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| Author | Topic: the ultimate beach? |
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kaos ++ Posts: 388 |
Truffe, Vanna Marchi chiede scusa Imbonitrice in aula: nessun inganno
"Chiedo scusa a chi si sente truffato, ma non ho ingannato nessuno". Questo in sintesi, l'accorato intervento in aula di Vanna Marchi che, con la voce rotta dal pianto, si è difesa tentando di respingere, davanti alla corte d'assise di Milano che la giudicherà, l'accusa di aver ingannato, insieme alla figlia Stefania e al convivente Francesco Campana, decine di telespettatori ammaliati dai suoi prodotti dimagranti. L'ex regina delle televendite è apparsa più dimessa e meno spavanda del solito, quando era solita commentare con i giornalisti le varie frasi del processo che la vede alla sbarra. "Chiedo perdono a tutti,i fa male essere ritenuta autrice di raggiri che non ci sono stati", ha detto. La Marchi ha ripercorso poi le sue "origini contadine", ricordando come da semplice estetista si sia ritrovata, ad un certo punto, a diventare un personaggio ospitato dai piu' importanti programmi del piccolo schermo. "Non ho mai fatto la maga in vita mia - afferma - nessuno, neanche le persone che qui in aula hanno testimoniato contro di me, mi ha mai chiesto consulti di questo tipo, il mio compito per la ditta Asciè era quello di affiancare il mago Do Nacimiento. Alle persone che sostengono di avermi sentito rispondere al centralino - ha spiegato - vorrei dire che non ero sempre io, era la mia voce registrata". Infine Vanna Marchi ha voluto sottolineare come la celebrità l'abbia abbandonata. "La gente pensa che io sia ricca - ha concluso - e mi chiede perché voglio lavorare. La verità è che non ho più soldi e devo lavorare assolutamente. Tutte le volte che delle persone, in questo processo, hanno detto di avermi dato dei soldi, mi sento morire perche' io non ho mai incassato una lira". |
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info ++ Posts: 671 |
Altro che compagni di merende. by kiriosomega Thursday, Jan. 12, 2006 at 5:21 PM mail:ruintellicardinale@katamail.com Analisi socio politica.
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mestopio ++ Posts: 435 |
Fazio go home Roma 19 dic 2005 ore 17:02
Una canea di dichiarazioni stanno sommergendo le due minchia di agenzia stampa italiane. Fazio dicevo s'è dimesso,suo figlio ,Gianpiè Fiorani ormai l'ha messo troppo in merda per poter resistere a palazzo e quindi ha dovuto abdicare. L'unica cosa che vi posso dire è di non credere alle cazzate che vi dicono in questi giorni e mesi.La torta dietro è ben diversa. A presto. Mesto Pio XI |
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franko ++ Posts: 132 |
Il capitalismo si libera di Fiorani, ma non della propria malattia by Salvatore Cannavò Thursday, Dec. 15, 2005 at 3:20 PM mail: Probabilmente Giampiero Fiorani e i suoi amici pagheranno per tutti e pagheranno caro. Le accuse sono esplicite e dirette: i “finanzieri” lodigiani si sono arricchiti creando una banca nella banca con la quale truffavano la clientela per creare fondi neri da impiegare nelle loro ardite speculazioni finanziarie con sogni da grande finanza seppelliti dalle indagini della magistratura. C’è qualcosa che ricorda Tangentopoli in questa vicenda e non solo perché gli arresti dell’altra sera si annunciano come la prima tappa di un’inchiesta che può fare vittime eccellenti (oltre al ministro Calderoli, che compare nell’ordinanza del Gip Forleo, nei corridoi di Montecitorio già circola il nome di plenipotenziari dalemiani, ma sono voci che non ottengono conferme). In realtà a ritornare è un’analogia: così come allora, sulla base di una corruzione accertata e conclamata, il sistema italiano si liberò di una “classe” politica vetusta e inadatta alle necessarie modernizzazioni imposte dall’unificazione europea, oggi dal capitalismo italiano viene espunto un settore di “outsiders” che ha cercato di mettere le mani sulla cassaforte utilizzando metodi criminali e che è stato sempre mal sopportato dal cosiddetto salotto buono. In realtà il sistema italiano si regge ancora su imprese che o sono pubbliche o sono state privatizzate recentemente - spesso dal centrosinistra - e che, grazie a una condizione di monopolio o quasi, rendono utili sicuri. I due terzi dei profitti delle prime venti società italiane provengono da petrolio e gas (Eni), energia elettrica (Enel), ristorazione stradale (Autogrill), telefonia, televisione, etc. Una condizione che, invece di far riflettere sull’opportunità e l’utilità di potenziare e rilanciare l’intervento pubblico - anche, non smettiamo di ripeterlo, in ambito bancario - spinge per un’ulteriore liberalizzazione e privatizzazione del sistema economico. Senza curarsi del fatto che questa linea è stata massicciamente applicata negli ultimi venti anni con i risultati che vediamo: aziende deboli, indebitate, incagliate in un sistema complessivamente malato che grazie alla torsione operata sul lavoro dipendente hanno conseguito profitti elevati. (giovedì 15 dicembre) sai che te meriti..... na bella pernacchia!!!!! prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr! versione stampabile | invia ad un amico | aggiungi un commento | apri un dibattito sul forum carissimo cannavo´, mi rivolgo a te anche se non so se sei stato tu a pubblicare questo articolo su indimedia. grazie comunque per il tuo articolo, chiaro, informato ed efficace - il migliore sulla vicenda fiorani e un bell´esempio di informazione. continuo a non capire alcuni aspetti della vicenda. provo ad elencarteli. in primo luogo, ci sono continue allusioni, se non illazioni, nei confronti dei vertici dei DS - quelli che tu chiami i vertici dalemiani. Non sei il solo. Simili allusioni provengono dalla stampa, dal manifesto, dal corriere, e addirittura da reubblica. cio´che mi colpisce e, diciamo cosi´, l´eccesso di difesa personale da parte di Fassino. il fatto che l´Unita´non abbia messo in prima pagina la vicenda, gli attacchi di parisi, l´ostinazione di Fassino nel difendere a tutti i costi i diritti di Unipol a tentare la scalata di BNL (atteggiamento questo francamente incomprensibile: il buon senso e le vicende degli ultimi mesi suggerirebbero invece di tacere), l´aggressione di fassino ad un cronista a roma, il silenzio dello stesso bertinotti, che, se non ricordo male, questa estate sollevo´(giustamente) un putiferio sui legami tra fiorani, consorte e fassino - insomma, tutto mi lascia pensare che, detta fuor de´denti, i ´vertici dalemiani´ abbiano la coda di paglia, e che il microcosmo politico sia in attesa di un nuovo terremoto. Ma in che modo i vertici DS possano essere coinvolti non mi e´chiaro affatto. Possiamo essere piu´coraggiosi, anche a rischio di essere querelati? E scendere nel dettaglio quando si allude ai legami tra DS e i furbetti del quartierino? In secondo luogo, e´emerso che Fiorani abbia avuto dei legami molto forti con settori del governo, e in particolare con il forzaitaliota Romani e il leghista Calderoli. Al primo pare che fiorani abbia versato 200 mila euro per influenzare, cosi´si dice, la candidatura CdL a sindaco di Lodi. Nello stesso tempo ha stretto relazioni con Unipol e Consorte. A sua volta Consorte ha tenuto, diciamo cosi´, `Fassino al corrente dell´intera operazione di scalata a BNL. Fino a che punto la convergenza di interessi tra Fiorani e Consorte ha determinato una simile e parallela convergenza tra FI e DS? Il riferimento e´all´elezione di Petruccioli ai vertici Rai. in terzo luogo, il dato economico. hai giustamente sottolineato che la BNL era una banca pubblica coinvolta nei piani di privatizzazione. faccio due considerazioni. la prima e´: qualora gli intrecci tra fiorani e consorte venissero confermati, l´intera vicenda (non ancora conclusa) dimostrebbe allora che la svendita del patrimonio pubblico, a cui anche i DS hanno partecipato, era pilotata e gestita prima che fosse effettuata. o almeno e in ogni caso, e´stato un grande affare anche per chi faceva riferimento alla sinistra. saresti d´accordo con me se ti dicessi che l´intera vicenda (il tentativo di Fiorani e Unipol di accaparrarsi BNL) mette a nudo il modo e i motivi che hanno spinto l´establishment a svendere il patrimonio pubblico?
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mestopio ++ Posts: 435 |
e fu così che a gianpiero titillarono le manette e in un sol colpo diventa un mostro da prima pagina. «Una rete ancora attiva» protegge la banda Fiorani di red. Una rete ancora attiva. Una «rete protettiva» di politici e finanzieri che copriva le “malefatte” di Gianpiero Fiorani e del suo entourage. Una banda che ha usato a piacere i conti correnti di persone morte, ha convogliato pacchetti di azioni per scalate-ombra, si è impadronita di piccole banche - la Popolare di Crema - per scopi illeciti, dato prestiti fuorimercato, riciclato denaro sporco, aperto conti esentasse in paradisi fiscali, ma anche pagato politici e personaggi influenti per chiudere un occhio sulle operazioni più "osée". Questo è ciò che emerge da quanto scrive il gip Clementina Forleo nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti dell’ex leader di Bpi e in cui analizza le mosse dei "furbetti del quartierino", Spinelli, Boni, Conti e Marmont,. Parla dei «vertici di alcune banche italiane ed estere». Ma anche, aggiunge il Gip con un riferimento non esplicito a BankItalia, «chi per anni, nonostante numerosi e dettagliati esposti provenienti da qualificate associazioni di consumatori e anche da privati cittadini, è rimasto inerte continuando a difendere la banca anche in relazione alla scalata Antonveneta». Queste le principali motivazioni per cui il giudice Forleo ha disposto i provvedimenti di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta Antonveneta data la sussistenza, in concreto, del pericolo di inquinamento probatorio, del pericolo di fuga e di reiterazione dei reati contestati. A confermarlo ci sarebbero molte prove: nel corso della perquisizione alla Bpl e negli uffici del sindaco Aldino Quartieri «è stata rinvenuta inequivocabilmente traccia della sparizione, ossia della cancellazione di file informatici». Inoltre, documentazione “riservata” «è risultata occultata in cassette di sicurezza aperte presso banche estere» rinvenute grazie a soggetti che hanno collaborato. Secondo la Forleo inoltre la «rete protettiva» composta da soggetti interni ed esterni e anche istituzionali «è ancora in atto, essendo in corso delicate indagini volte a focalizzare ruoli ricoperti nella vicenda da personaggi di ben altro livello e in particolare di politici di rilievo che, a detta di uno dei collaboratori, avrebbero tratto ingenti profitti da dette operazioni». Inoltre «le società offshore e i relativi rapporti all' estero sono tuttora operanti e che pertanto deve considerarsi attuale, cioè in permanenza, alla realtà illecita emersa» rilevando inoltre come non tutti i rapporti sono stati individuati e quindi lo stato di libertà dei soggetti «finirebbe per compromettere le indagini in corso finalizzate soprattutto all'individuazione dei profitti spariti e dunque per consentire la definitiva dispersione degli stessi». Il giudice rileva quindi la permanenza ai vertici della Bpl Suisse di Paolo Marmont e Fabio Massimo Conti, istituto che conduce «palese ostruzionismo», mentre il giudice spiega che di recente Fiorani ha pensato bene di trasferire i fondi esistenti su conti accessi presso banche europee e a Singapore. Il governatore della Banca d'Italia Fazio -- indagato per abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma sulla scalata ad Antonveneta e accusato da media e politici di aver favorito Fiorani -- ha sempre respinto le accuse di parzialità ed è rimasto al suo posto nonostante le richieste di dimissioni giunte da più parti. Richieste che ora vengono ribadite con più forza. Trema il mondo della finanza italiana, ma trema anche il Parlamento. Le voci si rincorrono, e riguardano soprattutto quel partito, la Lega, che non ha mai negato il suo appoggio al banchiere di Lodi e alla sua idea di creare una grande “Banca del Nord”. Il nome più esposto sembra quello del ministro Roberto Calderoli. Dal Carroccio una mezza smentita che è anche una mezza ammissione: «La Lega Nord ha sempre sostenuto l'idea, il progetto, di Fiorani di creare una grande banca del nord – afferma Andra Gibelli - un progetto che va avanti e che continuano a sostenere». Per il resto, «siamo assolutamente tranquilli. Il ministro Calderoli ha fatto anche una denuncia. Non è possibile che tutto quello che viene scritto sui giornali diventa verità, in questo senso facciamo un appello alla responsabilità per tutti». Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo parla di un «quadro deprimente», perché «mai come in quest'ultimo anno abbiamo visto accrescersi l'intreccio tra affari e politica, il livello generale dell'etica non è più accettabile per un Paese come il nostro». http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=46260 |
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E Berlusconi rincuora Cesare "Mi sono mosso sulla Consulta" di LIANA MILELLA e CLAUDIO TITO
Era inevitabile che, incontrandosi per oltre un'ora a sera tarda, nelle stanze finto antiche di palazzo Grazioli, Previti e Berlusconi parlassero di come una sentenza può cambiare il futuro giudiziario, ma anche quello politico di Forza Italia. Le elezioni sono ad aprile e una condanna definitiva di Previti a gennaio in Cassazione per il processo Imi-Sir fornirebbe al centrosinistra un ineguagliabile strumento per la campagna politica. L'ex ministro della Difesa è uomo di mondo, ha imparato bene le regole dei media, e va dal premier ben sapendo che la visita, il giorno stesso della sentenza, raccoglierà un'audience ampia e immediata. Previti parla subito, si rammarica per la Cirielli che non c'è: "Se ci fosse stata quella vera...". Se ci fosse stata la Cirielli prima versione, la corte d'appello avrebbe dovuto solo tracciare un frego sul processo Sme e ufficializzarne la morte. "Se...", ma la Cirielli che voleva Previti non c'è; quella approvata, e non ancora firmata da Ciampi, non si applica ai processi in primo grado, in appello, in Cassazione. Berlusconi è furioso, con Cesare affettuosissimo e del tutto solidale. S'infervora e gli dice quasi scusandosi: "Credimi, io non potevo proprio fare di più, e tu lo sai bene. Quello che potevo fare l'ho fatto anche per quanto riguarda la decisione della Consulta". Frase apparentemente sibillina, ma i due s'intendono. Berlusconi, così assicura chi gli ha parlato, quando è andato da Ciampi per sottoporgli le ultime modifiche alla Cirielli e ha ottenuto il lasciapassare per la legge (che lo interessa di persona perché cancella il processo Mediaset), ha chiesto al presidente un intervento sulla Corte proprio per il caso Previti. Non si sa cosa Ciampi abbia risposto, ma lui voleva giusto una spintarella, quanto basta acché i giudici confermino quanto avevano scritto il 6 luglio 2001 quando la Camera si rivolse a loro per la prima volta. La Consulta riconobbe il diritto di un deputato a esercitare il pieno mandato parlamentare e annullò tre ordinanze del giudice Alessandro Rossato, ma i giudici giudicarono la pronuncia "innocua" e andarono avanti "tamquam non esset". Per questo c'è stato un nuovo ricorso, la Camera per conto di Previti chiede di annullare anche le sentenze dei processi. A cominciare da quella per l'Imi-Sir giunto ormai in Cassazione. Il 16 gennaio i supremi giudici si riuniscono. E ieri sera Previti ha sibilato a Berlusconi: "Speriamo di poter fare qualcosa per quella data. Al di là della mia condanna, questo è un problema che riguarda anche te, soprattutto sul piano dell'immagine". È il solito ricatto che riprende corpo. Berlusconi lo subisce da sempre. Ma il Cavaliere rassicura Previti, entrambi si augurano che la decisione della Consulta sia presa prima di Natale, ma dal palazzo di fronte al Quirinale arrivano cattive notizie: dopo l'udienza pubblica che si è tenuta martedì, proprio il giorno del sì alla Cirielli, i giudici avrebbero deciso di prendere tempo e avrebbero rinviato la camera di consiglio. Ma se la Consulta si mette di traverso, Previti spera in un'estrema chance. La concessione delle attenuanti generiche finora negate a lui ma concesse a Berlusconi per il lodo Mondadori e una parte del processo Sme. Anche per questo il premier fa mostra di essere fuori di sé. Dice al suo vecchio amico: "Che ti aspettavi? Anche qui c'è stato un giudizio politico. Basta guardare al paradosso dell'Ariosto che ha ammesso di essere stata imbeccata, eppure non ne hanno tenuto conto. E c'è la vergogna della negazione delle attenuanti. Era il solo modo per condannarti". Se gliele avessero riconosciute, la corruzione delle toghe sarebbe andata in fumo per via della prescrizione. Potrebbero ancora riconoscergliele. Potrebbe farlo la Cassazione. Potrebbe annullare la sentenza e rinviarla ai giudici di merito. Il processo Imi-Sir ricomincerebbe daccapo e non arriverebbe di nuovo in porto per il 2008 quando scade il tempo utile per il giudizio. La nuova Cirielli potrebbe aiutare anche in questo, anche se l'interpretazione del capitolo sulle attenuanti è controversa. Previti lo sa, e lo sa anche Berlusconi: se la Consulta non annulla i processi, se la Cassazione non dà le attenuanti, si apre la via del carcere per sette anni. La Cirielli scrive che il giudice di sorveglianza, per chi "ha compiuto 70 anni e non sia delinquente abituale", può scegliere la via dei domiciliari. "Può" e non "deve", s'intende. Ma ad autorizzare l'eventuale arresto dovrà essere il Parlamento. Prima delle elezioni, con Previti scatenato, chi manderà in carcere un "vecchio" di 70 anni? Pure l'opposizione divisa e si troverà in difficoltà. http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/smerich/retropreviti/retropreviti.html (3 dicembre 2005) |
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quote: ---------- Originally posted by kaos: quote: ---------- Originally posted by EmilioFede: Sono Cesare Previti, non un “bambino viziato”.
Lettera aperta di un detenuto a Cesare Previti
CINQUE GIORNI DI CAMERA DI CONSIGLIO, CINQUE ANNI (Adnkronos) - Condanna confermata per Cesare Previti. Dopo cinque giorni di camera di consiglio i giudici della seconda Corte d'appello di Milano hanno confermato la condanna a cinque anni di reclusione emessa nei confronti di Cesare Previti nell'ambito del processo Sme. Confermata anche la condanna a quattro anni per Attilio Pacifico. Pena ridotta di un anno, da otto a sette anni, per Renato Squillante. Assolti, invece, sono Filippo Verde, Fabio e Mariano Squillante. A PREVITI CONDANNA CONFERMATA PER I SOLDI A SQUILLANTE (Apcom) - Come in primo grado Cesare Previti è stato condannato per i 434 mila dollari partiti da un conto di Silvio Berlusconi (che sarà processato a parte) e finiti al giudice Renato Squillante. La corte d'Appello ha confermato l'assoluzione del deputato di Fi, dell'avvocato Attilio Pacifico, degli ex giudici Filippo Verde e Renato Squillante in relazione al presunto aggiustamento della causa civile che invalidò l'arbitrato il quale annullava l'accordo Iri-Buitoni per il passaggio del colosso alimentare pubblico Sme. L'unica differenza rispetto alla sentenza emessa dalla prima sezione del Tribunale di Milano nel novembre di 2 anni fa è che è stata ridotta da 8 a 7 anni la condanna di Squillante per corruzione in atti giudiziari. Il verdetto è arrivato dopo 4 giorni di riunione in camera di consiglio. Non ci sono state sorprese: è venuta fuori la sentenza che la maggior parte degli osservatori aveva previsto, dal momento che i giudici avevano rigettato tutte le richieste di rinnovazione parziale del dibattimento, limitandosi ad acquisire solo alcuni atti, negando una nuova convocazione di Stefania Ariosto e un confronto della supertestimone con l'avvocato Vittorio Dotti. I giudici di secondo grado hanno confermato anche la prescrizione per i figli di Squillante, Fabio e Mariano, accusati di favoreggiamento reale e che avevano appellato la sentenza del Tribunale sollecitando l'assoluzione nel merito. Confermato anche il risarcimento alla Presidenza del Consiglio dei ministri, un milione di euro. Più 80mila euro di spese processuali. Ma adesso parte una vera e propria corsa contro il tempo per evitare la prescrizione che scatterà a ottobre del 2006. La motivazione della sentenza sarà depositata tra 70 giorni. Poi ci saranno da rispettare i tempi tecnici per i ricorsi e gli appelli incidentali. Insomma, non sarà facile evitare che il trascorrere del tempo mandi tutto in fumo. La sentenza d'Appello sarà impugnata per motivi diversi sia dalla procura generale sia dalle difese. "Più che di commenti c'è bisogno di ricorsi" dice Franco Patanè l'avvocato di Pacifico. "Per fortuna che la Cassazione sta a Roma - sostiene Giorgio Perroni, difesa Previti - ricorreremo contro l'ennesima ridicola, ingiusta condanna a carico di Cesare Previti come spesso è accaduto in questi anni a Milano". "Sono contentissimo – afferma Renato Borzone legale di Verde - dopo 8 anni di vicissitudini processuali che sono stati da soli una pena e le assoluzioni in due processi speriamo che sia tutto finito".
(Adnkronos) - Contro Cesare Previti e' stata emessa ''l'ennesima, ingiusta e ridicola condanna''. E' questo il commento pronunciato 'a caldo' dall'avvocato Giorgio Perroni, difensore del parlamentare di Forza Italia, dopo la lettura del verdetto d'appello emesso nell'ambito del processo Sme che conferma, per previti, la condanna a cinque anni gia' inflitta in primo grado dal Tribunale di Milano. Il legale annuncia gia' che contro questa ennesima decisione ''verra' proposto ricorso in Cassazione''. |
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SE ENTRA LA POLITICA IN TELECOM, SIA DI DESTRA SIA DI SINISTRA, ME NE VADO IO. I FURBETTI DELL’RCS? UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE FACEVA COMODO A TANTI
2 - IO MONOPOLISTA? CREDO CHE CIAMPI SI RIFERISSE A ENEL, ENI E SNAM 3 - NON C’E’ REGIME, GRILLO E’ UN TALENTO SPRECATO Poi, spinto dalle domande degli studenti, arrivati da tutta Italia, torna a parlare di liberta' di stampa, "che in Italia c'e"', e invita i giovani "a cercare di individuare quei giornalisti che fanno il loro lavoro in buona fede. In questo senso anche l'iniziativa del 'Quotidiano in classe' di Ceccherini, "e' splendida e puo' aiutare", ha aggiunto sottolineando come, in generale, "la qualita' della stampa italiana sia buona". Non piace, invece, a Tronchetti la parola "controinformazione", che puo' esistere "solo dove c'e' un regime, e in Italia non c'e"', risponde a chi gli chiede cosa ne pensi della controinformazione e dell'esempio di Beppe Grillo. E sul comico aggiunge, subito dopo, "e' un talento sprecato, anche se ogni tanto questo talento riesce ad emergere, viene fuori". 4 - I FURBETTI DEL QUARTIERINO? UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE FACEVA COMODO A TANTI Secondo il presidente di Telecom e di Pirelli, "alcuni volevano fare denari, altri creare un centro di potere: tutto con motivazioni molto basse. E tutto questo si e' tradotto in “una bolla di sapone, ed e' crollato come doveva crollare". Marco Tronchetti Provera ha poi detto di non essere mai stato tra quelli "preoccupati", perche' quel tentativo "lo consideravo cosi' clamorosamente scandaloso che, in qualche modo, doveva crollare”. 5 - SE ENTRA LA POLITICA IN TELECOM, SIA DI DESTRA SIA DI SINISTRA, ME NE VADO IO 6 - ACCORDI CON TUTTI SUI CONTENUTI. NE FAREMO ANCHE CON SKY… 7 - SE HOPA ESCE PRONTE PIRELLI E BENETTON… 8 - INTER - NON CI PIEGHIAMO AD ACCORDI POTERE PER QUESTO DA MOLTI ANNI NON VINCIAMO LO SCUDETTO A proposito dei cori razzisti da parte dei tifosi nerazzurri di domenica scorsa contro il difensore del Messina Zoro, secondo Tronchetti "sono inaccettabili". Durante il dibattito gli e' stato chiesto anche cosa pensasse della "Padania" che, all'indomani dell'ultima partita di Champions League aveva definito "una vergogna far giocare undici giocatori stranieri". "Si tratta di cose che non meritano neppure di essere commentate - ha risposto il vicepresidente nerazzurro - bisogna solo rifiutarle".
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kaos ++ Posts: 388 |
quote: ---------- Originally posted by EmilioFede: Sono Cesare Previti, non un “bambino viziato”. Sono un uomo solcato da rughe mediterranee, le quali testimoniano un’esistenza connotata non dai capricci, semmai dalla grinta e dal carattere necessari per vincere le sfide. Lettera aperta di un detenuto a Cesare Previti
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TestaDiCazzo ++ Posts: 69 |
Calissano, dalle soap alle manette La parabola discendente del divo tv "Si è buttato nel cesso". E' questa l'impietosa fotografia della parabola di Paolo Calissano scattata da un amico. Raggiunta la notorietà con le soap in tv, Calissano, rampollo della Genova bene, comincia a scendere la china da quando viene lasciato dalla showgirl Matilde Brandi. Corse in moto e notti brave culminate con il coca-party costato la vita ad una ballerina brasiliana il triste finale. Nell'ambiente dello spettacolo tutti conoscevano la brutta piega che la vita dell'attore stava prendendo, anche perché il diretto interessato non faceva nulla per nascondere i propri problemi 'esistenziali'. Bello, ricco e famoso aveva iniziato a scorrazzare tra Genova e Portofino sul sellino della sua Harley-Davidson, con quel maledetto vizio della droga sempre più diffcile da tenere a freno. Eppure Calissano è una di quelle persone che si dice siano nate con la camicia. Di famiglia oltremodo agiata, figlio di un ufficiale dell’aeronautica militare e di una nobile, laureato in Economia e Commercio, dopo una carriera da calciatore sfumata per poco si era dato alla carriera televisiva. Per diventare più bravo di quanto non fosse quando difendeva i pali della porta delle giovanili della Sampdoria era andato a studiare recitazione in America, raccogliendo il frutto delle sue fatiche al ritorno nel nostro Paese quando diventa uno dei volti più conosciuti delle soap opera nostrane. Il grande successo si chiama Vivere, la più accreditata delle risposte italiane a Beautiful, che gli vale anche il titolo di 'fidanzato d'Italia' assegnatogli nel 2000 dai rotocalchi. Una via en rose che si è lentamente tinta del nero della cronaca e del bianco della polvere da cui è stata cancellata la vita della sua giovane amica brasiliana in quel maledetto coca party consumato nella sua bella casa genovese nella notte tra sabato e domenica. |
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Calissano "steso dai dispiaceri" Colleghi commentano l'arresto per droga "Paolo? Non era un mistero che fosse depresso". Davanti al caso Calissano, gli amici e gli ex colleghi, più che indignarsi si dispiacciono e ricordano le difficoltà che l'attore ha attraversato nell'ultimo periodo. "Due settimane fa aveva perso il padre" dicono Edoardo Costa e Mavi Felli, che l'hanno conosciuto sul set di "Vivere". "Non trovava una stabilità affettiva". Forse per questo "era spesso irascibile e poco coerente". Sorpreso. Il mondo dello spettacolo resta a bocca aperta dopo che il popolare attore 38enne, noto per le sue interpretazioni in "Vivere", "Vento di Ponente" e, nel 2001 "Divieto d'entrata", è stato arrestato con l'accusa di cessione di droga e morte nella sua villa di Genova di una 31enne brasiliana. "E' una vicenda delicata, non mi sento di esprimere opinioni mie" dice l'attore Edoardo Costa, "sapevo però che Paolo non stava bene, soprattutto dopo la morte di suo padre avvenuta 15 giorni fa. Forse una disgrazia dietro l'altra l'hanno fiaccato". Della stessa idea anche Mavi Felli ed Elisabetta De Palo, convinte che "tre o quattro anni fa - all'epoca in cui recitavano insieme a "Vivere" - Paolo era una persona in sè, gentile, corretta, che lavorava seriamente". "Poi deve essere subentrato qualcosa di grave" continua la Felli, "il ginocchio, il fatto che la separazione da Matilde Brandi e da Milena Salvemini l'aveva fatto molto soffrire. Non riusciva a trovare una stabilità affettiva, è sempre stato abbandonato dalle sue compagne ed era ossessionato dall'idea di restare solo". Che Calissano fosse una persona fragile, umorale e molto gelosa delle sue compagnie femminili, l'avevano però capito tutti. Anni fa, al Salone Nautico di Genova, di cui era testimonial, Calissano si era scagliato contro il fotografo ufficiale della manifestazione che voleva immortalarlo con la compagna di allora, Milena. Anche nel condominio di Genova dove abitava, sembra che tutti fossero al corrente degli scatti d'ira dell'attore, e - qualcuno giura - anche di quel problemino con la cocaina. Spesso dava in escandescenze, festeggiava nel suo appartamento fino a notte fonda e non era attendibile. Ma di questo, i suoi ex colleghi giurano di non aver visto nulla. Solo dall'"Isola dei famosi 2", realizzata nel 2003, qualcuno si lascia scappare che Calissano era un "personaggio strano". "Diceva una cosa e faceva l'esatto contrario" spiegano. "Ma da questo ad arrivare ad afermare che era un cocainomane, ce ne passa..." |
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FESTINO A BASE DI COCA Brasiliana muore per overdose Arrestato l'attore Paolo Calissano La realtà, in forma di tragedia, entra in casa di un noto attore di soap opera. A Genova, nella villetta di Paolo Calissano, uno dei protagonisti della telenovela di Canale 5 "Vivere", una donna è morta questo pomeriggio per una presunta overdose di cocaina. L'attore è stato arrestato dalla polizia, con l'accusa di averle ceduto la droga. La vittima è una cittadina brasiliana di 31 anni, che si trovava nell'abitazione di Calissano insieme ad altri due amici, un uomo e una donna. L'attore e la coppia sono stati portati in questura per essere ascoltati dalla squadra mobile e la Polizia Scientifica ha compiuto una perquisizione nella villetta dell'attore, nella zona di Albaro. In un armadio sono stati trovati e sequestrati 30 grammi di cocaina, in seguito a ciò il pubblico ministero, Silvio Franz, ha spiccato un ordine di custodia cautelare in carcere per Calissano. Secondo le prime indiscrezioni il decesso della donna risalirebbe alle 12 circa, quando l'amica di Calissano si è sentita male ed è stata soccorsa da un medico del 118, chiamato dall'amico. Il medico ha poi provveduto ad avvisare la polizia dopo la constatazione della morte. La ricostruzione di quanto avvenuto ormai sembra certa: ieri sera, con due amiche e un amico, Paolo Calissano si è chiuso in casa per 'festeggiare'. E la 'festa' era a base di cocaina. La donna brasiliana ha assunto stupefacente, poi alcuni tranquillanti che l'hanno aiutata a superare lo stato di agitazione indotto dalla droga. Domeica, poco prima di mezzogiorno, l'amico di Calissano ha cercato di svegliare la donna ma non ha ottenuto risposta. Così ha chiamato il 118: dopo un inutile tentativo di rianimazione, il medico dell'ambulanza ha constatato il decesso e ha chiamato il 113. Mentre Calissano e il suo amico venivano portati in questura, la polizia ha rintracciato la donna che ha condiviso il 'festino' e che se n'era andata poco dopo l'alba: sarebbe stata lei a raccontare quanto era successo la notte precedente. La perquisizione ha confermato i sospetti della polizia, mentre l'attore cercava di dare giustificazioni in aperto contrasto con quanto invece raccontato dai suoi due amici. Poco si sa della donna brasiliana morta, se non che viveva a Cuneo, che era in regola con il permesso di soggiorno e che da tempo lavorava come ballerina in un noto locale genovese Paolo Calissano, attore molto amato dal pubblico femminile, è nato a Genova il 18 febbraio 1967. Laureato in economia alla Boston University, ha avuto numerose esperienze cinematografiche, tra cui "Palermo-Milano solo andata" di Claudio Fragasso, ma è diventato popolare grazie alla fiction tv. Ha partecipato infatti alla serie americana "General Hospital" e poi ha recitato nella serie "La dottoressa Gio" con Barbara D'Urso su Retequattro. E' stata la soap opera italiana "Vivere", in onda su Canale 5, a dargli il successo nel ruolo del bel tenebroso Bruno De Carolis. Un riscontro di pubblico rafforzato diventando uno dei personaggi principali della soap di Raidue "Vento di ponente", le cui due serie sono state girate proprio a Genova. |
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chacka ++ Posts: 717 |
SPAGNA: ANESTESISTA CON L'EPATITE C CONTAGIA 270 PERSONE (AGE) VALENCIA - Contrarre l'epatite C per un'anestesia fatta da un medico tossicodipendente e infetto: e' accaduto a 270 pazienti di diversi ospedali di Valencia, in Spagna. Juan Maeso, detto "mani di porcellana" per la precisione che aveva nell'uso degli aghi, rischia ora 2.214 anni di carcere. Uno dei piu' gravi scandali della sanita' spagnola emerse nel 1998 quando un gran numero di persone denuncio' di aver contratto l'infezione durante il ricovero in ospedale. Dai controlli si scopri' che erano stati anestetizzati da "mani di porcellana", tossicodipendente, malato di epatite C, che usava sui pazienti gli aghi che utilizzava per farsi una dose. Secondo il difensore, Francisco Davo, Maeso e' solo un capro espiatorio, vittima del sistema sanitario locale. I malati ancora vivi intanto hanno ricevuto dal governo un risarcimento di 180.000 euro; il doppio e' andato alle famiglie dei deceduti. L'epatite C puo' causare cirrosi epatica e cancro al fegato. |
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mestopio ++ Posts: 435 |
IL TESTO INTEGRALE DELLE INTERCETTAZIONI STANNO MINANDO PALAZZO KOCH : FAZIO, FIORANI, GNUTTI, RICUCCI, CONSORTE, D’AMICO, DE MATTIA http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=3253&T=X
Pertanto, attraverso le intercettazioni, sono state acquisite le chiavi di lettura e i riscontri della complessa attività investigativa, costituita per lo più dall’acquisizione di documenti inerenti i fatti. Sin dalle prime conversazioni telefoniche intercettate, è apparso che Fiorani e Gnutti erano impegnati su più fronti: la scalata su ÀntonVeneta, in principalità, ma anche quella su Bnl. Emerge che i due sono sicuramente gli artefici degli affari in corso e Boni Gianfranco è indiscutibilmente "il braccio destro" di Fiorani. Costanti sono i rapporti tra gli indagati; e, in particolare, risulta dall’intercettazione di una conference call, che ha avuto luogo il 15 luglio 2005, alle ore 15.11, l’esistenza di accordi riservati in ordine a entrambe le scalate bancarie. In particolare si evince dalla sintesi del brogliaccio: …Gnutti chiama anche Stefano [Ricucci], Lonati Ettore, Moreschi e altri, manca solo Conforte (Consorte). Parlano di Unipol e della riservatezza di questa riunione. Gnutti manifesta l’intenzione di Unipol banca di lanciare un’Opa volontaria su Bnl e insieme ad altre istituzioni finanziarie... cade la linea con Stefano... Parlano di un patto parasociale che è stato modificato e che Fiorani non ha ancora firmato, anche Gnutti se non fosse stato modificato non lo avrebbe firmato. Parlano della relazione della Consob dove si è parlato di Rcs e AntonVeneta. Gnutti riprende il discorso dell’Opa su Bnl. A loro, dice Gnutti, è stato proposto di entrare nel patto parasociale con l’acquisto del 4,99% di Bnl, prevede una call per trenta giorni a loro favore nel caso non raggiungessero il 51% con l’Opa. L’amico di Unipol di Gnutti non vuole pagargli tale call perché salterebbe il prezzo dell’Opa. Gli altri partner del patto sarebbero Deutsche Bank, Popolare di Lodi, Popolare dell’Emilia, Credit Swiss, Dresdner e altre cooperative. Gnutti propone la cosa con il suo parere favorevole anche se per loro è un bell’impegno visto che servono 408 milioni di euro, hanno la finanza sufficiente per gli acquisti. Gnutti dice che hanno la certezza che Unipol ha trovato la finanza per l’operazione. I soggetti sono tutti d’accordo per fare l’operazione. Gnutti fa un discorso con Stefano dicendo che in merito a un sindacato fatto per AntonVeneta i soggetti avevano sottolineato che il diniego a non procedere in quell’operazione era dovuto a un fattore politico più che economico, ma si erano lasciati con la promessa che quando fosse tutto finito ne avrebbero riparlato, si sarebbero ritrovati per far acquisire ad Hopa un 5%. Gnutti farà circolare un pezzo di carta dove ribadirà questo, gli interlocutori sono d’accordo anche se non si tratta di una delibera. Immediatamente dopo, alle ore 15.29 Fiorani contatta Gnutti, e, questi, dal tono molto soddisfatto, chiede: «Hai visto come l’ho venduta? Si riportano integralmente alcuni passaggi della conversazione: (Interlocutori E: Emilio Gnutti, F: Fiorani) E.: No no, ma quello là hai visto com’era convinto! Il 22 giugno 2005 il Tar del Lazio, sul ricorso presentato da Abn Amro contro le autorizzazioni concesse alla Popolare Lodi (fino a salire al 29,9% nel capitale dell’istituto di Padova), aveva richiesto alla Banca d’Italia il deposito di ulteriori documenti (entro il 2 luglio 2005). Fiorani, non appena informato dal suo legale, del provvedimento assunto dal Tar, contatta (ore 18.56 del 24 giugno 2005) tale Cristina, poi identificata in Cristina Rosati, moglie del Governatore della Banca d’Italia. I due parlano delle divergenze di vedute che esistono tra lo stesso Fiorani e tale Gigi (anche appellato Don Gigi e successivamente identificato dalla G. di F.) in merito all’evolversi della situazione. Alla fine, la signora Fazio e Fiorani stabiliscono le modalità di un appuntamento telefonico tra quest’ultimo e il Governatore. Poco dopo (ore 20.13), Fiorani contatta Gnutti, per ragguagliarlo della situazione. Si capisce che ha parlato con il Governatore; risulta, poi, che Gennaro (identificato in D’Amico Gennaro, dirigente Bpl, già funzionario della Banca d’Italia) è "l’uomo di Bpl presso la Banca d’Italia": è lui che tiene i rapporti con Frasca Francesco (responsabile della Vigilanza in Banca d’Italia) e con i funzionari dei servizi della Vigilanza. D’Amico fornisce indicazioni a Fiorani su come dovrà muoversi e lo aggiorna degli "umori" che riesce a percepire. Con telefonata del 27 giugno 2005, ore 21.40 Fiorani parla, prima alla Signora Fazio, poi al Governatore della "ostilità" manifestata, nei suoi confronti, dalla Consob, che - a suo dire - farebbe ostruzionismo. Il 28 giugno 2005 la Consob autorizza Bpl alla pubblicazione dell’offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità delle azioni AntonVeneta. A questo punto, l’attenzione di Fiorani e degli altri si concentra - si potrebbe dire unicamente - sull’autorizzazione di competenza di Banca d’Italia. II Tub sottopone a preventiva autorizzazione della Banca d’Italia l’acquisto di determinate quote di partecipazione nel capitale delle banche o comunque l’acquisto di partecipazioni che comportino il controllo delle stesse. I criteri per il rilascio dell’autorizzazione sono fissati dagli articoli 19 e 53 Tub: - l’articolo 19 Tub richiede la sussistenza di condizioni atte a garantire una gestione sana e prudente della banca; - l’articolo 53 Tub richiede la sussistenza di adeguati coefficienti patrimoniali. Precipua necessità di Bpl era quella di mantenere il c.d. patrimonio di vigilanza nei limiti richiesti dalle, norme in materia. All’uopo, sono state ideate e realizzate varie operazioni finanziarie, da segnalarsi, oltre che alla Banca d’Italia e da diffondersi al mercato, come da comunicato del 1° luglio 2005. In particolare, nel suddetta comunicato, si dà atto che il consolidamento della struttura patrimoniale al 30 giugno 2005 è stato conseguito attraverso una serie di operazioni... tra le quali rientra la cessione avvenuta in più tranche di quote di minoranza e comunque tali da consentire al gruppo Banca popolare italiana di mantenere il controllo di diritto delle società partecipate, per un ammontare complessivo pari a oltre 1 miliardo di euro. Le operazioni, regolate contabilmente in linea con i valori di carico a bilancio delle cedenti, e pertanto senza comportare significativi utili o perdite a conto economico, sono state realizzate attraverso la stipulazione di contratti con primarie istituzioni finanziarie internazionali e si sono concretizzate con la cessione di partecipazioni di minoranza delle seguenti società... Efibanca, Banca Popolare di Cremona, Bpl Ducato, Bpl Network, Banca Popolare di Crema, Bpl Immobili Strumentali, Bpl Real estate, Cassa di risparmio di Lucca, Cassa di risparmio di Pisa, Cassa di risparmio di Livorno e Cassa di risparmio di Bolzano. Le operazioni di cessione si inseriscono in un disegno strategico di ricerca di partner istituzionali che possano apportare risorse di capitale, commerciali e di know how. Alfine di consentire, comunque nel tempo, a Banca Popolare Italiana di valutare il gradimento sui futuri partner, si è ritenuto opportuno stipulare contratti di opzione call sulle partecipazioni oggetto di cessione. Allo stato delle indagini, particolare ribevo assume proprio la cessione di minorities, in quanto dalle intercettazioni telefoniche e dalla lettura della documentazione (specialmente quella acquisita con sequestro presso Banca d’Italia), emerge, inconfutabilmente, che controparte di Bpl è, rispetto ad alcune cessioni, lo stesso Gnutti, per il tramite di società a lui riferibili; e si tratta di operazioni del tutto artificiose, costruite personalmente dai due, con la struttura direttamente riconducibile a Boni. Ne è un chiarissimo esempio il contratto Bpl-Earchimede Spa, che è stato sottoposto a sequestro presso la Banca d’Italia. Le modalità di conclusione del contratto si ricavano dalle telefonate di seguito riportate per brani. In data 28 giugno 2005 alle ore 11.41, Fiorani riceve una telefonata da Gnutti il quale gli chiede «Tu vieni giù oggi... io verrei giù così mettiamo a posto anche... Anche il ricorso lì delle carte per Earchimede ...» e fissano di incontrarsi per le quattro e mezza, cinque meno un quarto... Fiorani a sua volta aggiunge «... abbiamo messo a punto tutte le cose che servivano, per cui dovevano essere abbastanza a posto con tutto, e adesso... grazie a te fondamentalmente anzi esclusivamente grazie a te, allora vediamo ...». Poco dopo, alle ore 13.11, Fiorani chiama Savaré Attilio (direttore dell’amministrazione centrale di Bpl); nel corso della conversazione Fiorani riferisce al suo interlocutore che si deve recare a Brescia «a parlare con questo di Earchimede» e a tal proposito aggiunge testualmente: «Ma devo portargli delle carte? Coósa gli porto io? Perché devo portargli delle carte? Adesso io chiamo Belloni e faccio predisporre da lui tutte le carte che riguardano il fido... Eeee poi però per le partecipazioni dovresti prepararmi o tu o Roberto un elenco di queste partecipazioni... E poi una bozza di lettera (alcune parole rivolte al suo autista al quale chiede di fermarsi un secondo) una, bozza di lettera che è una lettera fondamentale con la quale mettiamo in evidenza che cosa? Che ... aaa mettiamo in evidenza ché cosa? Il fatto di avere la sicurezza che dal punto di vista della della sua adesione c’è una sua risposta per esempio all’adesione che ... incomprens... gli ha offerto capisci?». A tale richiesta l’interlocutore risponde: «Una sorta di scambio lettera insomma … Io scrivo e loro mi rispondono». Alle ore 18.05 Fiorani contatta tale Giovanni, e dopo averlo salutato gli dice «sono qua davanti a Chicco (Gnutti Ndr) allora» riceve dall’interlocutore la seguente affermazione «... pronto tutto ... e ti sta mandando Roberto il... il fax di tutto quanto!»: Fiorani a sua volta chiede: «bravissimo! Quindi riepiloghiamoci... c’è una bozza del contratto ... nel quale ci sono le vostre partecipazioni…». Sono significativi anche ulteriori passaggi della conversazione: Giovanni, dopo avere concordato con il Fiorani di presentarsi domani mattina in banca e parlare con Facchinetti [amministratore delegato di Earchimede], chiede come devono comportasi in relazione all’affidamento. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto occorre evidenziare che Fiorani dice a Giovanni di parlate con Belloni: «dicendo guarda... modifica l’importo e fallo anziché di 80 milioni... fallo di 100 milioni... …tre mesi:... Euribor +0,50...». A tale affermazione però il Giovanni lo interrompe affermando che il Belloni, lì presente insieme a lui, «Sta sta verificando... i limiti... di patrimoniale... sull’operazione ... », circostanza che evidenzia come Belloni nutra delle perplessità sull’operazione stessa; e, quando Giovanni mette in contatto Fiorani con Belloni, quest’ultimo, a seguito di specifica domanda «qual è il problema?» risponde testualmente «Guarda che... eh il problema è che... come limiti patrimoniali di gruppo… ieri sera… avevan tenuto calcolo solo dei limiti individuali... sono... è inferiore… adesso stiamo facendo i conti perché ho fatto stornare la delibera quella di ieri sera... che... se va in porto... lo mettiamo giù il 1° luglio...». Fiorani si innervosisce con il suo collaboratore perché non si trovano d’accordo sulla posizione di rischio della società Earchimede all’interno del Gruppo di riferimento. Si riportano i passaggi salienti di questa parte della conversazione: In data 29 giugno 2005 alle ore 08.08 Emilio Gnutti contatta Fiorani commentano soddisfatti l’attività che hanno posto in essere la sera precedente «…è venuto bellissimo, poi vedrai che è venuto bellissimo... se l’avessimo fatta apposta non... non si riusciva... non si riusciva veramente ...». I due interlocutori concludono la conversazione trovandosi d’accordo nel fatto che Fiorani debba chiamare Gianni, riferirgli sia dell’incontro in Consob che delle operazioni che devono porre in essere relativamente alla società Earchimede. A tal proposito Fiorani riferisce testualmente: «...gli dico così, gli dico la verità... eravamo io e te ieri, abbiamo definito un passaggio che il Fondo Earchimede deve fare; perché lui deve un acquisto di partecipazioni strategiche, interessanti, cose che da tempo doveva fare quindi viene deliberata oggi l’operazione... se loro van giù diamo disposizioni ai loro esponenti... ti pare? Così la cosa migliore è questa qua… e dopo che l’ho chiamato ti faccio un fischio magari...». Nel pomeriggio, alle ore 15.10, Fiorani contatta Consorte Giovanni. Fiorani sottolinea al suo interlocutore l’utilità dell’operazione anche per Earchimede, «sollecitandolo a dargli comunque una mano». Fiorani: Ecco un’altra cosa. Oggi c’è un consiglio Earchimede e tu hai un tuo consigliere dentro e anche un sindaco. Alle ore 17.24, Fiorani contatta Emilio Gnutti perché quest’ultimo lo aveva chiamato in precedenza senza riuscire a parlargli; e che Gnutti lo stesse cercando per ottenere a sua volta un favore da Fiorani lo si capisce dal tenore della conversazione. Infatti, dopo aver fatto riferimento a Earchimede e aver sottolineato «che la sta mettendo a posto Giovanni», Gnutti chiede: «lo avrei bisogno di un affidamento di 30 milioni su Fingruppo.. comprerei delle azioni Eni...» ricevendo da Fiorani la seguente risposta: «Benissimol Ma Fingruppo siamo già al tetto o abbiamo... incomprens. ? ». Subito dopo, alle ore 17.29, Boni parla con un dipendente Bpl (non identificato), al quale riferisce di essere stato contattato da Gnutti Emilio per un affidamento di 30 milioni di euro per l’acquisizione di azioni. Si capisce che Fiorani ha contattato, nel frattempo, il suo braccio destro Boni, chiedendogli di «occuparsi della pratica». Interessante ai fini investigativi sono alcuni passaggi della conversazione, perché permettono di evidenziare come l’interlocutore nutra diversi dubbi sulla fattibilità dell’operazione stessa. A tal proposito l’interlocutore a un certo punto dice testualmente: «...Perché qui siamo quiii Franco siamo sotto tutela ornai eee adesso mi hanno chiamato mi han detto domani mattina vogliamo fare il punto con lei però fare le irregolarità adesso mi sembra proprio da da da fessi! » Successivamente, parlando sempre dei rapporti con Gnutti, l’interlocutore riferisce a Boni delle disposizioni date da Fiorani per i 100 milioni di euro relativi a Earchimede «Ieri ha telefonato da Brescia Giampiero ha fatto tutto gli ha detto anche a Nando di tirare via 100 milioni da Hopa di linea per fare l’altra lì come si chiama quella che compra la partecipazione in Bpl Ducato in tutto lì, quella roba lì». In data 30 giugno 2005 alle ore 10.28 Fiorani contatta D’Amico Gennaro, i due interlocutori fanno riferimento a un «ultimo contratto di cessione» (proprio quello Bpl-Earchimede). Interessanti: sono le considerazioni che fanno i due interlocutori in merito al contenuto di tale contratto con particolare riferimento alla natura della controparte riportata nello stesso e le modalità con cui è stato realizzato: Fiorani: Questo contratto è... questo contratto non è attaccabile? Io non ho avuto tanti dettagli (incomprensibile). Verso sera, alle ore 18.01, sempre Fiorani contatta l’ufficio di direzione della Banca Popolare di Lodi e chiede all’interlocutrice di rintracciargli il presidente (Benevento). Fiorani si fa quindi passare Macchini (dipendente Bpl) e chiede: «Tutto a posto quella delibera Ià, quella famosa. Tutto a posto?» e Macchini risponde: «La sto.. la sto, finendo che m’han portato giù una bozza del contratto firmato ieri come Earchimede… In modo che da lì estrapolo i nomi delle partecipazioni, i valori, e poi dico quello che han detto e la faccio fino a cento no Giampiero?... O qualcosa in più?... Cento! va bene. Dalla telefonata del 3 luglio 2005 ore 21.58 tra Fiorani e Gnutti si comprende che sono insorti problemi con gli ispettori della Banca d’Italia in merito all’incidenza delle opzioni put concesse da Bpl a Deutsche Bank nel 2003 sul patrimonio di vigilanza. In particolare, un ispettore, particolarmente, zelante, continuerebbe a chiedere chiarimenti su quei contratti. Fiorani, riferendosi all’autorizzazione che dovrà rilasciare la Banca d’Italia, afferma: «eh... doveva arrivare ieri no... Poi dopo... una giornata un po’ particolare perché c’era un infiltrato dentro lì per il quale mi sono beccato ieri... faccio fuori perché m’han tirato fuori una cosa assurda... che non é tirato fuori sino adesso.. che sono le Put sul Deutsche, noi Deutsche avevamo fatto cinque atti fa... con un’operazione strutturata, con trecento milioni di euro di Put derivanti dalla operazione di quotazione degli investimenti... questa Put scade nel duemiladieci… allora ho chiamato il numero uno... per potermi confrontare, lui è chiaramente in imbarazzo, ho detto "senti un po’ una cosa, non possiamo mica scherzare col fuoco… domattina io mi incontro coi tuoi uomini"... "posso capire le sue ragioni e le tue ragioni per il fatto di lasciare in giro un pezzo di carta firmato da questo qua... che è un funzionario tra l’altro nuovo, che dice... dice apertamente che lui non è d’accordo per queste... queste motivazioni non sia certamente una bella cosa in questo momento... però, caro mio, qui a questo punto ognuno si prenda le proprie responsabilità"». La telefonata si conclude con Fiorani che riporta a Gnutti il colloquio avuto con il Governatore e anche con la moglie, signora Cristina, in merito al discorso fatto in precedenza circa il comportamento dell’ispettore della Banca d’Italia presso la Bpl. I predetti coniugi, secondo guanto riferito da Fiorani, avrebbero cercato di calmarlo dicendogli «vai avanti domattina, stai tranquillo, stai sereno, calma calma calma...». Il 5 luglio 2005 Abn Amro richiede alla Consob di poter prorogare il periodo di offerta sul 100% di Antonveneta rispetto alla scadenza del 6 luglio 2005. In tale data alle ore 13.13 Fiorani, dopo aver parlato con il suo collaboratore Mondani e con un soggetto della Banca d’Italia, tale Cimino, chiede al Govematore di poterlo incontrare. II Governatore gli dice che può andare da lui verso le 15.00/15.30 «...se tu vieni da me verso le 3, 3 e mezza stiamo un po’ un’ora due ore insieme diciamo eh?... perché voglio vedere verificare con te una serie di cose...». Concordato l’appuntamento il Governatore raccomanda: «allora l’unica cosa passa come al solito dietro di là» ricevendo da Fiorani la conferma che passerà dal retro» «si sempre sempre guai guai guai sempre dietro allora». Il dato significativo è che a margine dell’incontro con il Governatore della Banca d’Italia alle ore 16.10, Fiorani contatta la Bpl e chiede a Stefano Braschi «eh, dunque, fammi ricordare, dovresti mandare via fax in Efibanca, io dovrei dichiararlo adesso, la delibera nostra di aumento di capitale, quella riservata ai partners identificati come soggetti istituzionali... ee... quella che l’assemblea ha già assunto. Perché, io cosa farò stasera? Una lettera, con la quale comunicherò alla Banca d’Italia che, dato l’esito positivo dell’aumento capitale in corso noi informiamo la Banca d’Italia che attiveremo anche questa ulteriore linea già deliberata dall’assemblea, al fine di poter collocare questa ulteriore tranche. Tu ti ricordi questa delibera cosa identificava come soggetto di riferimento?». L’interlocutore riferisce che «erano... era abbastanza gener" (inc.le)... erano partner istituzionali... poi concludeva anche con una possibile sollecitazione ulteriore al mercato. Però diceva…partner istituzionali, fondazioni, partner che abbiano su… concluso ... si apprestano a concludere accordi con... con..». Nel corso della conversazione i due fanno riferimento a varie operazioni che dovranno porre in essere con la Gp Finanziaria, con particolare riferimento a delle minority. Ma quel che, maggiormente rileva è che alle ore 18.26, Fiorani (verosimilmente rimasto nei pressi della Banca d’Italia) chiama di nuovo Stefano, e facendo riferimento ai rapporti con la società di Gnutti, Earchimede, gli chiede di predisporre della documentazione utilizzando la carta intestata della Gp Finanziaria: «Stefano scusa allora la prima lettera va bene già corretta integrata tutto quanto la carta intestata alla (incomp.) la seconda cosa mi è venuta in mente questa idea per non cambiare il contratto originario che già ha firmato Chicco e che in realtà noi abbiamo già diciamo come come regolarità già consegnato anche a loro se non ricordo male no? Allora perché non facciamo una lettera in cui diciamo che è Gp Finanziaria che scrive a noi tu hai ancora tra l’altro le carte di la carta diciamo così originale d Gp Finanziaria si?... ecco la bozza potrebbe essere questa no eh spettabile Banca Popolare Italiana eh eh uguale tutto (incomp :) facciamo seguito ... tu hai davanti la bozza di lettera ... se la prendi un attimo si.. questo contratto quel contratto firmato con loro (incomp.) quando ieri?... ieri quindi è credibile che oggi loro ci mandino un’altra lettera con cui dicono quindi in data oggi facendo seguito all’accordo stipulato in data facendo seguito anziché (incomp.), all’accordo stipulato in data… 27 in data 4. Nel corso della conversazione Fiorani sostanzialmente detta ai dipendente Bpl il contenuto della lettera che Gp Finanziaria avrebbe dovuto trasmettere alla banca. Nella documentazione sequestrata presso la Banca d’Italia è stato, in effetti, rinvenuto tale contratto, pervenuto alla segreteria Vec della Vigilanza della Banca d’Italia in data 6 luglio 2005; il contratto però, reca la data del 28 giugno 2005 mentre la conversazione sopra riportata dimostra che gli atti sono stati formati solo successivamente. Alle ore 18:43 Fiorani entra di nuovo in Banca d’Italia ed entra senza presentarsi in portineria. Dal contenuto della conversazione intercettata, si evince che Fiorani chiama una dipendente, perché avvisi il portiere, al quale passa poi, materialmente il proprio cellulare e lo mette in contatto con la sua interlocutrice e questa dice testualmene: «... pronto pronto può entrare il collega lo stiamo aspettando?» Alle ore 22:34, Fiorani contatta Gnutti e gli dice di averlo disturbato (a quell’ora) per chiedergli «... una cortesia ultima anche questa… allora siccome ci sono da definire quei cento milioni di... inc.le ... vediamo come incontrarci perché poi io vorrei fare ... vorre fare... non più l’opzione tra un contratto definitivo di cessione... con pagamento deferito, per cui diciamo non è … non è necessario fare subito il pagamento adesso, anzi, non si farà proprio così, ti dirò domani a voce perché… e ... però fondamentale è questo perché deve essere fatto questo contratto ... il 28 giugno ...» Fiorani aggiunge che domani si incontreranno gli parlerà anche di un’altra operazione, oltre a «questa qua dei cento» ed a tal proposito dice testualmente: «...e ... sarranno due le operazioni ... una è questa qua dei cento, poi l’altra te la spiego a voce ma te la metto giù bene intanto ... ma è di fatto quella che ho detto oggi anche al telefono ... modificata un po’ con decorrenza ...». La conversazione si conclude con le seguenti affermazioni di Fiorani che dimostrano che stanno preparando il carteggio di supporto ad operazioni che hanno già posto in essere con la società Gp Finanziaria; infatti lui dice testualrnente: «... Ma vedrai... quando parte l’operazione ... quando partono entrambe le operazioni ... tutto si stempera ... te lo dico io... sarà così vedrai ... guarda… e no ... e noi stiamo facendo le cose... tutte cose stiam montando solo per giustificare una cosa che abbiam fatto in assoluta buonafede è questa la verità del problema. Tutto è partito da lì guarda ... però è l’atto finale perché con questo in mano abbiamo il consenso... di tutti quanti praticamente. Per cui domattina ci vediamo, prima puoi arrivare e meglio è. Appena arrivi io son da te e facciamo tutt’e due le ... inc.le ... insieme ... benissimo, con le carte Gp allora». Il 6 luglio 2005 la Consob proroga al 22 luglio la data di scadenza dell’Opa di Abn Amro sul 100% delle azioni di AntonVeneta. II 6 luglio 2005 ore 13.11, Fiorani dalla sua automobile, contatta un collaboratore, e gli chiede: «...avresti la bozza che ti ha fatto avere sempre Finocchìaro stamattina… esatto ... è... dove non fa mica quadrare un passaggio ... dovrebbe essere inserita nell’ultimo Ce (Comitato Esecutivo ndr)?.., del ventisette ... perché noi stamattina abbiam fatto dei... abbiam fatto dei contratti nuovi, due contratti in particolare, che ti può dare tranquillamente Roberto Rho, se poi lo cerchi stamattina… e ... se io non ricordo male ne ho già parlato dì quel Ce lì ... perché poi i contratti li abbiamo definiti il giorno dopo e … il ventotto e ventinove ... perché ce n’era uno con Earchimede... poi ce n’era un altro fatto sempre con... Gp Finanziaria ... e un altro fatto sempre con Gp Finanziaria che poteva riguardare la acquisizione di azioni Lodi però ti darà le carte, e le coordinate Roberto Rho..». L’8 luglio 2005 viene protocollata la conclusione (negativa) dell’istruttoria relativa alla richiesta di autorizzazione per l’acquisizione del controllo di Bapv avanzata da Bpi. Il 9 luglio 2005 alle ore 08:59 Frasca chiazza Castaldi Gianni (responsabile dei servizi Nag della Bi) e, dopo aver appreso che il suo interlocutore si trova a L’Aquila, gli chiede «La puoi vedere questa questione della popolare di Lodi» ricevendo dallo stesso la seguente testuale nsposta: «Senti Francesco eh... dopo che abbiamo parlato con te il documento è stato firmatio-ed è definitivo non ti è stato consegnato solo perché la segretaria era andata via, ce l’ha Claudia in cassaforte... Quello è un… quello è un documento che va in mano ai magistrati… ognuno si ferma quello che si sente di sottoscrivere». Gli autori del documento cui si riferiscono Frasca e Castaldi sono Castaldi stesso e Clementi Claudio (responsabile del servizio Vec di Bi). Come risulta dai verbali di s.i.t. di Castaldi e Clementi e dalla documentazione acquisita nella mattinata di sabato 9 luglio, Frasca scrive una accompagnatoria della conclusione dell’istruttoria, evidenziando che i servizi di vigilanza competenti non avrebbero tenuto nel debito conto il parere elaborato dal prof. Fabio Merusi. Il Governatore, con atto scritto, in pari data, concorda con la linea di Frasca e rimarca l’esigenza di richiedere ulteriori pareri a consulenti esterni. Sempre dalle intercettazioni risultano i contatti di Frasca con lo studio Gambino e lo studio Ferro Luzzi. Interessante è la considerazione che fa tale Marino, interlocutore con il quale si sente più di una volta Frasca, nel corso della giornata: «Noo no no, se uno sa che lui ha questa idea [si parla di Ferro Luzzi], con calma se lo fa fare lunedì anche lì le solite due, tre paginette alla Merusi e a quel punto hai tre pareri con quattro professionisti tutti di valore e il problema rimane quello procedurale...» Nella stessa giornata in cui venivano sentiti Castaldi e Clemente, una volta, appreso che la lettera di autorizzazione era stata elaborata al computer da De Polis Stefano, si convocava ad horas quest’ultimo per ottenere ulteriori chiarimenti. Si apprendeva, così, che De Polis era stato preallertato dal martedì precedente e sollecitato a rimanere a disposizione nel fine settimana. Poteva però concretamente operare solo a partire da lunedì 11 luglio, nel pomeriggio, allorquando tutti pareri dei consulenti esterni erano finalmente pervenuti in Banca d’Italia. A collezionarli era stato lo stesso Frasca. De Polis ha descritto nei dettaglio le modalità con le quali ha eseguito il lavoro; precisando anche le aggiunte e le soppressioni al testo dovute agli interventi dei professionisti esterni. Deve essere sottolineato che De Polis appartiene a divisione incompetente rispetto a Bpl. Conseguentemente il definitivo "copia e incolla" è stato eseguito sul p.c. di Trevisan previa trasmissione del documento per e-mail. Nella giornata successiva veniva disposto il sequestro presso la Banca d’Italia della stampa del documento oltre a una serie di atti meglio precisati nel verbale. Il giorno 12 luglio alle ore 00.12 Fiorani riceve una telefonata dal Governatore della Banca d’Italia, al quale, a seguito della sua richiesta «Ti ho svegliato?», risponde: «No, no, tut..guarda sono qui a Milano ancora a parlare con i miei collaboratori...». Allora il Governatore dice «Va beh, va beh...allora ho appena messa la firma eh» ricevendo dallo stesso ripetuti ringraziamenti «Ah... Tonino, io sono commosso, con la pelle d’oca, io ti rin... ...lo ti ringrazio, io ti ringrazio... Tonino, io guarda, ti darei un bacio in questo momento, sulla fronte ma non posso farlo... So quanto hai sofferto, credimi, ho sofferto anch’io insieme alla struttura, ho sofferto con i miei legali e ti sono... io prenderei l’aereo e verrei da te in questo momento se potessi guarda..». I due interlocutori a un certo momento fanno riferimento a tale Gigi e al fatto che lo stesso per un po’ non deve parlare più della vicenda, infatti il Governatore afferma testualmente: «No, no, no, infatti va anche detto a Gigi, che adesso avvertiamo, di non parlarne, per un po’ di giorni deve stare lontano da qua» trovando in questo concorde lo stesso Fiorani: «No, esatto, ci siamo capiti, bravissimo… Perché poi ogni volta; era un messaggio per… io non volevo che il nostro rapporto personale fosse tale da influenzare in qualunque cosa, il rapporto era tuo, solo tuo e di questo il Paese oltre a Giampiero ti saranno per sempre grati, veramente». A un certo punto della conversazione il Governatore passa a Fíorani il dr. De Mattia Angelo, il quale gli riferisce che «Domani noi verso le 9.00, 9.15... ...diamo la notizia dopo di che a te ti arriverà tramite Milano... ...perché non poteva farsi diversamente, insomma deve arrivare… Noi te la mandiamo per fax, gliela manderà la Vigilanza domani mattina...». Immediatamente dopo, ore 0.19, Fiorani comunica a Gnutti la "bella notizia’. Il 22 luglio 2005 la Consob estende il concerto a Ricucci Stefano e ritiene l’interposizione di Generation Fun ed Active Fund. L’esistenza del patto occulto è provato oltre che per tanto quanto sopra esposto anche dalle ammissioni, a posteriori, dello stesso Ricucci, il quale nel corso di diverse recentissime telefonate dice che sarebbe stato molto meglio ammettere sin da subito l’esistenza del concerto. La lista a parte non sarebbe stata, a suo giudizio, una buona trovata, egli era contrario. «la cosa de, a lista famo la lista propria, famo tutte ste c., che tanto non serve a un c. tutta sta roba, a niente, non serve a niente, a che serve.. le liste proprie.. quelle stamo a fa i furbetti del quartierino».
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Nuovo record storico del greggio: 62,09 dollari al barile Esplosioni a Londra, la Borsa a picco Mercato risente pesantemente di situazione capitale britannica. Francoforte e Madrid perdono oltre il 3%, Londra -3,03%
GREGGIO RECORD - Nel frattempo il prezzo del barile raggiunge nuovi picchi storici e sfonda la soglia dei 62 dollari. Sull'indice Nymex, la borsa merci Usa, il barile di greggio ha raggiunto quota 62,09 dollari, nuovo record, secondo quanto riporta l’agenzia Dow Jones. |
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