche”, che pantalone paga, da tempo erano informate di quali interessi si stavano tra loro dividendo i Partiti ed i propri rappresentanti, e quali i ruoli da ognuno interpretati secondo potenza ed interesse. [E non si ribatta, da parte dei (dis)Onorevoli e dei cointeressati fessi di turno, che la politica ha un costo, cosa verissima e risaputa, ma non si capisce perché il cittadino di certa idea debba finanziare anche interlocutori che non gradisce. Ciò vuol forse significare che mi batto per il finanziamento privato dei Partiti? Ma nemmeno per sogno, io semplicemente sostengo che lo Stato deve finanziare i Partiti dopo che si sottomettono, almeno ad ogni legislatura, ad un accertamento patrimoniale pubblico, così i costi della politica, quelli veri, non serviranno ad alcuni soggetti per finanziarsi le successive campagne elettorali ed altro. Sostengo anche che tutte le cariche pubbliche derivanti da attività politica non devono essere riconferite allo stesso soggetto, o suo familiare intimo, dopo che si è stati rappresentanti in una legislatura a qualsiasi livello].
Così, in questi giorni, amaramente scopriamo che il governatore della banca d’Italia era solo uno degli attori protagonisti dello sconfinato schifo che tantissimi proteggono con omertoso silenzio, ma anche con il vendersi il voto per acquisire un diritto che la Costituzione assegna per diritto di cittadinanza.
Nel ruolo di comprimario, con Fazio, troviamo il religioso e pio cattolico Gianpiero Fiorani, uomo buono, devoto e praticante, giusto e fervente al punto d’essere presente ogni giorno alla messa. Ma è lecito credere che, conosciutone le inclinazioni, più che assistere alla messa il Pierino preferiva personalmente metterla agli italiani. Però, siccome le cose “sporche” non possono essere realizzate senza complici e complicità, quest’individuo era spalleggiato, come già asserito, dall’altrettanto osservante Antonio Fazio, anche lui seguace della messa giornaliera, ma anche lui con preferenze algofile attive perché alla messa ha dimostrato di preferire il metterla ai soliti italiani. Ma udite, udite, tutto avveniva con il placet, la benedizione, e l’assistenza del religioso, buono e mite Camillo Ruini, cardinale per grazia ricevuta che nessuno inquisirà. Ma Camillo, gerarchicamente inquadrato nella vaticana eclesia poteva agire senza coperture? Ciò è impossibile. Perché l’unico proprietario ed azionista della banca vaticana è il papa, ed il Teutonico ha vissuto a Roma molto a lungo imparando pregi e furbizie degli italiani. Così, il benedetto capo terreno degli uomini in gonna, in Vaticano ancora papa re, è il garante, anche nel losco, che testimonia ogni avvenimento come volontà del suo unico Principale sempre sbandierato come reale ai miseri, in realtà sempre usato per il rito della “messa” agli algofili passivi.
Ai compari attori, o meglio guitti, di questa cordata, era prefisso il compito di espugnare la banca Antonveneta, di fatto, rapinandola all’Abn Amro.
Ma nelle vicende di bancopoli, per il concetto di “una cosa a me ed una a te”, s’inserì un "rosso malpelo" che per solito, nella pubblica opinione, proprio per il colore dei capelli sono ritenuti poco raccomandabili. Il rosso era Giovanni Consorte, faccendiere capo dell’Unipol, ma ufficialmente soltanto capo addetto alle private crociate di “un altro gruppo d’amici”. Anche questo “marito o moglie” godeva della protezione dell’onnipresente e sempre più pietoso Antonio Fazio, e con l'approvazione dei capi del PDS “Massimo del fu-fu di casa Fa_ssi_no” aveva il dovere di assoggettare la BNL sottraendola al Banco de Bilbao.
Nel proseguire del già redatto copione era anche sceneggiata, da questi compagni forzisti, “l’avventura bancaria” per impossessarsi della RCS MEDIAGROUP e del Corriere della Sera, ma anche sarebbe venuto il turno della commedia in più puntate che avrebbe condotto ad impadronirsi della Fiat. Celato dietro quest’ultimo disegno, si apprende, dalle tanto deprecate “intercettazioni telefoniche”, che nascoste dietro di esso ci sono le tormentose bramosie di sua bassezza Piersilvio della casa B.B. che, anche lui pio piduista, ma cattolico praticante, pensando d’essere eterno e dimenticando il cancro che spigola ovunque, si pasce di delirio di potenza. Tralascio ogni analisi di personalità siffatta perché sarei troppo radicale nell’esprimermi.
Adesso, dunque, dopo i (dis)educativi e forzosi racconti della stampa, sempre smozzicati ma grandiosi d’ingiuriosi epiteti con gli umili, e parsimoniosi, anzi avari d’insulti verso i potenti, abbiamo compreso che il Fazio da 1 milione d’euro (€ 160000x13 mensilità) di stipendio l’anno era regista e punto di relazione di tante operazioni d’economia sporca e sommersa, e che Fiorani, Consorte, Ricucci, Gnutti ecc... erano le ingloriose truppe d’avanguardia dei plotoni di retrovia formati dai politici.
Chissà se un giudice condannerà tutti costoro, oltre che alle pene possibili per legge anche a pubbliche scuse verso gli italiani.
Intanto i caporioni politici, che si mostrano a noi come saggi ed olimpici dei greci, erano partecipi, con sussiego ed indifferenza, al dipanarsi delle strategie d’assalto ai beni degli italiani, però ben vigilando sulla propria incolumità e sostentando d’essere sempre super partes.
Così l’artefatta difesa dei valori d'italianità della BNL e dell’Antonveneta si è rivelata soltanto una sordida manovra posta in opera per mascherare reali piani e mire che gli italiani non dovevano comprendere né conoscere, perché la valigia del politic_ante, meraviglia delle meraviglie, può contenere ogni cosa, ma non deve mai essere controllata, e meno che mai attraverso intercettazioni telefoniche sui loro proprietari. Proprietari che s’affannano a legiferare ed a dispensare concessioni sull’uso d’ogni strumento di controllo: dalle telecamere viarie a quelle dei commercianti, dall’uso filtrato d’internet all’autovelox troppo spesso mal tarato (mai a favore dell’automobilista)… sia però ben inteso, tutto questo per la sicurezza degli italici cittadini.
Le ben congegnate allegre spartizioni, ma sì sa che spesso alle pentole mancano i coperchi, il do ut des, il distingue frequenter, non conduceva però ad armonia dei gruppi politici dominanti. Così gli allegri giovanotti, ghiotti compagni di colazioni, pranzi, merende e cene, dinosauri di una disonesta politica postbellica, mi riferisco se non è chiaro ai Berlusconi, i Prodi, i Fini (che fa ormai parte a pieno diritto anche del “Nuovo Sinedrio”), i Visco, i Rutelli, i Pera, i Veltroni, ma anche ai Casini e soci, non dimenticando altri ormai chiamati a più alti incarichi, si sono sbranati l’Italia lasciandoci in mutande. Ma tutti costoro alla frode hanno aggiunto la beffa, perché dopo le appropriazioni si recavano con altezzosità dall’inclito(?) “uomo dai tanti nei”, compiangendosi delle cattiverie che gli altri omacci politici commettevano qui e là, anche contro di loro, così apparendo novelli cucciolotti che dovremmo definire incapaci perché ci raccontano la bua che è loro stata fatta, o lestofanti, non bersaglieri, perché emeriti imbroglioni.
Poi, dalla cronaca apprendiamo che il Pierino Fiorani, registrato al telefono mentre parlava con Gnutti, affermava: “Ho sentito Berlusconi commosso dalla cosa…” riferendosi alla firma apposta da Fazio per autorizzare l'OPA lanciata su Antonveneta”. [E pensare che sino a poco tempo fa, da ex garista di pesca in mare abitante in Sicilia, ero a conoscenza, dal dialetto dell’isola, che l’opa è un piccolo saporito pesce, la Boops Boops, in volgare “boga”].
L’intercettato così continuava nel suo dire: “…La sinistra, in questo momento, ci ha appoggiato più di quanto abbia fatto il governatore…”. In un’altra intercettazione telefonica Emilio Gnutti, registrato mentre parlava con la moglie proferiva: «…Ciao, sono a cena con Berlusconi. Il governatore ha firmato un minuto fa il via libera, e Berlusconi ha parlato in diretta al telefono con Fiorani…». Eppure, qualche giorno addietro mi è parso d’ascoltare che il nostro “perseguitato nazionale” ha esclamato qualcosa del tipo: “…In politica non si fanno affari”, intendendo che lui, poverino, accettando d’essere il presidente del consiglio ci ha rimesso in economia personale per amore dell’Italia e degli italiani”. Io, invece, sono convinto, e sostengo, che entrando in politica, lui, oltre a grandi somme di denaro ha rimediato la possibilità di non andarsene in galera.
Ma di nuovo lo Gnutti, un'altra volta intercettato, pronunciava: “…Ho detto a Berlusconi che a loro interessava molto appoggiare Gianpiero [Fiorani] perché dall'altra parte stanno facendo quell'altra… [la Unipol-Bnl]. Per cui, per una questione d'equilibrio, si fa una per una; quindi vado in appoggio anche di là. Berlusconi mi ha risposto che faccio bene”. Capito come quest’altro paladino del menga si compiace d’essere buono, pio e cattolico praticante per la sua pelosa equità.
Dunque? Dunque, tutti per uno e uno per tutti? Macché! Per i pii cattolici, la regola è: “Dio per tutti, ma solo a messa, ed ognuno per i suoi interessi”, infatti, attraverso l'offensiva alle banche Antonveneta e Bnl, le intercettazioni rendono pubblico che in ogni faccenda di corruzione che tratta di soldi c'è sempre una completa ed univoca identità d’idee tra centro destra (geografico parlamentare) e sinistra. Ma sia anche questa volta ben chiaro che i signori politici intrallazzatori delle due sponde, ed i boiardi rampanti, così si comportano soltanto per una « questione d'equilibrio» delle parti, questo vuole farci credere lo Gnutti. Ciò che però è strano, in questo gioco delle parti che tutto divide tra i potenti, ma che tali sono solo perché gli altri se ne stanno in ginocchio, è che mai riescono a mettersi d’accordo, quando si tratta di sancire diritti agli italiani, anzi si deve asserire che sono tutti contrari al bene della Nazione e del popolo.
Sulla linea offensiva verso la conquista di RCS Mediagroup, la strategia adottata sembra far capo direttamente al Cavaliere d’Arcore per perfezionare il suo potere mediatico, ma comunque a sinistra sanno tutto, però tacciono ed assentono per necessità di tutela dei propri interessi.
Quest’altra successiva notizia ci giunge invece da un colloquio telefonico, sempre registrato, avvenuto tra l’immobiliarista/odontotecnico Ricucci, che a Zagarolo e San Cesareo definiscono amico degli amici, e Giancarlo Leone dirigente RAI. L’intercettazione e del 21 luglio ultimo scorso: “…Ho incontrato Prodi, D’Alema, Fassino e Berlusconi, e ho rappresentato a loro i miei piani e le mie intenzioni su RCS, così come ho fatto con banca d’Italia e Consob”. L’idea, dell’odontotecnico che afferma d’aver fatto i suoi primi soldi con un favoloso tredici al totocalcio, è quella di dividere in tranci la RCS, rivendendola a 7/9 euro per azione. Però, il “Corriere della Sera”, come già accennato, dovrebbe diventare proprietà di Mediaset che nel 2008, grazie alla Gasparri, potrà essere agevolata nel possesso perché decadranno alcuni impedimenti legislativi che ancora sono operativi. Poi, nel gioco delle parti, intervenne anche Flavio Briatore che invitò lo stesso Ricucci ad una cena, avvertendolo attraverso il telefono. Questo il testo della telefonata ripreso dalla stampa: “…Vorrei darti una mano con RCS, organizzo una cena. Vieni? Ci sarà Aznar ed inviterò anche il Cavaliere e Galliani”.
Contemporaneamente, nell’intricata vicenda di “una cosa me ed una a te”, compaiono il tesoriere dei DS Sposetti, che riferisce a Consorte che: “…Farà sapere a Fassino…”. Poi chiarisce che: “…Già possiede l’autorizzazione di banchitalia e dell’Isvap per la conduzione dell’operazione, aggiungendo che nel prosieguo non ci saranno intoppi con Berlusconi…”. Nel discorso intercettato i due interlocutori continuano con il riferirsi di future manovre, ed il Consorte domanda allo Sposetti se fosse in grado di accertare che si stava preparando un’OPA su Fiat e se è vero ciò che si vocifera, ossia che dietro manovri il Cavaliere. L’immediata risposta dello Sposetti è positiva. Questo lo stato degli avvenimenti al momento in cui la magistratura interveniva inviando avvisi di garanzia. I principali interpreti della tragedia all’italiana inizialmente sperarono di farla franca per le loro coperture politiche, ma i pirati della partitocrazia non intervennero per non esporsi, e nel fuggi fuggi generale Fiorani finì al “San Vitur”, mentre tutti gli altri riscoprirono il gioco dei quattro cantoni dove probabilmente esistono i conti segreti loro e dei politicanti.
Fiorani già ha cominciato ad imitare l’antico reuccio della canzone Claudio Villa, con ciò trascinandosi dietro gli altri compagni di spuntini, merendine, colazioni, pranzi, banchetti, insomma di grandi abbuffate alla faccia dell'Italia e degli italiani.
Così cadde Fazio, poi anche Ricucci, e Consorte e Gnutti furono rovesciati dai loro traballanti seggioloni.
Ora, se la magistratura ne sarà capace, inizierà un nuova brezza che dovrebbe trasformarsi in turbine e poi in ciclone che scuoterà il mondo degli oziosi politici che partecipano spesso, i martedì sera, al "vespaio". Qui, tra una porta chiusa e la sua riapertura, tutti costoro apertamente s’insultano, però in forbito italiano, per poi, subito dopo, spartirsi prebende e poltrone, potere ed approvvigionamenti d'ogni fonte, non dimenticando i loro amici/lacchè.
E’ questo l'avvio di una nuova epurazione che cesserà con una seconda "cacciata" di certi politicanti? Io mi auguro proprio di sì per il bene di questo Stato, della Nazione e degli italiani.
Ah, dimenticavo, auguriamoci che tutto avvenga senza sconti per nessuno.


Kiriosomega

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mestopio
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posted 19 December 2005 19:27     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


Fazio go home

Roma 19 dic 2005 ore 17:02


E così Fazio s'è dimesso.

Una canea di dichiarazioni stanno sommergendo le due minchia di agenzia stampa italiane.
Una sequela di cazzate e d'incoerenza da far impallidire chiunque non abbia la faccia da culo del politico di professione.

Fazio dicevo s'è dimesso,suo figlio ,Gianpiè Fiorani ormai l'ha messo troppo in merda per poter resistere a palazzo e quindi ha dovuto abdicare.

L'unica cosa che vi posso dire è di non credere alle cazzate che vi dicono in questi giorni e mesi.La torta dietro è ben diversa.

A presto.

Mesto Pio XI

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franko
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posted 15 December 2005 20:47     Click Here to See the Profile for franko       Reply w/Quote


Il capitalismo si libera di Fiorani, ma non della propria malattia

by Salvatore Cannavò Thursday, Dec. 15, 2005 at 3:20 PM mail:

Probabilmente Giampiero Fiorani e i suoi amici pagheranno per tutti e pagheranno caro.

Le accuse sono esplicite e dirette: i “finanzieri” lodigiani si sono arricchiti creando una banca nella banca con la quale truffavano la clientela per creare fondi neri da impiegare nelle loro ardite speculazioni finanziarie con sogni da grande finanza seppelliti dalle indagini della magistratura. C’è qualcosa che ricorda Tangentopoli in questa vicenda e non solo perché gli arresti dell’altra sera si annunciano come la prima tappa di un’inchiesta che può fare vittime eccellenti (oltre al ministro Calderoli, che compare nell’ordinanza del Gip Forleo, nei corridoi di Montecitorio già circola il nome di plenipotenziari dalemiani, ma sono voci che non ottengono conferme). In realtà a ritornare è un’analogia: così come allora, sulla base di una corruzione accertata e conclamata, il sistema italiano si liberò di una “classe” politica vetusta e inadatta alle necessarie modernizzazioni imposte dall’unificazione europea, oggi dal capitalismo italiano viene espunto un settore di “outsiders” che ha cercato di mettere le mani sulla cassaforte utilizzando metodi criminali e che è stato sempre mal sopportato dal cosiddetto salotto buono.
Le colpe di Fiorani e soci sono indiscutibili - per lo meno lo sono se l’indagine porterà a una condanna - ma quello che è altrettanto indiscutibile è che nei suoi confronti e in quelli di altri personaggi come Ricucci o come lo stesso Consorte, è stato sferrato un attacco di inaudita violenza fino alla conseguenza dell’arresto.
Servirà questa iniziativa a eliminare la mela marcia dal cesto del capitalismo italiano, a rimuovere il bubbone e a far filare tutto liscio? Questo è senz’altro l’auspicio di Luca Cordero di Montezemolo, il presidente di Confindustria, che ieri ricordava, commentando il caso, quanto ormai siano poco etici i rapporti tra politica e affari, alludendo alla necessità di una bonifica generale. In realtà le parole di Montezemolo possono essere lette come l’ammissione che è il sistema complessivo a soffrire di una carenza strutturale di etica. E del resto come non stupirsi della rapida ascesa compiuta da Fiorani e dalla sua Popolare - si guardi solo all’immenso edificio realizzato da Renzo Piano che campeggia nel centro di Lodi? Come non meravigliarsi del ruolo occulto giocato dal governatore Fazio che rappresenta forse l’apice di questa vicenda?
Probabilmente anche per Fazio è suonata la campana dell’ultimo giro, troppe sono le sue manchevolezze e i favori dispensati agli amici. Ma, nel caso il Governatore fosse costretto ad andarsene - e sarebbe davvero troppo tardi - la situazione sarebbe risolta e il sistema ripulito? Ci permettiamo di dubitarne così come ci permettiamo di sostenere che a mancare di etica non è solo il rapporto tra una certa politica e un certo mondo degli affari ma che a finire sul banco degli imputati nel caso Fiorani è l’intero sistema capitalistico italiano. A cominciare dal sistema bancario.
Non sarebbe oggi necessaria una commissione di inchiesta a tutto campo che verificasse quale grado di malversazione venga compiuto in un sistema in cui i costi per la clientela salgono a livelli sconsiderati facendo lievitare i profitti (le prime sei banche italiane hanno realizzato nel 2004 oltre sei miliardi di euro di utili) ma in cui salgono anche le sofferenze delle banche stesse così come i crediti incagliati? Anni fa il sistema bancario fu privatizzato grazie alla legge Amato con la tesi che il sistema pubblico produceva inefficienza e corruzione. Qual è oggi il bilancio di quella privatizzazione? E’ sufficiente guardare ai casi Cirio, Parmalat e oggi Antonveneta per rispondere alla domanda.
Ma il problema è più ampio. E’ evidente come ormai il sistema bancario sia decisivo nello sviluppo del capitalismo italiano e nella sua possibilità di rimanere agganciato ai processi di globalizzazione. L’infezione allo sportello si estende a tutto il sistema e lo rende sempre più esposto. Basti pensare che una delle imprese italiane più importanti, la Telecom posseduta oggi dal gruppo Pirelli, naviga su oltre 44 miliardi di euro di debiti, pari al 67% del capitale e che un’altra azienda di spicco del sistema italiano, Benetton, soffre un debito del 71% sul proprio capitale.
Sono segnali di una fragilità eccessiva che riguardano anche altre aziende a cominciare dalla Fiat. E quale livello di etica è rintracciabile in una vicenda come quella di Olivetti, massacrata da Carlo De Benedetti con la chiusura degli stabilimenti e la perdita di occupazione ma con la contestuale valorizzazione di Omnitel che oggi ha finito per beneficiare gli inglesi di Vodafone?

In realtà il sistema italiano si regge ancora su imprese che o sono pubbliche o sono state privatizzate recentemente - spesso dal centrosinistra - e che, grazie a una condizione di monopolio o quasi, rendono utili sicuri. I due terzi dei profitti delle prime venti società italiane provengono da petrolio e gas (Eni), energia elettrica (Enel), ristorazione stradale (Autogrill), telefonia, televisione, etc. Una condizione che, invece di far riflettere sull’opportunità e l’utilità di potenziare e rilanciare l’intervento pubblico - anche, non smettiamo di ripeterlo, in ambito bancario - spinge per un’ulteriore liberalizzazione e privatizzazione del sistema economico. Senza curarsi del fatto che questa linea è stata massicciamente applicata negli ultimi venti anni con i risultati che vediamo: aziende deboli, indebitate, incagliate in un sistema complessivamente malato che grazie alla torsione operata sul lavoro dipendente hanno conseguito profitti elevati.
I dati sono espliciti: nel 1994 l’utile complessivo delle prime venti aziende (a valori attuali) era di 5,5 miliardi di euro su 214 di fatturato. Oggi il fatturato è salito lievemente (273 miliardi di euro) mentre l’utile complessivo è aumentato di tre volte e mezzo arrivando a 18 miliardi. Come è stato possibile? Semplice: nello stesso arco di tempo la quota di valore aggiunto assegnato alle retribuzioni è sceso dal 46 al 29% mentre quello incamerato dagli azionisti ha seguito il cammino inverso, dal 29% è passato al 46% del totale. Una gigantesca redistribuzione di reddito con uno spiccato segno di classe che ci dice dell’immoralità intrinseca del capitalismo. Roba che nemmeno Fiorani può eguagliare.

(giovedì 15 dicembre)
www.liberazione.it
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cannavò ma vaffanculo va....
by nun te se'n cula nessuno! Thursday, Dec. 15, 2005 at 4:43 PM mail:

sai che te meriti..... na bella pernacchia!!!!! prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!

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Lettera aperta a Cannavo´
by Corvo rosso Thursday, Dec. 15, 2005 at 5:19 PM mail: cr@corvorosso.it

carissimo cannavo´, mi rivolgo a te anche se non so se sei stato tu a pubblicare questo articolo su indimedia. grazie comunque per il tuo articolo, chiaro, informato ed efficace - il migliore sulla vicenda fiorani e un bell´esempio di informazione.

continuo a non capire alcuni aspetti della vicenda. provo ad elencarteli.

in primo luogo, ci sono continue allusioni, se non illazioni, nei confronti dei vertici dei DS - quelli che tu chiami i vertici dalemiani. Non sei il solo. Simili allusioni provengono dalla stampa, dal manifesto, dal corriere, e addirittura da reubblica. cio´che mi colpisce e, diciamo cosi´, l´eccesso di difesa personale da parte di Fassino. il fatto che l´Unita´non abbia messo in prima pagina la vicenda, gli attacchi di parisi, l´ostinazione di Fassino nel difendere a tutti i costi i diritti di Unipol a tentare la scalata di BNL (atteggiamento questo francamente incomprensibile: il buon senso e le vicende degli ultimi mesi suggerirebbero invece di tacere), l´aggressione di fassino ad un cronista a roma, il silenzio dello stesso bertinotti, che, se non ricordo male, questa estate sollevo´(giustamente) un putiferio sui legami tra fiorani, consorte e fassino - insomma, tutto mi lascia pensare che, detta fuor de´denti, i ´vertici dalemiani´ abbiano la coda di paglia, e che il microcosmo politico sia in attesa di un nuovo terremoto. Ma in che modo i vertici DS possano essere coinvolti non mi e´chiaro affatto. Possiamo essere piu´coraggiosi, anche a rischio di essere querelati? E scendere nel dettaglio quando si allude ai legami tra DS e i furbetti del quartierino?

In secondo luogo, e´emerso che Fiorani abbia avuto dei legami molto forti con settori del governo, e in particolare con il forzaitaliota Romani e il leghista Calderoli. Al primo pare che fiorani abbia versato 200 mila euro per influenzare, cosi´si dice, la candidatura CdL a sindaco di Lodi. Nello stesso tempo ha stretto relazioni con Unipol e Consorte. A sua volta Consorte ha tenuto, diciamo cosi´, `Fassino al corrente dell´intera operazione di scalata a BNL. Fino a che punto la convergenza di interessi tra Fiorani e Consorte ha determinato una simile e parallela convergenza tra FI e DS? Il riferimento e´all´elezione di Petruccioli ai vertici Rai.

in terzo luogo, il dato economico. hai giustamente sottolineato che la BNL era una banca pubblica coinvolta nei piani di privatizzazione. faccio due considerazioni. la prima e´: qualora gli intrecci tra fiorani e consorte venissero confermati, l´intera vicenda (non ancora conclusa) dimostrebbe allora che la svendita del patrimonio pubblico, a cui anche i DS hanno partecipato, era pilotata e gestita prima che fosse effettuata. o almeno e in ogni caso, e´stato un grande affare anche per chi faceva riferimento alla sinistra. saresti d´accordo con me se ti dicessi che l´intera vicenda (il tentativo di Fiorani e Unipol di accaparrarsi BNL) mette a nudo il modo e i motivi che hanno spinto l´establishment a svendere il patrimonio pubblico?
Seconda considerazione (strettamente collegata alla prima): si dice che il controllo di imprese da parte dello stato generi nicchie di inefficienza e corruzione. la vicenda BNL mi sembra dimostri l´opposto: e cioe´che la corruzione nasca dal tentativo di accaparrare imprese e banche una volta di proprieta´pubblica. come dire, le privatizzazioni, il liberismo genera forse piu´corruzione e inefficienza che un sistema ad economia mista.
ciao e grazie.
corvo rosso


http://italy.indymedia.org/news/2005/12/946432_comment.php#946541

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mestopio
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posted 14 December 2005 20:26     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


e fu così che a gianpiero titillarono le manette e in un sol colpo diventa un mostro da prima pagina.

«Una rete ancora attiva» protegge la banda Fiorani

di red.

Una rete ancora attiva. Una «rete protettiva» di politici e finanzieri che copriva le “malefatte” di Gianpiero Fiorani e del suo entourage. Una banda che ha usato a piacere i conti correnti di persone morte, ha convogliato pacchetti di azioni per scalate-ombra, si è impadronita di piccole banche - la Popolare di Crema - per scopi illeciti, dato prestiti fuorimercato, riciclato denaro sporco, aperto conti esentasse in paradisi fiscali, ma anche pagato politici e personaggi influenti per chiudere un occhio sulle operazioni più "osée".

Questo è ciò che emerge da quanto scrive il gip Clementina Forleo nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti dell’ex leader di Bpi e in cui analizza le mosse dei "furbetti del quartierino", Spinelli, Boni, Conti e Marmont,. Parla dei «vertici di alcune banche italiane ed estere». Ma anche, aggiunge il Gip con un riferimento non esplicito a BankItalia, «chi per anni, nonostante numerosi e dettagliati esposti provenienti da qualificate associazioni di consumatori e anche da privati cittadini, è rimasto inerte continuando a difendere la banca anche in relazione alla scalata Antonveneta».

Queste le principali motivazioni per cui il giudice Forleo ha disposto i provvedimenti di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta Antonveneta data la sussistenza, in concreto, del pericolo di inquinamento probatorio, del pericolo di fuga e di reiterazione dei reati contestati. A confermarlo ci sarebbero molte prove: nel corso della perquisizione alla Bpl e negli uffici del sindaco Aldino Quartieri «è stata rinvenuta inequivocabilmente traccia della sparizione, ossia della cancellazione di file informatici». Inoltre, documentazione “riservata” «è risultata occultata in cassette di sicurezza aperte presso banche estere» rinvenute grazie a soggetti che hanno collaborato.

Secondo la Forleo inoltre la «rete protettiva» composta da soggetti interni ed esterni e anche istituzionali «è ancora in atto, essendo in corso delicate indagini volte a focalizzare ruoli ricoperti nella vicenda da personaggi di ben altro livello e in particolare di politici di rilievo che, a detta di uno dei collaboratori, avrebbero tratto ingenti profitti da dette operazioni». Inoltre «le società offshore e i relativi rapporti all' estero sono tuttora operanti e che pertanto deve considerarsi attuale, cioè in permanenza, alla realtà illecita emersa» rilevando inoltre come non tutti i rapporti sono stati individuati e quindi lo stato di libertà dei soggetti «finirebbe per compromettere le indagini in corso finalizzate soprattutto all'individuazione dei profitti spariti e dunque per consentire la definitiva dispersione degli stessi».

Il giudice rileva quindi la permanenza ai vertici della Bpl Suisse di Paolo Marmont e Fabio Massimo Conti, istituto che conduce «palese ostruzionismo», mentre il giudice spiega che di recente Fiorani ha pensato bene di trasferire i fondi esistenti su conti accessi presso banche europee e a Singapore.
Il Gip nota quindi come «il tenore della missiva con cui il Fiorani e il Boni hanno di recente palesato la volontà di far rientrare in Italia i capitali», appare doversi ricondurre a una «mera dichiarazione finalizzata a tamponare interventi repressivi quali quelli che si dispongono ed evidentemente temuti». Sul pericolo di fuga infine il giudice evidenzia che «la particolare gravità dei reati contestati» insieme alle «notevoli disponibilità economiche che gli indagati hanno all'estero» rende «probabile e concreta» la fuga degli indagati dall'Italia in paesi stranieri «più ospitali» dove operano Marmont e Conti.

Il governatore della Banca d'Italia Fazio -- indagato per abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma sulla scalata ad Antonveneta e accusato da media e politici di aver favorito Fiorani -- ha sempre respinto le accuse di parzialità ed è rimasto al suo posto nonostante le richieste di dimissioni giunte da più parti. Richieste che ora vengono ribadite con più forza.

Trema il mondo della finanza italiana, ma trema anche il Parlamento. Le voci si rincorrono, e riguardano soprattutto quel partito, la Lega, che non ha mai negato il suo appoggio al banchiere di Lodi e alla sua idea di creare una grande “Banca del Nord”. Il nome più esposto sembra quello del ministro Roberto Calderoli. Dal Carroccio una mezza smentita che è anche una mezza ammissione: «La Lega Nord ha sempre sostenuto l'idea, il progetto, di Fiorani di creare una grande banca del nord – afferma Andra Gibelli - un progetto che va avanti e che continuano a sostenere». Per il resto, «siamo assolutamente tranquilli. Il ministro Calderoli ha fatto anche una denuncia. Non è possibile che tutto quello che viene scritto sui giornali diventa verità, in questo senso facciamo un appello alla responsabilità per tutti».

Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo parla di un «quadro deprimente», perché «mai come in quest'ultimo anno abbiamo visto accrescersi l'intreccio tra affari e politica, il livello generale dell'etica non è più accettabile per un Paese come il nostro».

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=46260

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PRESS
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posted 05 December 2005 20:31     Click Here to See the Profile for PRESS   Click Here to Email PRESS       Reply w/Quote


E Berlusconi rincuora Cesare
"Mi sono mosso sulla Consulta"

di LIANA MILELLA e CLAUDIO TITO


ROMA - "Appeso" a una decisione della Consulta. Mai come stavolta, nell'intreccio giudiziario-politico dei processi di Previti e di Berlusconi, la Corte costituzionale rischia di trasformarsi nell'ultima spiaggia. Lo sa Cesare Previti, e spera in un giudizio a lui favorevole; lo sanno i suoi aficionados, lo sa pure il premier che gli dice: "Quello che potevo fare l'ho fatto anche sulla Consulta". Chi ha a cuore il futuro di Previti spinge per una sentenza politicamente favorevole, che cambi il corso delle condanne incassate fino a oggi dall'ex ministro. La Corte decide che i giudici di Milano hanno torto, che le presenze di Previti in Parlamento non solo per le votazioni ma anche per i dibattiti andavano rispettate, e via al colpo di spugna su dieci anni d'inchieste e su due sentenze d'appello. Ecco che il baluginio delle sbarre di una cella - se mai Previti ci finirà dentro - si impicciolisce fino a scomparire.

Era inevitabile che, incontrandosi per oltre un'ora a sera tarda, nelle stanze finto antiche di palazzo Grazioli, Previti e Berlusconi parlassero di come una sentenza può cambiare il futuro giudiziario, ma anche quello politico di Forza Italia. Le elezioni sono ad aprile e una condanna definitiva di Previti a gennaio in Cassazione per il processo Imi-Sir fornirebbe al centrosinistra un ineguagliabile strumento per la campagna politica. L'ex ministro della Difesa è uomo di mondo, ha imparato bene le regole dei media, e va dal premier ben sapendo che la visita, il giorno stesso della sentenza, raccoglierà un'audience ampia e immediata. Previti parla subito, si rammarica per la Cirielli che non c'è: "Se ci fosse stata quella vera...".

Se ci fosse stata la Cirielli prima versione, la corte d'appello avrebbe dovuto solo tracciare un frego sul processo Sme e ufficializzarne la morte. "Se...", ma la Cirielli che voleva Previti non c'è; quella approvata, e non ancora firmata da Ciampi, non si applica ai processi in primo grado, in appello, in Cassazione.

Berlusconi è furioso, con Cesare affettuosissimo e del tutto solidale. S'infervora e gli dice quasi scusandosi: "Credimi, io non potevo proprio fare di più, e tu lo sai bene. Quello che potevo fare l'ho fatto anche per quanto riguarda la decisione della Consulta". Frase apparentemente sibillina, ma i due s'intendono.

Berlusconi, così assicura chi gli ha parlato, quando è andato da Ciampi per sottoporgli le ultime modifiche alla Cirielli e ha ottenuto il lasciapassare per la legge (che lo interessa di persona perché cancella il processo Mediaset), ha chiesto al presidente un intervento sulla Corte proprio per il caso Previti. Non si sa cosa Ciampi abbia risposto, ma lui voleva giusto una spintarella, quanto basta acché i giudici confermino quanto avevano scritto il 6 luglio 2001 quando la Camera si rivolse a loro per la prima volta. La Consulta riconobbe il diritto di un deputato a esercitare il pieno mandato parlamentare e annullò tre ordinanze del giudice Alessandro Rossato, ma i giudici giudicarono la pronuncia "innocua" e andarono avanti "tamquam non esset". Per questo c'è stato un nuovo ricorso, la Camera per conto di Previti chiede di annullare anche le sentenze dei processi. A cominciare da quella per l'Imi-Sir giunto ormai in Cassazione.

Il 16 gennaio i supremi giudici si riuniscono. E ieri sera Previti ha sibilato a Berlusconi: "Speriamo di poter fare qualcosa per quella data. Al di là della mia condanna, questo è un problema che riguarda anche te, soprattutto sul piano dell'immagine". È il solito ricatto che riprende corpo. Berlusconi lo subisce da sempre. Ma il Cavaliere rassicura Previti, entrambi si augurano che la decisione della Consulta sia presa prima di Natale, ma dal palazzo di fronte al Quirinale arrivano cattive notizie: dopo l'udienza pubblica che si è tenuta martedì, proprio il giorno del sì alla Cirielli, i giudici avrebbero deciso di prendere tempo e avrebbero rinviato la camera di consiglio.

Ma se la Consulta si mette di traverso, Previti spera in un'estrema chance. La concessione delle attenuanti generiche finora negate a lui ma concesse a Berlusconi per il lodo Mondadori e una parte del processo Sme. Anche per questo il premier fa mostra di essere fuori di sé. Dice al suo vecchio amico: "Che ti aspettavi? Anche qui c'è stato un giudizio politico. Basta guardare al paradosso dell'Ariosto che ha ammesso di essere stata imbeccata, eppure non ne hanno tenuto conto. E c'è la vergogna della negazione delle attenuanti. Era il solo modo per condannarti". Se gliele avessero riconosciute, la corruzione delle toghe sarebbe andata in fumo per via della prescrizione. Potrebbero ancora riconoscergliele. Potrebbe farlo la Cassazione.

Potrebbe annullare la sentenza e rinviarla ai giudici di merito. Il processo Imi-Sir ricomincerebbe daccapo e non arriverebbe di nuovo in porto per il 2008 quando scade il tempo utile per il giudizio. La nuova Cirielli potrebbe aiutare anche in questo, anche se l'interpretazione del capitolo sulle attenuanti è controversa. Previti lo sa, e lo sa anche Berlusconi: se la Consulta non annulla i processi, se la Cassazione non dà le attenuanti, si apre la via del carcere per sette anni. La Cirielli scrive che il giudice di sorveglianza, per chi "ha compiuto 70 anni e non sia delinquente abituale", può scegliere la via dei domiciliari. "Può" e non "deve", s'intende. Ma ad autorizzare l'eventuale arresto dovrà essere il Parlamento. Prima delle elezioni, con Previti scatenato, chi manderà in carcere un "vecchio" di 70 anni? Pure l'opposizione divisa e si troverà in difficoltà.

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/smerich/retropreviti/retropreviti.html

(3 dicembre 2005)

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posted 02 December 2005 13:25     Click Here to See the Profile for PRESS   Click Here to Email PRESS       Reply w/Quote


quote:
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Originally posted by kaos:
quote:
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Originally posted by EmilioFede:
Sono Cesare Previti, non un “bambino viziato”.


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Lettera aperta di un detenuto a Cesare Previti


Ciao Cesare, ti scrivo dal carcere, da dove ho seguito con molto interesse, come un po' tutti i compagni d'altronde, tutta 'sta questione sulla ex-Cirielli, che era senz'altro, almeno per te, un asso nella manica da giocarti proprio come ultima chance per evitarti il carcere, però purtroppo è andata male:


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CINQUE GIORNI DI CAMERA DI CONSIGLIO, CINQUE ANNI

(Adnkronos) - Condanna confermata per Cesare Previti. Dopo cinque giorni di camera di consiglio i giudici della seconda Corte d'appello di Milano hanno confermato la condanna a cinque anni di reclusione emessa nei confronti di Cesare Previti nell'ambito del processo Sme. Confermata anche la condanna a quattro anni per Attilio Pacifico. Pena ridotta di un anno, da otto a sette anni, per Renato Squillante. Assolti, invece, sono Filippo Verde, Fabio e Mariano Squillante.

A PREVITI CONDANNA CONFERMATA PER I SOLDI A SQUILLANTE

(Apcom) - Come in primo grado Cesare Previti è stato condannato per i 434 mila dollari partiti da un conto di Silvio Berlusconi (che sarà processato a parte) e finiti al giudice Renato Squillante. La corte d'Appello ha confermato l'assoluzione del deputato di Fi, dell'avvocato Attilio Pacifico, degli ex giudici Filippo Verde e Renato Squillante in relazione al presunto aggiustamento della causa civile che invalidò l'arbitrato il quale annullava l'accordo Iri-Buitoni per il passaggio del colosso alimentare pubblico Sme.

L'unica differenza rispetto alla sentenza emessa dalla prima sezione del Tribunale di Milano nel novembre di 2 anni fa è che è stata ridotta da 8 a 7 anni la condanna di Squillante per corruzione in atti giudiziari. Il verdetto è arrivato dopo 4 giorni di riunione in camera di consiglio. Non ci sono state sorprese: è venuta fuori la sentenza che la maggior parte degli osservatori aveva previsto, dal momento che i giudici avevano rigettato tutte le richieste di rinnovazione parziale del dibattimento, limitandosi ad acquisire solo alcuni atti, negando una nuova convocazione di Stefania Ariosto e un confronto della supertestimone con l'avvocato Vittorio Dotti.

I giudici di secondo grado hanno confermato anche la prescrizione per i figli di Squillante, Fabio e Mariano, accusati di favoreggiamento reale e che avevano appellato la sentenza del Tribunale sollecitando l'assoluzione nel merito.

Confermato anche il risarcimento alla Presidenza del Consiglio dei ministri, un milione di euro. Più 80mila euro di spese processuali. Ma adesso parte una vera e propria corsa contro il tempo per evitare la prescrizione che scatterà a ottobre del 2006. La motivazione della sentenza sarà depositata tra 70 giorni. Poi ci saranno da rispettare i tempi tecnici per i ricorsi e gli appelli incidentali. Insomma, non sarà facile evitare che il trascorrere del tempo mandi tutto in fumo.

La sentenza d'Appello sarà impugnata per motivi diversi sia dalla procura generale sia dalle difese. "Più che di commenti c'è bisogno di ricorsi" dice Franco Patanè l'avvocato di Pacifico. "Per fortuna che la Cassazione sta a Roma - sostiene Giorgio Perroni, difesa Previti - ricorreremo contro l'ennesima ridicola, ingiusta condanna a carico di Cesare Previti come spesso è accaduto in questi anni a Milano". "Sono contentissimo – afferma Renato Borzone legale di Verde - dopo 8 anni di vicissitudini processuali che sono stati da soli una pena e le assoluzioni in due processi speriamo che sia tutto finito".


DIFESA PREVITI, ENNESIMA E RIDICOLA CONDANNA

(Adnkronos) - Contro Cesare Previti e' stata emessa ''l'ennesima, ingiusta e ridicola condanna''. E' questo il commento pronunciato 'a caldo' dall'avvocato Giorgio Perroni, difensore del parlamentare di Forza Italia, dopo la lettura del verdetto d'appello emesso nell'ambito del processo Sme che conferma, per previti, la condanna a cinque anni gia' inflitta in primo grado dal Tribunale di Milano. Il legale annuncia gia' che contro questa ennesima decisione ''verra' proposto ricorso in Cassazione''.

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posted 30 November 2005 14:14     Click Here to See the Profile for PRESS   Click Here to Email PRESS       Reply w/Quote


SE ENTRA LA POLITICA IN TELECOM, SIA DI DESTRA SIA DI SINISTRA, ME NE VADO IO.

I FURBETTI DELL’RCS? UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE FACEVA COMODO A TANTI
REGIME? GRILLO E’ UN TALENTO SPRECATO - L’INTER NON SI PIEGA AI GIOCHI DI POTERE


1 – MI PORTI UN TRONCHETTI A FIRENZE
Ieri sera a Firenze l'aereo privato di Tronchetti aveva l'ultimo slot per ripartire alle 23.00. Ore 19,45 aperitivo all'hotel Excelsior tra Andrea Ceccherini, Marco Tronchetti Provera, Massimiliano Paolucci, responsabile comunicazione Telecom; Pietro Calabrese, il Direttore della Nazione Francesco Carrassi e Guido Gentili del Sole 24 ore. Ore 20,15 cena di Gala al Grand Hotel con Leonardo Ferragamo, il nuovo prefetto di Milano GianValerio Lombardi, il genero di Geronzi Fabrizio Lombardo, la vispa marchesa Bona Frescobaldi, tutto annaffiato naturalmente con i vini di casa Frescobaldi ed un menu assolutamente toscano a base di carne chianina. Per Tronchetti una torta con la ciliegina: la prima pagina del Corsera stampata in zucchero con il suo nome come titolo centrale scritto in apertura di prima pagina.

2 - IO MONOPOLISTA? CREDO CHE CIAMPI SI RIFERISSE A ENEL, ENI E SNAM
(ASCA) - L’Italia ha le forze e le capacita' necessarie per uscire dalla crisi. Ne' e' convinto Marco Tronchetti Provera, presidente di Telecom e Pirelli, che ieri sera a Firenze ha partecipato a un incontro organizzato dall'Osservatorio Permanente Giovani-Editori presieduto da Andrea Ceccherini. Una convinzione che Tronchetti Provera ha motivato ricordando anche la "grande ricostruzione" seguita alla seconda guerra mondiale e, ha detto, se "i nostri genitori sono riusciti a superare una guerra mondiale, noi possiamo superare una crisi che ha ben diverse dimensioni". Al direttore di “Panorama” Pietro Calabrese che gli chiedeva un giudizio su quanto detto da Prodi a proposito dei "monopolisti", Tronchetti Provera ha risposto di non pensare che si riferisse a Telecom, ma "Credo si riferisse a Enel, Eni e Snam", anche perche' Telecom "e' una societa' privata che rispetta tutte le regole europee, ha un suo cda indipendente ed e' un'azienda che si difende da sola".

3 - NON C’E’ REGIME, GRILLO E’ UN TALENTO SPRECATO
(ANSA) - Per quanto riguarda l'economia italiana, il presidente di Telecom, anche nella sua veste di vicepresidente di Confindustria, si dice convinto che "oggi ci sono segnali incoraggianti". Ma anche che gli industriali "non devono aspettarsi troppo dalla politica in tempi rapidi e quindi - ha spiegato - che non bisogna pretendere che gli altri risolvano i nostri problemi". Ecco perche' Tronchetti Provera e' convinto che la "diagnosi" sull'Italia fatta da Economist pochi giorni fa sia sbagliata, "oltretutto se noi dovessimo dare un giudizio sull'Inghilterra facendo un riassunto degli articoli apparsi sul 'Sun' - ricorda - certo non ne verrebbe fuori una bell'immagine".

Poi, spinto dalle domande degli studenti, arrivati da tutta Italia, torna a parlare di liberta' di stampa, "che in Italia c'e"', e invita i giovani "a cercare di individuare quei giornalisti che fanno il loro lavoro in buona fede. In questo senso anche l'iniziativa del 'Quotidiano in classe' di Ceccherini, "e' splendida e puo' aiutare", ha aggiunto sottolineando come, in generale, "la qualita' della stampa italiana sia buona". Non piace, invece, a Tronchetti la parola "controinformazione", che puo' esistere "solo dove c'e' un regime, e in Italia non c'e"', risponde a chi gli chiede cosa ne pensi della controinformazione e dell'esempio di Beppe Grillo. E sul comico aggiunge, subito dopo, "e' un talento sprecato, anche se ogni tanto questo talento riesce ad emergere, viene fuori".

4 - I FURBETTI DEL QUARTIERINO? UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE FACEVA COMODO A TANTI
(Adnkronos) - La vicenda degli immobiliaristi, leggendo i giornali della scorsa estate, e' apparsa "come una speculazione fatta da un'associazione a delinquere che faceva comodo a tanti". Cosi' Marco Tronchetti Provera, durante un incontro a Firenze dell'Osservatorio permanente Giovani - Editori, ha risposto ad uno studente che gli chiedeva che idea si fosse fatto, "leggendo i giornali", delle tentate scalate da parte degli immobiliaristi nell'estate scorsa.

Secondo il presidente di Telecom e di Pirelli, "alcuni volevano fare denari, altri creare un centro di potere: tutto con motivazioni molto basse. E tutto questo si e' tradotto in “una bolla di sapone, ed e' crollato come doveva crollare". Marco Tronchetti Provera ha poi detto di non essere mai stato tra quelli "preoccupati", perche' quel tentativo "lo consideravo cosi' clamorosamente scandaloso che, in qualche modo, doveva crollare”.

5 - SE ENTRA LA POLITICA IN TELECOM, SIA DI DESTRA SIA DI SINISTRA, ME NE VADO IO
(ANSA) - "Io non ho mai fatto giochi di potere e se in Telecom dovesse entrare la politica, sia di destra sia di sinistra, me ne vado io". Lo ha detto il presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, spiegando che chi tira fuori accordi in esclusiva con Mediaset lo fa "perche' fa comodo politicamente dire che Berlusconi vuole mettere le mani su Telecom o che noi ci vogliamo mettere d'accordo con Berlusconi, per giochi di potere".
Tronchetti ha ribadito che un'alleanza tra Mediaset e Telecom "non e' nell'interesse di nessuno dei due", perche' oltretutto, "se ci si lega ad un unico produttore di contenuti si entra in conflitto con gli altri", ha concluso

6 - ACCORDI CON TUTTI SUI CONTENUTI. NE FAREMO ANCHE CON SKY…
(Radiocor) – “Stiamo facendo accordi con Rai, con La7, con Mediaset e ne faremo con Sky, perche' tutti possano trasmettere attraverso di noi", ha detto Tronchetti spiegando pertanto che "fare accordi con Mediaset e' parte della nostra missione, ma non quello di fondere due societa' con due percorsi: uno produce contenuti e altro li veicola".

7 - SE HOPA ESCE PRONTE PIRELLI E BENETTON…
(ANSA) - "Benetton e Pirelli sono pronte a rilevare quella quota", detenuta da Hopa in Olimpia (16%). Lo ha detto il presidente di Telecom e Pirelli, Marco Tronchetti Provera, che proprio per questo non e' preoccupato della scadenza di febbraio, quando Hopa dovra' comunicare se intende uscire da Olimpia.
"Vedo la scadenza come un normale negoziato dove non c'e' in gioco il futuro di Telecom", ha aggiunto riferendosi alla quota di Telecom detenuta da Olimpia (18%). A proposito della scalabilita' della societa' di telecomunicazioni, secondo Tronchetti Provera questa "non e' determinante se l'azienda e' gestita in modo adeguato. Se uno e' piu' bravo ben venga".
Tornando a parlare di Hopa, Tronchetti ha ricordato che "Gnutti non sconvolge la partecipazione di minoranza: il tema vero e' quale sara' la funzione di Hopa nell'azionariato. Se non vendera', bisognera' vedere il grado di trasparenza della sua governance". "Il tema di Hopa - ha concluso, infatti, Tronchetti - e' solo un tema di chiarezza e trasparenza, visto che e' stata coinvolta in operazioni non del tutto chiare". Poi, parlando con i giornalisti, al termine del dibattito con 250 studenti delle scuole superiori che aderiscono al progetto il Quotidiano in classe, promosso dall'Osservatorio Giovani-Editori presieduto da Andrea Ceccherini, il presidente di Telecom ha aggiunto: "non abbiamo nessuna pregiudiziale". "Ma ci sono anche altre possibilita'?", hanno chiesto i giornalisti. "Vedremo..." ha concluso.

8 - INTER - NON CI PIEGHIAMO AD ACCORDI POTERE PER QUESTO DA MOLTI ANNI NON VINCIAMO LO SCUDETTO
(ANSA) - "Uno dei motivi per cui da tanti anni l'Inter non vince uno scudetto e' perche' non si e' mai piegata a giochi di potere". Cosi' Marco Tronchetti Provera ha risposto ad uno studente che gli chiedeva quando l'Inter, di cui lui e' vicepresidente, tornera' a vincere. "Per questo considero Massimo Moratti un fratello, perche' non si e' mai piegato a giochi di potere".
Tronchetti Provera ha aggiunto, subito dopo: "Poi noi facciamo tanti errori, ma non giochi di potere".

A proposito dei cori razzisti da parte dei tifosi nerazzurri di domenica scorsa contro il difensore del Messina Zoro, secondo Tronchetti "sono inaccettabili". Durante il dibattito gli e' stato chiesto anche cosa pensasse della "Padania" che, all'indomani dell'ultima partita di Champions League aveva definito "una vergogna far giocare undici giocatori stranieri". "Si tratta di cose che non meritano neppure di essere commentate - ha risposto il vicepresidente nerazzurro - bisogna solo rifiutarle".


Dagospia 29 Novembre 2005

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kaos
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posted 28 November 2005 13:08     Click Here to See the Profile for kaos       Reply w/Quote


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Originally posted by EmilioFede:
Sono Cesare Previti, non un “bambino viziato”.

Sono un uomo solcato da rughe mediterranee, le quali testimoniano un’esistenza connotata non dai capricci, semmai dalla grinta e dal carattere necessari per vincere le sfide.

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Lettera aperta di un detenuto a Cesare Previti

di Flavio Zaghi - Redazione di Ristretti Orizzonti


Ciao Cesare, ti scrivo dal carcere, da dove ho seguito con molto interesse, come un po' tutti i compagni d'altronde, tutta 'sta questione sulla ex-Cirielli, che era senz'altro, almeno per te, un asso nella manica da giocarti proprio come ultima chance per evitarti il carcere, però purtroppo è andata male: …a volte sai, e te lo dico per esperienza, a tirare fuori gli assi dalle maniche si rischia di essere scoperti e il risultato non è poi certo quello sperato.
In pratica, Cesare, ora la legge che era stata studiata per tenerti fuori è stata modificata e il rischio di finire anche tu in carcere sta iniziando a diventare concreto.
Sai, volevo dirti, e magari avremo poi occasione di parlarne all'aria con più calma e con tutti gli altri amici, che però sei stato un po' scorretto nelle tue ultime dichiarazioni: infatti sia io che gli altri qui ne abbiamo parlato molto del fatto che tu sostieni che l'inasprimento delle pene, dettato appunto da questa nuova legge, non è sbagliato, e che tu lo approvi in quanto ritieni che sicuramente farà da monito e deterrente per la commissione di altri reati. Noi qui, che non abbiamo grandi cose a cui pensare, siamo piuttosto attenti a queste questioni, e a nostro avviso e dai dati che circolano, pare addirittura che il numero dei reati negli ultimi anni sia piuttosto in calo, perciò è inutile inasprire ulteriormente le condanne, specie poi in questo paese dove sono già abbastanza pesanti.
Togliere poi la possibilità ai recidivi di accedere ai benefici della legge Gozzini, che dava, a mio modesto parere, un barlume di speranza di potersi reinserire e riproporsi alla società, è stato un brutto gesto, anche perché, e lo vedrai da te quando sarai tra noi, qui dentro si rischia di tornare indietro di trent'anni, a quando appunto c'erano solo le regole dettate dalla violenza. No dico, non vorrai mica permettere a Roberto Castelli, dopo il brutto tiro che ti ha fatto, di ricreare una succursale dei dannati?! Cerca di parlarci con 'sto ragazzo e fargli capire che, una volta senza carica politica, potrebbero essere parecchi quelli del suo giro che rischiano di raggiungerti.
Sai, ti dico queste cose perché noi abbiamo capito che a rimetterci maggiormente poi, sono solo i tossici e i poveri disgraziati che sono i recidivi e che qui dentro sono praticamente accatastati proprio per il fatto che ce n'è una botta da paura. Non ho capito poi, quando ti sei reso conto che ti stavano facendo le scarpe, quello che hai detto: "Adesso allora mi difenderò in tribunale…"; ma scusa, non potevi pensarci prima? Si sarebbero evitati almeno tutti 'sti casini!
Sono contento, e gli amici qui anche loro con me ovviamente, che almeno con questo fatto delle prescrizioni in tempi più brevi, i figli di Silvio potranno restare incensurati pur essendo indagati, e quindi loro non conosceranno mai, per fortuna, cosa vuol dire entrare in carcere. Loro comunque, detto tra noi, si sarebbero potuti permettere un collegio di difesa da far mettere sull'attenti i giudici, altroché noi, a noi ci ha fregato l'avvocato, anzi, il cavaliere, eh…, vecchio filibustiere!
Senti Cesare, adesso, quando verranno poi ad arrestarti, avvertimi, mi raccomando, che vedo se riesco a tenerti il posto qui nella cella accanto alla mia; non staresti neanche male, c'è posto qui alla undici con Kamel, un ragazzo tunisino poliomielitico che ha praticamente solo l'uso di una gamba, è qui da qualche anno e non vogliono saperne di buttarlo fuori. Comunque prende una botta di terapia e non lo senti neanche, casomai te la vedi tu per le pulizie della cella ed è sufficiente che gli segni qualche pacco di tabacco ogni tanto in spesa e lui è come se non ci fosse.
Poi casomai appena esce Giuliano, il mio compagno, la prossima estate, allora facciamo la domandina e passi con me, vedrai, ce la passiamo bene. Qui oltretutto la sbobba non è proprio male e poi comunque ormai c'ho un corredo di pignatte e fornelli da fare invidia a una casalinga e quindi se vogliamo farci una pastasciutta, basta mettersi lì e farla. A proposito, come te la cavi in cucina?
Vabbè dai, ci vediamo presto, ah, quasi dimenticavo: quando arrivi in matricola dove dovrai lasciare le impronte digitali e le foto segnaletiche, diglielo chi sei, non fare il modesto, e ricordati di farti cucire la cintura dell'accappatoio altrimenti poi te la levano e rischi di dover andare in giro con un fettuccia di lenzuolo della casanza ai fianchi, roba che se ti beccano rischi di perderti quarantacinque giorni, qui sono piuttosto severi su ste cose e un rapporto disciplinare ti può far saltare anche la semilibertà o l'affidamento, anche a te, che puoi ancora sperarci.
A presto, Flavio.


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TestaDiCazzo
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posted 26 September 2005 19:04     Click Here to See the Profile for TestaDiCazzo   Click Here to Email TestaDiCazzo       Reply w/Quote


Calissano, dalle soap alle manette

La parabola discendente del divo tv

"Si è buttato nel cesso". E' questa l'impietosa fotografia della parabola di Paolo Calissano scattata da un amico. Raggiunta la notorietà con le soap in tv, Calissano, rampollo della Genova bene, comincia a scendere la china da quando viene lasciato dalla showgirl Matilde Brandi. Corse in moto e notti brave culminate con il coca-party costato la vita ad una ballerina brasiliana il triste finale.

Nell'ambiente dello spettacolo tutti conoscevano la brutta piega che la vita dell'attore stava prendendo, anche perché il diretto interessato non faceva nulla per nascondere i propri problemi 'esistenziali'. Bello, ricco e famoso aveva iniziato a scorrazzare tra Genova e Portofino sul sellino della sua Harley-Davidson, con quel maledetto vizio della droga sempre più diffcile da tenere a freno. Eppure Calissano è una di quelle persone che si dice siano nate con la camicia. Di famiglia oltremodo agiata, figlio di un ufficiale dell’aeronautica militare e di una nobile, laureato in Economia e Commercio, dopo una carriera da calciatore sfumata per poco si era dato alla carriera televisiva.

Per diventare più bravo di quanto non fosse quando difendeva i pali della porta delle giovanili della Sampdoria era andato a studiare recitazione in America, raccogliendo il frutto delle sue fatiche al ritorno nel nostro Paese quando diventa uno dei volti più conosciuti delle soap opera nostrane. Il grande successo si chiama Vivere, la più accreditata delle risposte italiane a Beautiful, che gli vale anche il titolo di 'fidanzato d'Italia' assegnatogli nel 2000 dai rotocalchi. Una via en rose che si è lentamente tinta del nero della cronaca e del bianco della polvere da cui è stata cancellata la vita della sua giovane amica brasiliana in quel maledetto coca party consumato nella sua bella casa genovese nella notte tra sabato e domenica.
http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/articolo276854.shtml

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PRESS
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posted 26 September 2005 18:03     Click Here to See the Profile for PRESS   Click Here to Email PRESS       Reply w/Quote


Calissano "steso dai dispiaceri"

Colleghi commentano l'arresto per droga

"Paolo? Non era un mistero che fosse depresso". Davanti al caso Calissano, gli amici e gli ex colleghi, più che indignarsi si dispiacciono e ricordano le difficoltà che l'attore ha attraversato nell'ultimo periodo. "Due settimane fa aveva perso il padre" dicono Edoardo Costa e Mavi Felli, che l'hanno conosciuto sul set di "Vivere". "Non trovava una stabilità affettiva". Forse per questo "era spesso irascibile e poco coerente".

Sorpreso. Il mondo dello spettacolo resta a bocca aperta dopo che il popolare attore 38enne, noto per le sue interpretazioni in "Vivere", "Vento di Ponente" e, nel 2001 "Divieto d'entrata", è stato arrestato con l'accusa di cessione di droga e morte nella sua villa di Genova di una 31enne brasiliana. "E' una vicenda delicata, non mi sento di esprimere opinioni mie" dice l'attore Edoardo Costa, "sapevo però che Paolo non stava bene, soprattutto dopo la morte di suo padre avvenuta 15 giorni fa. Forse una disgrazia dietro l'altra l'hanno fiaccato". Della stessa idea anche Mavi Felli ed Elisabetta De Palo, convinte che "tre o quattro anni fa - all'epoca in cui recitavano insieme a "Vivere" - Paolo era una persona in sè, gentile, corretta, che lavorava seriamente". "Poi deve essere subentrato qualcosa di grave" continua la Felli, "il ginocchio, il fatto che la separazione da Matilde Brandi e da Milena Salvemini l'aveva fatto molto soffrire. Non riusciva a trovare una stabilità affettiva, è sempre stato abbandonato dalle sue compagne ed era ossessionato dall'idea di restare solo".

Che Calissano fosse una persona fragile, umorale e molto gelosa delle sue compagnie femminili, l'avevano però capito tutti. Anni fa, al Salone Nautico di Genova, di cui era testimonial, Calissano si era scagliato contro il fotografo ufficiale della manifestazione che voleva immortalarlo con la compagna di allora, Milena. Anche nel condominio di Genova dove abitava, sembra che tutti fossero al corrente degli scatti d'ira dell'attore, e - qualcuno giura - anche di quel problemino con la cocaina. Spesso dava in escandescenze, festeggiava nel suo appartamento fino a notte fonda e non era attendibile. Ma di questo, i suoi ex colleghi giurano di non aver visto nulla. Solo dall'"Isola dei famosi 2", realizzata nel 2003, qualcuno si lascia scappare che Calissano era un "personaggio strano". "Diceva una cosa e faceva l'esatto contrario" spiegano. "Ma da questo ad arrivare ad afermare che era un cocainomane, ce ne passa..."

http://www.tgcom.it/gossip/articoli/articolo276873.shtml

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posted 26 September 2005 14:11     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


FESTINO A BASE DI COCA

Brasiliana muore per overdose
Arrestato l'attore Paolo Calissano



La realtà, in forma di tragedia, entra in casa di un noto attore di soap opera. A Genova, nella villetta di Paolo Calissano, uno dei protagonisti della telenovela di Canale 5 "Vivere", una donna è morta questo pomeriggio per una presunta overdose di cocaina. L'attore è stato arrestato dalla polizia, con l'accusa di averle ceduto la droga. La vittima è una cittadina brasiliana di 31 anni, che si trovava nell'abitazione di Calissano insieme ad altri due amici, un uomo e una donna.

L'attore e la coppia sono stati portati in questura per essere ascoltati dalla squadra mobile e la Polizia Scientifica ha compiuto una perquisizione nella villetta dell'attore, nella zona di Albaro. In un armadio sono stati trovati e sequestrati 30 grammi di cocaina, in seguito a ciò il pubblico ministero, Silvio Franz, ha spiccato un ordine di custodia cautelare in carcere per Calissano.

Secondo le prime indiscrezioni il decesso della donna risalirebbe alle 12 circa, quando l'amica di Calissano si è sentita male ed è stata soccorsa da un medico del 118, chiamato dall'amico. Il medico ha poi provveduto ad avvisare la polizia dopo la constatazione della morte. La ricostruzione di quanto avvenuto ormai sembra certa: ieri sera, con due amiche e un amico, Paolo Calissano si è chiuso in casa per 'festeggiare'. E la 'festa' era a base di cocaina. La donna brasiliana ha assunto stupefacente, poi alcuni tranquillanti che l'hanno aiutata a superare lo stato di agitazione indotto dalla droga.

Domeica, poco prima di mezzogiorno, l'amico di Calissano ha cercato di svegliare la donna ma non ha ottenuto risposta. Così ha chiamato il 118: dopo un inutile tentativo di rianimazione, il medico dell'ambulanza ha constatato il decesso e ha chiamato il 113. Mentre Calissano e il suo amico venivano portati in questura, la polizia ha rintracciato la donna che ha condiviso il 'festino' e che se n'era andata poco dopo l'alba: sarebbe stata lei a raccontare quanto era successo la notte precedente.

La perquisizione ha confermato i sospetti della polizia, mentre l'attore cercava di dare giustificazioni in aperto contrasto con quanto invece raccontato dai suoi due amici. Poco si sa della donna brasiliana morta, se non che viveva a Cuneo, che era in regola con il permesso di soggiorno e che da tempo lavorava come ballerina in un noto locale genovese

Paolo Calissano, attore molto amato dal pubblico femminile, è nato a Genova il 18 febbraio 1967. Laureato in economia alla Boston University, ha avuto numerose esperienze cinematografiche, tra cui "Palermo-Milano solo andata" di Claudio Fragasso, ma è diventato popolare grazie alla fiction tv. Ha partecipato infatti alla serie americana "General Hospital" e poi ha recitato nella serie "La dottoressa Gio" con Barbara D'Urso su Retequattro.

E' stata la soap opera italiana "Vivere", in onda su Canale 5, a dargli il successo nel ruolo del bel tenebroso Bruno De Carolis. Un riscontro di pubblico rafforzato diventando uno dei personaggi principali della soap di Raidue "Vento di ponente", le cui due serie sono state girate proprio a Genova.
Lo scorso anno ha partecipato all'"Isola dei famosi", seconda edizione, ritirandosi però subito per i postumi di un infortunio al ginocchio.

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chacka
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posted 14 September 2005 13:39     Click Here to See the Profile for chacka   Click Here to Email chacka       Reply w/Quote


SPAGNA: ANESTESISTA CON L'EPATITE C CONTAGIA 270 PERSONE

(AGE) VALENCIA - Contrarre l'epatite C per un'anestesia fatta da un medico tossicodipendente e infetto: e' accaduto a 270 pazienti di diversi ospedali di Valencia, in Spagna. Juan Maeso, detto "mani di porcellana" per la precisione che aveva nell'uso degli aghi, rischia ora 2.214 anni di carcere. Uno dei piu' gravi scandali della sanita' spagnola emerse nel 1998 quando un gran numero di persone denuncio' di aver contratto l'infezione durante il ricovero in ospedale. Dai controlli si scopri' che erano stati anestetizzati da "mani di porcellana", tossicodipendente, malato di epatite C, che usava sui pazienti gli aghi che utilizzava per farsi una dose. Secondo il difensore, Francisco Davo, Maeso e' solo un capro espiatorio, vittima del sistema sanitario locale. I malati ancora vivi intanto hanno ricevuto dal governo un risarcimento di 180.000 euro; il doppio e' andato alle famiglie dei deceduti. L'epatite C puo' causare cirrosi epatica e cancro al fegato.
(AGE) NUN

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mestopio
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posted 24 August 2005 14:39     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


IL TESTO INTEGRALE DELLE INTERCETTAZIONI STANNO MINANDO PALAZZO KOCH : FAZIO, FIORANI, GNUTTI, RICUCCI, CONSORTE, D’AMICO, DE MATTIA
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=3253&T=X


Le intercettazioni sono state attivate in data 24 giugno 2005 (su utenze di Fiorani e Gnutti), in un momento in cui si incrociano molteplici eventi, tutti di rilievo, che hanno richiesto un frenetico contatto tra i soggetti coinvolti, persone distanti l’una dall’altra, con la necessità di spostarsi continuamente sul territorio per incontrare esponenti bancari e finanziari, per mettere a punto operazioni contrattuali di notevole complessità (si tenga conto che la capitalizzazione di AntonVeneta è di gran lunga superiore aspetto a quella di Bpi); frequenti sono stati, poi, i contatti e le convocazioni delle autorità di vigilanza.

Pertanto, attraverso le intercettazioni, sono state acquisite le chiavi di lettura e i riscontri della complessa attività investigativa, costituita per lo più dall’acquisizione di documenti inerenti i fatti.

Sin dalle prime conversazioni telefoniche intercettate, è apparso che Fiorani e Gnutti erano impegnati su più fronti: la scalata su ÀntonVeneta, in principalità, ma anche quella su Bnl. Emerge che i due sono sicuramente gli artefici degli affari in corso e Boni Gianfranco è indiscutibilmente "il braccio destro" di Fiorani.

Costanti sono i rapporti tra gli indagati; e, in particolare, risulta dall’intercettazione di una conference call, che ha avuto luogo il 15 luglio 2005, alle ore 15.11, l’esistenza di accordi riservati in ordine a entrambe le scalate bancarie. In particolare si evince dalla sintesi del brogliaccio:

…Gnutti chiama anche Stefano [Ricucci], Lonati Ettore, Moreschi e altri, manca solo Conforte (Consorte). Parlano di Unipol e della riservatezza di questa riunione. Gnutti manifesta l’intenzione di Unipol banca di lanciare un’Opa volontaria su Bnl e insieme ad altre istituzioni finanziarie... cade la linea con Stefano... Parlano di un patto parasociale che è stato modificato e che Fiorani non ha ancora firmato, anche Gnutti se non fosse stato modificato non lo avrebbe firmato.

Parlano della relazione della Consob dove si è parlato di Rcs e AntonVeneta. Gnutti riprende il discorso dell’Opa su Bnl. A loro, dice Gnutti, è stato proposto di entrare nel patto parasociale con l’acquisto del 4,99% di Bnl, prevede una call per trenta giorni a loro favore nel caso non raggiungessero il 51% con l’Opa. L’amico di Unipol di Gnutti non vuole pagargli tale call perché salterebbe il prezzo dell’Opa. Gli altri partner del patto sarebbero Deutsche Bank, Popolare di Lodi, Popolare dell’Emilia, Credit Swiss, Dresdner e altre cooperative.

Gnutti propone la cosa con il suo parere favorevole anche se per loro è un bell’impegno visto che servono 408 milioni di euro, hanno la finanza sufficiente per gli acquisti. Gnutti dice che hanno la certezza che Unipol ha trovato la finanza per l’operazione. I soggetti sono tutti d’accordo per fare l’operazione.

Gnutti fa un discorso con Stefano dicendo che in merito a un sindacato fatto per AntonVeneta i soggetti avevano sottolineato che il diniego a non procedere in quell’operazione era dovuto a un fattore politico più che economico, ma si erano lasciati con la promessa che quando fosse tutto finito ne avrebbero riparlato, si sarebbero ritrovati per far acquisire ad Hopa un 5%. Gnutti farà circolare un pezzo di carta dove ribadirà questo, gli interlocutori sono d’accordo anche se non si tratta di una delibera.

Immediatamente dopo, alle ore 15.29 Fiorani contatta Gnutti, e, questi, dal tono molto soddisfatto, chiede:

«Hai visto come l’ho venduta?
ricevendo dall’interlocutore la seguente risposta:
«Ehhh.. sei stato bravissimo eh ahh (rumori di fondo: due parole inc.li)... bene, anche perché tu hai messo praticamente in diffic… hai messo giustamente... nelle condizioni anche di difficoltà... tutti gli altri… Oeh ragazzi qui c’era un impegno personal (interrotto)».

Si riportano integralmente alcuni passaggi della conversazione: (Interlocutori E: Emilio Gnutti, F: Fiorani)

E.: No no, ma quello là hai visto com’era convinto!
F.: Sì sì sì sì ho visto! ho visto! ho visto! E Adesso gli ho fatto preparare una paginetta…
F.: Certo!
E.: ...che, senza impegno, la delego in firma tra me e te...
F.: Esatto.
E.: ...e la… la tiene l’avvocato!
F.: Ma certo! Gamno è d’accordo di far così? sì?!
E.: Eh... adesso Gamno lo vedo alle sei!
F.: Ecco, appunto!
E: Ma io non prendo la delibera!
F.: No no lo so, lo so, lo so! No ma sai cos’è!? Anche il fatto che uno poi possa parlare di quelle che [se eran di oggi, che poi possan dire:. “Sì; é vero, me l’ha detto!”], cioè l’importante è capire quello...
E.: Ma no, ma io ho detto che era fuori il verbale eh!?
F.: Sì, sì sì…no è importante! No tu dopo comunque fallo vedere per sicurezza a Gamno e non sbagli!...
E.: Sì sì sì
F.: Comunque l’hai fatta benissimo... è venuta poi benissimo e tra l’altro l’hai fatta ’na meraviglia, dal punto di vista anche di come l’hai… l’hai spesa no!? È stata perfetta guarda, davvero!

Il 22 giugno 2005 il Tar del Lazio, sul ricorso presentato da Abn Amro contro le autorizzazioni concesse alla Popolare Lodi (fino a salire al 29,9% nel capitale dell’istituto di Padova), aveva richiesto alla Banca d’Italia il deposito di ulteriori documenti (entro il 2 luglio 2005).

Fiorani, non appena informato dal suo legale, del provvedimento assunto dal Tar, contatta (ore 18.56 del 24 giugno 2005) tale Cristina, poi identificata in Cristina Rosati, moglie del Governatore della Banca d’Italia. I due parlano delle divergenze di vedute che esistono tra lo stesso Fiorani e tale Gigi (anche appellato Don Gigi e successivamente identificato dalla G. di F.) in merito all’evolversi della situazione. Alla fine, la signora Fazio e Fiorani stabiliscono le modalità di un appuntamento telefonico tra quest’ultimo e il Governatore.

Poco dopo (ore 20.13), Fiorani contatta Gnutti, per ragguagliarlo della situazione. Si capisce che ha parlato con il Governatore; risulta, poi, che Gennaro (identificato in D’Amico Gennaro, dirigente Bpl, già funzionario della Banca d’Italia) è "l’uomo di Bpl presso la Banca d’Italia": è lui che tiene i rapporti con Frasca Francesco (responsabile della Vigilanza in Banca d’Italia) e con i funzionari dei servizi della Vigilanza.

D’Amico fornisce indicazioni a Fiorani su come dovrà muoversi e lo aggiorna degli "umori" che riesce a percepire. Con telefonata del 27 giugno 2005, ore 21.40 Fiorani parla, prima alla Signora Fazio, poi al Governatore della "ostilità" manifestata, nei suoi confronti, dalla Consob, che - a suo dire - farebbe ostruzionismo.
In ogni caso:

Il 28 giugno 2005 la Consob autorizza Bpl alla pubblicazione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità delle azioni AntonVeneta.

A questo punto, l’attenzione di Fiorani e degli altri si concentra - si potrebbe dire unicamente - sull’autorizzazione di competenza di Banca d’Italia.

II Tub sottopone a preventiva autorizzazione della Banca d’Italia l’acquisto di determinate quote di partecipazione nel capitale delle banche o comunque l’acquisto di partecipazioni che comportino il controllo delle stesse.

I criteri per il rilascio dell’autorizzazione sono fissati dagli articoli 19 e 53 Tub:

- l’articolo 19 Tub richiede la sussistenza di condizioni atte a garantire una gestione sana e prudente della banca;

- l’articolo 53 Tub richiede la sussistenza di adeguati coefficienti patrimoniali.

Precipua necessità di Bpl era quella di mantenere il c.d. patrimonio di vigilanza nei limiti richiesti dalle, norme in materia.

All’uopo, sono state ideate e realizzate varie operazioni finanziarie, da segnalarsi, oltre che alla Banca d’Italia e da diffondersi al mercato, come da comunicato del 1° luglio 2005.

In particolare, nel suddetta comunicato, si dà atto che il consolidamento della struttura patrimoniale al 30 giugno 2005 è stato conseguito attraverso una serie di operazioni... tra le quali rientra la cessione avvenuta in più tranche di quote di minoranza e comunque tali da consentire al gruppo Banca popolare italiana di mantenere il controllo di diritto delle società partecipate, per un ammontare co