FREEDOM IS...AN OPINION... the ultimate beach? (Page 2)

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Author Topic:   the ultimate beach?
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posted 05 July 2007 17:30     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Corona: Vallettopoli mi ha arricchito.
Ho contratti per un milione e mezzo.


«Sono il prodotto di questa Italia. 12mila euro per una serata in discoteca: e c'è la fila»


MILANO — Più di tre mesi dentro, tra carcere e arresti domiciliari, non hanno rappresentato la fine, ma un ottimo investimento economico per Fabrizio Corona, una nuova e forse insperata fonte di entrate che il titolare quantifica in «un milione e mezzo di euro l'anno». Èil valore dei contratti che in qualche giorno Corona dice di aver già stipulato per lo sfruttamento del marchio Corona’s, per il libro «La mia prigione» che uscirà a metà luglio, per un film e per un disco rap. «Gli 80 giorni che mi sono fatto in carcere sono costati allo Stato un sacco di denaro ed è denaro delle tasse degli italiani. Gli italiani hanno pagato un sacco di tasse per far diventare me ancora più ricco di quello che ero», dichiara dai microfoni di Radio 105 che lo intervista.

«Il marchio Corona’s — spiega — sarà sfruttato su indumenti intimi, occhiali, caschi, abbigliamento, linee per i bambini, oggetti in pelle, gioielli, calze, portacellulari e cartoleria. Praticamente tutto». In cambio, Corona assicura di aver ricevuto da chi ha acquistato i diritti «un minimo garantito che supera il milione di euro l’anno più il 10% di royalties». A gestire questo nuovo giro d’affari sarà Marco Bonato: «È il mio braccio destro ed è imputato con me. Si è fatto 68 giorni di arresti domiciliari». Corona non sta un attimo fermo. Dopo la revoca degli arresti domiciliari la scorsa settimana è stato tutto un saltare da un capo all’altro di Milano e dell’Italia. «Ma il primo giorno di lavoro, vero, è stato lunedì». Cosa ha fatto? «Ho tenuto la prima riunione in ufficio con i venditori per la distribuzione dei servizi ai giornali. Ne abbiamo ridistribuiti 25», dice elencando le singole testate, tutti settimanali di gossip. Corona è uno che guarda sempre al bicchiere mezzo pieno, mai a quello mezzo vuoto. Il 50 per cento dei suoi collaboratori ha lasciato l’agenzia durante i duri giorni della reclusione: «Temevano di non venire pagati, ma è servito perché molte persone che non andavano bene con contratti di assunzione alti se ne sono andate e quindi abbiamo abbassato i costi».

Ormai è indiscutibilmente diventato un personaggio, nel bene e nel male. E la cosa stupisce anche lui, che pure sa come vanno queste cose. Passerà l’estate in discoteca, non solo per piacere. C’è chi è pronto, «e c’è già la fila», a pagare 12mila euro per vederlo in pista durante una serata. Per strada firma autografi, anche se c’è chi lo critica apertamente. «Prima ero il marito di Nina Moric, ora sono io, Fabrizio Corona. La gente mi chiama, mi ama e mi adora», ripete da qualche giorno. È diventato perfino un fumetto della rivista di satira-gossip «Vipering» che debutterà nei prossimi giorni online. E chi altri avrebbe potuto aver fiducia in lui, quale nuovo vip, se non Lele Mora, il guru di star e starlette coinvolto anche lui in Vallettopoli? «Oggi — rivela Corona — sono entrato nella sua scuderia, faccio parte dei suoi artisti». Avete firmato un contratto? «Ma no, tra noi basta la parola». Amicizia e fiducia riaffermate più volte da entrambi. È stato lo stesso Mora a prestargli una «Porsche bianca» che però non può guidare (gli è stata ritirata la patente per eccesso di velocità poco prima dell’arresto). Al volante c’è un nuovo ragazzo: «È il mio assistente tuttofare. L’ho preso dopo che mi ha scritto cinque lettere al giorno mentre ero in carcere». Corona si fa serio: «La verità è che io sono il prodotto di questa Italia. L’Italia vuole questo. Se la gente, i vip presunti o veri, non avessero qualcosa da nascondere, il mio lavoro non avrebbe senso. Non tocca a me decidere ciò che è etico e ciò che non lo è. Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c...».
Giuseppe Guastella

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posted 05 July 2007 17:22     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


«Nei privé c'è la fila per sniffare»
«Ho visto un sacco di persone prendere droga. Qualche nome? Francesca Lodo, Alessia Fabiani, Fernanda Lessa...»

MILANO — Pietro Tavallini, nato a Torino 25 anni fa, abita a Milano e attualmente lavora a Londra, dove cura le pubbliche relazioni per uno stilista. È lui la gola profonda che ha consentito al pubblico ministero Frank Di Maio di indagare sulla cessione di droga all'interno dei locali milanesi alla moda. Quelli delle veline, delle letterine, dei giocatori di calcio.
Vicino a Lele Mora, Tavallini è grande amico di starlette come Alessia Fabiani, Ana Laura Ribas, Ayda Yespica, Francesca Lodo e Belen Rodriguez, con le quali ha confessato di avere diviso «righe» di cocaina, e non solo all'Hollywood e al The Club. Il primo dei tre interrogatori davanti al pm risale al 26 marzo scorso.

Starlette e cocaina

Il racconto di Tavallini: ho visto un sacco di persone prendere droga. C'è chi la regala
pm Di Maio: «Lei ha ceduto sostanze stupefacenti a queste ragazze... Francesca Lodo, Belen Rodriguez...».
Tavallini: «Sì».
pm: «Ammette il fatto?».
T: «Se posso spiegarlo... Cioè ammetto, sì...».
pm: «Stia sereno, tranquillo. Allora, mi conferma che conosce Lodo Francesca, Belen Rodriguez, Fabiani Alessia e Lessa Fernanda?».
T: «Sì».
pm: «Bene, allora mi conferma che Lodo Francesca fa uso di stupefacenti?».
T: «Sì».
pm: «Che tipo?».
T: «Cocaina e marijuana ».
pm: «Belen Rodriguez fa uso di sostanza stupefacente? ».
T: «Sì, cocaina».
pm: «Mi conferma che Fabiani Alessia fa uso di sostanza stupefacente?».
T: «Si, cocaina».
pm: «E anche Fernanda Lessa?».
T: «Anche Fernanda Lessa».
pm: «Perché lo sa?».
T: «Perché siamo amici. Fernanda Lessa è mia amica da sette anni, pressappoco, la mia migliore amica praticamente. Fabiani Alessia è mia amica da un quattro-cinque anni, e la Francesca Lodo la conosco da... sarà un paio di anni, però siamo diventati più amici da quest'estate, e poi Belen Rodriguez l'ho conosciuta di conseguenza con Francesca Lodo perché è la migliore amica di Francesca Lodo (...)».
pm: «Lei è consumatore di cocaina?».
T: «Sì, da quattro anni... e negli ultimi due anni parecchia. Parecchia intendo per me, eh, parecchia sono tipo due o tre volte a settimana, anche tre o quattro... Praticamente non l'acquisto mai, mi viene regalata».
pm: «Da chi le viene regalata?».
T: «Da persone che incontro nei locali la sera, con cui stiamo lì al tavolo in discoteca...».


Il privé dell'Hollywood

pm: «Chi gliela regala all'interno dell'Hollywood?».
T: «Un certo Camillo spesso ce l'ha, di cui però non so il cognome, se no le persone con cui...».
pm: «Chi è 'sto Camillo?».
T: «Non è di Milano, però vive a Milano (...). So che non lavora, però, cioè, ha un sacco di soldi, che spende nei locali. Ha i soldi dei genitori, non lavora. Ha una Bmw grande, un suv, una Bmw X5. Ha i capelli castano chiari, è un po' paffutello.. È alto poco meno di me, che sono un metro e 78... penso che sia emiliano. All'Hollywood lo conoscono, perché è uno di quelli che prende sempre i tavoli al privé».(...)
pm: «Oltre a questo Camillo, da chi lei si è mai rifornito all'interno dell'Hollywood?».
T: «Un certo Luca, un certo Nicola...».
pm: «Lei mi conferma che sostanzialmente 'sta coca gira in mezzo ai tavoli?».
T: «Esattamente...».

Lele Mora e Alessia Fabiani (Fotogramma)
Lele Mora e Alessia Fabiani (Fotogramma)
Le domeniche di Mora

T: «(...)In questi locali ci sono sempre i tavoli fissi con le stesse persone fondamentalmente sempre lì (...) All'Hollywood, la domenica c'è la serata organizzata da Lele Mora. Tutto il privé è pieno.
pm: «Ma c'è pure lui dentro?».
T: «C'é anche lui».
pm: «Ma c'era anche Fabrizio Corona qualche volta? ».
T: «È capitato».
pm: «Tutte le volte che si organizza la domenica, la domenica è appannaggio di Dario Mora detto Lele?».
T: «Esattamente. Ma perché lui esattamente, da quello che so è pagato proprio... cioè nel senso, c'è un accordo fra lui e la discoteca».
pm: «Per gruppo di Lele Mora lei cosa intende? ».
T: «Intendo tutte le vallettine, le veline... tronisti, per tronisti intendo quelli che vanno dai vari stilisti... saranno una trentina di persone tutte ammassate... il privé di domenica è invivibile... Non ho certezze, però penso che Lele Mora abbia un... cioè prenda un tot ogni domenica per portare questi personaggi lì. (...) Ho scoperto leggendo gli atti, sull'ordinanza, che anche lui è socio, poi però...».
pm: «Lei ha mai visto fare uso di sostanza stupefacente lì, nel tavolo, sul tavolo all'interno del privé?».
T: «Sì, ma non al tavolo di Lele Mora però. Ai tavoli a fianco. Ho visto un ragazzo che si chinava su un pacchetto di sigarette e si faceva un...».
pm: «E tirava di cocaina?».
T: «Esatto... sul divanetto. E nel bagno sì, nel bagno del privé. Sì, l'Hollywood ha un solo bagno che è misto per uomini e donne, non c'è neanche una chiave...».
pm: «Chi ha visto tirare di cocaina nel privé? ».
T: «Mi ricordo Francesca Lodo, Alessia Fabiani, Fernanda Lessa. Donatella... Fondamentalmente nasce tutto così, ero presente... Chi vuole, quando uno... cioè io stesso che ne faccio uso, capita che ho voglia di fare... o di prendere della cocaina la sera quando sono in un locale, esattamente come succede a loro... quindi capita che chiediamo, quando siamo col piede al tavolo basta chiedere 'Hai una riga?' e te la danno di base. Essendo che quando faccio serate sono fuori, esco con Alessia Fabiani per esempio, siamo lì insieme, vogliamo fare... vogliamo prendere della cocaina, chiedo io o chiede lei, qualcuno ce la dà sempre, andiamo in bagno, facciamo insieme e torniamo...».
pm: «Allora che fanno queste ragazze, quindi prendono questa sostanza e poi praticamente la vanno a tirare nel privé, giusto?».
T: «Sì, sì».
pm: «Chi ha visto farlo?».
T: «Oltre a Fabiani Alessia, oltre a Fernanda Lessa? Anche Aida Yespica mi è capitato, e Ana Laura Ribas, sì, una volta...».
pm: «Ma è consuetudine al privé andare cioè a tirare di cocaina?».
T: «C'è sempre una fila pazzesca all'interno dei bagni... per entrare in bagno c'è la fila, per entrare in bagno... Uomini e donne, anche perché poi succede che, cioè, siccome non c'è la chiave, c'è la gente che tira, c'è gente che entra in bagno in quattro, quindi immagino che quelli che entrano in bagno in quattro non facciano pipì in quattro...».
pm: «E quelli della security non sono mai intervenuti, qualcuno del locale?».
T: «A volte sì, ma perché giusto proprio nella coda, sa, succedono sempre delle mezze risse, cose del genere».

«Lele è antidroga, ma...»

pm: «Va beh, insomma, un po' di confusione. Senta, e sempre con riferimento all'Hollywood, che lei sappia perché ne ha conoscenza diretta o perché qualcuno glielo ha chiesto, e poi mi dice chi, Mora sa di questa consuetudine?»
T: «Che io sappia no. Cioè secondo me sì, perché non può non... cioè...».
pm: «Cioè non può non immaginare. Però non...».
T: «Però... No, da quello che so io lui è totalmente antidroga, così lui dice, e poi che uno ci creda o meno...».
pm: «Ma antidroga che cosa vuol dire, che lui non ne fa uso, in sostanza?».
T: «Eh, che lui non vuo... No, lui che non ne fa uso e non vuole che la gente intorno a lui lo faccia, poi... In effetti, comunque tutti quelli che sono intorno a lui alla fine lo fanno, poi non so se lui fa finta di non sapere o no. No, questo non lo so...».
pm: «Va bene, e comunque questi movimenti verso il bagno si hanno pure quando Lele Mora è presente?».
T: «Sì».

A un certo punto l'interrogatorio si concentra su di un altro locale, il «The Club» di Milano. Tavallini racconta al pm Frank Di Maio di Walter Agostoni: sarebbe proprio quest'ultimo a cedere la cocaina nel locale. «Walter ha sempre un tavolo — mette a verbale Tavallini — ha dei contatti con delle agenzie di modelle, di moda, e quindi va sempre lì con una marea di modelle. Lui organizza e il The Club gli tiene sempre un tavolo, uno o due tavoli».
Nel privé, racconta Tavallini, si tira come e dove si può: «Ho visto fare più volte su telefonini o cose del genere... Sulle banconote... (...) È lì che ho visto Alessia Fabiani farsi una riga di cocaina nel bagno... E con Aida Yespica è successo che siamo andati in questo stanzino praticamente del The Club, io, Aida Yespica e un amico di Aida Yespica... Manolito, penso che sia il suo parrucchiere, ma non ne sono sicuro... E Walter Agostoni, ha preparato per tutti... Ha tirato fuori la busta, l'ha messa giù...».
Giuseppe Guastella
Biagio Marsiglia

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posted 14 June 2007 15:22     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


E anche Fabrizio Corona scese in politica...

da affariitaliani

Mercoledí 13.06.2007 17:24

E alla fine anche Fabrizio Corona scese in politica. Oltre all'impegno per riconquistare Nina Moric, al talk-show in cui vuole intervistare i personaggi in stile David Letterman e al libro-denuncia 'Corona non perdona', in cui racconta le sue verità prima del processo spettacolo in cui vuole vedere sfilare tutti i vip coinvolti nell’inchiesta lancia il suo programma politico.

Così scenderà in campo
1 - Assoluta libertà di stampa. Eliminata la censura, come in Gran Bretagna.
2 - Via la polizia davanti alle scuole. Liberalizzazione delle droghe leggere.
3 - Riapertura delle case chiuse. Via le prostitute dalla strada. No allo sfruttamento della prostituzione.
4 - Basta con la tv pubblica nelle mani dei politici e dei partiti. La tv a chi sa fare la televisione.
5 - Sì ai Dico, alla legalizzazione delle coppie di fatto e anche al matrimonio gay.
6 - Per evitare l’evasione generalizzata delle tasse, abbassare la quantità, il numero e il livello delle tasse pagate oggi.
7 - Sì alla responsabilità civile e penale del giudice che sbaglia e manda in galera un innocente.

canali.libero.it/affaritaliani/corona1306.html

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posted 28 May 2007 13:40     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


Coppola in barella in tribunale

Difensori immobiliarista: deperimento psico- fisico

(ANSA)-ROMA, 21 MAG- E' arrivato in barella in tribunale l'immobiliarista Danilo Coppola, arrestato il primo marzo nell'inchiesta su un crack da 130 milioni di euro. E lo stato di salute, come hanno sostenuto i difensori, e in particolare il 'suo deperimento psico-fisico', e' al centro della nuova richiesta di scarcerazione dell'immobiliarista discussa dal tribunale del riesame. Coppola avrebbe perso gia' 14 chilogrammi. Al vaglio anche l'istanza per la richiesta di revoca dei domiciliari.

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Coppola in barella all'udienza del riesame

(Fonte L'Unione Sarda)
lunedì 21 maggio 2007

Barba lunga, viso pallido, Danilo Coppola è entrato nell'aula del collegio presieduto dal dottor Asaro. La madre dell'immobiliarista ha avuto una crisi di pianto quando ha visto il figlio arrivare in barella. L'immobiliarista Danilo Coppola, arrestato il primo marzo scorso nell'ambito dell'inchiesta su un crack da 130 milioni di euro, è arrivato oggi in barella a Piazzale Clodio per prendere parte all'udienza del tribunale del riesame dedicata alla all'esame dell'istanza con la quale chiede la scarcerazione. Barba lunga, viso pallido, Danilo Coppola è entrato nell'aula del collegio presieduto dal dottor Asaro. La madre dell'immobiliarista ha avuto una crisi di pianto quando ha visto il figlio arrivare in barella. L'istanza presentata da Coppola, tramite il suo difensore Bruno Assuma, prende spunto dal rigetto di un'analoga richiesta di scarcerazione, o in subordine di concessione degli arresti domiciliari, da parte del Gip Maurizio Caivano. Al vaglio del tribunale del riesame, sempre oggi, c'è anche l'istanza per la richiesta di revoca degli arresti domiciliari dell'avvocato Paolo Colosimo, storico legale del gruppo ed ultimo destinatario di misure cautelari da parte della Magistratura romana.

I LEGALI. Lo stato di salute di Danilo Coppola, in particolare, come hanno sostenuto i suoi difensori Bruno Assumma e Antonio Fiorella, il "suo deperimento psico-fisico che si sta avvicinando alla soglia dell'irreversibilità", è al centro della nuova richiesta di scarcerazione dell' immobiliarista discussa oggi dal tribunale del riesame. I giudici presieduti da Carmelo Asaro si sono riservati la decisione. Le precedenti istanze erano state respinte sulla base di esigenze cautelari rappresentate dal pericolo di inquinamento delle prove come emerso, avevano sottolineato i magistrati, dal contenuto di alcune intercettazioni ambientali in carcere. Durante l'udienza di oggi, i difensori di Coppola hanno insistito sulla richiesta di remissione in libertà del loro assistito, o in subordine la concessione degli arresti domiciliari, alla luce non solo del suo stato di salute, l' immobiliarista ha perso 14 chilogrammi dal giorno del suo arresto, ma anche sulla presunta illegittimità delle intercettazioni ambientali. "La difesa - hanno detto Assumma e Fiorella - ha sostenuto che nell'attuale sistema processuale italiano la tutela della salute prevale sulle esigenze cautelari e che le intercettazioni a Regina Coeli sono state eseguite senza l'autorizzazione del giudice. Quindi sono processualmente inutilizzabili". Sulla richiesta di scarcerazione i pm romani hanno espresso parere negativo.

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posted 11 May 2007 15:18     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


La Lessa si allena a fare la mamma

Fernanda racconta favole ai bambini

Toglie gli abiti da modella e indossa quelli di volontaria. Come mostra Visto, Fernanda Lessa, al quarto mese di gravidanza, si allena tra pannolini, pappe e giochi in un asilo nido di Milano. E pare raccontare favole molto bene. Quando si siede a terra e con una marionetta comincia a narrare una storiella riesce a calamitare l'attenzione di tutti i piccolini. Così dimentica la bufera dell'inchiesta sui foto-ricatti.

Maglia a strisce nere e rosa, con fiocco sul seno e morbida sulla pancia, jeans comodi e piedi nudi, Fernanda si prepara a fare la mamma curando i piccoli dell’Associazione Sogni di bimbo, che accoglie per tutta la giornata bimbi i cui genitori lavorano. E pare cavarsela molto bene. La Lessa dimentica il capitolo giudiziario dell’inchiesta che ha coinvolto molti vip raccontando favole.
Fernanda Lessa (Infophoto)

"Ho chiarito la mia posizione ai magistrati. Non sono una che si piega ai compromessi. O che va a letto con uno per far carriera: faccio l’amore solo con chi mi va. Gratis… Ora basta pensiamo ai bambini…", dice.

"Io adoro i bambini – continua la Lessa – Sono ormai al quarto mese e il piccolo nascerà a settembre. E sono felice, felice come non mai. Anche perché credo che sia successo tutto nella maniera giusta, nel momento giusto e soprattutto con l’uomo giusto". L’uomo giusto di Fernanda è Davide Di Leo, 32 anni, detto Boosta, tastierista dei Subsonica.

Non sa ancora il sesso del nascituro e, forse, non lo vuole nemmeno sapere. Sicuramente non lo dirà: "Non credo che cambierebbe nulla, in un caso o nell’altro. Comunque non vedo l’ora di far conoscenza con mio figlio – racconta Fernanda – Sto pensando di cambiare casa. Quella dove vivo ora va bene per una single incallita, ma ora voglio una stanza grande tutta per il mio piccolo. Una camera dalle pareti colorate e piena di giocattoli".

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posted 26 March 2007 19:08     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


DANILO COPPOLA HA TENTATO IL SUICIDIO
SI È TAGLIATO LE VENE NELLA SUA CELLA NEL CARCERE DI REGINA COELI
TAGLIO CON UN VETRO AL BRACCIO

Da Repubblica.it - L'immobiliarista romano Danilo Coppola ha tentato il suicidio. Venerdì scorso, secondo quanto si è appreso, si è tagliato le vene nella sua cella nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto dal primo marzo scorso per il crack da 130 milioni di euro del suo gruppo.

Da Corriere.it

L'immobiliarista romano Danilo Coppola ha tentato il suicidio. Venerdì scorso ha tentato di tagliarsi le vene nella sua cella nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto dal primo marzo scorso per il crack da 130 milioni di euro del suo gruppo.
L'immobiliarista si è inferto un taglio con un vetro al braccio sinistro ed è stato immediatamente ricoverato in infermeria, ma non ha mai perso la conoscenza. A chi lo ha soccorso, tuttavia, anche dal punto di vista psicologico, il gesto sembrerebbe stato dimostrativo, il che confliggerebbe con la reale volontà di togliersi la vita.


Quando le sue condizioni sono migliorate è stato riportato in cella dove, stando alle indiscrezioni, viene guardato a vista. Il gesto dell'immobiliarista sarebbe motivato dallo stato di depressione in cui è piombato dopo il suo arresto e per la claustrofobia da cui è affetto. I suoi legali, Bruno Assumma e Francesco Verri, che hanno incontrato dopo l'episodio Coppola nel carcere di Regina Coeli, ripetono che il loro assistito «ha già superato quanto avvenuto».

Sabato scorso Coppola, in carcere per associazione per delinquere, bancarotta, falso in atto pubblico, aggiotaggio e falso in bilancio, ha ricevuto infatti la visita dei suoi legali i quali stanno predisponendo una serie di iniziative per superare le conseguenze legate al crack delle società a lui collegate. In particolare, sono in corso una serie di attività per saldare il cumulo di debiti e per questo gli avvocati dell'immobiliarista hanno deciso di farsi affiancare da un commercialista. Sulla dinamica di queste attività gli stessi legali hanno già parlato con i pm Giuseppe Cascini, Rodolfo Sabelli e Lucia Lotti, titolari del fascicolo processuale. Nella vicenda giudiziaria sono coinvolte altre sette persone, tra collaboratori e prestanome di Coppola, tutte raggiunte da ordinanze di custodia cautelare, ad eccezione di Andrea Raccis, attualmente irreperibile.

DIFESA COPPOLA SU TENTATO SUICIDIO: SOLO UN MOMENTO DI SCONFORTO ORMAI SUPERATO…
(Agi) - "Ci spiace moltissimo che questa notizia privatissima, risalente alla scorsa settimana, sia filtrata. Si e' trattato solo di un momento di sconforto superato, pero', con coraggio e forza d'animo". Lo hanno dichiarato gli avvocati Francesco Verri e Bruno Assumma, che assistono Danilo Coppola - in carcere dal 1* marzo scorso per il crack di 130 mln del suo gruppo - riferendosi alla notizia secondo cui l'immobiliarista avrebbe compiuto atti di autolesionismo in carcere. Nel collegio difensivo non c'e' piu' il penalista Fabio Lattanzi, che ha rinunciato all'incarico.

LA PARABOLA DI DANILO COPPOLA, L'IMMOBILIARISTA CHE VOLEVA FARE IL FINANZIERE
Da www.lastampa.it

Finisce in manette l’avventura di Danilo Coppola nel cuore della finanza italiana. L’immobiliarista, protagonista delle scalate Antonveneta e Bnl e arrivato a sfiorare il 5% in Mediobanca, è stato arrestato oggi dal Nucleo speciale Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma con l’accusa di bancarotta, riciclaggio e altri reati. A disporre l’arresto, di fronte a un ’buco’ che sarebbe di 130 mln di euro, il gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano. Nel corso dell’operazione, a testimonianza dello spazio che si era ritagliato nel panorama finanziario italiano, sono stati sequestrati titoli per un totale di 70 mln di euro.

Una parabola, quella di Coppola, che dopo diversi momenti di gloria apparente era già da mesi in una fase discendente. I primi seri ’guai’ giudiziari arrivavano, infatti, con le indagini aperte dopo l’assalto ad Antoveneta da parte di Bpi e del tentativo di scalata a Rcs di Stefano Ricucci. In particolare Coppola, secondo la Procura di Milano, faceva parte dei cosiddetti ’concertistì, ossia degli alleati occulti di Fiorani e della sua Banca Popolare Italiana nella torbida scalata della banca padovana.

Ma anche la Procura di Roma, da tempo, aveva messo nel mirino l’attività e il patrimonio dell’immobiliarista, gestito attraverso una complicatissima rete societaria fatta soprattutto di scatole cinesi. La mappa delle società riconducibili a Coppola è infatti piuttosto fitta. Al vertice della catena di controllo di sono tre fiduciarie lussemburghesi, Keope, Sfinge e Tikal Plaza. La società capogruppo in Italia si chiama Pacop, amministrata dalla cognata, Lucia Necci, cui si accompagnano tre S.p.a., Gruppo Coppola, Tikal e Ipi.


Il groviglio di società, su cui l’immobiliarista non ha mai fatto piena chiarezza, vede il Gruppo Coppola riconducibile alle tre finanziarie di famiglia, Finpaco Real Estate, Finpaco Finance e Financo Properties, tutte con diramazioni lussemburghesi. Tikal fa capo direttamente a Danilo Coppola. Ipi s.p.a., invece, nata nel 1978 come società di intermediazione immobiliare di Toro Assicurazioni, è un’acquisizione del gennaio 2005 dal Gruppo Zunnino.

Un impero che Coppola voleva nobilitare attraverso partecipazioni finanziarie prestigiose e lo sbarco in grande stile nel mondo dell’editoria, con l’acquisto del quotidiano ’Finanza e Mercati’. L’immobiliarista era salito alla ribalta durante lo scontro per il controllo della Bnl fra il Patto di Sindacato che vedeva schierati Bbva, Della Valle e Generali e il Contropatto guidato da Francesco Gaetano Caltagirone e che, oltre allo stesso Coppola, riuniva altri soci fra cui i ’colleghì Stefano Ricucci e Francesco Statuto.

Il legame di Coppola con la Bnl risaliva però a due anni prima, quando il suo nome, fino ad allora conosciuto soprattutto in ambienti romani, con l’acquisto del 3% della banca romana entrava di diritto nel circolo sempre meno ristretto della finanza che conta. L’ingresso nel capitale della banca di Via Veneto è datato settembre 2003. Una presenza, la sua, da subito ingombrante. L’immobiliarista chiedeva immediatamente un posto in cda, provocando uno scambio polemico con il management dell’istituto di credito. Coppola metteva da subito in chiaro che voleva ’contarè e che, da allora, non avrebbe più smesso di far parlare di sè.

Accostato da sempre all’altro ’furbetto del quartierino’ Stefano Ricucci, l’immobiliarista ne aveva preso le distanze quando il vento era iniziato a cambiare, stigmatizzando pubblicamente il tentativo di scalata al Corriere della Sera dell’amico-rivale. Coppola continuava a tirare dritto per la sua strada. Ogni suo sforzo pubblico era teso, infatti, a ’ripulire la sua immagine da un passato spesso poco chiaro. In questa ottica, arrivavano l’acquisto del 5% di Mediobanca e una serie di ’colpì nel settore immobiliare che lo portavano fino all’acquisto di Ipi dal gruppo Zunino.


L’incursione nel capitale di Piazzetta Cuccia, forse l’acquisizione più clamorosa della sua carriera, proprio in questi giorni stava registrando una rapida ritirata: arrivato a sfiorare il 5% (4,68%) è poi sceso, la comunicazione è proprio di ieri, al 2,17%. Altre partecipazioni eccellenti sono quelle del 2,5% della Roma, società al cui riassetto l’immobiliarista ha contribuito anche con l’acquisto da Franco Sensi dell’Hotel Cicerone. Un interesse quello per il calcio che, almeno in una prima fase, sarebbe potuto diventare più consistente. L’immobiliarista aveva commissionato anche uno studio di fattibilità per l’acquisizione della società di Trigoria.

Consistente anche l’attività nel settore alberghiero. Nel settore, una acquisizione dietro l’altra, con il fiore all’occhiello del Daniel’s di via Frattina, a due passi da Piazza di Spagna, dove ’scendonò spesso modelle e stilisti di passaggio nella Capitale. Altra passione, nella vita nel complesso abbastanza riservata di Coppola, è la barca. Con il suo 27 metri che, nelle caldi estate sarde, si concedeva brevi parentesi mondane.


Dagospia 26 Marzo 2007

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posted 14 March 2007 18:47     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


LELE MORA: FABRIZIO, IL MIO UOMO…

A cura di Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi per “Il Giornale”

Intercettazione 21.10.2006.

Lele Mora parla inizialmente con Valeria Marini e quindi, inizia una nuova conversazione tra lo stesso Lele Mora (M) e Lucio Barresi (B) responsabile delle relazioni esterne del casinò di Campione d'Italia, che mercanteggia foto a sfondo sessuale di Adriano.

B: «Barresi»
M: «Sì?»

B: «Ho chiamato Corona».
M: « Hm...».

B: «Perché ho in mano delle fotografie inequivocabili di Adriano in un festino con donne mezze nude, lui a torso nudo... fotografate dentro in una casa. Cosa gli posso chiedere a Corona?».
M: «Ma Corona vuol guadagnare solo lui... se tu vai da Corona, non prenderai mai i soldi...».
(Adriano - Foto da Lapresse)

B: «E allora dimmi tu da chi devo andare?».
M: «Tu vieni qua, me le fai vedere, chiamiamo davanti a te e ti dico quanto ti danno».

B: «Eh Mora, so... che il tuo uomo è Corona... e ho chiamato lui».
M: «Il mio... hai detto la parola giusta... il mio uomo, non è il mio collaboratore... è il mio uomo che è diverso...».

B: «Oh hai visto che ho chiamato subito il maestro o no?».
M: «Eh, ma tu devi chiamare sempre e solo me non lui, perchè lui poi ti fa i danni...».

B: «Io non gliele do finchè non dà la grana... quindi...».
M: «Va bo'... fammi fare un giro di telefonate poi ti dico».

B: «Posizioni... donne mezze (in-comprensibile) inequivocabile».
M: «Va bene amore».

Altra conversazione, poco dopo:

M: «Mi dica Barresi».
B: «Minchia ma devono essere terribili... e ste foto... culi e tette di fuori dentro in casa... roba pesante, roba da copertina...».

M: «Chi te le ha date a te?»
B: «mh... fonte sicura... io...».

M: «Ma ce le hai già in mano?».
B: «Stasera alle 8, le va a stampare. Non le voglio stampare con quella dell'ufficio, però sicuro al 100%».

M: «Bene».
B: «È buono o no?».

M: «Buono».
B: «Venditele tu».

M: «Ok,va bene».
B: «Ti voglio bene Lele».

M: «Ciao».
(Lele Mora con due bellissime ragazze - Foto MaraMalda)

Le foto vengono poi ritirate, ma non vanno bene. Mora (M) e Corona (C) al telefono:

M: «Sì?»
C. «Ehi, Barresi mi ha tirato una sola clamorosa».

M: «Perché?»
C: «Perchè le foto le aveva già mandate a tutti i giornali e anche all'Inter».

M: «Pensa te, fatti dare indietro i soldi, fatti dare indietro i sol-di!».
C: «Adesso lo chiamo. Qualcuno lo ha inculato. Gli hanno dato roba vecchia».

M: «Ho capito».
C: «Ciao».

M: «Ciao amore».

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Speciale Puttanopoli

by dagostino

PUTTANOPOLI/1 – VITA DA CORONA: “SÌ ROVINO LA VITA E SONO UN PEZZO DI MERDA” – NINA: SEI ANCORA L’AMANTE DI LELE - LE SNIFFATE DI ALESSIA FABIANI E FERNANDA LESSA – “SE SI VUOLE SCOPARE L'AIDA PAGA 5000 EURO” - MASTELLA: NON SE SO POTENZA PUÒ INDAGARE…


1 - “QUELLE FOTO? CENTOMILA EURO”. “SOLDI MARCI, TI ROVINI LA VITA”…
Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi per “Il Giornale”
Le intercettazioni telefoniche che inchiodano Fabrizio Corona (C) sono soprattutto quelle che raccolgano i quotidiani litigi con la moglie Nina Moric (M).

C: «Sono a cena con Fullin che domani ti dà 100mila euro a te, e dopo vado a fare una cosa schifosa perché me ne frego il c.... Vado a ritirare le foto di uno che pago 20mila. Oggi ho recuperato 20mila non so neanche come.... le rivendo a 100 e ne guadagno 80».
M: «Che foto sono?».
(Fabrizio Corona e Nina Moric - Foto da Lapresse)

C: «Le foto di un calciatore e allora?».
M: «...Con chi ?».

C: «Con le troie e allora?».
M: «Chi è questo calciatore?».

C: «Un giocatore famosissimo. Basta, non ti posso dire. Torno stasera alle tre e domani alle 9 ho boxe, alle 11 ho l’aereo per Roma e devo andare a recuperare i 300mila ma a te che c. te ne frega! Non ho tempo di pisciare!».
M: «E rovini la vita».

C: «Sì rovino la vita e sono un pezzo di merda e non c’ho più neanche i sensi di colpa, non li ho più ...».
M: «Io con i soldi.... sono soldi marci... Marci!».

C: «Tra due anni voglio smettere di lavorare però questa gente frega i soldi, pensa di guadagnare 7-8 milioni e poi non giocano. Fa schifo, non fa niente, dovrebbe fare sacrifici, e allora io faccio questo (si riferisce ad Adriano, ndr)».
M: «Ma chi è Vieri?».

C: «Ma che Vieri! Questa merda qua non la voglio più vedere io tra due anni mi trasferisco al mare. Oggi sono tornato dopo che ho fatto duemila giri avevo trenta persone da pagare. Tutti, il commercialista, la casa, il conto in Svizzera che va spostato perché quella banca è sotto controllo».
M: «Potevi anche dirmelo».

C: «L’ho saputa oggi e te lo dico al telefono... e ci vengono a prendere... ma tu che ne sai? E arrivo a casa dieci minuti per salutare a mio figlio e non mi apri... ma chi sei?».
M: «Posso dirti una cosa: a me non mi piace questo tipo di vita tua, mi fa schifo, mi fa schifo. (...) Posso uscirne male... ma ho deciso di fare a modo mio».
(Nina Moric e Fabrizio Corona - U.Pizzi)

C: «Tu non becchi una lira, ti rovini la vita! Ti chiudi le porte a te, a tuo figlio... se mi lasci così non ti darò una lira. Dovrai pagare una marea di tasse. Ti do 500 euro al mese! Lo vuoi sapere che tu hai un mutuo di 10mila euro? Vuoi sapere quanti soldi abbiamo da pagare? Vuoi lasciarmi, ricordati che se prendi questa strada non solo ti farò una guerra ma non vedrai una lira! Vuoi che ci facciamo la guerra? Vuoi che ci facciamo lo sputtanamento, ma che donna sei?».

Conclude il brogliaccio: «Lei dice che lo manderà in prigione perché testimonierà contro di lui ma lui chiede dove siano le prove e non servirà a nulla se non per rimanere entrambi senza soldi. Nina continua ad accusarlo di essere stato ed essere ancora l’amante di Lele».

2 - FEDE: “CON CORONA HO PARLATO SOLO UNA VOLTA PER LE FOTO SU CHI”…
Da “Il Giornale”
Il giornalista Emilio Fede, escusso a Milano in data 1° dicembre 2006, ha riferito anche alcune notizie circa un ulteriore probabile episodio di sfruttamento della prostituzione avvenuto in Francia, su uno yacht al largo di Saint Tropez. Al pubblico ministero Henry John Woodcock (W) Emilio Fede (F) precisa di aver anticipato in televisione la sua inchiesta e di essere contro il «traffico di donne».
(Emilio Fede con la bella Raffaella Zardo - U.Pizzi)

W: «Voglio dire, va bene, Mora è amico suo. Questo insomma… dico, amico…».
F: «Amico... È il mio agente come lo è della Ventura, di Christian De Sica».

W: «Perché là c’è un rapporto strano, non personale, che non ci interessa, tra Mora e Corona, quelli sono affari loro. Ma c’è un rapporto nella gestione di queste ragazze, diciamo… Parlo anche di altre ragazze, parlo anche di ragazze… Non so, Aida Yespica, per esempio».
F: «L’ho vista una volta nella vita, purtroppo, e vestita anche... Io Fabrizio Corona l’avrò visto di persona… l’avrò incrociato una volta. Con Corona ci ho parlato per delle foto che sono andate su “Chi”. Io con Corona non ho mai avuto nessun rapporto, tranne che per dire: “Per favore, se hai delle mie foto…”. Non parlo di foto».

3 - SESSO E COCA, IL FAVOLOSO MONDO DELLE VALLETTE…
Da “Il Giornale”
Le sniffate di cocaina di Alessia Fabiani e Fernanda Lessa, 10mila euro per foto compromettenti di Victoria Silvstedt, e poi le ragazzi facili, la prostituzione. Andavano con l’inventore di Guru, Matteo Cambi, dirigenti della Ford, pubblicitari e milionari. «Per ciò che riguarda le ragazze reclutate - scrive il gip Iannuzzi - c’erano Barbara Guerra, Silvia Abbate, detta "Paris Hilton", la russa Inna Meremerenko», e persino un volto noto della tv: la venezuelana Aida Yespica.
(Alessia Fabiani ad un party con amici - U.Pizzi)

Il gip mostra qualche incertezza ma riporta intercettazioni di Corona (C), «sempre pronto a mercificare qualsiasi cosa e chiunque». Al telefono assicura che la Yespica si prostituisce per «5mila euro a incontro». Da brogliaccio: «Fullin (imprenditore), insiste che vorrebbe l'Aida, Fabrizio gli dice che se si vuole scopare l'Aida paga 5000 euro e buona notte ma lei non può fargli queste cose». E con un’amica (I):

I: «Mira, un amigo mio milionario..».
C: «Sì».

I: «Di Barcellona...».
F: «Sì».

I: «Tiene de conoscere Aida Yespica».
F: «Tiene?».

I: «Vuole stare con lei .. con Aida Yespica».
F: «Ah... ok».
(Aida Yespica - U.Pizzi)

I: «Tu la puede conseguir no?».
F: «Ma è buono? Un amico tuo milardario vuole stare con Aida Yespica.. Io sono già in galera...». Risate in sottofondo. E Corona avverte: «Amore.. non parliamo di queste cose al telefono.. ho capito».

Fanno invece outing giudiziario le veline e attrici sull’uso della cocaina il pm le interroga per individuare gli spacciatori. Fabiani: «Io non l'ho mai comprata, io faccio uso quando me la offrono, quindi con amici, in situazioni... A Nicolò, non chiedevo da chi l'hai presa, magari anche lui si fermava per strada da questi marocchini, è pieno, davanti a Princi, viale Monza... Da almeno 8-9 mesi conduco una vita più morigerata».

Fernanda Lessa: «Quando io avevo bisogno di sostanza stupefacente, ho contatto Pietro per procurare sostanza stupefacente per me o per i miei amici. Credo che questo accada anche perché lui assume cocaina e marijuana di cui si rifornisce abitualmente». E Francesca Versace, figlia dello stilista. Che arrabbiata commenta al telefono: «Poi è arrivato quel tuo amico, (abbassa la voce)....Con cui abbiam fatto la riga.. con un napoletano di merda!, che aveva tipo, 2 grammi... allora io ho detto: “...me la dai una riga?... lui, se le è fatte davanti a noi e non ce l'ha data”».
(Fernanda Lessa per GQ)

4 - NEL LETTO PER 5 MILA EURO
Francesco Grignetti per “La Stampa”
Ora, non è che dalle parti dell’agenzia «Corona’s» il rispetto per la persona e soprattutto per le donne fosse merce di tutti i giorni. Della soubrette Aida Yespica, più volte dà a intendere che si può finire nel suo letto per 5000 euro.
Ma non c’è prova. Sembrano piuttosto millanterie. E allora il Gip scrive: «Sempre pronto a mercificare qualsiasi cosa e chiunque». Fabrizio e il suo amico paparazzo Massimo Fullin, prima di andare a colpire Victoria Silvstedt, un’altra che poi li ha mandati al diavolo, se la ridono di come vanno le cose del mondo e di quanto sono potenti. Fabrizio: «E’ come quando vai al supermercato, paghi uno prendi due». Massimo: «Come ho fatto io con la Lodo...». Fabrizio: «Hai fatto così tu?». Massimo: «Ho preso l’Aida (nel senso di pizzicarla con il teleobiettivo; ndr) e mi hanno dato la Lodo». Fabrizio: «No, invece non hai capito... Lì la paghi per l’evento ed hai gratis qualcos’altro».

Il resto è vita. I manager della Ford-Italia oppure il patron della Smeg, Vittorio Bertazzoni, che si fanno portare le ragazze a destinazione. I giri di cocaina. I testimoni intimiditi e quelli che si sono affrettati a informare Corona e Lele Mora che la polizia indagava su di loro: per Gilardino e per Flavia Vento il pm aveva chiesto la mano pesante, ma il gip Iannuzzi questa volta è stato clemente. Per Corona quest’inchiesta stava diventando davvero un incubo. S’era messo a seguire le cronache parlamentari: «Allora, se passa questa legge non mi possono fare un cazzo... Se non passa, praticamente sono fottuto. Cioé quello che tu dici al telefono vale...».
(Il ''giustiziere di Potenza'', Henry John Woodcock)

5 - MASTELLA: NON SE SO POTENZA PUÒ INDAGARE…
Da “Il Giornale”
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si ritrova a fare i conti con l’ennesima inchiesta della procura di Potenza. Intervistato ieri dal direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, durante l’Antipatico (Rete4), Mastella ha parlato della competenza territoriale. Belpietro ha chiesto al ministro come mai le inchieste riguardano presunti reati avvenuti a Milano o a Roma, ma partono da Potenza. «Questo è un problema che affligge un po' - ha risposto Mastella - ... Non mi faccia dire quello che io ho il dovere istituzionale di non poter dire (...). C'è un problema delle cosiddette competenze, un problema vero e che spero di poter discuterne con l’intero Parlamento. Secondo me ognuno dovrebbe lavorare e investigare rispetto a quello che gli appartiene debitamente. Tranne che poi succedano cose che tu scopri che il milanese che va magari a Potenza... Si tratta di vedere a quel punto il criterio di competenza della territorialità. È un problema aperto, questo».


Dagospia 13 Marzo 2007


PUTTANOPOLI/2 - COCO, INCHIODATO DA ALCUNE FOTO, DI VAGA ISPIRAZIONE “OMO”, CHE LO STESSO LELE MORA DEFINISCE “UNA COSA VERGOGNOSA” - CORONA COGITA UN FINTO SCOOP “PROVOCANDO” RAMAZZOTTI. ”TI MANDO MIA MOGLIE NEL CAMERINO DI EROS”…


Francesco La Licata per “La Stampa”


Il mondo del gossip è costretto a fare gossip su se stesso. Solo che adesso chi raccoglie gli scoop è un mastino di magistrato alla ricerca di tutto ciò che possa contribuire a definire un quadro considerato al di là dei limiti della legalità. Ed è proprio in questa diversa visione delle vicende che si dipanano dai personaggi principali - Fabrizio Corona e Lele Mora - il soggetto della sceneggiatura scritta dal pm Woodcock. Da un lato c’è un mondo che vive di riti e di schemi secondo cui il limite del lecito è molto elastico. Dall’altro il giudice che rimarca il deficit di legalità in certi atteggiamenti. Per cui alla signora Yespica, che giustamente rivendica il diritto di poter «andare a letto con chi voglio», il magistrato cerca di spiegare che un conto è la vita privata, altro sarebbe - come sembra dalle stesse frasi intercettate - offrire prestazioni sessuali organizzate dall’agenzia di Corona.
(Fabrizio Corona e Lele Mora sul settimanale 'CHI')

C’è di tutto nel frullatore dell’inchiesta di Potenza. Ci sono le ragazze «che fanno tv» ma non disdegnano distrazioni retribuite e gli sportivi alla Marco Melandri. Ci sono quei bambinoni dei calciatori, convinti che tutto sia loro dovuto: Totti, Trezeguet, Gilardino, Bobo Vieri e quel mattacchione di Coco, inchiodato da alcune foto, di vaga ispirazione «omo», che lo stesso Lele Mora definisce «una cosa vergognosa» e la signorina Cecilia Capriotti - anche lei del giro, ma molto presa dal fascino del calciatore - descrive a Coco come «foto allucinanti». E allora gli idoli della domenica frequentano il «bel mondo» dell’Hollywood o del The Club di Milano, sono fidanzatissimi ma ogni tanto cedono, gli allocchi, giusto con le ragazze sbagliate, e così poi sono costretti a comprare a caro prezzo le «prove digitali» del peccato.

E non mancano i giornalisti specializzati, non sempre estranei all’industria della ditta Corona, nel senso che tutto sommato sono uno dei terminali del business: o le foto le riscattano gli interessati o le comprano le riviste del gossip. La droga? Certo che c’è anche quella: ovviamente tutti sono disposti al massimo a confessare l’uso personale, ma quando il giudice chiede le generalità del rivenditore la risposta è sempre la stessa: «Non so, io non la compro». Tanto che con la Yespica o la Nancy Comelli, Woodcock si spazientisce e chiede: «Sta’ benedetta cocaina la si coglie sugli alberi»?
(Nancy Comellli - U.Pizzi)

Non potevano mancare gli austeri capitani d’industria in cerca di distrazioni. Allora si organizza una cena al «Des Russie» di Roma o al Caffè Armani di Milano. Illuminante l’interrogatorio di Aida Yespica, che prima dice di aver accettato un invito a cena dall’amico «Giampi», quando poi le fanno notare che ha dormito in albergo («forse ha pagato Giampi»), precisa maliziosamente: «Ma da sola». E Babbo Natale, lo conosce? Il riferimento, chiaro, va ad un facoltoso uomo d’affari americano che un’altra ragazza del giro, Barbara Guerra, gradisce molto: «Così lo prosciughiamo». Yespica dice di non conoscerlo. Allora le viene descritto l’uomo d’affari e lei cede a metà: «Non so il nome».

Siamo alla logica capovolta, all’accettazione di un «sistema» anche da parte di quelli che dovrebbero essere vittime. Per Bobo Vieri «fa parte del gioco» rimanere incastrati nel ricatto del «ritira le foto o le vendiamo ai giornali». «Lo so che è un ricatto, tutti la sanno», ammette Bobo. Ricorda di aver saputo di Gilardino e della Hunziker ripresa alla Maldive «con uno più anziano», «ma qualche tempo fa». Lui dice che non ha mai pagato, ma se gliel’avessero chiesto avrebbe ceduto. E aggiunge che se la preda «ha moglie e figli» la richiesta sarà più alta. Beh! E’ normale, no?».
(Melissa Satta e Francesca Lodo - Foto da Lapresse)

Francesca Lodo, interrogata il 13 novembre, non sa dare una valutazione del commercio messo in atto da Corona perché «se non ti dico che ti ho fotografato sono un bastardo, se te lo dico è un ricatto». D’altra parte non sembra essere molto alta la soglia dell’etica, tra il popolo del gossip. C’è un momento in cui Corona pensa di poter fare un finto scoop «provocando» Eros Ramazzotti. Il fotografo Antonio Motta racconta che Corona gli propone: «Ti mando mia moglie nel camerino di Eros». E quando Motta spiega che «conoscendo Eros» difficilmente la moglie «l’avrebbe passata liscia», Corona replica: «Sai come si dice a Milano? Una lavata, un’asciugata e sembra neanche averla usata».


Dagospia 13 Marzo 2007


PUTTANOPOLI/3 – L’”IMMAGINE” ALLA MILANESE: CON O SENZA COCA? FERNANDA LESSA’S PROBLEM – “PIPPA UNA RIGA” ALL’HOLLYWOOD CON FRANCESCA VERSACE - DORA RUTIGLIANO: UNO YACHT- VOLEVA LA PRESENZA DI RAGAZZE CARINE IN BARCA. PER FARE COSA? IMMAGINE!”…


Piero Colaprico per “la Repubblica”


Ma in queste serate alla milanese, come ci vediamo? «Con o senza?», chiede la bellissima Fernanda Lessa, un passato anche da conduttrice tv. E la risposta, anche nell´intercettazione telefonica, ha il punto esclamativo: «Con!». E vuol dire, si legge nelle carte, con la cocaina, con la bamba, con la polvere. L´inchiesta su Lele Mora, agente di spettacolo, e Fabrizio Corona, fotografo «ammanicato», più che parlare di reati, racconta nottate e feste deliranti con donne, droga e calciatori. Uno «stile di vita» all´insegna di una parola magica, molto milanese: «immagine».
(Fernanda Lessa)

Tutte le ragazze testimoni, forse vittime, forse complici, forse chissà parlano così tanto d´immagine che lo stesso pm Henry John Woodcock ad un certo momento deve sbottare: «Che significa? Ci dia una definizione tecnica di serata di immagine». E Giuseppina Ricchizzi risponde: «Tipo… che ne so, tipo compagnia, si andava a cena, si andava in discoteca». Come le dame di compagnia di un tempo: ma scollate, in mini, «allumeuses».

Più d´una ragazza senza arte né parte, né conto in banca proprio, racconta la normalità di alloggiare in alberghi come il Four Season, 5 stelle di lusso, quadrilatero della Moda, dove s´incontra con un imprenditore. Pure sfottuto con il nomignolo di «Babbo Natale». Qualcuna di queste ragazze raggiunge qualche vip di Milano e dintorni in barca, magari a Saint Tropez. E come spiega forse meglio di tante soubrette, schedine e veline la giovane Dora Rutigliano, uno yacht-man «voleva comunque la presenza di ragazze carine in barca». Per fare che cosa, chiedono i pm? «Ma immagine!».
(Teodora Rutigliano con l'immancabile Emilio Fede - Foto da Lapresse)

Come si fa a non capire che alcune discoteche della Milano by night, senza «l´immagine» che cosa diventerebbero? «Io parto come ragazza immagine - spiega ancora la signora Rutigliano, un tempo amica e protetta di Emilio Fede, molto arrabbiato perché era finita in mezzo a troppe «immagini» - e lavoravo in discoteca come modella… quindi (il tipo della barca, ndr) cercava la presenza comunque di belle ragazze in barca, modelle, prettamente modelle...». Come un´altra ospite, Sara Tommasi: «Ci danno un gettone, è gente estremamente ricca». Il gettone è di mille euro? «No, solo a me li hanno dati, perché ero l´unico personaggio più in vista».
(La ''bocconiana'' Sara Tommasi - Foto da Lapresse)

Essere in vista, però, può anche procurare brutti scherzi, a Milano e dintorni. E all´Hollywood di corso Como, che è misteriosamente ma non troppo il posto più in vista di tutti, ne succedono delle belle, nonostante anni di risse e storie molto dubbie. Là ci vanno i calciatori, le modelle e, quindi, ogni giovane maschio che vuol dimostrare di avere denaro e ogni ragazza che vuole far vedere quant´è bella. Tanta gente tranquilla, anche. Gente comune che ama dire: «Sai chi c´era? Sai chi ho visto?».
(Lele Mora con le bellissime, Francesca Lodo e Aida Yespica - Foto da Lapresse)

Rivela un´altra ragazza immagine, Francesca Lodo: «Ci si ritrova in discoteca, a volte… All´Hollywood, piuttosto... Non posso… non posso fare i nomi, non mi va di fare i nomi». Ma poi racconta, e si legge ancora nelle carte, che Belem Rodriguez, amica e collega, «una pista l´ha fatta con me». Dove? «Nei bagni dell´Hollywood». Bagni affollatissimi. Ci puoi incontrare che «pippa una riga», stando almeno a un´intercettazione, pure Francesca Versace. E, appena fuori dalla discoteca, ecco scattare gli agguati. E pure i calciatori Coco e Gilardino vengono paparazzati, prima uno e poi l´altro, insieme a ragazze che chissà come gli sono arrivate in braccio: e tutti devono pagare, per «non avere nocumento all´immagine».
(Francesca Versace - U.Pizzi)

Ma fosse solo l´Hollywood: nelle carte c´è chi racconta di come ha comprato «cocaina per conto della soubrette Aida Yespica, da un certo G.», in seguito identificato in un dipendente della discoteca Toqueville di Milano. Milano è così, ci si incontra, ci si scorda, si riesce a campare alla grande non sapendo che cosa si fa. Come il Pietro Tavallini, che sembra l´erede della "Milano da bere" e, stando ai magistrati, «è ben inserito nel mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, dei protagonisti della cosiddetta "Milano by night", non per particolari attitudini o ruoli lavorativi, ma per conoscenza diretta di persone che ne fanno parte, soprattutto appartenenti a famiglie della cosiddetta "Milano bene"».

Milano bene? Quella di un tempo, se c´era, chissà dove s´è nascosta (da anni). E quella di adesso non è certo composta da Silvia Abbate, detta Paris Hilton, o dal servizievole Tavallini, che dev´essere uno anche simpatico, visto che Fernanda Lessa, dopo alcuni interrogatori in cui ha capito che spira pessima aria, gli dice: «Ti porterò una tortina con la lima».


Dagospia 13 Marzo 2007

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ahahah
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posted 12 March 2007 11:26     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


FESTIVAL DI WOODCOCK: ARRESTATO CORONA, DIVIETO DI ESPATRIO PER LELE MORA
LE ACCUSE: SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE, ESTORSIONE E SPACCIO DI DROGA
12 ARRESTI – ALLE ORE 11, POTENZA, CONFERENZA STAMPA DI HENRY JOHN WOODCOCK


(Apcom) - Il fotografo Fabrizio Corona, e' stato arrestato dalla polizia all'alba di oggi, a Milano, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Potenza, coordinata dal sostituto procuratore Henry John Woodcock, su presunti ricatti a personaggi celebri.
In tutto la polizia sta eseguendo 12 ordinanze di arresto ed altre 6 ordinanze interdittive. Per il promoter dei divi Lele Mora, all'anagrafe Dario, e' stato disposto il divieto di espatrio.

L'indagine riguarda l'organizzazione creata da Mora, la LM, che si occupa di promuovere e lanciare giovani aspiranti al mondo dello spettacolo e della televisione, e l'agenzia fotografica Corona's, alla quale stamane la polizia di Potenza ha posto i sigilli.
Corona e Mora erano indagati dalla Procura di Potenza dal dicembre scorso per associazione a delinquere finalizzata all'estorsione. Erano accusati di aver ricattato persone famose e di aver chiesto loro denaro in cambio dei negativi di foto compromettenti.


Il fascicolo su Corona e Mora, invece, era stato aperto nella primavera 2006, pochi giorni dopo l'arresto del principe Vittorio Emanuele di Savoia. Quest'ultimo, in un colloquio con un amico intercettato, aveva raccontato di un pranzo con il vicesindaco di Campione al quale era stato invitato da Mora. Dalla LM di Mora il Pm Woodcock è risalito ai contatti con alcuni fotografi sospettati di aver ricattato personaggi famosi per costringerli a comprare foto che altrimenti sarebbero state vendute a giornali di gossip.

L'arresto di Corona è stato disposto dal gip di Potenza, Alberto Iannuzzi. Carcere anche per altre due persone; per altri nove gli arresti domiciliari, ordinanze interdittive per altri sei, fra cui Mora.
Le accuse per gli arrestati, a vario titolo, sono di sfruttamento della prostituzione, estorsione e spaccio di droga.

La polizia sta ancora ricercando alcune delle persone raggiunte dalle ordinanze. Stanno operando le Squadre mobili di Potenza, Milano e Roma, coordinate dallo Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato.
Tra gli arrestati ci sarebbero anche alcuni presunti spacciatori. Una misura cautelare riguarda l'obbligo interdittivo della professione per un avvocato accusato di riciclaggio.

Oltre i nomi di Corona e Mora, non ci sarebbero altri nomi di personaggi noti. Appena una settimana fa Fabrizio Corona era stato arrestato a Milano e poi rimesso in libertà, ma per un altro reato: violenza e resistenza al pubblico ufficiale. Aveva avuto un diverbio con i componenti di una pattuglia dei carabinieri. Il giorno dopo è stato scarcerato.

2 - INCHIESTA WOODCOCK, ARRESTI DOMICILIARI PER SCHICCHI…
(Adnkronos) - Nell’ambito dell’inchiesta che ha portato oggi all’arresto di Fabrizio Corona, e’ stato arrestato dalla polizia a Roma anche Riccardo Schicchi, patron dell’agenzia di casting ’Diva futura’, specializzato in cinematografia porno. Schicchi sarebbe accusato del reato di sfruttamento della prostituzione. Stesso reato contestato al fotografo Corona, ritenuto responsabile anche della principale ipotesi dell’inchiesta, l’estorsione legata alla vendita di foto.


3 - INCHIESTA WOODCOCK, AL CENTRO PRESUNTO GIRO DI FOTO RICATTI E DROGA…
(Adnkronos) - Si focalizza intorno ad un presunto giro di ricatti ai danni di personaggi e ’starlette’ del mondo dello spettacolo e di calciatori l’inchiesta ’Velinopoli’ che oggi ha portato all’arresto del fotografo Fabrizio Corona, 32 anni, titolare dell’agenzia ’Corona’s’, marito della modella Nina Moric, da cui e’ separato. Nell’inchiesta e’ coinvolto anche l’agente dei vip, Lele Mora, per il quale e’ stato disposto il divieto di espatrio. L’inchiesta del pm Henry John Woodcock e’ nata da un approfondimento di un’altra inchiesta della Procura di Potenza, quella su Vittorio Emanuele di Savoia. Alcune intercettazioni avevano messo in luce un principio di ’Vallettopoli’, corsia preferenziale per alcune soubrette per approdare in alcune trasmissioni televisive.

Indagando su questo versante, l’inchiesta si e’ concentrata su un presunto meccanismo sistematico di estorsioni ai danni dei vip ai quali venivano vendute foto, potenzialmente compromettenti a rovinare carriere e matrimoni, che altrimenti sarebbero finite sui giornali. Tutto e’ cominciato da una serie di testimonianze raccolte da Woodcock alla Questura di Milano dove sono sfilati Simona Ventura, ex punta di diamante della scuderia di Lele Mora, Michelle Hunziker, Emilio Fede, Aida Yespica, Manuela Arcuri, Ana Laura Ribas, sentiti come persone informate sui fatti. Tra i presunti ricattati ci sarebbero stati diversi calciatori tra cui Francesco Totti per degli scatti che lo ritraevano insieme a Flavia Vento alla vigilia del matrimonio con Ilary Blasi, oppure Bobo Vieri e Adriano, che pero’ non avrebbero ceduto all’acquisto di foto che li ritraevano in alcune feste. Le foto di Adriano alla sua festa di compleanno nella villa di Como con alcune amiche e’ stata poi pubblicata. Ricattato sarebbe stato anche il cantante Eros Ramazzotti per alcune foto di Michelle Hunziker, risalenti a diversi anni prima della loro relazione, che comunque sono finite sui giornali di gossip.


Fuori da una discoteca sarebbe stata ’paparazzata’ anche Barbara Berlusconi. Nonche’ Stefano Ricucci, per alcune foto della moglie Anna Falchi, sarebbe nella lista delle vittime del presunto giro di estorsioni. Secondo gli inquirenti alcune delle vittime vip sarebbero arrivate anche a pagare cifre per alcune decine di milioni di euro prima e di decina di migliaia di euro poi. La figura centrale nell’inchiesta e’ sempre il fotografo Fabrizio Corona. Quest’ultimo, tampinato dai giornalisti nei giorni caldi della ’fuga di notizie’, si stupiva che cio’ che era ritenuto una questione di ’mercato’, come aveva anche dichiarato un anno prima in un’intervista a ’Panorama’, poi acquisita dagli inquirenti, fosse invece un reato. Stupito si dichiaro’ anche Lele Mora che si sentiva ’investito da un caterpillar’.

E proprio come un caterpillar l’inchiesta e’ andata avanti. Dopo essersi inabissata per evitare ulteriori fughe di notizie, che sono costate anche un’ispezione ministeriale alla Procura di Potenza, l’inchiesta e’ andata avanti, per mettere insieme tutti i tasselli. Cosi’ all’alba di oggi sono scattati gli arresti per Corona. L’inchiesta ipotizza anche altri reati tra cui lo spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo gli inquirenti, infatti, tre locali alla moda di Milano, frequentati da calciatori, veline e starlette, sarebbero divenuti luogo abituale di consumo di cocaina. Un’ipotesi avvalorata dall’arresto di alcuni pusher.

4 - TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI (ANCHE CARBONI JR.)
(Da Il Velino – www.ilvelino.it) - Ecco tutte le persone oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare del gip di Potenza. Persone arrestate e che stanno per essere trasportate al carcere di Potenza: 1) Marcello Silvestri, per riciclaggio dei soldi di Fabrizio Corona, fotografo. 2) Fabrizio Corona. 3) Andrea Carboni per sfruttamento della prostituzione, figlio del faccendiere Flavio Carboni.

Persone agli arresti domiciliari: 1) Riccardo Schicchi, patron dell'organizzazione Diva futura. 2) Federico Pignatari. 3) Walter Agostoni. 4) Pier Luigi Rognoni. 5) Ettore Fanti. 6) Francesco Chiesa. 7) Marco Bonato.
Altri due soggetti sono attualmente ricercati per applicare la misura domiciliare. Persone con l'obbligo di dimora: 1) Marco Carducci. 2) Ivan Olita. 3) Fabrio Pensa detto Bicio. Divieto d'espatrio applicato a: 1) Dario Mora detto Lele. 2) Niccolò Oddi. Divieto di esercizi della professione d'avvocato: 1) Marcello D'Onofrio.

5 - ERA STATO RICHIESTO L'ARRESTO ANCHE PER ALBERTO GILARDINO E PER FLAVIA VENTO
Da Panorama.it - La procura aveva richiesto l'arresto anche per il campione del mondo Alberto Gilardino e per Flavia Vento.


Dagospia 12 Marzo 2007

Dagospia 12 Marzo 2007

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mestopio
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posted 07 March 2007 19:12     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote


Era un pò che non vagavo nel mio topic preferito "l'ultima spiaggia" e devo dire che,passano i decenni ,ma io rimango sempre nel club.

Anni e anni passati cavalcando onde del destino e cavalli di merda han portato al mesto risultato di essere perennemente alla frutta ,al coffe e alla canna del gas.

certo che nemmeno questi se la passano bene...


LA RIVINCITA DI PANERAI - “CHISSÀ SE I MAGISTRATI VORRANNO SENTIRE DALLA VIVA VOCE DI MATTEO ARPE COME MAI IL GIOVANE A.D. DI CAPITALIA HA TENTATO DI VENDERE A COPPOLA LA PICCOLA PARTECIPAZIONE DELLA BANCA NELLA HOLDING DI CONTROLLO DI CLASS EDITORI?”…


1 – ARPE SUONATO DA PANERAI
Paolo Panerai per “Milano Finanza” (estratto da “Orsi e Tori”)

Chissà se i magistrati che hanno spedito in carcere Danilo Coppola vorranno sentire dalla viva voce di Matteo Arpe come mai e in base a quali relazioni il giovane a.d. di Capitalia ha tentato di vendere all'ex furbetto del quartierino la piccola partecipazione della banca nella holding di controllo di Class Editori?


Con inusitato tempismo e incredibile paradosso dopo che su queste pagine ho raccontato due settimane fa che Arpe stava cercando di vendere a Coppola la partecipazione (residuale della quotazione in borsa) di EuroClass, l'ex furbetto del quartierino aveva diramato una dichiarazione, ripresa solo da un quotidiano, secondo cui: 1) non aveva interesse a EuroClass (e ciò non ha potuto che rallegrarci); 2) che in realtà la smentita era perfino superflua visto che a tutti era nota l'inesistenza di rapporti tra lui e Arpe.

Ve lo vedete Coppola che sua sponte fa una dichiarazione in cui (appunto paradossalmente) prende le distanze da Arpe, cercando di diffondere ai quattro venti che con l'a.d. di Capitalia non ha niente a che fare, lui che si è comprato, strapagandola, una casa editrice di quotidiano e settimanale economico per cercare di farsi l'immagine?


Ma queste sono quisquilie. Dovendo civilmente attendere che la giustizia faccia il suo corso non si può tuttavia non constatare che le inchieste de “Il Sole 24 Ore” e di “MF/Milano Finanza” sull'origine inidentificata delle fortune di Coppola erano perfettamente centrate. Così come restano un mistero le motivazioni per le quali la signora Franca Segre e suo figlio Massimo, controllori della Banca intermobiliare (Bim), ma soprattutto professionisti di uomini d'affari del calibro di Carlo De Benedetti, abbiano coltivato, fino a stringerlo a filo doppio, il rapporto con persone come Coppola. Fascino perverso, si direbbe, del denaro grigio o addirittura nero.

Sta di fatto che ora i Segre si trovano sotto inchiesta non tanto per i raggiri da bancarotta e riciclaggio che hanno portato in carcere Coppola, quanto per altri reati come l'insider trading sulla negoziazione dei titoli Ipi, la vecchia immobiliare degli Agnelli, finita all'ex furbetto attraverso Luigi Zunino e oggetto di un rialzo da 7 a 10 euro che destò subito i sospetti della Consob. Chi sa se ora De Benedetti e gli altri personaggi importanti che si servono di Bim decideranno di cambiare professionisti? De Benedetti ha nei confronti della famiglia Segre un obbligo irrinunciabile per vicende molto attinenti alle leggi razziali, ma gli altri? Non è difficile immaginare che la Consob, sotto la guida ferma di Lamberto Cardia, rinuncerà a guardare a fondo dentro le operazion Bim in borsa…

2 - E FIORANI SPIEGA AI GIUDICI GLI AFFARI TRA COPPOLA E ZUNINO
Da “Milano Finanza”
Il rapporto con Danilo Coppola, la sua partecipazione alla scalata ad Antonveneta egli affari dell'immobiliarista romano con Luigi Zuníno: Nel corso dell'incidente probatorio del 29 maggio 2006 l'ex a.d.della Bpi, Gianpiero Fioraní, racconta la sua verità.

FIORANI - «Il rapporto col dottor Coppola è datato da due anni e mezzo, prima del suo ingresso nel capitale di Antonveneta. L'operazione è un'operazione che era stata propiziata da Efibanca per un finanziamento per l'acquisto di un albergo a Roma e da lì è nata poi la conoscenza col dottor Coppola. E l'investimento che il dottor Coppola ha fatto in azioni Bnl, è stato finanziato inizialmente da mezzi e risorse personali e poi supportata successivamente da affidamenti messi a disposizione da altre banche. Si rivolse a noi il dottor Coppola, nel gennaio o febbraio del 2005 per richiedere una linea di credito destinata all'acquisto di azioni, fra le quali anche Bnl, ma non solamente Bnl. L'affidamento, se non ricordo male, fu di 100 milioni di euro e supportato da garanzie sia di quote si società immobiliari, che di quote di partecipazioni in società mobiliari cioè a loro volta, se non ricordo male, le azioni IPI, che erano azioni di un'azienda quotata in borsa da lui appena comprata dal cavalier Zunino».


GIUDICE - «Scusi, fu Zunino a presentarle Coppola?»

FIORANI - «Fu Coppola a presentarmi Zunino nel rapporto di dare /avere. Fra le parti c'era l'opportunità da parte di Coppola a effettuare un pagamento per un acquisto di un immobile effettuato da Zunino. Il pagamento avvenne mediante cessione di un ramo d'azienda, che a sua volta conteneva azioni Antonveneta. Con questa acquisizione, con questo corrispettivo, il cavalier Zunino divenne socio della Antonveneta e anche lui manifestò apertamente l'appoggio al nostro progetto».

PM FUSCO - «Qual era l'esposizione del gruppo Coppola verso Banca popolare italiana?»

FIORANI - «All'inizio dell'operazione, quando si apriva il fronte di affidamento Coppola, erano 100 milioni di euro: Ma non erano affidamenti consistenti per il gruppo Coppola, considerando l'entità patrimoniale e la sua consistenza di beni immobili. Erano affidamenti che orientavano in...»

PM FUSCO - E successivamente, è passato a...»

FIORANI - «Si ampliò per effetto di finanziamenti, non mi ricordo al cifra precisa, per finanziamenti ipotecari destinati...»

PM FUSCO - «E fino a che cifra arrivò?»

FIORANI - «Io mi ricordo fino ai 300 milioni di euro»

PM FUSCO «E qual era l'impegno di Coppola in Antonveneta?»

FIORANI - «Era l'1,70% quindi circa un...»

PM FUSCO - «In termini...»

FIORANI - «Eh, forse 70 o 60/70 milioni di euro».


Dagospia 05 Marzo 2007

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I vertici della sicurezza di Telecom e Pirelli spiavano vip e dipendenti

di GIULIO STRADA MILANO — by il Tempo.it

Spiavano dipendenti Telecom o aspiranti tali, uomini politici, big della finanza: tra questi anche Cesare Geronzi, Calisto Tanzi e il presidente dell'accordo parasociale di Capitalia, Vittorio Ripa di Meana. Ora anche l'ex responsabile della Security della compagnia telefonica, Giuliano Tavaroli, il titolare dell'agenzia d'investigazioni Polis d'Istinto, Emanuele Cipriani, e l'attuale manager Pirelli Pierguido Iezzi sono in carcere, assieme a diversi altri tra poliziotti e militari della Guardia di Finanza, che abusavano del loro ruolo per procurarsi informazioni riservate. Diciotto gli ordini di custodia cautelare in carcere, tre gli arresti domiciliari. È l'ultimo colpo di scena dell'inchiesta milanese che già aveva visto degli arresti nei mesi scorsi, e che lambisce inevitabilmente Marco Tronchetti Provera, dal momento che Tavaroli e la sua attività, per il gip, erano «rimessi al controllo esclusivo del Presidente del gruppo». «Tavaroli - racconta un teste - deve infatti riferirne direttamente al presidente e per tale motivo non può dettagliare le operazioni nella loro natura e dimensioni, in pratica Tavaroli non riferisce a nessuno. Tavaroli ha un budget di spesa da rispettare che, però, nell'anno 2004 è stato ampiamente superato». A che cosa serviva, tra le altre cose, questo budget? A selezionare «il personale da assumere con metodi contrari allo Statuto dei Lavoratori, utilizzando i sistemi interni che consentono di controllare, intercettare, avere informazioni riservate senza essere scoperti». E una volta «bruciato», perché nella bufera per alcuni articoli di stampa, Tavaroli, annota il giudice, «altri prendono il suo posto, assumono i suoi metodi, e si avvalgono degli stessi soggetti cui Tavaroli prima faceva ricorso. Adottando però una precauzione, e cioè quella di bruciare tutti i documenti che possono ricollegare loro e le società a cui appartengono». Non mancano quelli che sono definiti nell'ordinanza i «rapporti pericolosi tra Cipriani e Tavaroli e i Servizi segreti». E per Servizi segreti, nella ricostruzione dei pm Nicola Piacente, Fabio Napoleone e Stefano Civardi, avallata dal giudice in gran parte (quattro richieste di arresti sono state respinte) si deve intendere il numero due del Sismi, Marco Mancini, arrestato e rimesso in libertà nelle settimane scorse nell'inchiesta della Procura di Milano sul sequestro dell'ex imam Abu Omar, nella quale sono indagati anche 26 agenti Cia. «Incredibile» quanto dice Cipriani, per il gip, quando afferma che con Mancini c'è solo «un rapporto di amicizia» e che quando l'ex 007 «passava in zona, lui si recava a incontrarlo presso il casello autostradale per il mero piacere di salutarlo e di mangiare insieme un panino con la cotoletta». A smentirlo «intensi rapporti telefonici tra i due - osserva il giudice - oltre al possesso da parte del terzo "amicone" Tavaroli di documentazione riservata proveniente dai Servizi segreti». A ciò si aggiungono dichiarazioni «precise ed essenziali» di alcune dipendenti dell'agenzia che hanno svelato «la complessa ragnatela costruita dal duo Cipriani-Tavaroli» rivelando anche che le notizie provenivano da un certo "Marco", padrino della figlia di Cipriani, e a lui legato da un rapporto di forte amicizia, tanto quanto Tavaroli». «Lecito allora chiedersi - scrive il gip - quali informazioni riservate potrebbe aver fornito a Cipriani un appartenente ai Servizi di nome "Marco", presumibilmente Mancini, già Capo centro Sismi di Bologna, e quante di tali informazioni potrebbero essere state destinate a quello che era in assoluto il maggior cliente della Polis d'Istinto (alias WCS, alias SRA), e cioè a Tavaroli a nome, e forse per conto dei gruppi Pirelli e Telecom». Tutto questo certo non gratis, dal momento che ai due è contestata un'appropriazione indebita di 20,7 milioni che ha portato in carcere anche un commercialista milanese, Marcello Gualtieri, sospettato di riciclaggio per aver nascosto una quindicina di milioni su conti correnti in Lussemburgo, Svizzera e altri Paesi. Conti già sequestrati dai militari della Guardia di Finanza di Firenze, che hanno curato gli aspetti finanziari dell'indagine stata svolta dai carabinieri di Milano.

giovedì 21 settembre 2006


ESCLUSIVO - OLTRE AL RADAR ESISTEVANO ALTRI SISTEMI DI CONTROLLO PER I TELEFONI FISSI E MOBILI

In Telecom c'era un grande fratellino


di Giacomo Amadori
11/8/2006


Un congegno avvertiva la security se alcuni cellulari venivano intercettati. Le email dei dirigenti erano tutte spiate. E c'era chi modificava i tabulati delle chiamate richiesti dai magistrati



«Radar e i suoi fratelli»: così potrebbe intitolarsi il giallo dell'estate, quello delle intercettazioni non autorizzate sulla rete Telecom. La scoperta del sistema informatico antifrode, attivo dal 1999, che permetteva di frugare senza lasciare tracce nelle banche dati della compagnia telefonica, ha stimolato l'attenzione dei magistrati di mezza Italia, del garante per la privacy e dei dipendenti dell'azienda, che oggi iniziano a denunciare episodi da "grande fratellino". Un domino che sta scuotendo la Telecom e di cui Panorama può raccontare i dettagli, partendo dai retroscena della caduta del primo tassello. Il Radar, appunto.

La valanga è iniziata per una storia di corna. Talmente banale da far pensare a una trappola studiata a tavolino. E anche il nome del protagonista, Bianchi, è così scontato da sembrare inventato. Eppure esiste, vive a Genova. A fine novembre 2005 riceve a casa, in busta anonima, un tabulato che contiene il suo traffico telefonico nei due mesi precedenti e che lo inchioda alle sue scappatelle. La moglie legge il documento e prepara le valigie.

L'uomo si rivolge a un giovane avvocato, Carlo Lodovico Fava, un ventottenne iscritto all'albo da solo un mese. La toga esordisce puntando alto: prepara un ricorso al garante per la privacy, Francesco Pizzetti, per sapere chi abbia spedito a casa del suo cliente ciò che non aveva mai chiesto. Il garante gira il quesito alla Telecom. I cui tecnici scoprono che nessuno aveva mai domandato ai computer aziendali notizie su quell'utenza. Almeno ufficialmente.

Com'era possibile che non fosse rimasta traccia di quella ricerca? È qui che il pasticciaccio brutto della società telefonica si complica. Infatti quando il garante chiede di saperne di più, e ottiene un appuntamento nella sede della Telecom, ai suoi uomini vengono aperte soltanto alcune porte, mentre altre sono tenute ben chiuse. Poco noti sono nomi e cognomi dei protagonisti.

Martedì 23 maggio l'incarico di aprire quelle porte viene affidato a Luigi Cardone, pizzetto curato e accento romano, da molti anni (da prima della nascita del sistema Radar) responsabile della direzione servizi informatici. Una scelta sorprendente. Infatti in quelle stesse ore il pm di Rovigo Manuela Fasolato chiede il rinvio a giudizio (la decisione è stata rimandata dal gip al 2007) per una decina di dirigenti Telecom e Wind impegnati sul mercato del Nord-Est: tra questi c'è Cardone. L'accusa per lui è di omesso controllo in una storia di schede telefoniche che, moltiplicate, potevano gonfiare in maniera fittizia il numero degli abbonati dei due gestori (i clienti, ignari, si trovavano intestati decine di contratti).

Cardone, subito dopo la visita degli esperti inviati dal garante, comunica per iscritto i dettagli della sua collaborazione ai propri capi. Ma quando la sua relazione finisce sulle scrivanie dei piani alti, i dirigenti quasi cadono dalle sedie. Il motivo? Nella sua nota Cardone elenca i sistemi che ha mostrato al garante e quelli che gli ha tenuto nascosti. Fra le piattaforme non dichiarate, quella che colpisce di più i manager è il sistema Radar, di cui nei corridoi dell'azienda si parlava da tempo quasi come di una leggenda metropolitana. Ma che ora assume contorni concreti.

Ma nel rapporto di Cardone sono citati con sigla e funzione altri tre sistemi fantasma. Due programmi vengono utilizzati per archiviare le bollette dei clienti di cellulari e telefoni fissi con i dettagli del traffico (in pratica l'elenco delle chiamate effettuate e non di quelle ricevute). Sono accessibili per il servizio clienti e quindi più vulnerabili e appetibili per le agenzie investigative a caccia di informazioni riservate, magari per risolvere storie di tradimenti come quella di Genova. Un terzo software è il gemello del Radar, da applicare, però, alla telefonia fissa.

Perché queste tre piattaforme non fossero considerate in regola con le norme che tutelano la privacy non è ancora chiaro neppure dentro la Telecom, visto che l'inchiesta interna si è arrestata allo studio del Radar e dei suoi segreti. Infatti, dopo la visita dei finanzieri inviati da Pizzetti, i dirigenti ordinarono all'internal auditing (l'ispettorato aziendale) di esaminare nei particolari questo oggetto misterioso.

Cardone viene informato di questa decisione e consiglia agli investigatori, tra cui il capo dell'auditing, Armando Focaroli, "accortezza" e "controllo". In più propone di affidare il penetration test, una tac digitale che permette di entrare nel cuore del programma, al proprio ufficio.

La dirigenza, da Gustavo Bracco, responsabile della security e del personale, ad Aldo Cappuccio, condirettore del servizio legale, si stupisce della richiesta e intensifica l'indagine. Scoprendo che il Radar negli anni ha subito modifiche e che, dall'estate 2005, può anche lasciare traccia a livello locale di eventuali intrusioni, ma solo se chi interroga il sistema lo desidera.

È quasi un paradosso: in pratica si chiede al ladro se intenda lasciare le proprie impronte sulla porta della cassaforte. L'aggiornamento del Radar avviene poche settimane dopo la pubblicazione sui giornali delle prime notizie sulle indagini della procura di Milano riguardanti le falle nei database Telecom.

In quegli stessi giorni spariscono dall'elenco degli accessi abilitati al Radar molti nomi e ne restano solo una quarantina, fra sigle e utenti. Tra gli accessi che vengono cancellati c'è quello di Adamo Bove, l'ex funzionario della società telefonica morto suicida a Napoli il 21 luglio. Perché?

Il giudizio finale dell'auditing è che l'archivio del Radar è facilmente accessibile e modificabile. I tabulati estratti dal suo database possono essere manipolati, ovvero si possono cancellare chiamate in entrata e in uscita. Una funzione che ha scarso interesse nelle banche dati commerciali, ma può risultare pericolosa nel Sag, il Servizio autorità giudiziaria, l'ufficio che spalanca ai magistrati l'archivio dei tabulati.

Questa possibilità di "ritocco" sembra poter aprire un altro fronte caldo in Telecom. Secondo quanto risulta a Panorama, la procura di Palermo si sarebbe insospettita incrociando i tabulati di traffico di alcune persone sotto inchiesta. I magistrati a-vrebbero notato che, secondo quei documenti, alcuni utenti parlavano al cellulare con altri che, ufficialmente, in quei minuti non erano impegnati in conversazione. Misteri della tecnologia.

E a proposito di Servizio autorità giudiziaria, recentemente alcuni dirigenti avrebbero parlato in azienda di un vecchio trucco antiintercettazioni pensato e realizzato dall'ufficio sicurezza. In passato qualche responsabile avrebbe marcato i cellulari utilizzati dai vertici della multinazionale e dagli amici, come alcuni investigatori privati: se un magistrato avesse tentato di metterli sotto controllo, il computer del Sag avrebbe inviato in tempo reale un messaggio a un uomo della security.

Se i telefoni in Telecom piangono, di certo non ride la posta elettronica. Come testimonia l'intervista pubblicata qui sopra, Umberto Rampa, ex responsabile della rete intranet, parla di intromissioni nelle caselle postali dei dipendenti e in particolare degli ex dirigenti, allo scopo, afferma, di controllare eventuali fughe di notizie.

Le richieste non si limitavano al controspionaggio. Inoltre i controlli di sicurezza su quelle delicate banche dati per un periodo vennero affidati a una società esterna, la torinese Mediaservice di Raoul Chiesa, arrestato e condannato nel 1995 a un anno e otto mesi con la condizionale per alcuni reati di pirateria informatica. Chiesa successivamente venne accusato da alcuni tecnici dell'azienda di aver "bucato" e messo in internet un gran numero di computer contenenti notizie delicate.

Insomma, in Telecom sino a pochi mesi fa, la protezione dei dati personali era affidata a una persona con una condanna alle spalle. Con buona pace del garante.
Le «originali» richieste della sicurezza

Parla Umberto Rampa, tra il 2001 e il 2002 responsabile della rete interna di Telecom

Umberto Rampa, 45 anni, studi di fisica alle spalle, lavora oggi all'Aci informatica, ma tra il 2001 e il 2002 era il responsabile della rete aziendale (intranet) della Telecom. Rampa controllava una miniera di informazioni delicate, visto che gestiva le email di circa 150 mila dipendenti. Recentemente ha testimoniato a Milano in una causa civile di risarcimento danni, denunciando alcune anomalie nella gestione della posta elettronica della multinazionale telefonica.

Lei controllava la posta dei dipendenti?
In teoria no, ma a volte ci chiedevano dei controlli particolari. In alcuni casi esibendo un decreto della magistratura, in altri solo con richieste verbali.

E chi le faceva? Nella sua testimonianza lei ha citato Pierguido Iezzi, l'uomo che curava la sicurezza per l'ufficio information technology, oggi responsabile della security Pirelli...
Ci interrogava per capire alcune cose che accadevano dentro all'azienda e noi facevamo di tutto per non obbedire...

Che cosa domandava?
Ad alcuni dei miei ragazzi vennero chiesti accertamenti sulla email di ex dirigenti Telecom per sondare se ci fossero state delle fughe di notizie, per capire con chi avessero rapporti epistolari.

Richieste di questo tipo erano normali in Telecom?
Lo sono diventate dopo il 2001, con l'avvento degli uomini Pirelli: in quei mesi la sicurezza Telecom rispondeva ufficialmente a Luciano Gallo Modena, ma il vero capo era Giuliano Tavaroli, all'epoca responsabile dell'ufficio omologo in Pirelli.

Come si muovevano gli ex Pirelli?
Avevano un modo originale di operare. Per gli accertamenti nei nostri data center si appoggiavano a un gruppo di hacker: i tecnici della Mediaservice di Raoul Chiesa, un consulente Pirelli.

Ricorda qualche problema in particolare?
In un caso misero le mani dappertutto e ci crearono un po' di grattacapi: cercarono di smontare gli hard disk di macchine in esercizio. Non venivano per proteggere le strutture, ma per fare controlli.

Chiedevano di leggere le email private dei dipendenti?
Anche se non l'hanno mai denunciato, credo che questo tipo di richieste arrivasse ad alcuni dei miei tecnici. Ed era difficile dire no.

Il dirigente aveva libero accesso al centro per le utenze intercettate
Tavaroli lascia l'azienda: è indagato per associazione a delinquere
Politici e imprenditori spiati

Dimesso l'ex capo sicurezza Telecom

di CARLO BONINI
http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni


Giuliano Tavaroli, già responsabile della sicurezza della Telecom

ROMA - L'indagine della Procura di Milano sull'attività di schedatura illegale dell'intera classe dirigente del Paese (decine di migliaia di file sul conto di manager, uomini politici, imprenditori) arriva al cuore di Telecom Italia. E l'uomo che di questa indagine è il fulcro, Giuliano Tavaroli, rassegna le proprie irrevocabili dimissioni dal gruppo. Già responsabile della sicurezza aziendale e di quella personale del suo presidente Marco Tronchetti Provera, Giuliano Tavaroli è oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione di informazioni coperte dalla privacy. Un reato più grave di quello per il quale, 12 mesi fa, era stato iscritto una prima volta nel registro degli indagati della Procura di Milano (concorso in appropriazione indebita).

L'accusa gli viene contestata in ragione del lavoro che in questi anni ha svolto per la più grande azienda telefonica del Paese. Dunque, del libero accesso che ha avuto, in qualità di direttore della struttura, al "Cnag", il centro di ascolto Telecom sulle utenze intercettate per ordine dell'autorità giudiziaria. Del suo rapporto diretto con la "Polis d'Istinto" di Emanuele Cipriani, società di investigazioni private cui la Telecom ha appaltato negli ultimi anni attività di indagine e sicurezza per almeno 14 milioni di euro, cui la Telecom deve ancora del denaro e che, si è scoperto ora, custodiva in un dvd un archivio clandestino: decine di migliaia di file per altrettanti dossier raccolti illegalmente. Un materiale immenso, che la Procura di Milano ha appena cominciato a riversare su carta e che, al momento, somma 35 mila fogli.

Il Presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, ha voluto Tavaroli al suo fianco fino alla fine. Lo aveva formalmente parcheggiato da qualche tempo in "Pirelli", in un angolo poco esposto. A far nulla, ufficialmente. Se non attendere di vedere quale verso avrebbe preso l'inchiesta e, soprattutto, che ne sarebbe stato degli accertamenti sulla "Polis d'Istinto" di Emanuele Cipriani, porta d'accesso a Telecom. In realtà, Tavaroli conservava il suo ufficio in piazza degli Affari, continuava a intervenire sui temi della security nei corsi di formazione dei dirigenti. Sapeva di non dovere spiegazioni e di poter dunque ancora rispondere con un'alzata di spalle e più di un'omissione alle domande di qualche ficcanaso.

È storia del marzo scorso. Sono i giorni dello svelamento dell'attività di spionaggio in danno di Piero Marrazzo, candidato dell'Unione alle elezioni regionali del Lazio, e di Giovanna Melandri (oggi ministro). Il nome di Emanuele Cipriani e della sua "Polis d'Istinto" fiorisce negli atti di quell'inchiesta e il "Sole 24 Ore" (21 marzo) decide di bussare alla porta dell'amico più importante di Cipriani. Tavaroli, appunto. "Non mi occupo più di questioni legate alla sicurezza - dice lui - perché purtroppo, da quasi un anno, sono fuori da Telecom e mi occupo di pneumatici in Romania". "Sono stupito dal modo in cui si fa giornalismo in Italia - ammonisce - E non capisco perché il "Sole 24 ore", che sin qui si è distinto per non essersi occupato della vicenda "Polis d'Istinto", non continui a non occuparsene vista la banalità del soggetto".

Di banale non c'è proprio nulla nella storia e nelle attività della "Polis d'Istinto", nei rapporti della società con Telecom Italia e nel legame tra Emanuele Cipriani e Giuliano Tavaroli. Perché in quei giorni di marzo, non c'è un solo protagonista di questa storia che non sappia cosa bolle in pentola. La Procura di Milano ne ha la prova quando sequestra in casa di un collaboratore di Cipriani un dvd protetto da una password, che Cipriani offre volontariamente ai pubblici ministeri che lo interrogano. Ne salta fuori l'archivio dell'intera attività di intelligence clandestina che Cipriani ha svolto con la sua "Polis d'Istinto" e con almeno altre due società di investigazione privata con sede all'estero. Una miniera di nomi e di file di cui si è detto. Un pozzo senza fondo di informazioni sensibili (personali e patrimoniali) attinte da banche dati che dovrebbero custodire la segretezza della vita privata e di relazione di ciascun cittadino (le persone con cui si parla al telefono, con cui si fanno affari, cui si è legati da rapporti di amicizia o frequentazione).

L'investigatore privato viene interrogato tre volte e per tre volte i suoi verbali vengono secretati. Quali risposte dia alle contestazioni specifiche dei pubblici ministeri sul contenuto del suo mastodontico archivio non è dunque dato sapere. Ma se ne conosce la sostanza. Cipriani indica il committente di quel lavoro: Telecom Italia. Fa il nome del suo referente in quell'azienda: Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza aziendale. I pubblici ministeri informano l'investigatore che il reato per cui procedono nei suoi confronti si fa più grave: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione di notizie coperte dalla privacy. Che l'indagine penale conoscerà un'ulteriore proroga di sei mesi. E non è una buona notizia né per Cipriani, né per Tavaroli né per gli altri sospettati del reato di associazione a delinquere di cui oggi non si conosce l'identità ma sui cui nomi i due amici potrebbero avere qualche idea.

In Telecom sono giorni terribili. Ma, forse, non soltanto lì. L'inevitabile e definitivo addio di Giuliano Tavaroli, la disponibilità di Cipriani a rispondere alle domande dei pubblici ministeri di Milano, si incastrano se non altro cronologicamente con il destino di un terzo uomo, che ai primi due è legato da vincoli di antica amicizia e frequentazione. Il 15 maggio, mentre il governo Berlusconi sta chiudendo gli scatoloni a Palazzo Chigi, il direttore del controspionaggio del Sismi, Marco Mancini, accompagnato dal suo direttore Nicolò Pollari, ha un colloquio con il sottosegretario Gianni Letta. Quando ne esce, comunica un periodo di congedo di 30 giorni per ragioni di salute. Raccontano di una discussione difficile. Di una richiesta rivolta a Mancini e da Mancini rifiutata di abbandonare la direzione del controspionaggio. Perché? C'entra forse qualcosa il precipizio che si è aperto di fronte a Cipriani e Tavaroli? C'entrano qualcosa le relazioni d'ufficio che l'intelligence politico-militare aveva con Tavaroli in qualità di direttore del "Cnag"? O, ancora, c'entra qualcosa il rapporto simbiotico che Mancini aveva con Tavaroli (negli anni '80, i due hanno cominciato la loro carriera nel nucleo anticrimine dei carabinieri di Milano, dove venivano chiamati "i gemelli")?

Il tempo aiuterà forse a sciogliere queste domande. Intanto, una circostanza può essere annotata. Nel luglio del 2005, quando già da due mesi la Procura di Milano indagava sul suo conto, un ordine di servizio Telecom incaricava Giuliano Tavaroli di "responsabile della gestione e prevenzione delle eventuali crisi collegate ai rischi di terrorismo internazionale".

(26 maggio 2006)

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posted 27 July 2006 22:47     Click Here to See the Profile for mestopio       Reply w/Quote



BOVE ERA SICURO DI ESSERE PEDINATO: “UNA VOLTA AFFRONTO’ CHI LO SEGUIVA” - AL PM BOVE AVEVA MANIFESTATO IL SOSPETTO, CHE IN UNA BRECCIA DEL SISTEMA DI SICUREZZA TELECOM, SI FOSSERO INSINUATI 007 DI STATO E PRIVATI (TRAFFICO DI TABULATI)…

Dario Del Porto e Elsa Vinci per la Repubblica


Gli stavano dietro da un po´ di giorni, così una volta Adamo Bove decise di prenderli di petto. Lui, ex poliziotto che aveva dato la caccia ai latitanti, si ritrovava seguito da persone che sembravano dilettanti, più che professionisti. Alla prima occasione, il manager volle provare a scoprire chi lo seguiva. All´improvviso si rivolse a uno dei misteriosi individui che, ne era convinto, lo stava pedinando. Ma quello gli rispose in inglese, mostrando (o fingendo) di non aver capito la domanda e di non conoscere la nostra lingua. Un altro tassello che si aggiunge al giallo del suicidio del dirigente per la sicurezza Telecom, lanciatosi venerdì scorso da un cavalcavia della Tangenziale di Napoli.


Ieri il pm Giancarlo Novelli ha sentito come testimoni il fratello gemello di Bove, Guglielmo, capo dell´ufficio legale di Telecom, e il padre, Vincenzo, maresciallo dei carabinieri in pensione. All´audizione hanno preso parte anche il procuratore aggiunto Giuseppe Maddalena e il pm Mario Canale, che da ieri affianca Novelli nella titolarità del fascicolo aperto contro ignoti con l´ipotesi di istigazione al suicidio. Verifiche sono in corso sul "palmare" della vittima e sui due telefoni cellulari, nei prossimi giorni saranno anche comunicati i risultati dell´autopsia. I magistrati stanno valutando se sentire altri testi fra i colleghi e i superiori di Bove.

Il lavoro della Procura di Napoli prosegue in stretto coordinamento con i magistrati di Milano e di Roma. Nel capoluogo lombardo sono aperte le indagini sul sequestro dell´imam Abu Omar, alle quali Bove aveva fornito una collaborazione ritenuta determinante dagli inquirenti, e sulle intercettazioni illegali. Al pm di Roma Pietro Saviotti, invece, Bove aveva manifestato il sospetto, che in una breccia del sistema di sicurezza Telecom, si fossero insinuati 007 di Stato e privati e che ci fosse un traffico di tabulati telefonici. Ed è proprio sui servizi segreti che vira l´inchiesta romana. Non a caso sono stretti in questi giorni i rapporti con i pm della Procura di Milano che si occupano del caso Abu Omar e delle intercettazioni illegali.


Bove aveva ipotizzato che alcuni registri sul traffico telefonico fossero finiti illecitamente nelle mani di spioni. Notizie su infedeltà coniugali, spionaggio industriale. Informazioni riservate che, secondo chi indaga, non sarebbero uscite dall´ufficio security, di cui proprio Bove era responsabile. Il manager aveva effettuato una serie di accertamenti, poi quando aveva scoperto il traffico di tabulati era andato a parlarne con il pm Saviotti. Due volte. Aveva paura, perché anche a Roma aveva denunciato sospetti su illeciti commessi da 007 privati o di Stato. La polizia postale sta esaminando memorie on line e documenti sequestrati nei suoi uffici e nelle sue abitazioni a Roma, Milano, Napoli, subito dopo il suicidio. La Procura della capitale, che per ora procede per violazione della privacy, pare si prepari a ipotizzare un reato di tipo associativo. Decisivo in questo senso l´esame del materiale sequestrato.

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posted 24 July 2006 16:15