N_ AMERICA U.S.A. & getta ( my private idaho) (Page 1)

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posted 04 March 2008 15:34     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Usa, strage a Memphis in una casa
i cadaveri di 4 adulti e due bimbi

MEMPHIS (Tennessee, Usa) - I cadaveri di quattro adulti e due bambini sono stati ritrovati dalla polizia in un'abitazione a Memphis nel Tennessee (sud degli Stati Uniti). Nella casa sono stati ritrovati anche tre altri bambini in condizioni estremamente critiche, immediatamente ricoverati. La causa del decesso non è ancora chiara, ma la polizia pensa a un omicidio di massa.

Le vittime sono due donne e due uomini, tra i 20 e 30 anni, e due bimbe con meno di 5 anni, che vivevano insieme in un'unica villetta a Binhghamton, un quartiere alla periferia della città. Tutti i bambini avevano meno di 12 anni (quelli ricoverati, in particolare, 10 mesi, 4 e 7 anni). Le vittime hanno ricevuto un colpo d'arma ad fuoco, tranne almeno un bimbo che è stato pugnalato.

Secondo il giornale locale Commercial Appeal, la macabra scoperta è stata fatta da un vicino della famiglia, che ha chiamato la polizia quando si è accorto che nessuno gli veniva a aprire la porta, ieri verso le 18 locali.

Quando gli agenti sono arrivati e hanno forzato l'ingresso, i corpi erano riversi alcuni nel soggiorno, altri nelle camere da letto. Nella notte tra domenica e lunedì i vicini avevano sentito colpi d'arma da fuoco, ma non si erano allarmati perché gli spari nella zona non sono rari.

(4 marzo 2008)

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posted 09 October 2007 14:09     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Stati Uniti: strage Wisconsin, vice-sceriffo killer aveva 20 anni


CRANDON (Stati Uniti) - Aveva 20 anni il vice-sceriffo che ieri ha ucciso sei ragazzi a Crandon, nel nord dello stato del Wisconsin. Le vittime, fra i 16 e i 21 anni, sono state colpite in una casa di una zona isolata. L'omicida, vice-sceriffo a tempo pieno nella contea di Forest e poliziotto part-time a Crandon, e' stato a sua volta ucciso in una sparatoria con le forze dell'ordine. (Agr)

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posted 01 October 2007 14:21     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


SCOOP, RICATTI E MORTE DEL PAPARAZZO PIU’ TRUCIDO DI HOLLYWOOD

Maurizio Molinari per “La Stampa”

Accovacciato dentro la doccia della propria reggia a Phoenix, in Arizona. Così è stato trovato il cadavere di David Hans Schmidt, il fotografo di 47 anni meglio noto a Hollywood come il «Sultano dello squallore» per aver guadagnato milioni di dollari grazie alla spregiudicata divulgazione di foto e video senza veli di celebrità come l’ereditiera Paris Hilton, Gennifer Flower e la pattinatrice olimpionica Tonya Harding.

NEMICI RICCHI
I primi accertamenti condotti dalla polizia di Phoenix nella villa dove è stato trovato il cadavere sembrano suggerire la pista del suicidio ma l’inchiesta è solo all’inizio e gli investigatori non si sbilanciano in quanto il fotografo milionario aveva accumulato una lunga serie di nemici ricchi e potenti che avrebbero potuto cercare di vendicarsi o farlo tacere una volta per sempre.

La più recente vittima del «Sultano di Hollywood», 47 anni, era stato l’attore Tom Cruise perché Schmidt era riuscito ad avere degli scatti del matrimonio con Katie Holmes, celebrato nel 2006 in Italia, e lo aveva avvicinato chiedendogli a più riprese oltre un milione di dollari in cambio degli originali.
Tom Cruise anziché cedere al ricatto lo aveva denunciato, ne aveva ottenuto l’arresto in luglio e il processo aveva messo con le spalle al muro il fotografo, obbligandolo a dichiararsi colpevole andando incontro ad una pena di almeno due anni di prigione.

Nancy Kardon, avvocato di Schmidt, assicura che «aveva preso la sua decisione» e si stava preparando per l’udienza dell’11 ottobre nella quale si sarebbe dichiarato colpevole di ricatto al fine di ottenere sconti di pena o una detenzione agevolata. Durante gli interrogatori Schmidt aveva svelato di aver ottenuto gli scatti del matrimonio corrompendo il fotografo ufficiale per dare vita ad un ricatto che, a partire da maggio, aveva alternato richieste fra 1,2 e 1,3 milioni di dollari.

Il movente del suicidio potrebbe trovarsi proprio nella convinzione che la sua carriera di «Sultano dello squallore» fosse avviata alla fine tuttavia il sergente Andy Hill, portavoce della polizia di Phoenix, non si sbilancia sulla direzione delle indagini anche perché l’avvocato Kardon dà una lettura diversa dello stato d’animo del cliente: «Era ottimista rispetto alla decisione che il giudice avrebbe potuto prendere dopo l’ammissione di colpa».

DI NUOVO ALL’OPERA
Da qui lo scenario di una sentenza lieve che avrebbe consentito a Schmidt di tornare in breve tempo a lavorare a colpi di scoop, continuando a turbare i sogni delle star di Hollywood. I nomi di quelle già ferite abbondano perché fu Schmidt a vendere all’asta i diari di Paris Hilton in cui vi erano immagini di lei senza veli, a diffondere il video a luci rosse di Dustin Diamond come anche un filmato della prima notte della pattinatrice Tonya Harding. Senza contare la pornografia che riuscì a vendere per una cifra a molti zeri al premio Oscar Jamie Foxx, il video dell’attore irlandese Colin Farrell con la playmate Nicole Narain, gli scatti di Gennifer Flowers, una delle prime amanti di Bill Clinton, e quelli in topless di Jessica Lynch, la giovane soldatessa che venne presa prigioniera dagli iracheni a Nassiryah nel marzo 2003.

Dal suo studio fotografico oltre cinquecento chilometri a Est di Hollywood era abile a tenere in ostaggio le grandi star, così come a inventarne di nuove dal nulla facendo arrivare scatti di corpi perfetti nelle redazioni di magazine come Playboy e Penthouse. Era lui stesso ad avvalorare la propria immagine come quella di un corsaro senza scupoli, puntando su siti Internet di gossip che adoperava per creare scandali e diffondere foto. «La vita di Hans era un vero casino» ha confessato il fratello Doug, secondo il quale «attraversava periodi di grande depressione seguiti da forte eccitazione» dovuti alle alterne fortune della propria attività, che negli ultimi dieci anni lo aveva portato per cinque volte a doversi difendere in tribunale.

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posted 30 July 2007 11:30     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Usa, scontro tra elicotteri in diretta tv

Collisione tra due velivoli con a bordo due troupe televisive che stavano riprendendo un inseguimento della polizia

da corriere.it

PHOENIX (Arizona) - Immagini drammatiche quelle trasmesse in diretta tv venerdì pomeriggio (ora locale) da un emittente locale, affiliata della ABC. Due elicotteri si sono scontrati in volo nel cielo di Phoenix, in Arizona. A bordo c'erano due troupe televisive, la KNXV (ABC15) e la KTVK (Channel 3), che stavano riprendendo dal vivo un inseguimento ad alta velocità della polizia. Improvvisamente il flusso delle immagini si è interrotto. È il momento in cui è avvenuto il terribile schianto. Il pubblico da casa non si è apparentemente accorto di nulla, neppure la giornalista in studio ha colto all'inizio la drammaticità dell'accaduto. Solo in seguito, dopo la pubblicità e dopo aver trasmesso un telefilm, è stata data la triste notizia durante un'edizione straordinaria del notiziario. «Entrambi i velivoli si sono schiantati al suolo in un parco scolastico nel centro della città e sono stati avvolti dalle fiamme», ha riferito l'anchorwoman da studio. Quattro le persone morte, tutti membri dell'equipaggio. Nel giro di pochissimi minuti diversi altri elicotteri tv che si trovavano in quell'area si sono levati in volo per riportare in diretta le immagini dell'accaduto.

RIPRESE DAL CIELO - Negli Stati Uniti quasi ogni emittente, anche locale, dispone di un proprio velivolo per le riprese dal cielo, sia per le previsioni sul meteo, del traffico, per fatti di cronaca o per i popolari programmi di «real-tv». Barbara Cochran, presidente della «Radio-Television News Directors Association», l'associazione che riunisce i giornalisti di radio e televisione negli Usa parla di fatalità. «È la prima volta che si verifica un fatto così grave nei cieli tra due elicotteri delle news», ha riferito. «Tutti gli uomini a bordo dei due elicotteri erano dei professionisti». Nel frattempo è stata aperta un'inchiesta per accertare le cause dello scontro. Uno dei più famosi inseguimenti dall'alto è sicuramente quello dell'ex campione di football O. J. Simpson braccato da terra dalla polizia per ore sulle autostrade americane e dall'alto grazie alle telecamere di un elicottero.
Elmar Burchia
28 luglio 2007

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posted 18 June 2007 16:48     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Indossi jeans a vita bassa? Sei mesi di cella

Chi mette in mostra boxer o slip, rischia fino a sei mesi di galera e 500 dollari di multa

LOUISIANA — Pantaloni a vita ultra bassa al bando. Almeno a Delcambre, cittadina della Louisiana dove d'ora in poi chi li indosserà, mettendo in mostra boxer o slip, rischia fino a sei mesi di galera e 500 dollari di multa. L'ordinanza del sindaco è di appena qualche giorno fa. Non è la prima volta che vengono sperimentate punizioni con il solo obiettivo di «risollevare» la vita dei jeans. E' successo sempre in Louisiana, in Virginia e in città come Orlando o Dallas, dove però la pena era di gran lunga inferiore.
Jeans a vita bassa al bando in una cittadina della Lousiana
Jeans a vita bassa al bando in una cittadina della Lousiana
Stavolta gli amministratori di Delcambre hanno esteso alla lista degli «atti osceni in luogo pubblico» anche l'indossare i pantaloni a vita ultra bassa. Nella cittadina, famosa per la pesca ai gamberetti, 2.168 anime, si è scatenata la protesta perché il cavallo ultrabasso è una moda tra i fans dell'hip hop e i ragazzi di strada. Alcune persone hanno obiettato che l'ordinanza ha «motivazioni razziste». Il sindaco, Carol Broussard, ha rassicurato i manifestanti: «Non ho nulla contro il maschio nero».

www.corriere.it

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posted 08 May 2007 17:21     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


California, spara nel campus
un morto e due feriti

WASHINGTON - Uno studente ha aperto il fuoco contro alcuni compagni di appartamento nel campus della California State University, a Fresno: una persona è stata uccisa e altre due hanno perso la vita. Secondo le informazioni diffuse dai media locali, ad aprire il fuoco è stato un diciannovenne, Jonquel Brooks, che poi si è barricato nell'appartamento ed è ora circondato dalla polizia. Squadre di pronto intervento Swat hanno avviato trattative con lui. Un complesso universitario è stato evacuato, ma le lezioni non sono state interrotte alla California State University.

Secondo il quotidiano locale Fresno Bee, il morto avrebbe 19 anni, mentre i due studenti feriti avrebbero 19 e 22 anni. Un litigio nell'appartamento avrebbe innescato la reazione violenta di Brooks, che ha afferrato un'arma e aperto il fuoco. La vicenda avviene a poche settimane dalla tragedia nel campus del Virginia Tech, dove uno studente ha ucciso 32 persone e poi si è tolto la vita, nel peggior massacro del genere nella storia americana.
(08-05-2007) www.larepubblica.it

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ahahah
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posted 19 April 2007 20:03     Click Here to See the Profile for ahahah   Click Here to Email ahahah       Reply w/Quote


www.youtube.com/watch?v=n7t7cGwN7_0&mode=related&search=

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posted 17 April 2007 19:56     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


CAMPUS DI SANGUE – IL KILLER È UN SUDCOREANO DI 23 ANNI, STUDENTE ALL’ULTIMO ANNO – AVEVA DUE PISTOLE MA NE HA USATA UNA SOLA – “ERA UN SOLITARIO”, DIFFICILE TROVARE INFORMAZIONI SU DI LUI – L’EROICO PROF. ISRAELIANO - BUSH ALLA CERIMONIA FUNEBRE…


1 - IL KILLER È UNO STUDENTE SUDCOREANO DI 23 ANNI…
(Adnkronos) - Ha un nome e un volto il killer della 'Virginia Tech', la peggiore carneficina mai avvenuta in un campus universitario americano: Cho Seung Hui, 23 anni, originario della Corea del Sud. Lo si apprende dai network americani che citano fonti investigative. Secondo quanto ha riferito il capo della polizia, il 23enne Cho Seung Hui era uno studente regolarmente iscritto nello stesso campus del politecnico della Virginia Tech, dove ieri ha seminato l'orrore.
(Alcune immagini del massacro - foto da Repubblica)

2 - A SPARARE E' STATA UNA SOLA PISTOLA…
(Asca-Afp) - A sparare nell'Universita' di Blacksburg e' stata una sola pistola. Lo ha detto il sovrintendente della polizia di Stato della Virginia, Steve Flaherty, lasciando intendere che al momento sembrano destituite di fondamento le ipotesi che il killer, il 23enne sudcoreano Cho Seung-Hui, non fosse solo al momento della strage.
(Lo studente-killer sudcoreano Cho Seung Hui)

3 - HA UCCISO, È TORNATO NELLA SUA STANZA, HA RICARICATO E COMPIUTO LA STRAGE…
Le prime informazioni tratte dai siti internazionali riferiscono che Cho Seung Hui, era all’ultimo anno. Dopo la prima sparatoria, nella quale hanno perso la vita due persone, sarebbe tornato nella sua stanza, dove avrebbe ricaricato le armi, lasciato quello che viene definito come un “disturbing note”, un “messaggio inquietante” e dove sarebbe stata ritrovata la ricevuta dell’acquisto di quella che dovrebbe essere la pistola usata nella strage, una Glock 9mm. Nella conferenza stampa è stato definito un “solitario”, e per questo è tutt’ora difficile ottenere informazioni più dettagliate su di lui.

4 - ALCUNI STUDENTI SALVATI DA ANZIANO PROFESSORE ISRAELIANO…
(Adnkronos/Dpa) - "Lui e' stato ucciso, ma grazie a lui alcuni studenti sono vivi": un giovane israeliano racconta alla radio dell'Esercito dello Stato ebraico l''eroismo' di un professore, il 75enne Liviu Librescu, nella strage consumatasi ieri al Politecnico della Virginia, dove 32 studenti sono stati uccisi da un collega. Secondo il racconto del giovane, il professore di Meccanica e Aeronautica ha tentato di impedire al killer di entrare nell'aula della Norris Hall dove stava tenendo lezione, mentre urlava ai suoi studenti di uscire dalla finestra. "Aspettavamo che ci seguisse, solo quando non lo ha fatto abbiamo capito cosa era successo", ha raccontato ancora lo studente. Sopravvissuto all'Olocausto insieme a sua moglie, Librescu aveva lasciato Israele per la Romania nel 1978 da dove, sei anni piu' tardi, si era trasferito negli Stati Uniti.
(Alcune immagini del massacro - foto da Repubblica)

5 - BUSH A CERIMONIA FUNEBRE VITTIME STRAGE CAMPUS VIRGINIA…
(Adnkronos/Dpa) - Il presidente americano George W. Bush assistera' insieme alla moglie Laura ad una cerimonia funebre che si terra' alle 18, ora locale, presso l'universita' Blacksburg, Virginia, per ricordare le vittime della strage avvenuta ieri, quando uno studente ha ucciso 32 persone prima di suicidarsi. Lo hanno riferito fonti della Casa Bianca.

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posted 17 April 2007 19:14     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Strage campus: Killer è Cho Seung-Hui, coreano di 23 anni
Era uno studente coreano il giovane che ieri ha compiuto la strage nel politecnico Virginia Tech di Blacksburg.

Secondo la televisione Abc, il ragazzo che ha ucciso trentadue persone si chiamava Cho Seung-Hui. Il rettore dell’ateneo, Charles Steger, aveva già confermato che l’autore del massacro era uno studente di 22 anni che viveva nel campus. Il colonnello Steve Flaherty, sovrintendente della polizia dello stato della Virginia, ha riferito che nei due attacchi è stata usata la stessa arma. “Gli esami balistici hanno dimostrato che una delle armi usata alla Norris Hall è stata utilizzata anche nella prima sparatoria”, ha spiegato. “È ragionevole presumere che Cho abbia sparato in entrambi i posti”, ha aggiunto. Flaherty però non ha voluto ancora escludere del tutto un complice: “In questo momento non abbiamo prove per spingerci fino a quel punto”, ha detto.

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posted 12 February 2007 16:46     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Aveva 39 anni e aveva appena perso un figlio ventenne

L'ex playmate Anna Nicole Smith è morta

by corriere.it

FLORIDA (USA) - Aveva perso un figlio da poco, morto al suo capezzale nell'ospedale dove aveva appena dato la luce a sua sorella. Ora anche lei è morta. La notizia del suo decesso è stata data da un legale poche ore dopo il ricovero d'urgenza al Memorial Regional Hospital dove i medici hanno potuto solo certificarne la morte. Venerdì è prevista un'autopsia per accertare le cause del decesso.

PESO E ALCOL - Il precedente legale della Smith, Lenard Leeds, ha detto al sito di gossip Tmz che Anna «ha sempre avuto problemi a controllare il proprio peso, che andava su e giù (recentemente aveva perso decine di chili - ndr) e sicuramente faceva uso di alcol. Leeds ha poi parlato di «una vita piena di problemi». Poi ha concluso: «Per tutta la vita ha voluto essere come Marilyn, e infatti è morta in un modo molto simile». La Monroe morì di un'overdose all'età di 36 anni, nel 1962.
IL DRAMMA DEL FIGLIO - L'ultima tragedia nella tormentata vita della esplosiva modella di Playboy era stata la morte nel settembre scorso, all'età di venti anni, del figlio Daniel, che era andato a trovarla nella clinica delle Bahamas dove aveva appena dato alla luce la piccola Danielynn. Una morte misteriosa, quella
Playmate dell'anno nel 1993
Playmate dell'anno nel 1993
del ragazzo, che aveva alimentato numerose speculazioni. Le analisi hanno poi verificato che il decesso era dovuto a una miscela letale di metadone e antidepressivi. La modella era stata anche al centro di un'altra controversia legale pochi giorni fa quando era diventata la "testimonial" di un'azienda di prodotti dimagranti. Un'altra causa legale è stata intentata dal presunto padre della figlia Danielynn, l'ex fidanzato Larry Birkhead. L'uomo aveva chiesto ai giudici un test del Dna per dimostrare la sua paternità, che la donna ha sempre attribuito al suo avvocato Howard K. Stern.

MARITO MILIONARIO - La Smith è stata poi al centro di una lunga controversia sull'eredità del tycoon del petrolio J. Howard Marshall II, che sposò nel 1994, quando aveva 89 anni. Marshall morì l'anno dopo e il l'unico figlio dell'uomo, E. Pierce Marshall, aprì un contenzioso legale contro la nuova moglie. La corte federale assegnò all'ex-playmate 474 milioni di dollari , ma nel maggio scorso la pratica fu riaperta. Ora anche il nipote è deceduto, ma la causa è stata proseguita dai parenti rimasti.
Nata Vickie Lynn Hogan, il 28 novembre 1967 in Texas, cresciuta in una famiglia senza padre, impiegata come cameriera, si era sposata a 17 anni col cuoco sedicenne della tavola calda dando alla luce l'anno dopo il figlio Daniel. Poi i primi impieghi negli strip club, e l'ascesa verso il successo.

09 febbraio 2007

La morte dell'ex playmate
Anne Nicole Smith, pubblicata la biografia choc

E' stata data alle stampe il giorno prima della sua morte, la biografia piena di dettagli scandalosi sulla vita e i segreti di Anne Nicole Smith, l'ex coniglietta di Playboy deceduta in circostanze misteriose (secondo i media americani sarebbe stata una overdose di droga ad ucciderla) giovedì 8 febbraio in Florida.
Il libro, intitolato Train Wreck ("il deragliamento"), è firmato dalla scrittrice Stacy Brown e da Donna Hogan, sorellastra dell'ex Playmate che ha deciso di raccontare quella che per lei è la vera storia di Vicky Lynn Hogan (il nome di battesimo della Smith): una giovane ragazza texana senza curve e senza prospettive, che avrebbe fatto di tutto pur raggiungere la notorietà e fuggire da un famiglia composta da una madre inetta e un padre violento.
La vera Smith, secondo quanto si scopre tra le pagine del libro, sarebbe stata una ninfomane alla disperata ricerca di un uomo ricco da sposare, una donna ossessionata dal suo corpo che avrebbe, nel corso degli anni, modificato con numerosi interventi chirurgici. Secondo la sorellastra, Anna Nicole avrebbe mentito anche riguardo al suo dimagrimento: non sarebbero state le pasticche di TrimSpa, società di prodotti dimagranti della quale l'ex coniglietta era testimonial, a farle perdere peso, ma una importante liposuzione".
Secondo Train Wreck, la Smith sarebbe passata da una prima ad una sesta di reggiseno grazie a due interventi chirurgici, e sarebbe successivamente stata costretta a farsi confezionare dei reggiseni su misura, poiché in commercio non ce n'erano di abbastanza grandi.
"Prima di rifarsi il seno Anna era costretta ad attirare l'attenzione dei ragazzi, che cercava ossessivamente, concedendo quello che altre ragazze non cedevano. La sua attività sessuale era fuori controllo", rivela ancora la sorella della star.
Dopo un matrimonio lampo con un cuoco, dal quale è nato il primogenito di Anne Nicole, Daniel (morto a 20 anni per un mix fatale di antidepressivi e metadone, nella camera d'ospedale della madre che aveva appena partorito la seconda figlia) la Smith avrebbe iniziato la sua trasformazione.
"Trovò un modello in Marilyn Monroe e, seguendo quella che era la sua vera passione, il sesso, finì col fare la spogliarellista in un club di Houston dove,a causa del suo seno piccolo, era tagliata fuori dagli spettacoli più importanti, quelli dove si potevano incontrare gli uomini ricchi. Appena trovati i soldi, Anne Nicole si comprò la chiave per il paradiso, un seno nuovo e oscenamente gigantesco".
Dopo l'operazione, racconta ancora Train Wreck, Anna Nicole trova lavoro in un club più prestigioso, dove seduce un cliente abituale, il magnate del petrolio Howard Marshall: 89 anni, ricchissimo, su una sedia a rotelle. Dopo poco, i due si sarebbero sposati. "Anna Nicole lo tradiva di continuo e con chiunque, inclusi i collaboratori domestici. Lui sapeva, ma accettava, in cambio di qualche spettacolo hard e delle effusioni che Anne gli concedeva ogni tanto. L'appetito sessuale di mia sorella le è costato in un'occasione quasi un milione di dollari, quando ha dovuto risarcire la babysitter di suo figlio dopo che questa, obbligata ad avere sesso saffico con Anne Nicole, l'ha denunciata". Più di una volta, Anna Nicole Smith sarebbe stata trovata dal figlio in compagnia di uomini o donne in atteggiamenti passionali. "Lei non si fermava neppure e tanto meno si preoccupava di allontanarlo dalla scena", dichiara Hogan nelle scandalose pagine di Train Wreck

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tina pica
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posted 19 August 2006 13:21     Click Here to See the Profile for tina pica       Reply w/Quote


QUATTRO ANNI A GIUDICE CHE SI MASTURBAVA IN AULA USAVA CONGEGNO PER FAVORIRE EREZIONE DURANTE PROCESSI

E' stato condannato a quattro anni di carcere un giudice dell'Oklahoma che si masturbava durante i processi usando una pompetta nascosta sotto la toga nera.
Il giudice Donald Thompson avrebbe usato il congegno, venduto per aiutare gli impotenti, nel corso di processi svoltisi tra il 2001 e il 2003. La stenografa di corte aveva testimoniato di avere osservato il giudice effettuare strani traffici sotto la sua toga almeno una quindicina di volte nel corso di processi nel tribunale di Bristow (Oklahoma).
Il giudice Thompson, 59 anni, padre di tre figli adulti,
aveva proclamato la sua innocenza affermando di avere ricevuto il congegno in dono da un compagno di pesca, come scherzo, e di averlo tenuto in tribunale senza mai usarlo.
Durante le indagini gli inquirenti avevano pero' trovato
tracce di sperma sulla moquette accanto alla sedia del giudice.

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posted 04 April 2006 12:07     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


La CIA chiede aiuto

WASHINGTON – È l’intelligence “fai-da-te”: il governo Usa sta
pubblicando sul web migliaia di documenti sequestrati al governo di
Saddam Hussein durante la guerra in Iraq. Incoraggiato dai repubblicani
del Congresso, John Negroponte, direttore dell’intelligence nazionale,
ha deciso di usare Internet per accelerare la traduzione e la
divulgazione del materiale. Chiunque conosca l’arabo può tradurre i
documenti in inglese per il popolo di Internet. Chiunque può analizzarli
e mettersi nei panni di un analista della Cia. La speranza di Washington
è convincere il mondo che era giusto fare la guerra all’Iraq.

«Sguinzaglia il potere della rete…fai andare la blogosfera», aveva
esortato il deputato repubblicano Pete Hoekstra, presidente della
commissione intelligence della Camera. I senatori Rick Santorum e Pat
Roberts, anche loro repubblicani, hanno sostenuto la rapida divulgazione
dei documenti. E Negroponte ha dato il via all’iniziativa, a metà marzo,
mettendo a disposizione di media e ricercatori fonti di prima mano per
capire cosa stava succedendo in Iraq prima dell’invasione americana del
marzo 2003. Un sito del Pentagono continuerà per mesi a mettere on line
documenti iracheni “declassificati”, ormai senza valore di intelligence,
che possono gettare luce sulle ultime battute del regime di Saddam in
particolare su questioni controverse come la presenza di armi di
distruzione di massa e i legami con Al Qaida.

Si tratta di oltre 50mila scatoloni di carte e nastri registrati che
prendevano polvere in un magazzino nel Qatar e ora sono nella base
militare di Fort Leavenworth, in Kansas. L’unità della US Army che li
mette in rete avverte che «il governo Usa non ha determinato
l’autenticità dei documenti», chiedendo al pubblico di contattare un
certo indirizzo e-mail se hanno l’impressione che siano contraffatti. Il
segretario alla Difesa Donald Rumsfeld avverte che alcuni documenti
potranno rivelarsi fondati, altri no.

Prima di dare i documenti in pasto ai blogger, Negroponte fa dare
un’occhiata da esperti d’arabo per verificare se hanno qualche utilità
d’intelligence. Senza l’impellente ragione di ottenere informazioni
antiterrorismo, le agenzie d’intelligence americane avrebbero aspettato
anni prima di tradurli. Grazie a Internet, il materiale sarà invece
tradotto, vagliato, analizzato da una forza lavoro mondiale di
traduttori, esperti e attivisti. E’ il bello dell’ “open source”, motore
del successo di Internet e del software gratuito come il sistema
operativo Linux.

Joseph Shahda, un ingegnere di Boston di origine libanese, è stato tra i
primi a darsi da fare, dichiarando al “Boston Globe” di farlo per «senso
del dovere». Poche ore dopo la divulgazione dei primi documenti, ne ha
tradotto uno e lo ha messo sul sito conservatore Free Republic. Era il
resoconto dell’intelligence irachena di un colloquio con un informatore
afgano secondo il quale agenti di Al Qaida e dei Talebani erano attivi
in Iraq prima dell’11 settembre 2001 (l’informatore non dà però le prove).

Nella valanga di documenti, nonostante le aspettative dei conservatori,
Beth Marple, dell’ufficio stampa di Negroponte, assicura che non ci
saranno grandi sorprese: non si troverà certo la prova – afferma - che
Saddam abbia nascosto le armi chimiche, che non sono mai state trovate.
Dalle carte irachene sono emerse finora alcune “perle”:

- autunno 2001: le forze paramilitari di Saddam indagano sulle voci che
3000 iracheni e sauditi siano andati in Afghanistan dopo l’invasione
degli Stati Uniti per combattere «l’attacco imperialista».

- agosto 2002: un funzionario dell’intelligence irachena chiede ai suoi
agenti in una lettera di stare all’erta poiché circola la notizia che
Abu Musab al-Zarqawi e un altro uomo di al Qaida siano in Iraq. Alla
lettera sono allegate tre risposte in cui gli agenti dicono di non avere
trovato prova della presenza dei due.

- 1995: Osama Bin Laden ha un incontro in Sudan con esponenti
dell’intelligence irachena e chiede di portare avanti «operazioni
congiunte contro forze straniere». L’intelligence raggiunge un accordo
di cooperazione con Osama. Negli anni successivi il regime di Baghad ha
rapporti con i Talebani e il servizio d’intelligence iracheno dà
finanziamenti sotterranei – interrotti nel 2001 - ai terroristi di Abu
Sayyaf.

- marzo 2003: l’ambasciatore russo a Baghdad, Vladimir Teterenko,
fornisce agli iracheni i dettagli sul dislocamento delle forze americane
nel Golfo e in Giordania e sui piani d’attacco americani. Il segretario
di Stato Condoleezza Rice ha chiesto spiegazioni alla Russia. Il
ministro della difesa russo Sergei Lavrov ha liquidato l’accusa come
«spazzatura» e Rumsfeld ha detto di non sapere se le accuse sono vere.

I blogger conservatori americani e anche alcuni blogger iracheni sono
desiderosi di tradurre e diffondere i documenti del regime di Saddam,
convinti che ciò aiuterà il processo democratico in Iraq. L’opinione
pubblica “liberal” ha reagito con scetticismo all’iniziativa di
Negroponte: «E’ una prova che l’amministrazione Bush non prende sul
serio la sicurezza nazionale. Perché il governo non ha abbastanza
traduttori per fare questo lavoro?», ha commentato Markos Moulitsas
Zuniga, fondatore del sito Daily Kos.

www.ilsole24ore.com

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PRESS
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New Orleans, dove sono finiti i ribelli afro?


by Franco Berardi Bifo


Qualche sera fa mi è capitato di vedere “Cartoline da New Orleans”, il programma televisivo curato da Corradino Mineo per Raitre.


La metropoli trasformata in una palude dalle criminali politiche ambientali della classe dirigente americana e poi trasformata in una città di tenebra dalla violenza della dittatura
militare che l’amministrazione Bush ha stabilito su quel territorio in cui mancano ancora i servizi essenziali e in cui la gente è costretta a vivere in condizioni subumane.
Guardando e ascoltando quelle facce, quella rabbia, quel dolore mi chiedevo se la rivolta nera cova sotto le ceneri o se l’umiliazione la divisione la corruzione prodotta dalla violenza del potere bianco ha definitivamente seppellito ogni possibile rivolta, ogni possibile autonomia del popolo nero americano.
Sono allora andato a riprendere in mano un libro che ho letto qualche mese fa, un romanzo di Wu Ming 1, New Thing, che ci racconta gli anni in cui stava emergendo nelle metropoli americane la “cosa nuova”: la cultura musicale che mescola flussi di sonorità ancestrale e flussi di sonorità moderna. Ma la vera “cosa nuova” che intravediamo tra le righe del racconto è l’emergere della rivolta nera di cui la musica afroamericana è sempre stata anticipazione e accompagnamento.
Il romanzo di Wu Ming 1 va letto perché racconta e ricostruisce con straordinaria cura del dettaglio storico il contesto in cui esplosero le rivolte dei ghetti neri, a metà del decennio sessanta. Ma forse ancor più va letto per la straordinaria maestria narrativa, per la capacità di costruire una storia collettiva come una jam-session, attraverso la sovrapposizione e l’intreccio di improvvisazioni singolari e di esplosioni corali. Non c’è una voce narrante, ma molte, in questa New Thing. Però c’è un filo soggettivo della narrazione, che è costituito da un oggetto meccanico, un Botuba Mt5, il registratore a bobine di fabbricazione tedesca con cui Sonia Langmur intervista una folla di musicisti afroamericani che fanno da corona a John Coltrane negli anni in cui il principe della scena jazz stava uscendo dall’eroina per diventare la stella polare del firmamento della musica nuova.
«Sonia era una ragazzona bianca di upstate New York, cresciuta dalle parti di Albany. Genitori tedeschi scappati dal nazismo. Socialisti, mi pare. Non l’avresti definita bella, ma aveva capelli rossi e occhi verde scuro. Lentiggini dappertutto. Quando mi intervistava faceva domande del tipo: che rapporto c’è tra il tuo modo di improvvisare e la scrittura automatica dei surrealisti francesi?»
Attraverso un sovrapporsi (propriamente jazzistico) di voci registrate dal Botuba di Sonia, seguiamo la storia di una generazione di ribelli neri che combattono la loro battaglia contro molti nemici, primo tra tutti, certo, un misterioso assassino, il “figlio di Whiteman”, personificazione della violenza razzista. Ma anche contro l’eroina che si insinua nei circuiti sociali e nervosi della comunità afro. E anche contro la paura, e contro la solitudine, contro l’isolamento che dopo (qualche anno dopo) finirà per distruggere quella scena, spingendo i neri d’America in una situazione di divisione, di illusoria
integrazione economica e di reale sottomissione culturale. Quella battaglia fu prima di tutto costruzione di un linguaggio comune, non solo identitario, ma in certe esperienze (ad esempio nell’esperienza musicale) aperto, contaminato e contaminante. Ma un certo punto quella rivolta giunse fino allo scontro violento. A metà degli anni sessanta la cultura afro comincia a superare la fase di
rivendicazione dei diritti civili ed entra nella dimensione della lotta armata per il potere nero. Stanchi di subire e subire e subire, i militanti neri cominciano a rispondere. Si armano, entrano in clandestinità, organizzano azioni di esproprio e di rivolta. New Thing resta al di qua di questa fase, ne segue la preparazione, ne presenta l’ineluttabilità. Ci sono in questo romanzo pagine indimenticabili, in cui la ricostruzione storica si dissolve nell’emozione. Pagine come quelle che dopo la morte di David Kwesi Gant, nell’aprile del 1967, ci portano in mezzo alla folla che assiste al suo funerale e infine nella casa vuota di Anita, la moglie del giovane musicista assassinato dal figlio dell’uomo bianco.
«Jazzista ventiduenne ucciso a colpi d’ami da fuoco. E’ il terzo musicista negro ucciso questo mese. David “Kwesi” Gant si stava recando a un concerto di John Coltrane».
E infine una pagina di eccezionale bellezza, e di rara efficacia narrativa, quando Anita, la moglie di Kwesi, si ritrova in casa da sola. «Gli teneva la mano e lo ha sentito sprofondare. Ha perso i sensi nell’ambulanza. L’odore dei Sali è rimasto per ore tra labbra e narici. Anita mangia sola. Scatolette. Non c’è Kwesi a tamburellare con le posate su bottiglie e bicchieri. Non c’è Kwesi, sposo di soli sette giorni. Non c’è il mio amore in questa casa che non posso più permettermi. Sull’uscio di ogni stanza vuota, Anita non ha più baricentro».
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posted 09 December 2005 20:02     Click Here to See the Profile for kaos       Reply w/Quote



Thursday, December 8, 2005
Man shot to death, others hurt at teen club

HEIDI ROWLEY

Tucson Citizen

A Mesa man was shot to death and several people were injured last night in a fight at Skrappy's, a downtown Tucson club popular with teenagers.

The violence broke out just after 9 p.m. during a concert by hard-core metal bands at the club at 201 E. Broadway.

Skrappy's bills itself as an alcohol- and drug-free club for people under 21. Police said they have had few calls for problems there.

"We have not had a lot of calls for service there," police spokesman Sgt. Ramon Batista said. "They've never had anything of this magnitude there. We have had calls for service there, but nothing that serious."

Homicide detective Sgt. Mark Fuller said, "I'm not aware of many calls for violence at the club."

Police said the 27-year-old man was pronounced dead at a Tucson hospital. They declined to release his name.

No arrests have been made, but Batista said among the witnesses interviewed were several people police considered suspects.

Fuller said a fight started inside and spilled out to the parking lot, where the shooting occurred. He declined to provide more details.

Witnesses said it appeared as many as 40 people were involved in the fight.

Many types of bands play at the club, including hip-hop, punk and metal.

No one representing Skrappy's was available for comment last night or early today, and it was unknown if the club will be open for business today or tonight.

Skrappy's doors were locked this morning, and no one appeared to be inside.

The telephone included a taped message telling of last night's concert, saying tickets were $8. It also told of tomorrow night's concert but gave no indication if the club will be open tomorrow night.

The club's Web site, www.skrappys.org, is out of date, not showing concerts or information past the end of November.

The Skrappy's telephone message said hard-core metal bands Shattered Realm, Donnybrook and Hoods were playing last night.

The bands are playing together in what Donnybrook's Web site calls "The Street Brutality Tour."

The bands were scheduled to play tonight in Las Vegas.

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posted 26 September 2005 20:07     Click Here to See the Profile for info   Click Here to Email info       Reply w/Quote


Carne da Blog

di Luis Sepúlveda

L’enciclopedia Blogger dice che un blog è un tipo di comunicazione informale e io aggiungerei, come lettore di numerosi blog, che è uno stupendo recipiente per vomitare.

E allora vomitiamo.

Il 4 settembre di trentacinque anni fa, in un giorno come questo, di primavera in Cile, festeggiavamo il trionfo di Unidad Popular, la vittoria elettorale di Salvador Allende, del compagno presidente Salvador Allende. Sappiamo tutti come finì quell’esperienza democratica di socialismo alla cilena, e sappiamo che oggi, con un gran senso di schifo e il vomito in gola, i cileni devono convivere con i loro despoti, con i torturatori, con quelli che hanno fatto sparire persone, hanno assassinato, hanno rubato a tutto spiano.

Vomitevole. Recentemente è morto di cancro il generale Forestier, un torturatore, un assassino, un soggetto che ha negato l’esistenza di desaparecidos e ha tirato le cuoia al sicuro da qualunque imputazione. Un soggetto vomitevole. Il governo cileno ha inviato le sue sentite condoglianze alla famiglia Forestier. Vomitevole. A me non è dispiaciuta la sua morte, è uno di meno, per lo meno questo, è uno di meno. Una settimana prima lo stesso governo cileno aveva amnistiato, nell’interesse della «convivenza nazionale», un criminale che sequestrò e sgozzò Tucapel Jiménez, un sindacalista cileno, tenace e coraggioso oppositore della dittatura.

Anche la convivenza è vomitevole se va avanti a colpi di perdono alle spalle delle vittime. Mesi fa sono stato a Seul e, camminando con amici cileni nella zona americana, ho conosciuto due marines degli Stati Uniti. Parlavano spagnolo con l’accento dei Caraibi. Erano di Portorico, un paese latinoamericano che è una stella sulla bandiera yankee. Andavano in Iraq, ma prima di mandarli al macello in Iraq li premiavano con una settimana nella Corea del Sud. Uno aveva ricevuto in regalo un lettore mp3, e l’altro una videocamera digitale. «Questo, una volta, era un paese comunista e noi l’abbiamo salvato» ha detto uno. «L’America mi ha dato la possibilità di venire qui» ha detto l’altro.

Poi mi hanno confessato che il loro inglese non era molto buono e che andavano in Iraq perché al ritorno li avrebbero fatti cittadini Usa, sempre che non tornassero indietro in sacchi di plastica. Vomitevole. Ho chiesto cosa ne pensavano dei cosiddetti volontari del Kansas e dell’Alabama che, in comodi camper e armati fino ai denti, sorvegliano il confine meridionale degli Stati Uniti, pronti a sparare alle espaldas mojadas, ai più poveri dei poveri, gente a cui hanno portato via persino la dignità e che cerca di entrare nel «paese delle opportunità», in quell’America, America che ha accolto e formato delatori geniali come Elia Kazan.

«In America tutti possono arrivare a diventare presidenti» ha detto uno. «Con un po’ di sacrificio, potremo goderci l’American dream» ha spiegato l’altro. La maggior parte dei soldati morti in Iraq, quasi duemila, sono neri e latini. Ne conosco uno che ha avuto un attacco di intelligenza latina e ha disertato: è il figlio del compositore nicaraguense Carlos Mejía Godoy. Visto che non era ancora cittadino americano, gli yankee non sanno cosa fare con lui, perché l’America non assolda mercenari e, si sa, i neri poveri e i latini poveri vanno ad ammazzare civili iracheni e a morire fra il Tigri e l’Eufrate come volontari. Vomitevole. Carne da blog.

Nel novembre dell’anno scorso, l’uragano Michelle colpì i Caraibi e si accanì con Cuba. Secondo Ben Wisner, dell’Istituto per lo Sviluppo della London School of Economics, l’uragano che danneggiò quasi 25mila case e ne distrusse completamente 2800, causò soltanto cinque morti. Il governo cubano evacuò 700mila persone, il 6,36 % della popolazione, in sole 24 ore. Le Forze armate rivoluzionarie si recarono nella parte meridionale dell’isola per aiutare la gente, e lo fecero. Non avevano ordine di sparare ad altezza d’uomo per «mantenere l’ordine».

La maggior parte delle vittime di Katrina sono neri e latini, i loro corpi galleggiavano nelle strade inondate di New Orleans, vicinissimo al Superdome, il gigantesco stadio che sarebbe dovuto servire come centro di rifugio ed evacuazione. Il presidente Bush era in vacanza. Condoleezza Rice si stava comprando scarpe in un negozio esclusivo per donne come lei. Era una tragedia prevedibile. Nel 2001, la rivista Scientific American aveva avvertito delle deplorevoli condizioni degli argini che contenevano le piene del Mississippi, dell’obsolescenza dei sistemi di pompaggio in caso di inondazione, della crescita incontrollata delle case in zone ad alto rischio e dell’insufficienza delle vie di evacuazione.

Quello stesso anno, l’Agenzia Federale per il Controllo delle Emergenze aveva avvertito il governo che, se non si adottavano misure immediate, un uragano avrebbe avuto conseguenze catastrofiche per New Orleans. Gli ingegneri militari Usa avevano raccomandato l’approvazione urgente di uno stanziamento di 27,1 milioni di dollari per riparare gli argini. Il governo di Bush l’aveva approvato, ma al momento di inviare il denaro ha deciso di stornarne l’80% per pagare le spese dell’Iraq. Così si pianificano le catastrofi imperiali. Vomitevole.

Quando lo Stato ci abbandona, quando il bisogno si impone, quando la sete e la fame minacciano di uccidere, l’istinto di sopravvivenza ordina di violare le leggi che non servono. È legittimo saccheggiare un supermercato se i soccorsi non arrivano. Ma la governatrice dello stato della Louisiana, Kathlen Blanco, invece di accelerare gli aiuti umanitari, ha armato di fucili M-16 tremila soldati della guardia statale. «Sanno come sparare per uccidere, sono più che desiderosi di farlo e spero che lo facciano». Le sue parole sono parte della storia degli Stati Uniti. Quella donna è una repubblicana di razza. Vomitevole.

Nella Casa Bianca, un intellettuale texano, ex alcolista non troppo redento, fondamentalista religioso e cretino integrale, chiede un colloquio con Pat Robertson, il pio reverendo che invoca a gran voce l’assassinio del presidente venezuelano Hugo Chávez. I suoi minuscoli occhietti da farabutto ritardato cercano il Venezuela sulla cartina dell’Africa. Vomitevole. Carne da blog.

(traduzione di Ilide Carmignani)
http://www.ilmanifesto.it/Quotidian...

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