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| Author | Topic: the ultimate beach? |
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Corona: Vallettopoli mi ha arricchito. Ho contratti per un milione e mezzo.
«Il marchio Corona’s — spiega — sarà sfruttato su indumenti intimi, occhiali, caschi, abbigliamento, linee per i bambini, oggetti in pelle, gioielli, calze, portacellulari e cartoleria. Praticamente tutto». In cambio, Corona assicura di aver ricevuto da chi ha acquistato i diritti «un minimo garantito che supera il milione di euro l’anno più il 10% di royalties». A gestire questo nuovo giro d’affari sarà Marco Bonato: «È il mio braccio destro ed è imputato con me. Si è fatto 68 giorni di arresti domiciliari». Corona non sta un attimo fermo. Dopo la revoca degli arresti domiciliari la scorsa settimana è stato tutto un saltare da un capo all’altro di Milano e dell’Italia. «Ma il primo giorno di lavoro, vero, è stato lunedì». Cosa ha fatto? «Ho tenuto la prima riunione in ufficio con i venditori per la distribuzione dei servizi ai giornali. Ne abbiamo ridistribuiti 25», dice elencando le singole testate, tutti settimanali di gossip. Corona è uno che guarda sempre al bicchiere mezzo pieno, mai a quello mezzo vuoto. Il 50 per cento dei suoi collaboratori ha lasciato l’agenzia durante i duri giorni della reclusione: «Temevano di non venire pagati, ma è servito perché molte persone che non andavano bene con contratti di assunzione alti se ne sono andate e quindi abbiamo abbassato i costi». Ormai è indiscutibilmente diventato un personaggio, nel bene e nel male. E la cosa stupisce anche lui, che pure sa come vanno queste cose. Passerà l’estate in discoteca, non solo per piacere. C’è chi è pronto, «e c’è già la fila», a pagare 12mila euro per vederlo in pista durante una serata. Per strada firma autografi, anche se c’è chi lo critica apertamente. «Prima ero il marito di Nina Moric, ora sono io, Fabrizio Corona. La gente mi chiama, mi ama e mi adora», ripete da qualche giorno. È diventato perfino un fumetto della rivista di satira-gossip «Vipering» che debutterà nei prossimi giorni online. E chi altri avrebbe potuto aver fiducia in lui, quale nuovo vip, se non Lele Mora, il guru di star e starlette coinvolto anche lui in Vallettopoli? «Oggi — rivela Corona — sono entrato nella sua scuderia, faccio parte dei suoi artisti». Avete firmato un contratto? «Ma no, tra noi basta la parola». Amicizia e fiducia riaffermate più volte da entrambi. È stato lo stesso Mora a prestargli una «Porsche bianca» che però non può guidare (gli è stata ritirata la patente per eccesso di velocità poco prima dell’arresto). Al volante c’è un nuovo ragazzo: «È il mio assistente tuttofare. L’ho preso dopo che mi ha scritto cinque lettere al giorno mentre ero in carcere». Corona si fa serio: «La verità è che io sono il prodotto di questa Italia. L’Italia vuole questo. Se la gente, i vip presunti o veri, non avessero qualcosa da nascondere, il mio lavoro non avrebbe senso. Non tocca a me decidere ciò che è etico e ciò che non lo è. Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c...». |
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«Nei privé c'è la fila per sniffare» «Ho visto un sacco di persone prendere droga. Qualche nome? Francesca Lodo, Alessia Fabiani, Fernanda Lessa...» MILANO — Pietro Tavallini, nato a Torino 25 anni fa, abita a Milano e attualmente lavora a Londra, dove cura le pubbliche relazioni per uno stilista. È lui la gola profonda che ha consentito al pubblico ministero Frank Di Maio di indagare sulla cessione di droga all'interno dei locali milanesi alla moda. Quelli delle veline, delle letterine, dei giocatori di calcio. Starlette e cocaina Il racconto di Tavallini: ho visto un sacco di persone prendere droga. C'è chi la regala
pm: «Chi gliela regala all'interno dell'Hollywood?». Lele Mora e Alessia Fabiani (Fotogramma) T: «(...)In questi locali ci sono sempre i tavoli fissi con le stesse persone fondamentalmente sempre lì (...) All'Hollywood, la domenica c'è la serata organizzata da Lele Mora. Tutto il privé è pieno. «Lele è antidroga, ma...» pm: «Va beh, insomma, un po' di confusione. Senta, e sempre con riferimento all'Hollywood, che lei sappia perché ne ha conoscenza diretta o perché qualcuno glielo ha chiesto, e poi mi dice chi, Mora sa di questa consuetudine?» A un certo punto l'interrogatorio si concentra su di un altro locale, il «The Club» di Milano. Tavallini racconta al pm Frank Di Maio di Walter Agostoni: sarebbe proprio quest'ultimo a cedere la cocaina nel locale. «Walter ha sempre un tavolo — mette a verbale Tavallini — ha dei contatti con delle agenzie di modelle, di moda, e quindi va sempre lì con una marea di modelle. Lui organizza e il The Club gli tiene sempre un tavolo, uno o due tavoli». |
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E anche Fabrizio Corona scese in politica... da affariitaliani Mercoledí 13.06.2007 17:24 E alla fine anche Fabrizio Corona scese in politica. Oltre all'impegno per riconquistare Nina Moric, al talk-show in cui vuole intervistare i personaggi in stile David Letterman e al libro-denuncia 'Corona non perdona', in cui racconta le sue verità prima del processo spettacolo in cui vuole vedere sfilare tutti i vip coinvolti nell’inchiesta lancia il suo programma politico. Così scenderà in campo canali.libero.it/affaritaliani/corona1306.html |
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Coppola in barella in tribunale Difensori immobiliarista: deperimento psico- fisico (ANSA)-ROMA, 21 MAG- E' arrivato in barella in tribunale l'immobiliarista Danilo Coppola, arrestato il primo marzo nell'inchiesta su un crack da 130 milioni di euro. E lo stato di salute, come hanno sostenuto i difensori, e in particolare il 'suo deperimento psico-fisico', e' al centro della nuova richiesta di scarcerazione dell'immobiliarista discussa dal tribunale del riesame. Coppola avrebbe perso gia' 14 chilogrammi. Al vaglio anche l'istanza per la richiesta di revoca dei domiciliari. ++++++++ Coppola in barella all'udienza del riesame (Fonte L'Unione Sarda) Barba lunga, viso pallido, Danilo Coppola è entrato nell'aula del collegio presieduto dal dottor Asaro. La madre dell'immobiliarista ha avuto una crisi di pianto quando ha visto il figlio arrivare in barella. L'immobiliarista Danilo Coppola, arrestato il primo marzo scorso nell'ambito dell'inchiesta su un crack da 130 milioni di euro, è arrivato oggi in barella a Piazzale Clodio per prendere parte all'udienza del tribunale del riesame dedicata alla all'esame dell'istanza con la quale chiede la scarcerazione. Barba lunga, viso pallido, Danilo Coppola è entrato nell'aula del collegio presieduto dal dottor Asaro. La madre dell'immobiliarista ha avuto una crisi di pianto quando ha visto il figlio arrivare in barella. L'istanza presentata da Coppola, tramite il suo difensore Bruno Assuma, prende spunto dal rigetto di un'analoga richiesta di scarcerazione, o in subordine di concessione degli arresti domiciliari, da parte del Gip Maurizio Caivano. Al vaglio del tribunale del riesame, sempre oggi, c'è anche l'istanza per la richiesta di revoca degli arresti domiciliari dell'avvocato Paolo Colosimo, storico legale del gruppo ed ultimo destinatario di misure cautelari da parte della Magistratura romana. I LEGALI. Lo stato di salute di Danilo Coppola, in particolare, come hanno sostenuto i suoi difensori Bruno Assumma e Antonio Fiorella, il "suo deperimento psico-fisico che si sta avvicinando alla soglia dell'irreversibilità", è al centro della nuova richiesta di scarcerazione dell' immobiliarista discussa oggi dal tribunale del riesame. I giudici presieduti da Carmelo Asaro si sono riservati la decisione. Le precedenti istanze erano state respinte sulla base di esigenze cautelari rappresentate dal pericolo di inquinamento delle prove come emerso, avevano sottolineato i magistrati, dal contenuto di alcune intercettazioni ambientali in carcere. Durante l'udienza di oggi, i difensori di Coppola hanno insistito sulla richiesta di remissione in libertà del loro assistito, o in subordine la concessione degli arresti domiciliari, alla luce non solo del suo stato di salute, l' immobiliarista ha perso 14 chilogrammi dal giorno del suo arresto, ma anche sulla presunta illegittimità delle intercettazioni ambientali. "La difesa - hanno detto Assumma e Fiorella - ha sostenuto che nell'attuale sistema processuale italiano la tutela della salute prevale sulle esigenze cautelari e che le intercettazioni a Regina Coeli sono state eseguite senza l'autorizzazione del giudice. Quindi sono processualmente inutilizzabili". Sulla richiesta di scarcerazione i pm romani hanno espresso parere negativo. |
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La Lessa si allena a fare la mamma Fernanda racconta favole ai bambini Toglie gli abiti da modella e indossa quelli di volontaria. Come mostra Visto, Fernanda Lessa, al quarto mese di gravidanza, si allena tra pannolini, pappe e giochi in un asilo nido di Milano. E pare raccontare favole molto bene. Quando si siede a terra e con una marionetta comincia a narrare una storiella riesce a calamitare l'attenzione di tutti i piccolini. Così dimentica la bufera dell'inchiesta sui foto-ricatti. Maglia a strisce nere e rosa, con fiocco sul seno e morbida sulla pancia, jeans comodi e piedi nudi, Fernanda si prepara a fare la mamma curando i piccoli dell’Associazione Sogni di bimbo, che accoglie per tutta la giornata bimbi i cui genitori lavorano. E pare cavarsela molto bene. La Lessa dimentica il capitolo giudiziario dell’inchiesta che ha coinvolto molti vip raccontando favole. "Ho chiarito la mia posizione ai magistrati. Non sono una che si piega ai compromessi. O che va a letto con uno per far carriera: faccio l’amore solo con chi mi va. Gratis… Ora basta pensiamo ai bambini…", dice. "Io adoro i bambini – continua la Lessa – Sono ormai al quarto mese e il piccolo nascerà a settembre. E sono felice, felice come non mai. Anche perché credo che sia successo tutto nella maniera giusta, nel momento giusto e soprattutto con l’uomo giusto". L’uomo giusto di Fernanda è Davide Di Leo, 32 anni, detto Boosta, tastierista dei Subsonica. Non sa ancora il sesso del nascituro e, forse, non lo vuole nemmeno sapere. Sicuramente non lo dirà: "Non credo che cambierebbe nulla, in un caso o nell’altro. Comunque non vedo l’ora di far conoscenza con mio figlio – racconta Fernanda – Sto pensando di cambiare casa. Quella dove vivo ora va bene per una single incallita, ma ora voglio una stanza grande tutta per il mio piccolo. Una camera dalle pareti colorate e piena di giocattoli". |
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DANILO COPPOLA HA TENTATO IL SUICIDIO SI È TAGLIATO LE VENE NELLA SUA CELLA NEL CARCERE DI REGINA COELI TAGLIO CON UN VETRO AL BRACCIO Da Repubblica.it - L'immobiliarista romano Danilo Coppola ha tentato il suicidio. Venerdì scorso, secondo quanto si è appreso, si è tagliato le vene nella sua cella nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto dal primo marzo scorso per il crack da 130 milioni di euro del suo gruppo. Da Corriere.it L'immobiliarista romano Danilo Coppola ha tentato il suicidio. Venerdì scorso ha tentato di tagliarsi le vene nella sua cella nel carcere di Regina Coeli dove è detenuto dal primo marzo scorso per il crack da 130 milioni di euro del suo gruppo.
Sabato scorso Coppola, in carcere per associazione per delinquere, bancarotta, falso in atto pubblico, aggiotaggio e falso in bilancio, ha ricevuto infatti la visita dei suoi legali i quali stanno predisponendo una serie di iniziative per superare le conseguenze legate al crack delle società a lui collegate. In particolare, sono in corso una serie di attività per saldare il cumulo di debiti e per questo gli avvocati dell'immobiliarista hanno deciso di farsi affiancare da un commercialista. Sulla dinamica di queste attività gli stessi legali hanno già parlato con i pm Giuseppe Cascini, Rodolfo Sabelli e Lucia Lotti, titolari del fascicolo processuale. Nella vicenda giudiziaria sono coinvolte altre sette persone, tra collaboratori e prestanome di Coppola, tutte raggiunte da ordinanze di custodia cautelare, ad eccezione di Andrea Raccis, attualmente irreperibile. DIFESA COPPOLA SU TENTATO SUICIDIO: SOLO UN MOMENTO DI SCONFORTO ORMAI SUPERATO… LA PARABOLA DI DANILO COPPOLA, L'IMMOBILIARISTA CHE VOLEVA FARE IL FINANZIERE Finisce in manette l’avventura di Danilo Coppola nel cuore della finanza italiana. L’immobiliarista, protagonista delle scalate Antonveneta e Bnl e arrivato a sfiorare il 5% in Mediobanca, è stato arrestato oggi dal Nucleo speciale Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma con l’accusa di bancarotta, riciclaggio e altri reati. A disporre l’arresto, di fronte a un ’buco’ che sarebbe di 130 mln di euro, il gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano. Nel corso dell’operazione, a testimonianza dello spazio che si era ritagliato nel panorama finanziario italiano, sono stati sequestrati titoli per un totale di 70 mln di euro. Una parabola, quella di Coppola, che dopo diversi momenti di gloria apparente era già da mesi in una fase discendente. I primi seri ’guai’ giudiziari arrivavano, infatti, con le indagini aperte dopo l’assalto ad Antoveneta da parte di Bpi e del tentativo di scalata a Rcs di Stefano Ricucci. In particolare Coppola, secondo la Procura di Milano, faceva parte dei cosiddetti ’concertistì, ossia degli alleati occulti di Fiorani e della sua Banca Popolare Italiana nella torbida scalata della banca padovana. Ma anche la Procura di Roma, da tempo, aveva messo nel mirino l’attività e il patrimonio dell’immobiliarista, gestito attraverso una complicatissima rete societaria fatta soprattutto di scatole cinesi. La mappa delle società riconducibili a Coppola è infatti piuttosto fitta. Al vertice della catena di controllo di sono tre fiduciarie lussemburghesi, Keope, Sfinge e Tikal Plaza. La società capogruppo in Italia si chiama Pacop, amministrata dalla cognata, Lucia Necci, cui si accompagnano tre S.p.a., Gruppo Coppola, Tikal e Ipi.
Un impero che Coppola voleva nobilitare attraverso partecipazioni finanziarie prestigiose e lo sbarco in grande stile nel mondo dell’editoria, con l’acquisto del quotidiano ’Finanza e Mercati’. L’immobiliarista era salito alla ribalta durante lo scontro per il controllo della Bnl fra il Patto di Sindacato che vedeva schierati Bbva, Della Valle e Generali e il Contropatto guidato da Francesco Gaetano Caltagirone e che, oltre allo stesso Coppola, riuniva altri soci fra cui i ’colleghì Stefano Ricucci e Francesco Statuto. Il legame di Coppola con la Bnl risaliva però a due anni prima, quando il suo nome, fino ad allora conosciuto soprattutto in ambienti romani, con l’acquisto del 3% della banca romana entrava di diritto nel circolo sempre meno ristretto della finanza che conta. L’ingresso nel capitale della banca di Via Veneto è datato settembre 2003. Una presenza, la sua, da subito ingombrante. L’immobiliarista chiedeva immediatamente un posto in cda, provocando uno scambio polemico con il management dell’istituto di credito. Coppola metteva da subito in chiaro che voleva ’contarè e che, da allora, non avrebbe più smesso di far parlare di sè. Accostato da sempre all’altro ’furbetto del quartierino’ Stefano Ricucci, l’immobiliarista ne aveva preso le distanze quando il vento era iniziato a cambiare, stigmatizzando pubblicamente il tentativo di scalata al Corriere della Sera dell’amico-rivale. Coppola continuava a tirare dritto per la sua strada. Ogni suo sforzo pubblico era teso, infatti, a ’ripulire la sua immagine da un passato spesso poco chiaro. In questa ottica, arrivavano l’acquisto del 5% di Mediobanca e una serie di ’colpì nel settore immobiliare che lo portavano fino all’acquisto di Ipi dal gruppo Zunino.
Consistente anche l’attività nel settore alberghiero. Nel settore, una acquisizione dietro l’altra, con il fiore all’occhiello del Daniel’s di via Frattina, a due passi da Piazza di Spagna, dove ’scendonò spesso modelle e stilisti di passaggio nella Capitale. Altra passione, nella vita nel complesso abbastanza riservata di Coppola, è la barca. Con il suo 27 metri che, nelle caldi estate sarde, si concedeva brevi parentesi mondane.
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LELE MORA: FABRIZIO, IL MIO UOMO… A cura di Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi per “Il Giornale” Intercettazione 21.10.2006. Lele Mora parla inizialmente con Valeria Marini e quindi, inizia una nuova conversazione tra lo stesso Lele Mora (M) e Lucio Barresi (B) responsabile delle relazioni esterne del casinò di Campione d'Italia, che mercanteggia foto a sfondo sessuale di Adriano. B: «Barresi» B: «Ho chiamato Corona». B: «Perché ho in mano delle fotografie inequivocabili di Adriano in un festino con donne mezze nude, lui a torso nudo... fotografate dentro in una casa. Cosa gli posso chiedere a Corona?». B: «E allora dimmi tu da chi devo andare?». B: «Eh Mora, so... che il tuo uomo è Corona... e ho chiamato lui». B: «Oh hai visto che ho chiamato subito il maestro o no?». B: «Io non gliele do finchè non dà la grana... quindi...». B: «Posizioni... donne mezze (in-comprensibile) inequivocabile». Altra conversazione, poco dopo: M: «Mi dica Barresi». M: «Chi te le ha date a te?» M: «Ma ce le hai già in mano?». M: «Bene». M: «Buono». M: «Ok,va bene». M: «Ciao». Le foto vengono poi ritirate, ma non vanno bene. Mora (M) e Corona (C) al telefono: M: «Sì?» M: «Perché?» M: «Pensa te, fatti dare indietro i soldi, fatti dare indietro i sol-di!». M: «Ho capito». M: «Ciao amore». |
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Speciale Puttanopoli by dagostino PUTTANOPOLI/1 – VITA DA CORONA: “SÌ ROVINO LA VITA E SONO UN PEZZO DI MERDA” – NINA: SEI ANCORA L’AMANTE DI LELE - LE SNIFFATE DI ALESSIA FABIANI E FERNANDA LESSA – “SE SI VUOLE SCOPARE L'AIDA PAGA 5000 EURO” - MASTELLA: NON SE SO POTENZA PUÒ INDAGARE…
C: «Sono a cena con Fullin che domani ti dà 100mila euro a te, e dopo vado a fare una cosa schifosa perché me ne frego il c.... Vado a ritirare le foto di uno che pago 20mila. Oggi ho recuperato 20mila non so neanche come.... le rivendo a 100 e ne guadagno 80». C: «Le foto di un calciatore e allora?». C: «Con le troie e allora?». C: «Un giocatore famosissimo. Basta, non ti posso dire. Torno stasera alle tre e domani alle 9 ho boxe, alle 11 ho l’aereo per Roma e devo andare a recuperare i 300mila ma a te che c. te ne frega! Non ho tempo di pisciare!». C: «Sì rovino la vita e sono un pezzo di merda e non c’ho più neanche i sensi di colpa, non li ho più ...». C: «Tra due anni voglio smettere di lavorare però questa gente frega i soldi, pensa di guadagnare 7-8 milioni e poi non giocano. Fa schifo, non fa niente, dovrebbe fare sacrifici, e allora io faccio questo (si riferisce ad Adriano, ndr)». C: «Ma che Vieri! Questa merda qua non la voglio più vedere io tra due anni mi trasferisco al mare. Oggi sono tornato dopo che ho fatto duemila giri avevo trenta persone da pagare. Tutti, il commercialista, la casa, il conto in Svizzera che va spostato perché quella banca è sotto controllo». C: «L’ho saputa oggi e te lo dico al telefono... e ci vengono a prendere... ma tu che ne sai? E arrivo a casa dieci minuti per salutare a mio figlio e non mi apri... ma chi sei?». C: «Tu non becchi una lira, ti rovini la vita! Ti chiudi le porte a te, a tuo figlio... se mi lasci così non ti darò una lira. Dovrai pagare una marea di tasse. Ti do 500 euro al mese! Lo vuoi sapere che tu hai un mutuo di 10mila euro? Vuoi sapere quanti soldi abbiamo da pagare? Vuoi lasciarmi, ricordati che se prendi questa strada non solo ti farò una guerra ma non vedrai una lira! Vuoi che ci facciamo la guerra? Vuoi che ci facciamo lo sputtanamento, ma che donna sei?». Conclude il brogliaccio: «Lei dice che lo manderà in prigione perché testimonierà contro di lui ma lui chiede dove siano le prove e non servirà a nulla se non per rimanere entrambi senza soldi. Nina continua ad accusarlo di essere stato ed essere ancora l’amante di Lele». 2 - FEDE: “CON CORONA HO PARLATO SOLO UNA VOLTA PER LE FOTO SU CHI”… W: «Voglio dire, va bene, Mora è amico suo. Questo insomma… dico, amico…». W: «Perché là c’è un rapporto strano, non personale, che non ci interessa, tra Mora e Corona, quelli sono affari loro. Ma c’è un rapporto nella gestione di queste ragazze, diciamo… Parlo anche di altre ragazze, parlo anche di ragazze… Non so, Aida Yespica, per esempio». 3 - SESSO E COCA, IL FAVOLOSO MONDO DELLE VALLETTE… Il gip mostra qualche incertezza ma riporta intercettazioni di Corona (C), «sempre pronto a mercificare qualsiasi cosa e chiunque». Al telefono assicura che la Yespica si prostituisce per «5mila euro a incontro». Da brogliaccio: «Fullin (imprenditore), insiste che vorrebbe l'Aida, Fabrizio gli dice che se si vuole scopare l'Aida paga 5000 euro e buona notte ma lei non può fargli queste cose». E con un’amica (I): I: «Mira, un amigo mio milionario..». I: «Di Barcellona...». I: «Tiene de conoscere Aida Yespica». I: «Vuole stare con lei .. con Aida Yespica». I: «Tu la puede conseguir no?». Fanno invece outing giudiziario le veline e attrici sull’uso della cocaina il pm le interroga per individuare gli spacciatori. Fabiani: «Io non l'ho mai comprata, io faccio uso quando me la offrono, quindi con amici, in situazioni... A Nicolò, non chiedevo da chi l'hai presa, magari anche lui si fermava per strada da questi marocchini, è pieno, davanti a Princi, viale Monza... Da almeno 8-9 mesi conduco una vita più morigerata». Fernanda Lessa: «Quando io avevo bisogno di sostanza stupefacente, ho contatto Pietro per procurare sostanza stupefacente per me o per i miei amici. Credo che questo accada anche perché lui assume cocaina e marijuana di cui si rifornisce abitualmente». E Francesca Versace, figlia dello stilista. Che arrabbiata commenta al telefono: «Poi è arrivato quel tuo amico, (abbassa la voce)....Con cui abbiam fatto la riga.. con un napoletano di merda!, che aveva tipo, 2 grammi... allora io ho detto: “...me la dai una riga?... lui, se le è fatte davanti a noi e non ce l'ha data”». 4 - NEL LETTO PER 5 MILA EURO Il resto è vita. I manager della Ford-Italia oppure il patron della Smeg, Vittorio Bertazzoni, che si fanno portare le ragazze a destinazione. I giri di cocaina. I testimoni intimiditi e quelli che si sono affrettati a informare Corona e Lele Mora che la polizia indagava su di loro: per Gilardino e per Flavia Vento il pm aveva chiesto la mano pesante, ma il gip Iannuzzi questa volta è stato clemente. Per Corona quest’inchiesta stava diventando davvero un incubo. S’era messo a seguire le cronache parlamentari: «Allora, se passa questa legge non mi possono fare un cazzo... Se non passa, praticamente sono fottuto. Cioé quello che tu dici al telefono vale...». 5 - MASTELLA: NON SE SO POTENZA PUÒ INDAGARE…
C’è di tutto nel frullatore dell’inchiesta di Potenza. Ci sono le ragazze «che fanno tv» ma non disdegnano distrazioni retribuite e gli sportivi alla Marco Melandri. Ci sono quei bambinoni dei calciatori, convinti che tutto sia loro dovuto: Totti, Trezeguet, Gilardino, Bobo Vieri e quel mattacchione di Coco, inchiodato da alcune foto, di vaga ispirazione «omo», che lo stesso Lele Mora definisce «una cosa vergognosa» e la signorina Cecilia Capriotti - anche lei del giro, ma molto presa dal fascino del calciatore - descrive a Coco come «foto allucinanti». E allora gli idoli della domenica frequentano il «bel mondo» dell’Hollywood o del The Club di Milano, sono fidanzatissimi ma ogni tanto cedono, gli allocchi, giusto con le ragazze sbagliate, e così poi sono costretti a comprare a caro prezzo le «prove digitali» del peccato. E non mancano i giornalisti specializzati, non sempre estranei all’industria della ditta Corona, nel senso che tutto sommato sono uno dei terminali del business: o le foto le riscattano gli interessati o le comprano le riviste del gossip. La droga? Certo che c’è anche quella: ovviamente tutti sono disposti al massimo a confessare l’uso personale, ma quando il giudice chiede le generalità del rivenditore la risposta è sempre la stessa: «Non so, io non la compro». Tanto che con la Yespica o la Nancy Comelli, Woodcock si spazientisce e chiede: «Sta’ benedetta cocaina la si coglie sugli alberi»? Non potevano mancare gli austeri capitani d’industria in cerca di distrazioni. Allora si organizza una cena al «Des Russie» di Roma o al Caffè Armani di Milano. Illuminante l’interrogatorio di Aida Yespica, che prima dice di aver accettato un invito a cena dall’amico «Giampi», quando poi le fanno notare che ha dormito in albergo («forse ha pagato Giampi»), precisa maliziosamente: «Ma da sola». E Babbo Natale, lo conosce? Il riferimento, chiaro, va ad un facoltoso uomo d’affari americano che un’altra ragazza del giro, Barbara Guerra, gradisce molto: «Così lo prosciughiamo». Yespica dice di non conoscerlo. Allora le viene descritto l’uomo d’affari e lei cede a metà: «Non so il nome». Siamo alla logica capovolta, all’accettazione di un «sistema» anche da parte di quelli che dovrebbero essere vittime. Per Bobo Vieri «fa parte del gioco» rimanere incastrati nel ricatto del «ritira le foto o le vendiamo ai giornali». «Lo so che è un ricatto, tutti la sanno», ammette Bobo. Ricorda di aver saputo di Gilardino e della Hunziker ripresa alla Maldive «con uno più anziano», «ma qualche tempo fa». Lui dice che non ha mai pagato, ma se gliel’avessero chiesto avrebbe ceduto. E aggiunge che se la preda «ha moglie e figli» la richiesta sarà più alta. Beh! E’ normale, no?». Francesca Lodo, interrogata il 13 novembre, non sa dare una valutazione del commercio messo in atto da Corona perché «se non ti dico che ti ho fotografato sono un bastardo, se te lo dico è un ricatto». D’altra parte non sembra essere molto alta la soglia dell’etica, tra il popolo del gossip. C’è un momento in cui Corona pensa di poter fare un finto scoop «provocando» Eros Ramazzotti. Il fotografo Antonio Motta racconta che Corona gli propone: «Ti mando mia moglie nel camerino di Eros». E quando Motta spiega che «conoscendo Eros» difficilmente la moglie «l’avrebbe passata liscia», Corona replica: «Sai come si dice a Milano? Una lavata, un’asciugata e sembra neanche averla usata».
Tutte le ragazze testimoni, forse vittime, forse complici, forse chissà parlano così tanto d´immagine che lo stesso pm Henry John Woodcock ad un certo momento deve sbottare: «Che significa? Ci dia una definizione tecnica di serata di immagine». E Giuseppina Ricchizzi risponde: «Tipo… che ne so, tipo compagnia, si andava a cena, si andava in discoteca». Come le dame di compagnia di un tempo: ma scollate, in mini, «allumeuses». Più d´una ragazza senza arte né parte, né conto in banca proprio, racconta la normalità di alloggiare in alberghi come il Four Season, 5 stelle di lusso, quadrilatero della Moda, dove s´incontra con un imprenditore. Pure sfottuto con il nomignolo di «Babbo Natale». Qualcuna di queste ragazze raggiunge qualche vip di Milano e dintorni in barca, magari a Saint Tropez. E come spiega forse meglio di tante soubrette, schedine e veline la giovane Dora Rutigliano, uno yacht-man «voleva comunque la presenza di ragazze carine in barca». Per fare che cosa, chiedono i pm? «Ma immagine!». Come si fa a non capire che alcune discoteche della Milano by night, senza «l´immagine» che cosa diventerebbero? «Io parto come ragazza immagine - spiega ancora la signora Rutigliano, un tempo amica e protetta di Emilio Fede, molto arrabbiato perché era finita in mezzo a troppe «immagini» - e lavoravo in discoteca come modella… quindi (il tipo della barca, ndr) cercava la presenza comunque di belle ragazze in barca, modelle, prettamente modelle...». Come un´altra ospite, Sara Tommasi: «Ci danno un gettone, è gente estremamente ricca». Il gettone è di mille euro? «No, solo a me li hanno dati, perché ero l´unico personaggio più in vista». Essere in vista, però, può anche procurare brutti scherzi, a Milano e dintorni. E all´Hollywood di corso Como, che è misteriosamente ma non troppo il posto più in vista di tutti, ne succedono delle belle, nonostante anni di risse e storie molto dubbie. Là ci vanno i calciatori, le modelle e, quindi, ogni giovane maschio che vuol dimostrare di avere denaro e ogni ragazza che vuole far vedere quant´è bella. Tanta gente tranquilla, anche. Gente comune che ama dire: «Sai chi c´era? Sai chi ho visto?». Rivela un´altra ragazza immagine, Francesca Lodo: «Ci si ritrova in discoteca, a volte… All´Hollywood, piuttosto... Non posso… non posso fare i nomi, non mi va di fare i nomi». Ma poi racconta, e si legge ancora nelle carte, che Belem Rodriguez, amica e collega, «una pista l´ha fatta con me». Dove? «Nei bagni dell´Hollywood». Bagni affollatissimi. Ci puoi incontrare che «pippa una riga», stando almeno a un´intercettazione, pure Francesca Versace. E, appena fuori dalla discoteca, ecco scattare gli agguati. E pure i calciatori Coco e Gilardino vengono paparazzati, prima uno e poi l´altro, insieme a ragazze che chissà come gli sono arrivate in braccio: e tutti devono pagare, per «non avere nocumento all´immagine». Ma fosse solo l´Hollywood: nelle carte c´è chi racconta di come ha comprato «cocaina per conto della soubrette Aida Yespica, da un certo G.», in seguito identificato in un dipendente della discoteca Toqueville di Milano. Milano è così, ci si incontra, ci si scorda, si riesce a campare alla grande non sapendo che cosa si fa. Come il Pietro Tavallini, che sembra l´erede della "Milano da bere" e, stando ai magistrati, «è ben inserito nel mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, dei protagonisti della cosiddetta "Milano by night", non per particolari attitudini o ruoli lavorativi, ma per conoscenza diretta di persone che ne fanno parte, soprattutto appartenenti a famiglie della cosiddetta "Milano bene"». Milano bene? Quella di un tempo, se c´era, chissà dove s´è nascosta (da anni). E quella di adesso non è certo composta da Silvia Abbate, detta Paris Hilton, o dal servizievole Tavallini, che dev´essere uno anche simpatico, visto che Fernanda Lessa, dopo alcuni interrogatori in cui ha capito che spira pessima aria, gli dice: «Ti porterò una tortina con la lima».
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FESTIVAL DI WOODCOCK: ARRESTATO CORONA, DIVIETO DI ESPATRIO PER LELE MORA LE ACCUSE: SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE, ESTORSIONE E SPACCIO DI DROGA 12 ARRESTI – ALLE ORE 11, POTENZA, CONFERENZA STAMPA DI HENRY JOHN WOODCOCK
L'indagine riguarda l'organizzazione creata da Mora, la LM, che si occupa di promuovere e lanciare giovani aspiranti al mondo dello spettacolo e della televisione, e l'agenzia fotografica Corona's, alla quale stamane la polizia di Potenza ha posto i sigilli.
L'arresto di Corona è stato disposto dal gip di Potenza, Alberto Iannuzzi. Carcere anche per altre due persone; per altri nove gli arresti domiciliari, ordinanze interdittive per altri sei, fra cui Mora. La polizia sta ancora ricercando alcune delle persone raggiunte dalle ordinanze. Stanno operando le Squadre mobili di Potenza, Milano e Roma, coordinate dallo Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Oltre i nomi di Corona e Mora, non ci sarebbero altri nomi di personaggi noti. Appena una settimana fa Fabrizio Corona era stato arrestato a Milano e poi rimesso in libertà, ma per un altro reato: violenza e resistenza al pubblico ufficiale. Aveva avuto un diverbio con i componenti di una pattuglia dei carabinieri. Il giorno dopo è stato scarcerato. 2 - INCHIESTA WOODCOCK, ARRESTI DOMICILIARI PER SCHICCHI… 4 - TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI (ANCHE CARBONI JR.) 5 - ERA STATO RICHIESTO L'ARRESTO ANCHE PER ALBERTO GILARDINO E PER FLAVIA VENTO
Dagospia 12 Marzo 2007 |
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Era un pò che non vagavo nel mio topic preferito "l'ultima spiaggia" e devo dire che,passano i decenni ,ma io rimango sempre nel club. Anni e anni passati cavalcando onde del destino e cavalli di merda han portato al mesto risultato di essere perennemente alla frutta ,al coffe e alla canna del gas. certo che nemmeno questi se la passano bene...
LA RIVINCITA DI PANERAI - “CHISSÀ SE I MAGISTRATI VORRANNO SENTIRE DALLA VIVA VOCE DI MATTEO ARPE COME MAI IL GIOVANE A.D. DI CAPITALIA HA TENTATO DI VENDERE A COPPOLA LA PICCOLA PARTECIPAZIONE DELLA BANCA NELLA HOLDING DI CONTROLLO DI CLASS EDITORI?”…
Chissà se i magistrati che hanno spedito in carcere Danilo Coppola vorranno sentire dalla viva voce di Matteo Arpe come mai e in base a quali relazioni il giovane a.d. di Capitalia ha tentato di vendere all'ex furbetto del quartierino la piccola partecipazione della banca nella holding di controllo di Class Editori?
Ve lo vedete Coppola che sua sponte fa una dichiarazione in cui (appunto paradossalmente) prende le distanze da Arpe, cercando di diffondere ai quattro venti che con l'a.d. di Capitalia non ha niente a che fare, lui che si è comprato, strapagandola, una casa editrice di quotidiano e settimanale economico per cercare di farsi l'immagine?
Sta di fatto che ora i Segre si trovano sotto inchiesta non tanto per i raggiri da bancarotta e riciclaggio che hanno portato in carcere Coppola, quanto per altri reati come l'insider trading sulla negoziazione dei titoli Ipi, la vecchia immobiliare degli Agnelli, finita all'ex furbetto attraverso Luigi Zunino e oggetto di un rialzo da 7 a 10 euro che destò subito i sospetti della Consob. Chi sa se ora De Benedetti e gli altri personaggi importanti che si servono di Bim decideranno di cambiare professionisti? De Benedetti ha nei confronti della famiglia Segre un obbligo irrinunciabile per vicende molto attinenti alle leggi razziali, ma gli altri? Non è difficile immaginare che la Consob, sotto la guida ferma di Lamberto Cardia, rinuncerà a guardare a fondo dentro le operazion Bim in borsa… 2 - E FIORANI SPIEGA AI GIUDICI GLI AFFARI TRA COPPOLA E ZUNINO FIORANI - «Il rapporto col dottor Coppola è datato da due anni e mezzo, prima del suo ingresso nel capitale di Antonveneta. L'operazione è un'operazione che era stata propiziata da Efibanca per un finanziamento per l'acquisto di un albergo a Roma e da lì è nata poi la conoscenza col dottor Coppola. E l'investimento che il dottor Coppola ha fatto in azioni Bnl, è stato finanziato inizialmente da mezzi e risorse personali e poi supportata successivamente da affidamenti messi a disposizione da altre banche. Si rivolse a noi il dottor Coppola, nel gennaio o febbraio del 2005 per richiedere una linea di credito destinata all'acquisto di azioni, fra le quali anche Bnl, ma non solamente Bnl. L'affidamento, se non ricordo male, fu di 100 milioni di euro e supportato da garanzie sia di quote si società immobiliari, che di quote di partecipazioni in società mobiliari cioè a loro volta, se non ricordo male, le azioni IPI, che erano azioni di un'azienda quotata in borsa da lui appena comprata dal cavalier Zunino».
FIORANI - «Fu Coppola a presentarmi Zunino nel rapporto di dare /avere. Fra le parti c'era l'opportunità da parte di Coppola a effettuare un pagamento per un acquisto di un immobile effettuato da Zunino. Il pagamento avvenne mediante cessione di un ramo d'azienda, che a sua volta conteneva azioni Antonveneta. Con questa acquisizione, con questo corrispettivo, il cavalier Zunino divenne socio della Antonveneta e anche lui manifestò apertamente l'appoggio al nostro progetto». PM FUSCO - «Qual era l'esposizione del gruppo Coppola verso Banca popolare italiana?» FIORANI - «All'inizio dell'operazione, quando si apriva il fronte di affidamento Coppola, erano 100 milioni di euro: Ma non erano affidamenti consistenti per il gruppo Coppola, considerando l'entità patrimoniale e la sua consistenza di beni immobili. Erano affidamenti che orientavano in...» PM FUSCO - E successivamente, è passato a...» FIORANI - «Si ampliò per effetto di finanziamenti, non mi ricordo al cifra precisa, per finanziamenti ipotecari destinati...» PM FUSCO - «E fino a che cifra arrivò?» FIORANI - «Io mi ricordo fino ai 300 milioni di euro» PM FUSCO «E qual era l'impegno di Coppola in Antonveneta?» FIORANI - «Era l'1,70% quindi circa un...» PM FUSCO - «In termini...» FIORANI - «Eh, forse 70 o 60/70 milioni di euro».
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I vertici della sicurezza di Telecom e Pirelli spiavano vip e dipendenti di GIULIO STRADA MILANO — by il Tempo.it Spiavano dipendenti Telecom o aspiranti tali, uomini politici, big della finanza: tra questi anche Cesare Geronzi, Calisto Tanzi e il presidente dell'accordo parasociale di Capitalia, Vittorio Ripa di Meana. Ora anche l'ex responsabile della Security della compagnia telefonica, Giuliano Tavaroli, il titolare dell'agenzia d'investigazioni Polis d'Istinto, Emanuele Cipriani, e l'attuale manager Pirelli Pierguido Iezzi sono in carcere, assieme a diversi altri tra poliziotti e militari della Guardia di Finanza, che abusavano del loro ruolo per procurarsi informazioni riservate. Diciotto gli ordini di custodia cautelare in carcere, tre gli arresti domiciliari. È l'ultimo colpo di scena dell'inchiesta milanese che già aveva visto degli arresti nei mesi scorsi, e che lambisce inevitabilmente Marco Tronchetti Provera, dal momento che Tavaroli e la sua attività, per il gip, erano «rimessi al controllo esclusivo del Presidente del gruppo». «Tavaroli - racconta un teste - deve infatti riferirne direttamente al presidente e per tale motivo non può dettagliare le operazioni nella loro natura e dimensioni, in pratica Tavaroli non riferisce a nessuno. Tavaroli ha un budget di spesa da rispettare che, però, nell'anno 2004 è stato ampiamente superato». A che cosa serviva, tra le altre cose, questo budget? A selezionare «il personale da assumere con metodi contrari allo Statuto dei Lavoratori, utilizzando i sistemi interni che consentono di controllare, intercettare, avere informazioni riservate senza essere scoperti». E una volta «bruciato», perché nella bufera per alcuni articoli di stampa, Tavaroli, annota il giudice, «altri prendono il suo posto, assumono i suoi metodi, e si avvalgono degli stessi soggetti cui Tavaroli prima faceva ricorso. Adottando però una precauzione, e cioè quella di bruciare tutti i documenti che possono ricollegare loro e le società a cui appartengono». Non mancano quelli che sono definiti nell'ordinanza i «rapporti pericolosi tra Cipriani e Tavaroli e i Servizi segreti». E per Servizi segreti, nella ricostruzione dei pm Nicola Piacente, Fabio Napoleone e Stefano Civardi, avallata dal giudice in gran parte (quattro richieste di arresti sono state respinte) si deve intendere il numero due del Sismi, Marco Mancini, arrestato e rimesso in libertà nelle settimane scorse nell'inchiesta della Procura di Milano sul sequestro dell'ex imam Abu Omar, nella quale sono indagati anche 26 agenti Cia. «Incredibile» quanto dice Cipriani, per il gip, quando afferma che con Mancini c'è solo «un rapporto di amicizia» e che quando l'ex 007 «passava in zona, lui si recava a incontrarlo presso il casello autostradale per il mero piacere di salutarlo e di mangiare insieme un panino con la cotoletta». A smentirlo «intensi rapporti telefonici tra i due - osserva il giudice - oltre al possesso da parte del terzo "amicone" Tavaroli di documentazione riservata proveniente dai Servizi segreti». A ciò si aggiungono dichiarazioni «precise ed essenziali» di alcune dipendenti dell'agenzia che hanno svelato «la complessa ragnatela costruita dal duo Cipriani-Tavaroli» rivelando anche che le notizie provenivano da un certo "Marco", padrino della figlia di Cipriani, e a lui legato da un rapporto di forte amicizia, tanto quanto Tavaroli». «Lecito allora chiedersi - scrive il gip - quali informazioni riservate potrebbe aver fornito a Cipriani un appartenente ai Servizi di nome "Marco", presumibilmente Mancini, già Capo centro Sismi di Bologna, e quante di tali informazioni potrebbero essere state destinate a quello che era in assoluto il maggior cliente della Polis d'Istinto (alias WCS, alias SRA), e cioè a Tavaroli a nome, e forse per conto dei gruppi Pirelli e Telecom». Tutto questo certo non gratis, dal momento che ai due è contestata un'appropriazione indebita di 20,7 milioni che ha portato in carcere anche un commercialista milanese, Marcello Gualtieri, sospettato di riciclaggio per aver nascosto una quindicina di milioni su conti correnti in Lussemburgo, Svizzera e altri Paesi. Conti già sequestrati dai militari della Guardia di Finanza di Firenze, che hanno curato gli aspetti finanziari dell'indagine stata svolta dai carabinieri di Milano. giovedì 21 settembre 2006
In Telecom c'era un grande fratellino Un congegno avvertiva la security se alcuni cellulari venivano intercettati. Le email dei dirigenti erano tutte spiate. E c'era chi modificava i tabulati delle chiamate richiesti dai magistrati
La valanga è iniziata per una storia di corna. Talmente banale da far pensare a una trappola studiata a tavolino. E anche il nome del protagonista, Bianchi, è così scontato da sembrare inventato. Eppure esiste, vive a Genova. A fine novembre 2005 riceve a casa, in busta anonima, un tabulato che contiene il suo traffico telefonico nei due mesi precedenti e che lo inchioda alle sue scappatelle. La moglie legge il documento e prepara le valigie. L'uomo si rivolge a un giovane avvocato, Carlo Lodovico Fava, un ventottenne iscritto all'albo da solo un mese. La toga esordisce puntando alto: prepara un ricorso al garante per la privacy, Francesco Pizzetti, per sapere chi abbia spedito a casa del suo cliente ciò che non aveva mai chiesto. Il garante gira il quesito alla Telecom. I cui tecnici scoprono che nessuno aveva mai domandato ai computer aziendali notizie su quell'utenza. Almeno ufficialmente. Com'era possibile che non fosse rimasta traccia di quella ricerca? È qui che il pasticciaccio brutto della società telefonica si complica. Infatti quando il garante chiede di saperne di più, e ottiene un appuntamento nella sede della Telecom, ai suoi uomini vengono aperte soltanto alcune porte, mentre altre sono tenute ben chiuse. Poco noti sono nomi e cognomi dei protagonisti. Martedì 23 maggio l'incarico di aprire quelle porte viene affidato a Luigi Cardone, pizzetto curato e accento romano, da molti anni (da prima della nascita del sistema Radar) responsabile della direzione servizi informatici. Una scelta sorprendente. Infatti in quelle stesse ore il pm di Rovigo Manuela Fasolato chiede il rinvio a giudizio (la decisione è stata rimandata dal gip al 2007) per una decina di dirigenti Telecom e Wind impegnati sul mercato del Nord-Est: tra questi c'è Cardone. L'accusa per lui è di omesso controllo in una storia di schede telefoniche che, moltiplicate, potevano gonfiare in maniera fittizia il numero degli abbonati dei due gestori (i clienti, ignari, si trovavano intestati decine di contratti). Cardone, subito dopo la visita degli esperti inviati dal garante, comunica per iscritto i dettagli della sua collaborazione ai propri capi. Ma quando la sua relazione finisce sulle scrivanie dei piani alti, i dirigenti quasi cadono dalle sedie. Il motivo? Nella sua nota Cardone elenca i sistemi che ha mostrato al garante e quelli che gli ha tenuto nascosti. Fra le piattaforme non dichiarate, quella che colpisce di più i manager è il sistema Radar, di cui nei corridoi dell'azienda si parlava da tempo quasi come di una leggenda metropolitana. Ma che ora assume contorni concreti. Ma nel rapporto di Cardone sono citati con sigla e funzione altri tre sistemi fantasma. Due programmi vengono utilizzati per archiviare le bollette dei clienti di cellulari e telefoni fissi con i dettagli del traffico (in pratica l'elenco delle chiamate effettuate e non di quelle ricevute). Sono accessibili per il servizio clienti e quindi più vulnerabili e appetibili per le agenzie investigative a caccia di informazioni riservate, magari per risolvere storie di tradimenti come quella di Genova. Un terzo software è il gemello del Radar, da applicare, però, alla telefonia fissa. Perché queste tre piattaforme non fossero considerate in regola con le norme che tutelano la privacy non è ancora chiaro neppure dentro la Telecom, visto che l'inchiesta interna si è arrestata allo studio del Radar e dei suoi segreti. Infatti, dopo la visita dei finanzieri inviati da Pizzetti, i dirigenti ordinarono all'internal auditing (l'ispettorato aziendale) di esaminare nei particolari questo oggetto misterioso. Cardone viene informato di questa decisione e consiglia agli investigatori, tra cui il capo dell'auditing, Armando Focaroli, "accortezza" e "controllo". In più propone di affidare il penetration test, una tac digitale che permette di entrare nel cuore del programma, al proprio ufficio. La dirigenza, da Gustavo Bracco, responsabile della security e del personale, ad Aldo Cappuccio, condirettore del servizio legale, si stupisce della richiesta e intensifica l'indagine. Scoprendo che il Radar negli anni ha subito modifiche e che, dall'estate 2005, può anche lasciare traccia a livello locale di eventuali intrusioni, ma solo se chi interroga il sistema lo desidera. È quasi un paradosso: in pratica si chiede al ladro se intenda lasciare le proprie impronte sulla porta della cassaforte. L'aggiornamento del Radar avviene poche settimane dopo la pubblicazione sui giornali delle prime notizie sulle indagini della procura di Milano riguardanti le falle nei database Telecom. In quegli stessi giorni spariscono dall'elenco degli accessi abilitati al Radar molti nomi e ne restano solo una quarantina, fra sigle e utenti. Tra gli accessi che vengono cancellati c'è quello di Adamo Bove, l'ex funzionario della società telefonica morto suicida a Napoli il 21 luglio. Perché? Il giudizio finale dell'auditing è che l'archivio del Radar è facilmente accessibile e modificabile. I tabulati estratti dal suo database possono essere manipolati, ovvero si possono cancellare chiamate in entrata e in uscita. Una funzione che ha scarso interesse nelle banche dati commerciali, ma può risultare pericolosa nel Sag, il Servizio autorità giudiziaria, l'ufficio che spalanca ai magistrati l'archivio dei tabulati. Questa possibilità di "ritocco" sembra poter aprire un altro fronte caldo in Telecom. Secondo quanto risulta a Panorama, la procura di Palermo si sarebbe insospettita incrociando i tabulati di traffico di alcune persone sotto inchiesta. I magistrati a-vrebbero notato che, secondo quei documenti, alcuni utenti parlavano al cellulare con altri che, ufficialmente, in quei minuti non erano impegnati in conversazione. Misteri della tecnologia. E a proposito di Servizio autorità giudiziaria, recentemente alcuni dirigenti avrebbero parlato in azienda di un vecchio trucco antiintercettazioni pensato e realizzato dall'ufficio sicurezza. In passato qualche responsabile avrebbe marcato i cellulari utilizzati dai vertici della multinazionale e dagli amici, come alcuni investigatori privati: se un magistrato avesse tentato di metterli sotto controllo, il computer del Sag avrebbe inviato in tempo reale un messaggio a un uomo della security. Se i telefoni in Telecom piangono, di certo non ride la posta elettronica. Come testimonia l'intervista pubblicata qui sopra, Umberto Rampa, ex responsabile della rete intranet, parla di intromissioni nelle caselle postali dei dipendenti e in particolare degli ex dirigenti, allo scopo, afferma, di controllare eventuali fughe di notizie. Le richieste non si limitavano al controspionaggio. Inoltre i controlli di sicurezza su quelle delicate banche dati per un periodo vennero affidati a una società esterna, la torinese Mediaservice di Raoul Chiesa, arrestato e condannato nel 1995 a un anno e otto mesi con la condizionale per alcuni reati di pirateria informatica. Chiesa successivamente venne accusato da alcuni tecnici dell'azienda di aver "bucato" e messo in internet un gran numero di computer contenenti notizie delicate. Insomma, in Telecom sino a pochi mesi fa, la protezione dei dati personali era affidata a una persona con una condanna alle spalle. Con buona pace del garante. Parla Umberto Rampa, tra il 2001 e il 2002 responsabile della rete interna di Telecom Umberto Rampa, 45 anni, studi di fisica alle spalle, lavora oggi all'Aci informatica, ma tra il 2001 e il 2002 era il responsabile della rete aziendale (intranet) della Telecom. Rampa controllava una miniera di informazioni delicate, visto che gestiva le email di circa 150 mila dipendenti. Recentemente ha testimoniato a Milano in una causa civile di risarcimento danni, denunciando alcune anomalie nella gestione della posta elettronica della multinazionale telefonica. Lei controllava la posta dei dipendenti? E chi le faceva? Nella sua testimonianza lei ha citato Pierguido Iezzi, l'uomo che curava la sicurezza per l'ufficio information technology, oggi responsabile della security Pirelli... Che cosa domandava? Richieste di questo tipo erano normali in Telecom? Come si muovevano gli ex Pirelli? Ricorda qualche problema in particolare? Chiedevano di leggere le email private dei dipendenti? Il dirigente aveva libero accesso al centro per le utenze intercettate Dimesso l'ex capo sicurezza Telecom di CARLO BONINI
ROMA - L'indagine della Procura di Milano sull'attività di schedatura illegale dell'intera classe dirigente del Paese (decine di migliaia di file sul conto di manager, uomini politici, imprenditori) arriva al cuore di Telecom Italia. E l'uomo che di questa indagine è il fulcro, Giuliano Tavaroli, rassegna le proprie irrevocabili dimissioni dal gruppo. Già responsabile della sicurezza aziendale e di quella personale del suo presidente Marco Tronchetti Provera, Giuliano Tavaroli è oggi indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione di informazioni coperte dalla privacy. Un reato più grave di quello per il quale, 12 mesi fa, era stato iscritto una prima volta nel registro degli indagati della Procura di Milano (concorso in appropriazione indebita). L'accusa gli viene contestata in ragione del lavoro che in questi anni ha svolto per la più grande azienda telefonica del Paese. Dunque, del libero accesso che ha avuto, in qualità di direttore della struttura, al "Cnag", il centro di ascolto Telecom sulle utenze intercettate per ordine dell'autorità giudiziaria. Del suo rapporto diretto con la "Polis d'Istinto" di Emanuele Cipriani, società di investigazioni private cui la Telecom ha appaltato negli ultimi anni attività di indagine e sicurezza per almeno 14 milioni di euro, cui la Telecom deve ancora del denaro e che, si è scoperto ora, custodiva in un dvd un archivio clandestino: decine di migliaia di file per altrettanti dossier raccolti illegalmente. Un materiale immenso, che la Procura di Milano ha appena cominciato a riversare su carta e che, al momento, somma 35 mila fogli. Il Presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, ha voluto Tavaroli al suo fianco fino alla fine. Lo aveva formalmente parcheggiato da qualche tempo in "Pirelli", in un angolo poco esposto. A far nulla, ufficialmente. Se non attendere di vedere quale verso avrebbe preso l'inchiesta e, soprattutto, che ne sarebbe stato degli accertamenti sulla "Polis d'Istinto" di Emanuele Cipriani, porta d'accesso a Telecom. In realtà, Tavaroli conservava il suo ufficio in piazza degli Affari, continuava a intervenire sui temi della security nei corsi di formazione dei dirigenti. Sapeva di non dovere spiegazioni e di poter dunque ancora rispondere con un'alzata di spalle e più di un'omissione alle domande di qualche ficcanaso. È storia del marzo scorso. Sono i giorni dello svelamento dell'attività di spionaggio in danno di Piero Marrazzo, candidato dell'Unione alle elezioni regionali del Lazio, e di Giovanna Melandri (oggi ministro). Il nome di Emanuele Cipriani e della sua "Polis d'Istinto" fiorisce negli atti di quell'inchiesta e il "Sole 24 Ore" (21 marzo) decide di bussare alla porta dell'amico più importante di Cipriani. Tavaroli, appunto. "Non mi occupo più di questioni legate alla sicurezza - dice lui - perché purtroppo, da quasi un anno, sono fuori da Telecom e mi occupo di pneumatici in Romania". "Sono stupito dal modo in cui si fa giornalismo in Italia - ammonisce - E non capisco perché il "Sole 24 ore", che sin qui si è distinto per non essersi occupato della vicenda "Polis d'Istinto", non continui a non occuparsene vista la banalità del soggetto". Di banale non c'è proprio nulla nella storia e nelle attività della "Polis d'Istinto", nei rapporti della società con Telecom Italia e nel legame tra Emanuele Cipriani e Giuliano Tavaroli. Perché in quei giorni di marzo, non c'è un solo protagonista di questa storia che non sappia cosa bolle in pentola. La Procura di Milano ne ha la prova quando sequestra in casa di un collaboratore di Cipriani un dvd protetto da una password, che Cipriani offre volontariamente ai pubblici ministeri che lo interrogano. Ne salta fuori l'archivio dell'intera attività di intelligence clandestina che Cipriani ha svolto con la sua "Polis d'Istinto" e con almeno altre due società di investigazione privata con sede all'estero. Una miniera di nomi e di file di cui si è detto. Un pozzo senza fondo di informazioni sensibili (personali e patrimoniali) attinte da banche dati che dovrebbero custodire la segretezza della vita privata e di relazione di ciascun cittadino (le persone con cui si parla al telefono, con cui si fanno affari, cui si è legati da rapporti di amicizia o frequentazione). L'investigatore privato viene interrogato tre volte e per tre volte i suoi verbali vengono secretati. Quali risposte dia alle contestazioni specifiche dei pubblici ministeri sul contenuto del suo mastodontico archivio non è dunque dato sapere. Ma se ne conosce la sostanza. Cipriani indica il committente di quel lavoro: Telecom Italia. Fa il nome del suo referente in quell'azienda: Giuliano Tavaroli, responsabile della sicurezza aziendale. I pubblici ministeri informano l'investigatore che il reato per cui procedono nei suoi confronti si fa più grave: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali per l'acquisizione di notizie coperte dalla privacy. Che l'indagine penale conoscerà un'ulteriore proroga di sei mesi. E non è una buona notizia né per Cipriani, né per Tavaroli né per gli altri sospettati del reato di associazione a delinquere di cui oggi non si conosce l'identità ma sui cui nomi i due amici potrebbero avere qualche idea. In Telecom sono giorni terribili. Ma, forse, non soltanto lì. L'inevitabile e definitivo addio di Giuliano Tavaroli, la disponibilità di Cipriani a rispondere alle domande dei pubblici ministeri di Milano, si incastrano se non altro cronologicamente con il destino di un terzo uomo, che ai primi due è legato da vincoli di antica amicizia e frequentazione. Il 15 maggio, mentre il governo Berlusconi sta chiudendo gli scatoloni a Palazzo Chigi, il direttore del controspionaggio del Sismi, Marco Mancini, accompagnato dal suo direttore Nicolò Pollari, ha un colloquio con il sottosegretario Gianni Letta. Quando ne esce, comunica un periodo di congedo di 30 giorni per ragioni di salute. Raccontano di una discussione difficile. Di una richiesta rivolta a Mancini e da Mancini rifiutata di abbandonare la direzione del controspionaggio. Perché? C'entra forse qualcosa il precipizio che si è aperto di fronte a Cipriani e Tavaroli? C'entrano qualcosa le relazioni d'ufficio che l'intelligence politico-militare aveva con Tavaroli in qualità di direttore del "Cnag"? O, ancora, c'entra qualcosa il rapporto simbiotico che Mancini aveva con Tavaroli (negli anni '80, i due hanno cominciato la loro carriera nel nucleo anticrimine dei carabinieri di Milano, dove venivano chiamati "i gemelli")? Il tempo aiuterà forse a sciogliere queste domande. Intanto, una circostanza può essere annotata. Nel luglio del 2005, quando già da due mesi la Procura di Milano indagava sul suo conto, un ordine di servizio Telecom incaricava Giuliano Tavaroli di "responsabile della gestione e prevenzione delle eventuali crisi collegate ai rischi di terrorismo internazionale". (26 maggio 2006) |
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Dario Del Porto e Elsa Vinci per la Repubblica
Il lavoro della Procura di Napoli prosegue in stretto coordinamento con i magistrati di Milano e di Roma. Nel capoluogo lombardo sono aperte le indagini sul sequestro dell´imam Abu Omar, alle quali Bove aveva fornito una collaborazione ritenuta determinante dagli inquirenti, e sulle intercettazioni illegali. Al pm di Roma Pietro Saviotti, invece, Bove aveva manifestato il sospetto, che in una breccia del sistema di sicurezza Telecom, si fossero insinuati 007 di Stato e privati e che ci fosse un traffico di tabulati telefonici. Ed è proprio sui servizi segreti che vira l´inchiesta romana. Non a caso sono stretti in questi giorni i rapporti con i pm della Procura di Milano che si occupano del caso Abu Omar e delle intercettazioni illegali.
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Un salto nel vuoto da un cavalcavia, un modo facile per far scomparire Adamo Bove by radioarchimede Sunday, Jul. 23, 2006 at 8:40 PM mail: radioarchimede@yahoo.it L'ex poliziotto che era responsabile security governance del Gruppo Telecom; ed aveva copllaborato a molte indagini da quella su _Laziogate, alle intercettazioni sugli agenti dela CIA coinvolti nel sequestro Abu Omar Adamo Bove: uno strano suicidio. Dirigente Telecom, si sarebbe gettato da un cavalcavia a Napoli. Aveva 40 anni l'ex poliziotto e responsabile security governance del Gruppo Telecom. Il suo nome spuntato nell'inchiesta sulle intercettazioni telefoniche non autorizzate. Il dirigente si sarebbe lanciato dal cavalcavia di via Cilea, a Napoli, nel quartiere collinare del Vomero, schiantandosi su una carreggiata della tangenziale. Il suicidio è avvenuto intorno alle 12. Bove è rimasto ucciso sul colpo. Il cadavere, e le successive operazioni di rimozione, hanno bloccato completamente il traffico nella zona collinare. Bove lavorava nello stesso settore dell'azienda, quello della sicurezza, del quale e' stato a lungo responsabile Giuliano Tavaroli Secondo alcune ipotesi circolate oggi il nome di Bove, che fino al settembre del 2005 e' stato capo della security di Tim alle dirette dipendenze dell'amministratore delegato Marco De Benedetti, sarebbe anche emerso nel corso degli accertamenti legati all'inchiesta romana sul cosiddetto ''Laziogate'', ma alla Telecom non risulta tale circostanza. Bove, 40enne, si è laureato in giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma. Dal gennaio 2003 era anche Responsabile Funzione Coordinamento Internazionale Security del Gruppo Telecom Italia. Da novembre 1998 a febbraio 2000 ha lavorato nella Direzione Generale di Telecom Italia con incarichi di Security Management a livello nazionale. L´ex funzionario di polizia stava ricostruendo per la procura di Roma il flusso delle informazioni e il traffico di tabulati, sia Tim che Telecom, |
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Ricucci: in carcere perche' "Pericoloso socialmente" ROMA - Stefano Ricucci e' stato arrestato perche' "pericoloso socialmente". Questa la motivazione del gip di Roma, Orlando Villoni, nell'ordinanza di custodia cautelare per l'immobiliarista e per gli altre tre arrestati ieri come suoi informatori. I fatti contestati sono "di particolare gravita'". Aggiunge il giudice: "Sussistono concreti elementi per ritenere rilevante e attuale il pericolo che gli stessi, se lasciati liberi, possano commettere altri delitti della stessa specie. Le manovre intese a determinare l'anomalo rialzo del valore di mercato del titolo Rcs avevano almeno due obiettivi: conseguire sempre maggiori finanziamenti bancari per autofinanziare l'operazione, realizzare cospicue plusvalenze". Ricucci e' stato rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli, accolto dagli altri detenuti con la frase "Dacce i soldi". Ricucci e' accusato di aggiotaggio ed e' in cella singola. Stamattina ha visto il suo avvocato. (Agr) |
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Ricucci arrestato oggi da Guardia di Finanza martedì, 18 aprile 2006 7.07
ROMA (Reuters) - L'immobiliarista romano Stefano Ricucci, protagonista l'anno scorso dei tentativi falliti di scalata a Bnl, Antonveneta e al Corriere della Sera, è stato arrestato oggi dalla Guardia di Finanza. Lo ha confermato a Reuters la GdF di Roma, aggiungendo che le ipotesi di reato a carico di Ricucci sono aggiotaggio, occultamento di scritture contabili ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti. Una fonte giudiziaria aveva in precedenza affermato che Ricucci sarebbe stato tratto in arresto per il reato di aggiotaggio e per il tentativo di inquinare le prove nell'ambito dell'inchiesta su Rcs. A Ricucci sarebbero infatti contestati presunti illeciti in merito alla collocazione del pacchetto di oltre il 14% di Rcs in capo alla Magiste e date in pegno alla Bpi. In dettaglio, una seconda fonte giudiziaria spiega che, grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, la procura avrebbe scoperto e sventato un piano di Ricucci per gonfiare il valore dei titoli Rcs. L'immobiliarista-finanziere avrebbe cercato di creare due società estere che, ricorrendo a prestiti rispettivamente di una banca olandese e di una banca Usa, offrivano un premio sostanziale per la quota Rcs. "In questo modo Ricucci sperava di coprire il prestito di Bpi senza difficoltà", ha spiegato la fonte. All'immobiliarista romano la procura contesta inoltre alcuni episodi di presunta evasione fiscale per una compravendita di immobili. E' probabile che Ricucci sia interrogato giovedì. QUATTRO ORDINANZE DI CUSTODIA Oltre a Ricucci il gip Orlando Villoni ha disposto l'arresto di altre tre persone, fra le quali un pubblico ufficiale, che non sarebbero ancora raggiunte dal provvedimento, hanno riferito la fonte giudiziaria e la Gdf. Per loro vengono ipotizzati i reati di rivelazione di segreto di indagine e di favoreggiamento. Mentre Bnl e Antonveneta, con le opa straniere in corso o appena concluse, sono considerate due capitoli chiusi, la vicenda Rcs, in cui la holding di Ricucci ha un pacchetto del 14,7% è ancora aperta. Proprio oggi era in programma una riunione tra il direttore generale Bpi Divo Gronchi e i rappresentanti di Magiste, holding dell'imprenditore romano, per trovare un accordo sul pacchetto detenuto a copertura dei crediti vantati dalla banca verso Ricucci. L'incontro è slittato a domani, ma non sono esclusi ulteriori rinvii dopo la notizia dell'arresto di Ricucci, dice una fonte vicina alla situazione. Nelle scorse settimane si è parlato di acquirenti per il pacchetto Rcs o per una parte di esso. Ma Bpi, prima di chiudere la partita, ha detto di voler essere certa di evitare che la vendita possa cadere oggetto di eventuali azioni revocatorie. Già da diversi mesi Ricucci è indagato a Roma per aggiottaggio e intralcio all'attività degli organi di controllo nell'ambito delle indagini sulla scalata alla Rcs e per concorso in appropriazione indebita nell'inchiesta sulla vendita di un immobile alla Confcommercio. La procura di Milano lo ha iscritto invece, sempre per l'ipotesi di aggiottaggio, nell'inchiesta sulla fallita scalata della Bpi ad Antonveneta.. |
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